07 Maggio 2026
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Password Netflix e Hulu diffuse dagli hacker nel dark web

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Un ingente numero di password e credenziali di accesso di servizi popolari come Netflix e Hulu sono stati diffuse da hacker e messe in vendita nel Dark Web.

Un report dell’agenzia di sicurezza Irdeto ha individuato alcuni post, in cui dei pirati informatici vendono nei marketplace che si diffondono nel Dark web, centinaia di credenziali di accesso per servizi estremamente impopolari come la TV a pagamento e i video On Demand.

Un gruppo di hacker ha infatti diramato il login di 42 servizi da Netflix a Direct TV a Hulu. Tutto sommato sono stati diffusi 850 tipi di credenziali, organizzati in 69 liste di venditori  su 15 piattaforme. In media le credenziali di un account vengono vendute per €7/8, per un utilizzo una tantum. Alcuni venditori mettono a disposizione anche gruppi di credenziali per l’utilizzo ripetuto a prezzi più alti.

La Irdeto è un’attività commerciale che ha tutto l’interesse a sollevare l’attenzione alla pirateria online e altre attività illecite, dal momento che vende contenuti di sicurezza e soluzioni per il controllo della diffusione illegale, tuttavia quello che afferma la fonte è confermato.

In realtà aziende come la Netflix fanno quotidianamente delle verifiche per controllare che le loro credenziali non siano state diramate online. Come Amazon e Facebook, Netflix ha una precisa routine giornaliera in cui esperti di sicurezza scandagliano il web per verificare se i codici riservati dei loro clienti sono disponibili da qualche parte. Nel momento in cui trovano delle password che assomigliano a quelle dei loro clienti, sotto forma di codice hash, inviano un segnalazione ai loro iscritti per invitarli ad aggiornare le credenziali di accesso.

Irdeto ha anche diffuso una serie di accorgimenti di sicurezza specifici per coloro che utilizzano video On demand. Ovviamente l’utilizzo di password sicure, che contengano oltre a lettere anche  numeri e caratteri speciali, è il primo passo. Ma la cosa peggiore in questo settore è il riutilizzo delle credenziali di accesso su più piattaforme. In quanto una volta che un pirata informatico individua una password, la utilizza automaticamente su tante altre piattaforme.

Il consiglio dunque è di aggiornare la propria password e utilizzarla solo per quello specifico servizio.

Falle per Adobe Photoshop CC 2017 e 2018. Aggiornate subito

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Adobe ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza straordinario per correggere 2 vulnerabilità in Adobe Photoshop per Microsoft Windows e per Apple Mac Os.

Secondo l’annuncio di sicurezza rilasciato lo scorso mercoledì, Photoshop CC è vulnerabile a due gravi bug di gestione della memoria che permettono ad un pirata informatico di eseguire codice arbitrario su un computer preso di mira.

Le vulnerabilità, identificate come CVE-2018-12810 e CVE-2018-12811, riguardano Adobe Photoshop CC 2018 dalla versione 19.1.5 e le precedenti 19.x, così come Adobe Photoshop CC 2017 versione 18.1.5 e precedenti. Le falle sono state scoperte da Kushal Arvind Shah della FortiGuard.

Le vulnerabilità non fanno parte del grande aggiornamento di agosto che ha corretto un totale di 11 falle in Flash player, Acrobat e Reader, Experience manager e Creative cloud. Solamente due di tutti queste vulnerabilità segnalate lo scorso mese sono state classificate come critiche, mentre nessuna di queste due vulnerabilità straordinarie sono attualmente sfruttate in internet.

Anche se queste falle sono state contrassegnate come critiche, i primi test e le prime indagini dimostrano che i pirati informatici non stanno facendo un uso massiccio di questi bug. Comunque gli amministratori di sistema che utilizzano Adobe Photoshop CC devono scaricare quanto prima l’aggiornamento e installarlo.

Come disattivare la localizzazione Google, e usare ancora le tue app

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Come possiamo disattivare la localizzazione Google, e continuare ad utilizzare le applicazioni che amiamo?

Il nuovo report della Digital Content Next, ha rivelato in maniera inequivocabile che Google comunica 340 volte nelle prime 24 ore i nostri spostamenti alla casa madre. 10 volte di più rispetto ad un iPhone. Inoltre un report della società, rivela che i telefoni Android continuano a registrare la nostra posizione anche se disattiviamo la relativa funzione. Nonostante Google abbia aggiornato alcune parti della sua pagina sulla privacy, la situazione è poco chiara. In questa guida impareremo quindi a disattivare efficacemente la localizzazione di Google dei nostri spostamenti pur continuando ad utilizzare le applicazioni che ci servono.

Disattivare la localizzazione Google con il controllo Privacy

La prima cosa è eseguire un check up completo della nostra privacy attraverso lo stesso account di Google. Se raggiungiamo Google.it e in alto a destra clicchiamo sulla fotina che ci rappresenta, e poi sotto la tab “Account Google” e su “Controllo Privacy“, verremo riportati alla pagina che riassume tutte le nostre attività. Questa pagina è accessibile da qualsiasi dispositivo e dal web ed è piuttosto facile da navigare.

Clicchiamo su “Inizia” per eseguire un immediata carrellata di tutte le nostre impostazioni correnti. Di default tutto è impostato su on, ma ci sono diversi livelli che possono essere disattivati o messi in pausa.

Attività web e app

Questa è l’impostazione che sta causando a Google tanti problemi. L’attività web ed app salva le tue ricerche, luoghi, e altre attività Google all’interno del tuo account. Il che include le ricerche sul browser e tramite l’app, così come tutte le informazioni geografiche registrate in Maps e le tue ricerche su Assistente Google. Google dice di utilizzare questi dati per fornirti una esperienza personalizzata attraverso i servizi, come ricerche più veloci, consigli migliori e pubblicità utili.

