07 Maggio 2026
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Samsung Galaxy A6 recensione. Uno smartphone troppo al risparmio

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La sfida è la seguente: chi non ha abbastanza soldi per permettersi il top di gamma, ovvero il Samsung Galaxy S9, deve poter ripiegare su due versioni minori molto meno costose ma ugualmente soddisfacenti. E’ questo lo spirito con cui il Samsung Galaxy A8 e l’A6 sono stati creati, e nel togliere funzioni dal prodotto più potente al fine di abbassarne il prezzo, la casa produttrice deve stare attenta a non varcare la linea di confine che porta uno smartphone minore a diventare un dispositivo per sfigati.

Con il Samsung Galaxy A6 crediamo che ci siano a malapena riusciti: ovvero, se fosse stato ancora più economico sarebbe ok, ma messe così le cose, bisogna veramente non voler lasciare Samsung per sceglierlo. I suoi diretti concorrenti sono il Motorola G6 e il Nokia 6 (2018).

Vuoi capire il prodotto in un minuto? leggi la slide

Design

Abbastanza carino. Ma si vede che è un telefono minore

Display

Grande e coloratissimo ma la risoluzione è bassina

Hardware

Appena sufficiente e scheda grafica debole

Sistema operativo

Android Oreo 8.0 più le app Samsung. Molto bene

Gaming

Non siamo soddisfatti

Fotocamera principale

Abbastanza buona. Con luce ottimale fa scatti ottimi, se c'è contrasto le foto sono brutte.

Video

Niente 4K. Assolutamente basico

Audio

Buono ma gli alti stridono un po'

Fotocamera selfie

Molto buona. 16MP fanno bene il loro mestiere

Memoria

32 o 64GB. Espandibile fino a 256GB

Batteria

Buona durata. Si fa tutto arrivando a sera ancora con un po' di autonomia. Però niente ricarica veloce o wireless

Funzionalità

Sblocco con riconoscimento del volto, un po' lento.

Dual Messenger per usare più account di una app insieme, carino.

Audio separato per non sentire le notifiche in cuffia. Bello.

Prezzo e disponibilità

E' sul mercato da maggio 2018 e ora costa circa €250

Opinioni

Piace solo ai fan di Samsung. Altri trovano più conveniente allo stesso prezzo prodotti come il Moto G6 o l'Honor 7

Samsung Galaxy A6: il design

Il design del Samsung Galaxy A6 è abbastanza buono. In realtà, non dà l’impressione di essere un Samsung ultimo modello. Saremmo un po’ troppo severi a dire che sembra un dispositivo di alcuni anni fa, ma ci siamo vicini. Insomma, estraendolo dalla tasca sembra uno smartphone normale, nessuno rimarrà a bocca aperta.

Il corpo è realizzato completamente in alluminio, tranne le zone attorno alla fotocamera che interrompono la struttura del guscio dandogli un buon equilibrio visivo. E’ dotato di una sottile banda di plastica posizionata tra lo schermo e il retro per attutire le cadute verticali. Nel complesso è leggero e sottile, e si tiene in mano con molto piacere.

Se lo osserviamo sul retro, troviamo la fotocamera principale e subito sotto il sensore per lo sblocco tramite riconoscimento delle impronte digitali, che è posizionato bene, forse qualche millimetro troppo in alto, ma è una finezza. Purtroppo è lenticchio: ci impiega un bel secondo pieno per sbloccare il telefono, e questo non ci piace molto. In basso una entrata USB (NON USB-C!), il che significa niente ricarica veloce e nessun connettore reversibile, ahia! Però… fa la sua bella figura il jack da 3.5mm, per cui musica a volontà con le cuffie senza dover cercare alcun adattatore.

Sul lato destro i bottoni di accensione e spegnimento sono in plastica, al risparmio, e lo speaker, sì stranamente sul bordo e non in basso. Sul lato sinistro l’entrata per la SIM, che sporge leggerissimamente, ovvero non è pulita e incastonata come al solito.

Non è uno smartphone resistentissimo: solo una parziale protezione contro la polvere o gli schizzi d’acqua, ma non è impermeabile. Se vi cade nella vasca, dovete buttarlo. I colori disponibili sono il solito nero, il blu molto carino, l’oro per chi vuole strafare e il lavanda per essere stilosi.

Display

Con 5.6 pollici lo schermo è abbastanza grande, e con un ratio 18:5:9 ha anche delle belle proporzioni. Alcune parti del display sono belle forti e salde, altre, specie in basso, sono più leggerine.

Il display del Samsung Galaxy A6 deve mascherare alcune cose. Come lo fa? con i colori. Il contrasto è eccellente e i colori altrettanto. Sono davvero forti forti e brillanti. Attivando l’opzione “Adaptative Display” la saturazione del colore viene esasperata al massimo: praticamente lo smartphone si trasforma in un pappagallo multicolore brasiliano, per capirci. Ma è ok: l’occhio gode e ci si trova molto bene.

Possiamo attivare anche la modalità Cinema, che esalta i colori primari RGB, Photo, che con la tecnologia DCI P3 è eccellente se abbiamo tanti rullini di immagini da vedere e se scegliamo il Basic otteniamo colori un po’ più attenuati.