Come disattivare attività web e app?

Semplicemente clicchiamo sul bottone blu e mettiamo in pausa quando ci viene richiesto.

In generale l’esperienza con Google nel tuo telefono non dovrebbe modificarsi in maniera importante, ma quello che cerchi potrebbe impiegare qualche secondo in più per essere trovato. Google utilizza i dati della tua attività per imparare dove sei e che cosa vuoi fare, per auto completare le ricerche, personalizzare quello che vedi e fornirti risultati più intelligenti.

Quindi avrai dei risultati leggermente meno personalizzati ma potrai comunque raggiungere tutte le informazioni che ti servono. Se vuoi limitarlo e non disattivarlo, nella pagina che abbiamo indicato prima esiste una spunta su “Includi la cronologia di Chrome e le attività da siti, applicazioni e dispositivi che utilizzano i servizi di Google.”

In questo modo limiterai il tracciamento solo alle applicazioni e ai siti di proprietà di Google.

Per cancellare i vecchi dati, c’è un bottone sotto “Gestisci attività” che ti mostrerà una lunga lista di applicazioni che hai utilizzato e di ricerche mentre eri collegato con il tuo account Google. È veramente omni comprensiva ma facile da navigare, organizzata saggiamente in applicazioni, tempo, data e argomenti. Se vuoi cancellare uno di queste informazioni puoi eliminare una specifica porzione o un’intera giornata di ricerche attraverso il menù apposito vicino ad ogni tabella e cliccando su “Cancella“. Una volta che lo hai fatto non c’è possibilità di recuperare le informazioni.

Disattivare la cronologia dei luoghi

Come suggerisce il nome, la cronologia dei luoghi è una linea del tempo di tutti i luoghi che hai visitato. È differente rispetto ai servizi geolocalizzati del tuo smartphone che si trova in una tab separata, ma funzionano insieme. La cronologia dei luoghi utilizza il GPS o il Wi-Fi del tuo telefono e delle reti mobili per creare una mappa di dove sei stato assieme al tuo dispositivo.

E’ la tecnologia che permette il funzionamento di tutte le applicazioni Google, di Google Maps e di altre applicazioni che offrono ricerche e tragitti per gli spostamenti. Per disattivarla vai in “Cronologia delle ricerche” e su “Gestisci impostazioni” nella schermata successiva. Vedrai una lista di tutti i dispositivi che condividono la tua posizione. Puoi scegliere di disattivare specifici device o di togliere il permesso a tutto quello che è collegato con l’account.

In questo caso, anche se Google non salva la cronologia dei tuoi luoghi, sarà comunque in grado di darti consigli sulle direzioni da prendere, per esempio per raggiungere un luogo. Disattivare questa funzione significa che questi risultati saranno più generici, e i tuoi luoghi non verranno salvati nella cronologia di Maps. Inoltre non riceverai consigli o notifiche basate sui luoghi dove ti sei trovato.

Nonostante questo, i luoghi dove sei stato potrebbero ancora essere salvati, anche se non regolarmente come se avessi ancora la funzione attiva.

Per eliminare i dati vecchi all’interno della pagina della cronologia dei luoghi clicca su “Gestisci attività”. Questo ti porterà in una Timeline all’interno di Google Maps. Se hai disattivato la cronologia, i posti dove sei stato recentemente saranno stati cancellati. Tutti i punti precedenti possono essere cancellati giornata per giornata.

Disattivare le Informazioni Dispositivo

Le “Informazioni sul dispositivo” all’interno del tuo pannello di controllo della privacy, sono relative al telefono o al PC che stai usando. Oltre alle tue ricerche, Google può anche avere accesso e salvare i tuoi contatti, il calendario, i media e le informazioni sulle app all’interno di Google. Il motore utilizza questi dati per riconoscere immediatamente il tuo dispositivo e collegarlo a cose importanti come i contatti, gli appuntamenti, per aiutarti ad eseguire le chiamate o leggere i messaggi più velocemente.

Per eliminarlo schiacciamo sul tasto blu e mettiamo in pausa la funzione. Facendo questo, considera che avrai alcuni piccoli effetti sul tuo dispositivo.

Le “Informazioni sul dispositivo” sono congegnate per aumentare la velocità e l’intelligenza di Google quando stai cercando delle persone attraverso le applicazioni o  stai chiedendo all’assistente di accedere ai tuoi contatti.

Questo significa che se dirai “Ok Google, chiama Mario“, l’assistente non ti aiuterà più.

Per eliminare i vecchi dati devi cliccare su “Gestisci attività” all’interno delle impostazioni sul dispositivo. Riuscirai a vedere tutta una lista di aggiornamenti che hai fatto tramite le applicazioni o i contatti, oltre a dove e quando sono stati registrati. Non ci sono informazioni personali qui, ma puoi cancellare sia voce per voce o eliminare i dati nel loro complesso.

Disattivare Attività vocale e audio

Questa impostazione serve soprattutto per l’assistente di Google. Permette a Google di registrare la tua voce quando utilizzi il microfono e consente di riconoscere il suono della tua voce quando dici “Ok Google“. Per disattivarlo vai su “Gestisci attività vocale e audio” e sul tasto “Cambia impostazioni“.