Ma tanta esplosione di colore serve a farsi perdonare due cose che perdonabili non sono: primo, la nitidezza dei dettagli che è la più bassa della categoria. Qualsiasi altro smartphone dello stesso prezzo ha dettagli più nitidi.

Secondo la risoluzione. Non arriviamo nemmeno al Full HD, e la tecnologia PenTile, che unisce più pixel in piccole colonne indipendenti, fa in modo che il display sia accettabile ma a volte puntinato, ovvero si vede la grana dei pixel, specie nelle scritte più piccole. Se a questo aggiungiamo che non vi è nessuna tecnologia per aiutarci a vedere il display al sole, non possiamo proprio applaudire.

Hardware

Sul Samsung Galaxy A6 troviamo un processore Exynos 7870 a 8 core. E’ una potenza riscontrabile in altri prodotti ben più datati come il Samsung Galaxy A3 e J7, il che parla da sè. I 3GB di RAM sono in linea con il mercato, ma nel complesso non possiamo essere esaltati dal suo hardware: si tratta di soluzioni sul mercato ormai da anni, e possiamo definirlo un prodotto dalle performance mediamente accettabili.

La GPU per la grafica è piuttosto debole. Consideriamo una specie di botta di fortuna che giochi come Asphalt 8 girino bene, ma nella maggior parte dei casi si vede che quanto al comparto grafico siamo piuttosto carenti. Il problema principale è che su prodotti con un prezzo simile troviamo un equipaggiamento hardware migliore, per cui sotto questo aspetto qualcosa non va.

Ovviamente il prodotto funziona bene, e l’utilizzo normale non è compromesso, ma appena chiederemo qualcosa di più, tutti i limiti verranno fuori.

Sistema operativo

Samsung Galaxy A6 arriva con un bel Android 8.0 Oreo, il che ci rende contenti. E’ un ottimo sistema operativo che risponde benissimo alle nostre esigenze. A questo sia aggiunge tutta la gamma di applicazione proprie di Samsung (tra cui Health per la salute e per aiutarci a mangiare bene) che rendono il Samsung Galaxy A6 piuttosto soddisfacente sotto questo aspetto. Preinstallate troviamo le funzioni di Google e di Microsoft, bene.

Le applicazioni sono organizzate non tanto in pagine a scorrimento orizzontale quanto sotto forma di un elencone a scorrimento verticale. Sulla sinistra della Home, troviamo invece l’assistente personale di Samsung, BixBy, che sarebbe una versione personale di Siri o di Google Assistant.

La principale funzione di BixBy è quella di presentare sotto forma di Post-it tutte le novità e gli aggiornamenti dalle proprie applicazioni o dai preferiti di internet. Insomma, un collettore delle novità che ci interessano. La troviamo una soluzione abbastanza interessante, perchè ci fa risparmiare il tempo di andare a spulciare una per una le notifiche delle app.

Buono anche il Secure Folder: una cartella raggiungibile attraverso una password che ci permette di radunare i contenuti più riservati e che non vogliamo siano visti nel caso in cui lo smartphone venga prestato o usato da qualcun’altro. Per quanto riguarda l’aggiornamento del sistema, siamo un po’ incerti. E’ molto probabile che sia possibile arrivare ad Android Pie 9, e le prestazioni non dovrebbero calare di molto. Certo, Samsung Galaxy A6 non starà agli update per anni come farebbe un Motorola One.

Gaming

Il Samsung Galaxy A6, come detto in precedenza, non ha alle spalle un hardware potente e la scheda grafica è decisamente carente. Per cui Asphalt 8 gira molto bene, e sembra quasi che Microsoft ne abbia fatto una versione solo per lui da quanto gira liscio. Ma se proviamo game come Minecraft o PUBG, i colori forti possono anche fare piacere, ma le pecche grafiche si sentono. La bassa risoluzione emerge chiara, per cui non possiamo considerare neppure per un momento il Samsung Galaxy A6 un dispositivo buono per il gaming.

Fotocamera principale

La situazione qui è a macchia di leopardo. Un 16MP è una fotocamera decente per questo prezzo. E’ piuttosto veloce nello scatto e questo ci fa piacere. Abbiamo anche un flash Led che possiamo regolare con tre differenti intensità di luce, e questo è un’altro vantaggio. Purtroppo, manca completamente uno stabilizzatore, per cui la probabilità di fare foto leggermente mosse è abbastanza alta se non prendiamo il giusto tempo per posizionare la mano o il braccio su una superficie dritta.

L’HDR, la tecnologia alla base della buona resa dei colori c’è, ma attenzione! Non è automatica. Insomma, l’utente si deve ricordare di attivarlo e impostarlo tutte le volte, e scommettiamo che un non-esperto a questo non ci pensa nemmeno. E questo non ci piace. Di nuovo, i risultati sono molto bipolari: se scattiamo in buone condizioni di luce, e intendiamo dire con una luce omogenea, lo scatto sarà eccellente. Ma se per caso inquadriamo un cielo luminoso con una parte più scura, ovvero la luce è anche solo parzialmente disomogenea, il risultato è pessimo.