Puoi semplicemente mettere la funzione Attiva o Disattiva, ma se volessi fare una via di mezzo, puoi limitare quello che Google può sentire attraverso l’Assistente. Per farlo clicca sull’icona in alto a destra e seleziona “Impostazioni“. Sotto “Dispositivi” trova il nome del tuo telefono e disattiva la funzione. Questo impedisce qualsiasi “Ok Google” accidentale che possa far partire l’assistente.

Ovviamente in questo caso non potrai più utilizzare la funzione “Ok Google”. L’assistente non sarà più in grado di utilizzare il riconoscimento vocale per capire quello che stai dicendo. Comunque sarai ancora in grado di utilizzare il microfono per dettare il testo di mail o sms. Per eliminare i dati vecchi clicca di nuovo su “Gestisci attività” e vedrai una lista di tutte le registrazioni dei tuoi comandi a Google.

Puoi anche ascoltare ogni singolo file audio accumulato durante il tempo e ognuno di questi può essere cancellato tramite un pulsantino con 3 bollini a destra di ogni registrazione.

Disattivare la cronologia YouTube e usare la modalità Incognito di Google Chrome

All’interno il privacy check-up, vedrai anche delle impostazioni relative alle ricerche di Youtube. Se lo disattiverai, e sei un forte utilizzatore di Youtube, troverai più difficile individuare i video recentemente visti e avere delle consigli personalizzati. Puoi anche limitare la capacità di Google di tracciare le tue ricerche via Chrome grazie alla modalità incognito. Anziché aprire una nuova tab, seleziona nelle impostazioni “Nuova Tab in incognito”. Il tuo browser Chrome diventerà nero, si leggerà in alto a sinistra “Modalità incognito” e tutto quello che cercherai non verrà registrato nel browser e nella cronologia delle ricerche.

Google traccia spostamenti anche se non lo usi. Parte la class action

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Anche se non interagisci con Google di proposito, e utilizzi servizi diversi, tutti i tuoi dati sono tracciati e inviati ugualmente agli inserzionisti pubblicitari.

E’ il risultato di un report realizzato dalla Digital Content Next (azienda da sempre in guerra con Google) in collaborazione Douglas Schmidt della Vanderbilt University.

Google, ormai parte della holding Alphabet, ha dovuto subìre, negli ultimi anni, una serie di cause legali sulla privacy e ora ne sta affrontando un’altra particolarmente pericolosa dopo che la Associated Press ha svolto un’inchiesta sulla tracciamento fisico di Google nei confronti dei suoi utenti.

La chiave per comprendere il problema è distinguere tra dati attivi e dati passivi. I primi vengono forniti direttamente dall’utente nel momento in cui esegue consapevolmente una ricerca su google. I secondi sono invece registrati in background, senza che l’utente se ne accorga nel momento in cui utilizza delle applicazioni di Google come per esempio Maps, o naviga in una pagina web che contiene del codice appartenente a Google.

Schmidt ha resettato le impostazioni di fabbrica di alcuni smartphone iOS e Android, registrato un nuovo account Google e ha cominciato a registrare il tracciamento di tutti i comportamenti sul dispositivo. Si è reso conto che nelle prime 24 ore il sistema operativo Android comunica le informazioni di geoposizionamento 340 volte alla casa madre, anche se l’utente non tocca minimamente il telefono. Invece il sistema operativo iOS non invia nessuna quantità apprezzabile di dati, se l’utente non interagisce con il telefono.

Nel momento in cui il proprietario dello smartphone ha iniziato a muoversi e ad utilizzare il telefono come di consueto, spostandosi per lasciare i bambini a scuola e andare a lavoro, lo smartphone con iOS ha inviato a Google almeno la metà delle informazioni rispetto al device con installato Android.

Inoltre gli inserzionisti pubblicitari hanno registrato tutti i suoi spostamenti attraverso Google Analytics e Adwords. Schmidt ha scritto nel report, inoltre, che Google può in teoria collegare l’attività cosiddetta anonima con l’utilizzo del telefono e risalire comunque al comportamento dell’utente.

Anche se il ricercatore ha solo spiegato che questo è tecnicamente possibile, e non che Google lo faccia concretamente.

Google in un’intervista al Washington Post ha negato questo tipo di attività, ribadendo che se l’utente sceglie di non essere tracciato e identificato, tutte le funzioni relative vengono disattivate. Ma lo studio parla chiaro. E da qui la causa legale

“Google assicura falsamente alle persone di non essere tracciate se disattivano l’opzione di localizzazione e viola la privacy monitorando e registrando tutti i movimenti. – si legge nella class action che un gruppo di attivisti americani sta preparando – Google spiega che un utente può disattivare la localizzazione in ogni momento. Quando questa è disattivata i luoghi che visiti non vengono registrati. Questo semplicemente non è vero.”

Google invia notifiche per i problemi di migrazione del sito HTTPS

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Google sta inviando un nuovo avviso agli utenti di Search console per indicare i problemi che Google ha scoperto quando un sito è migrato su HTTPS.

L’avviso e-mail indica quale percentuale del sito non è più indicizzata dopo le migrazioni HTTPS, con gli URL ad esempio presenti nella versione HTTP e non nella versione HTTPS.

I sistemi Google hanno rilevato che di recente hai eseguito la migrazione del tuo sito da HTTP a HTTPS. Approssimativamente il X% delle pagine HTTP che sono state indicizzate prima della migrazione non possono più essere trovate nel tuo sito HTTP o HTTPS. Pertanto, queste pagine non sono più accessibili dalla ricerca di Google. Se queste pagine sono state spostate sul tuo sito HTTPS, ti invitiamo ad aiutarci a trovarle e includerle nella Ricerca Google.

Mentre Google riesce a reindirizzare i siti che sono stati spostati su HTTPS, ci sono spesso casi in cui la migrazione viene fatta male, come bloccare Googlebot dalla scansione del sito o lasciare un tag noindex mentre si configura la versione HTTPS del sito. E a volte i proprietari dei siti semplicemente non riescono a spostare alcune pagine o addirittura intere sezioni su HTTPS, specialmente se non utilizzano un CMS standard come WordPress che semplifica le migrazioni dei siti.

Sebbene questa notifica sia esclusiva per le migrazioni HTTPS, è possibile che possa essere utilizzata in futuro per coloro che utilizzano lo strumento di migrazione del sito.

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Google monitora la tua posizione anche se non vuoi

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Google tiene traccia dei tuoi spostamenti, ovunque, anche se dici esplicitamente di non farlo.
Ogni volta che un servizio come Google Maps vuole utilizzare la tua posizione, Google chiede la tua autorizzazione per consentire l’accesso alla tua posizione se desideri utilizzarla per la navigazione, ma una nuova indagine mostra che la società ti rintraccia comunque.

Un’indagine di Associated Press ha rivelato che molti servizi Google su dispositivi Android e iPhone memorizzano i record dei tuoi dati di posizione anche quando hai messo in pausa “Cronologia delle posizioni” sui tuoi dispositivi mobili.
Disattivare la ” Cronologia delle posizioni ” nelle impostazioni di privacy delle applicazioni Google dovrebbe impedire a Google di tenere traccia di ogni movimento, come afferma la pagina di supporto: “Puoi disattivare la Cronologia delle posizioni in qualsiasi momento. Con la Cronologia delle posizioni disattivata, i luoghi che vai non sono più memorizzati.”

Tuttavia, AP ha rilevato che anche con la Cronologia delle posizioni disattivata, alcune app di Google memorizzano automaticamente i “dati di posizione con timestamp” sugli utenti senza chiederlo, e alcune volte bypassando la richiesta.

“Ad esempio, Google memorizza un’istantanea della posizione in cui ti trovi quando apri semplicemente la sua app Maps. Gli aggiornamenti automatici giornalieri dei giorni sui telefoni Android individuano la tua posizione”, spiega l’AP.
“E alcune ricerche che non hanno nulla a che fare con la posizione, come” biscotti con gocce di cioccolato “o” kit scientifici per bambini “, individuano la tua esatta latitudine e longitudine, con precisione al cm quadrato, e la salvano nel tuo account Google.”

Per dimostrare la minaccia di questa pratica di Google, l’AP ha creato una mappa visiva dei movimenti del ricercatore di Princeton Gunes Acar, che portava uno smartphone Android con “Cronologia delle posizioni” disattivato per impedire la raccolta dei dati sulla posizione.
Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la mappa include le registrazioni del viaggio in treno del Dr. Acar in due spostamenti a New York e le visite al parco High Line, al Chelsea Market, a Hell’s Kitchen, Central Park e Harlem.
Per proteggere la privacy di Dr. Acar, la pubblicazione non ha tracciato il marcatore più indicativo e frequente sulla mappa che include l’indirizzo di casa di Acar.

Secondo i ricercatori, questo problema di privacy riguarda circa due miliardi di utenti Android e centinaia di milioni di utenti iPhone in tutto il mondo che si affidano a Google per le mappe o la ricerca.

Google ammette il monitoraggio della posizione degli utenti

In risposta all’inchiesta sui punti di accesso, Google ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Esistono diversi modi in cui Google può utilizzare la posizione per migliorare l’esperienza delle persone, tra cui Cronologia delle posizioni, Web e Attività delle app e tramite i servizi di localizzazione a livello di dispositivo. Forniamo descrizioni chiare di questi strumenti e controlli affidabili in modo che le persone possano accenderli o spegnerli e cancellare le loro cronologie in qualsiasi momento. “

Bene, tecnicamente Google ha chiarito tutto, ma Jonathan Mayer, ricercatore di Princeton ed ex capo tecnico dell’ufficio per le forze dell’ordine della FCC, ha affermato:

“Se consentirai agli utenti di disattivare qualcosa chiamato” Cronologia delle posizioni “, tutti i luoghi in cui conservi la cronologia delle posizioni dovrebbero essere disattivati. Sembra una opzione piuttosto semplice da rispettare.”

Ecco come impedire a Google di monitorare la tua posizione

Per impedire a Google di salvare i marcatori di località con anche le indicazioni orarie, gli utenti devono disattivare un’altra impostazione, denominata “Attività web e app“, un’impostazione che è abilitata per impostazione predefinita e memorizza una varietà di informazioni da app e siti Google sul tuo account Google.

Una volta disattivato, questo non solo impedirà a Google di archiviare gli indicatori di posizione, ma impedisce anche all’azienda di archiviare le informazioni generate dalle ricerche e da altre attività.

Per qualsiasi dispositivo:
Apri il browser web, vai su myactivity.google.com, seleziona “Controlli attività” dal menu a discesa in alto a sinistra, quindi disattiva “Attività web e app” e “Cronologia delle posizioni”.

Per dispositivi Android:
Vai direttamente all’impostazione “Sicurezza e posizione”, scorri verso il basso fino a “Privacy” e tocca “Posizione”. Ora puoi disattivarlo per l’intero dispositivo.

Puoi anche utilizzare “Autorizzazioni a livello di app” per disabilitare l’accesso a varie app.

Per dispositivi iOS:
Se utilizzi Google Maps, vai su Impostazioni → Privacy Location Services e regola le impostazioni della tua posizione su “While Using” l’app. Ciò impedirà all’app di accedere alla tua posizione quando non è attiva.

Hacker potrebbero bucare i sistemi di una centrale elettrica. In 2 giorni

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Un test condotto da una società di sicurezza ha dimostrato quanto i sistemi di sicurezza industriali utilizzati da aziende di elettricità o del gas, siano mal protetti e possano cadere in mano agli hacker.

I ricercatori della Cybereason hanno creato una vera e propria trappola: hanno impostato dei computer per gestire le trasmissioni di luce di un importante fornitore di energia elettrica, lo hanno messo online per farlo trovare dai pirati informatici e analizzato le azioni degli aggressori.

La trappola, in gergo tecnico Honeypot, della Cybereason simulava un sistema di controllo industriale, insieme a un’interfaccia protetta da un firewall che collegava due centrali di energia elettrica e consentiva alle persone di scambiare i dati fra i due punti. Per attirare gli aggressori, i ricercatori hanno fatto in modo che il sistema presentasse vulnerabilità informatiche piuttosto comuni, come servizi di accesso remoto facilmente individuabili e password deboli – il tutto con un sistema che faceva sembrare che la rete appartenesse a un vero fornitore di energia elettrica.

L’honeypot è stato messo online il 17 luglio e ci sono voluti solo due giorni prima che un hacker cadesse nella trappola, individuandola mentre conduceva una ricerca su internet casuale. L’utente malintenzionato è riuscito a compromettere il sistema in modo tale da consentire l’accesso simultaneo a due utenti allo stesso tempo, in modo da continuare ad intervenire sul sistema anche senza autorizzazioni. Il pirata si è così intrufolato nella rete e ha installato strumenti dannosi che consentivano l’accesso e il controllo da remoto.

“L’hacker è stato in grado di compromettere un primo computer dell’honeypot e ha messo in vendita gli accessi in un mercato nero chiamato xDedic, insieme alle informazioni della rete colpita, indicando che si trattava di un grande fornitore di servizi,”   ha spiegato il ricercatore Israele Barak della Cybereason CISO.

Di solito gli attacchi contro questo tipo di infrastrutture critiche sono spesso organizzati da gruppi finanziati dai governi per colpire paesi nemici, ma questo honeypot è stato scoperto da un gruppo di hacker privati, che volevano solo farci un po’ di soldi.

Alla fine sembra che la vendita sia andata a buon fine, perchè  dopo una settimana di fermo, il 27 luglio un nuovo proprietario ha acceduto al sistema. I ricercatori hanno spiegato che questo nuovo intruso voleva modificare le impostazioni del sistema e il suo primo passo è stato disattivare i meccanismi di sicurezza. In questo modo gli esperti hanno potuto testare le abilità dell’hacker.

Per fortuna qualche errore, i pirati lo hanno commesso. “Sono stati troppo aggressivi nel tentativo di evitare il monitoraggio delle attività degli utenti. Hanno utilizzato l’account che hanno acquistato per disinstallare il software di sicurezza sul primo server compromesso. Questo non solo ha attirato immediatamente la nostra attenzione, ma attirerebbe l’attenzione di tutti i team di sicurezza “, ha spiegato Ross Rustici, senior director  di Cybereason.

Non erano in grado di accedere completamente alla rete operativa, ma vi sono altri hacker ben più preparati che avrebbero potuto farlo. In altre parole, i sistemi di sicurezza delle grandi aziende di energia e gas sono estremamente vulnerabili e gli hacker hanno una intera rete pronta a sfruttarne le vulnerabilità.

Facebook Dating. Come funziona e come usarlo per incontri sicuri

Facebook Dating vi farà incontrare l’anima gemella. La nuova funzione annunciata direttamente da Mark Zuckerberg ha scosso il settore degli incontri online: una zona separata del social network sarà riservata agli incontri romantici, e in questo report vi spiegheremo come usarla al meglio per ottenere risultati.

Zuckerberg, il fondatore di Facebook, aveva già annunciato nel maggio scorso l’intenzione di entrare nel ricchissimo mercato degli incontri online e dei flirt digitali, e nella recente conferenza “F8” che si è tenuta a San Jose, in California, è giunto il “varo” ufficiale della funzionalità. In realtà ancora in fase Beta, ma il progetto sta prendendo forma sempre più.

Facebook Dating. Come creare un profilo e gestire i primi incontri

Si chiama “Dating” e non si tratta nè di una applicazione nè di un semplice add-on per il proprio profilo. Sarà piuttosto una zona “separata” o “isolata” del social network dedicata alle attività di flirt e appuntamenti. Tutto partirà dalla creazione di un proprio profilo, che sarà anch’esso autonomo e diverso da quello ufficiale, dove dovremo inserire i nostri dati principali.

Potremo scegliere fra cinque opzioni di genere sessuale: Uomo, donna, transessuale uomo, transessuale donna e “non binario”, quest’ultima per coloro che non si identificano in nessuno dei due generi maschile o femminile. Il profilo creato non sarà visibile da nessuno, nemmeno dagli amici, e non si potrà rintracciare con una normale ricerca nel database degli utenti. Sarà completamente occultato, e anzi saremo noi a dover raggiungere dei gruppi di interesse su un argomento o discutere di un evento per poter incontrare altri profili “dating”, che non apparterranno mai ai nostri amici tradizionali.

Degli altri utenti “Dating” vedremo la foto e le sommarie informazioni generali, basate sugli interessi e sulle principali esperienze. Potremo contattare il profilo che ci attira di più e solo nel momento in cui il destinatario delle nostre attenzioni accetterà di messaggiare, si aprirà una chat dedicata. Questo sistema di messaggistica non sarà nè Whatsapp e nemmeno Facebook Messenger. Si tratta di una chat in realtà molto scarna, anch’essa indipendente dalle altre funzioni, dove potremo parlare. E solo quello. Non saranno consentiti messaggi vocali, nè sarà possibile inviare foto, probabilmente per prevenire, specie per le donne, la fastidiosissima abitudine maschile di inviare parti intime.

Facebook Dating ci aiuterà con la funzione “Rompighiaccio“: non sono ancora chiari i dettagli, ma sembra che l’utente verrà guidato alla creazione di alcune frasi per iniziare la conversazione e non esordire con il solito: “Ciao! Sei carina, ci conosciamo?”.

Ma Facebook Dating punta tutto sulla qualità. I programmatori hanno infatti precisato che non sarà possibile iniziare a distribuire inviti e messaggi in grande quantità: insomma, niente gigantesche campagne di massa per sparare nel mucchio, quanto piuttosto pochi contatti e relazioni altamente selezionate.

Il punto di forza di Facebook vuole essere proprio la profilazione: data l’enorme quantità di dati a disposizione ma soprattutto la comprovata capacità, affinata negli anni, di correlare i dati, il social network promette di collegare le persone affini con una precisione superiore a qualsiasi altra piattaforma sul web.

Un assaggio reale di quello che ci aspetta ci arriva da Jane Manchun Wong, una programmatrice di app, che scansiona spesso il codice di Facebook alla ricerca di piccole novità, che sul suo account Twitter (e con il probabile beneplacito di Zuckerberg) ha diffuso le prime immagini della nuova funzione. La grafica semplice del social rimane, ma tutto aiuta a creare un ambiente ed una atmosfera realmente diversa dall’affollatissimo feed di informazioni che sono i profili personali.

Facebook Dating: lotta a Tinder

La mossa di Facebook è un chiaro attacco alle altre piattaforme. Il primo nemico a sudare freddo, è certamente la compagnia Match Group, un colosso del mondo digitale che detiene la proprietà di Tinder, l’app numero uno (almeno per ora) di incontri online, pensata e creata però per dei contatti rapidi e delle semplici avventure. A differenza di Dating, che invece è studiata per la costruzione di relazioni a lungo termine, in vista di un fidanzamento e addirittura per trovare moglie o marito.

E il primo sgambetto, Facebook lo ha già tirato: il solo annuncio al pubblico della funzione Dating ha provocato una flessione in borsa del titolo di Tinder del 22%, facendo bruciare all’avversario parecchi milioni di dollari in poche ore. Tuttavia, Mandy Ginsberg, CEO del Match Group, afferma di essere quasi contenta dall’ingresso di Facebook nel suo mercato. “Siamo lusingati dal fatto che Facebook entri nel nostro mercato, mentre Tinder continua a crescere a dismisura”, ha detto Ginsberg “Siamo sorpresi delle loro intenzioni, data la quantità di dati personali e sensibili che vanno gestiti in questo settore. Comunque, continueremo a soddisfare i nostri utenti attraverso l’innovazione del prodotto e ponendo costante attenzione al successo delle relazioni. Capiamo questo settore meglio di chiunque altro. L’ingresso di Facebook sarà eccitante per tutti noi. ”

La Ginsberg, per dare e darsi coraggio, affronta senza apparente paura il gigantesco competitor, mentre altre applicazioni come Bumble hanno una strategia diversa. Quest’ultimi ammettono candidamente di temere Facebook, e hanno invece intenzione di collaborare con il social: “Il nostro team – dice una fonte interna all’azienda – ha già contattato Facebook per scoprire come collaborare. Forse Bumble e Facebook possono unire le forze per rendere la nostra piattaforma di incontri online ancora più sicura e potente.”

Facebook Dating dunque fa paura, anche perchè, almeno nella fase iniziale, la dirigenza assicura che non ci sarà alcuna pubblicità. Nessun banner di advertising, rivendita di dati o altro metodo per monetizzare velocemente. Evidentemente, dopo lo scandalo di Cambridge Analitica, dove una montagna di dati del social network sono stati allegramente inoltrati ad aziende terze, Facebook vuole avere le spalle coperte e anticipare, almeno per il momento, la fondamentale critica che si potrebbe muovere alla nuova opzione, ovvero la poca sicurezza e privacy.

Lo sviluppo di Dating

Nel frattempo, lo sviluppo di Dating prosegue: la nuova funzionalità viene realizzata da Facebook con la collaborazione non solo dei programmatori che si occupano di creare la struttura, ma anche degli stessi dipendenti che, premessa la libera partecipazione, sono stati invitati a provare direttamente la funzione e a dare un loro giudizio.

Agli impiegati Facebook è giunto infatti un invito: “Questo prodotto è destinato ai dipendenti di Facebook degli Stati Uniti che hanno dato il loro consenso al dogfooding (test interno di una nuova funzionalità prima del rilascio al pubblico, ndr) del nuovo prodotto di appuntamenti di Facebook. Lo scopo di questo dogfooding è testare l’esperienza del prodotto per individuare bug e possibili errori nell’interfaccia utente. La funzione non è pensata per creare appuntamenti con i tuoi colleghi”.

E, curiosità, il lavoro su Dating è forse un ritorno alle origini per Facebook. “La cosa davvero ironica è che quando mettemmo online una primissima versione di Facebook, nel 2004, quando non eravamo che una manciata di studenti, eravamo convinti che la successiva funzione che avremmo lanciato sarebbe stata proprio il dating online  –  ha spiegato Chris Cox, Chief Product Officer, sul palco della conferenza –  Avevamo ragione, ma con un anticipo di 14 anni”.

Come usare Facebook Dating per creare incontri in sicurezza

La funzione di Dating è ancora immatura ma per avere successo possiamo ipotizzare alcuni passi. Innanzitutto coerenza nel fornire le informazioni del proprio profilo.

Inoltre, l’incrocio dei dati avverrà certamente anche su base geografica, per cui meglio cercare di entrare in contatto, anche per un ipotetico incontro di persona, con utenti relativamente vicini. E’ probabile che in questo caso, la funzione Dating sia avvantaggiata nell’incrociare i dati. La funzione è completamente basata sugli interessi, per cui un buon metodo per ottenere risultati è quello di partecipare attraverso il proprio profilo Dating ai gruppi di discussione per il primo periodo, e contattare una potenziale amica o amico sulla base di una discussione già avviata in pubblico e che può continuare in privato.

D’altronde, la chat impedirà l’invio di foto, per cui fondamentale sarà la capacità di mantenere alta la discussione. Assolutamente sconsigliato, l’invio di messaggi continui o troppo brevi, attraverso la chat (che probabilmente avrà un filtro anti flooding) e soprattutto la richiesta di contatti in poco tempo a troppe persone: gli algoritmi sono impostati (almeno in teoria) sulla qualità, ed è molto probabile che profili troppo attivi vengano esclusi o penalizzati nel numero delle loro interazioni.

Inoltre, Dating potrebbe avere una conseguenza inaspettata: quella di permettere alle persone di costruire con maggiore facilità dei profili privati. Molti utenti hanno postato sul loro profilo foto durante il divertimento o sensuali, per poi dover ripulire il proprio album in occasione della richiesta di amicizia della mamma o del proprio datore di lavoro. Dating, potrebbe essere quindi usato per creare una versione “sexy” di noi da esibire solamente a chi vogliamo.

Virus blocca produzione di chip dei prossimi iPhone

Interruzione per la produzione di chip destinati alla prossima serie di Apple iPhone per via di un virus che ha colpito uno dei fornitori della mela: il produttore di processori TSMC

La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) – uno dei maggiori produttori mondiali di semiconduttori e processori – è stata costretta a chiudere diverse linee di produzione di chip nel fine settimana dopo essere stata colpita da un virus informatico. Secondo il produttore di semiconduttori, i suoi sistemi informatici non sono stati attaccati direttamente da alcun hacker, ma sono stati esposti al malware “quando un fornitore ha installato software malevolo senza alcuna scansione antivirus” nella rete TSMC.

Il virus si è diffuso rapidamente in oltre 10.000 terminali in alcune delle strutture più avanzate dell’azienda, tra cui Tainan, Hsinchu e Taichung, sede di alcuni degli impianti di produzione all’avanguardia che producono semiconduttori per Apple. La TSMC ha così bloccato un’intera giornata di produzione dopo che molti dei suoi impianti sono stati fermati dal virus nel bel mezzo dell’assemblaggio dei chip che saranno utilizzati nei prossimi iPhone, incidente che potrebbe incidere sulle entrate dell’azienda per circa 256 milioni di dollari.

“Siamo sorpresi e scioccati”, ha detto il CEO di TSMC, C.C. Wei : “Abbiamo assemblato decine di migliaia di processori, e questa è la prima volta che accade”.

TSMC ha assicurato ai propri clienti che non sono state rubate informazioni riservate e ha affermato che la società ha ripreso le operazioni presso le proprie strutture, ma sono previsti ritardi nella spedizione.

Tuttavia, il produttore di chip ha rifiutato di commentare le possibili ripercussioni sulla produzione per Apple, che si dice stia aumentando la produzione di 3 nuovi modelli di iPhone per questo autunno. Oltre ad essere l’unico fornitore Apple di componenti SoC per iPhone e iPad, TSMC produce anche processori e altri chip in silicio per molte delle più grandi aziende tecnologiche del settore, tra cui AMD, NVIDIA, Qualcomm e altri.

Il virus che ha colpito il produttore di chip di Taiwan è il risultato di una variante di WannaCry. Il malware, sviluppato e diffuso dalla Corea del Nord, sfrutta una vulnerabilità di Windows nota come EternalBlue, scoperta dai servizi segreti americani e rivelata al pubblico dal famigerato gruppo di hacker Shadow Brokers.

Il virus ha portato alla chiusura di ospedali, fornitori di telecomunicazioni e molte aziende in tutto il mondo, contagiando centinaia di migliaia di computer in oltre 150 paesi in sole 72 ore nel maggio 2017. Tra le vittime di WannaCry anche grandi nomi come Boeing, Renault, Honda, FedEx e il sistema sanitario nazionale del Regno Unito.

Gli effetti del GDPR. Cosa è cambiato per aziende e utenti?

Che cosa è cambiato e quali sono stati gli effetti a due mesi dall’introduzione della nuova normativa europea GDPR? all’atto pratico cosa è accaduto alle aziende e agli utenti dopo l’entrata in vigore della temuta legge?

Il regolamento generale sulla protezione dei dati della Commissione europea (GDPR) è entrato ufficialmente in vigore in tutta l’Unione europea il 25 maggio, con l’obiettivo di introdurre leggi e obblighi in materia di dati personali, e privacy.

Le imprese devono essere conformi alla legislazione sui dati in modo che le informazioni degli utenti siano al sicuro. E per di più, nel caso in cui i dati vengano violati, rubati o utilizzati in modo improprio e l’organizzazione sia ritenuta non conforme al GDPR, le imprese rischiano multe dall’Unione Europea fino al quattro per cento del fatturato globale.

Mentre solo alcune organizzazioni si sono preparate per tempo all’entrata in vigore del GDPR, molte piccole aziende e webmaster si sono fatti prendere dal panico.

Negli ultimi tempi le caselle di posta elettronica degli utenti hanno ricevuto fitti messaggi da parte di aziende che chiedevano loro di aderire alle nuove privacy policy per continuare a ricevere questo o quel servizio.

Ma, dopo la raffica di e-mail a ridosso del 25 maggio, la situazione si è calmata. Quindi il GDPR, oltre ad aver costretto gli utenti a svuotare le loro caselle di posta indesiderata, cosa ha prodotto di concreto?

Gli effetti del GDPR. Google e Facebook alle prese con le norme

Il GDPR ha iniziato ad avere un impatto sulle aziende europee, ma non solo: ogni azienda estera che svolge operazioni all’interno dell’UE deve essere conforme. E questo significa che Google e Facebook si sono trovati a dover prendere in considerazione il GDPR molto seriamente.

L’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, ha spiegato che la società ha lavorato a lungo – almeno 18 mesi – per mettersi a norma. “Per noi è stato molto importante adeguarci al meglio e ci siamo sempre concentrati sulla privacy degli utenti, ma questo è stato un grande cambiamento anche per molti dei nostri partner, quindi lavoriamo a stretto contatto con loro e i nostri fornitori”, ha spiegato Pichai, ma alla domanda su cosa sia cambiato per gli utenti ha risposto: “è troppo presto per dirlo”.

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Invece, Facebook ha accusato il GDPR di aver provocato un calo di circa un milione di utenti attivi mensili in tutta Europa durante l’ultimo trimestre.

“Dobbiamo registrare che gli utenti attivi ogni giorno in Europa erano leggermente in calo rispetto al trimestre precedente a causa del lancio del GDPR”, ha detto il direttore finanziario di Facebook, David Wehner. Oltre al numero di utenti attivi mensili e giornalieri che scendono, Facebook ha parzialmente accusato un rallentamento della crescita dei ricavi pubblicitari in Europa.

“La crescita del fatturato pubblicitario europeo è rallentata di più rispetto ad altre regioni e ha risentito principalmente del cambio euro-dollaro e, in misura minore, del lancio del GDPR”, ha affermato Wehner”.

“Il GDPR non ha avuto un impatto significativo sui ricavi, ma dobbiamo riconoscere che non è stato completamente ininfluente”, ha confermato il COO di Facebook, Sheryl Sandberg – e dobbiamo mantenere alta la guardia per il prossimo futuro. Gli inserzionisti si stanno ancora adattando ai cambiamenti, quindi è presto per conoscere l’impatto a lungo termine”, ha concluso.

Gli effetti del GDPR. Molti meno consensi per le aziende

Ma anche per le aziende medio-piccole il GDPR ha procurato qualche grattacapo.

Per anni, le aziende hanno potuto conservare i dati sui clienti, anche quelli che non avevano utilizzato il servizio per un lungo periodo di tempo. Ma con l’arrivo del GDPR, improvvisamente queste imprese devono ri-chiedere agli utenti se vogliono attivare i servizi.

Mentre alcuni utenti hanno scelto di dare il loro consenso, molti lo hanno ritirato e altri potrebbero non essere stati in grado di darlo esplicitamente in quanto le e-mail sono andate perse o sono finite nello spam – il che per molte imprese equivale ad una disiscrizione. “La riconferma del consenso all’uso dei dati può provocare solo un abbassamento del numero di iscritti e dunque un danno”, ha spiegato Stewart Room, esperto di GDPR e protezione dati presso la PwC.

“Il GDPR ha fatto aumentare la consapevolezza degli utenti: nei mesi di maggio e giugno 2018 in Europa c’è stato un maggiore impegno nella protezione dei dati di quanto non sia mai stato fatto in tutta la storia della protezione dei dati”, ha affermato Room. “Molte aziende hanno segnalato un calo del 25% -40% circa del loro mercato: clienti o potenziali clienti che non hanno dato il loro consenso a ricevere comunicazioni di marketing o essere profilati”, ha aggiunto Enza Iannopollo, senior analyst della Forrester.

E non solo in Europa il GDPR ha portato gli utenti a disiscriversi o ad essere più cauti nel dare il loro consenso al trattamento dati. “I nostri studi mostrano che un americano su tre si è rifiutato di completare un acquisto online perché la privacy policy del sito non li convinceva”, dice Iannopollo.

Alcune aziende stanno ancora cercando di decidere come affrontare il GDPR; ad esempio il colosso editoriale americano Tronc, ha interrotto la fornitura di notizie in Europa per paura della normativa.

“Il nostro sito Web non è attualmente disponibile nella maggior parte dei paesi europei, siamo impegnati sulla questione e stiamo esaminando le opzioni che possano mettere in regola la nostra gamma di offerte digitali per il mercato europeo”, si legge sul sito di Tronc dal 25 maggio, e nulla è ancora cambiato.

Il GDPR che è entrato in vigore il 25 maggio insomma non è stato un evento unico ed isolato: le aziende che si sono messe in regola la prima volta, devono continuare a garantire la conformità al GDPR e questo si trasforma in un costo costante.

Tutte le imprese che hanno scelto di ignorare o abbandonare i loro mercati europei, è improbabile che possano farlo a lungo: California, Brasile e Australia sono solo alcune delle regioni nel mondo che hanno introdotto o stanno esaminando l’introduzione di nuove legislazioni  sulla privacy. Le aziende che decidono di andarsene dalle regioni con la legislazione sulla privacy potrebbero quindi scoprire fra non molto di non avere più mercati in cui vendere.