Le foto di elementi naturali vengono benissimo, anche se il focus di oggetti particolarmente vicini è un po’ lento. Le immagini in notturna vengono generalmente bene, anche se i dettagli sono un po’ “morbidi”.

Video

Solo 1080p e nessuna possibilità di alta definizione in 4K. Il Samsung Galaxy A6 per la ripresa dei video si può definire “basico” senza appelli.

Audio

Lo speaker è posizionato in maniera originale sul bordo in alto a destra, vicino al tasto di accensione. Il risultato è che i suoni si sentono bene, ma i toni più alti stridono leggermente. Nel complesso una performance media. Bene la qualità delle chiamate.

Fotocamera selfie

Per scattarci un selfie abbiamo un’altro bel 16MP e stavolta il risultato è ottimo. Bene il volto, i colori, insomma, si può essere soddisfatti. Se vogliamo essere pignoli, i dettagli negli scatti in interno sono un po’ morbidi. Ma è un problema trascurabile.

Rete e chiamate

Tutto bene. Esiste anche la versione Dual SIM che si distingue per la scritta “Duos” sul retro. La gestione del doppio numero è ok. Supporta la connettività 4G LTE e i pagamenti con Samsung Pay e Google Pay, per cui possiamo stare tranquilli.

Memoria e dati

Partiamo dai 32GB, di cui 22 davvero utilizzabili. Se lo confrontiamo con i concorrenti, ci accorgiamo subito che prodotti come l’Honor 9 o il Moto G6 ne hanno già 64. Per cui la sforbiciata alla memoria è pure troppa. In alternativa, la versione da 64GB. Comunque, le solite schedine MicroSD espandono i GB fino a 256.

Batteria e durata

La batteria è buona. Con 3000 mAh al litio, abbiamo giocato per 90 minuti e con una luminosità alta e consumato solo il 9% di autonomia. Molto bene. Una giornata di pieno utilizzo, con la riproduzione di video YouTube, un paio di ore di musica e tanto Whatsapp ci ha permesso di arrivare a sera con il 15% per cui possiamo essere soddisfatti. Per quanto riguarda la ricarica però, non abbiamo nè la Fast Charge nè il wireless: per cui una volta attaccato il filo, mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo un bel 2 ore per tornare al 100%.

Funzioni

Samsung Galaxy A6 ha lo sblocco tramite riconoscimento facciale: funziona benino, anche se è abbastanza lento. Per accelerarlo un po’ possiamo provare ad abbassare leggermente gli standard di sicurezza, ma il risultato sarà sempre e comunque appena sufficiente. Ci piace molto il Dual Messenger: consente in sostanza di utilizzare un doppio account di qualsiasi cosa. Esempio pratico: un account Facebook personale e uno professionale. La stessa cosa si poteva fare scaricando app che consumavano un botto di batteria, per cui possiamo dire che questa idea è buona.

Bello anche l’Audio Separato, ovvero una modalità che ci permette, quando ascoltiamo musica in cuffia, di mettere in secondo piano i suoni delle notifiche, per evitare quel fastidiosissimo momentaneo abbassamento della canzone.

Nessun comando gestuale. Ma sinceramente ne sentiamo poco la mancanza.

Prezzo e disponibilità

Samsung Galaxy A6 è disponibile a partire da maggio 2018 e nel momento in cui scriviamo costa circa €250

Opinioni

Le opinioni sul Samsung Galaxy A6 non sono negative di per sè. Il prodotto viene giudicato anche abbastanza buono ed equilibrato nelle sue funzioni. Il problema però è che o sei veramente appassionato di Samsung, ti piace il suo mondo e l’ecosistema di questa casa produttrice ti affascina, oppure se non devi comprare per forza un Galaxy allo stesso prezzo puoi avere di meglio. Gli utenti segnalano alternative più valide come il Moto G6, l’Honor 9 e il Nokia 7 Plus.

Benchmark

I benckmark sono piuttosto impietosi: confrontato con diversi prodotti simili di altre marche e della stessa fascia, Samsung Galaxy A6 è sempre sotto. In particolare Honor 10, che spulciando le offerte si trova a €30/40 in più rispetto al Samsung Galaxy A6, lo surclassa sotto ogni aspetto.

Scheda tecnica

LANCIO Annunciato Maggio 2018
Stato Disponibile
CORPO Dimensioni 149.9 x 70.8 x 7.7 mm
Peso 159 g
Materiali Vetro, alluminio
SIM Singola SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– Samsung Pay
DISPLAY Tipo Super AMOLED touchscreen capacitivo, 16M colori
Misure 5.6 pollici, 79.6 cm2 (~75.0% screen-to-body ratio)
Risoluzione 720 x 1480 pixel, 18.5:9 ratio (~294 ppi)
Multitouch Si
PIATTAFORMA OS Android 8.0 (Oreo)
Chipset Exynos 7870 Octa
CPU Octa-core 1.6 GHz Cortex-A53
GPU Mali-T830 MP1
MEMORIA Card slot microSD, fino a 256 GB (slot dedicata)
Interna 64 GB, 4 GB RAM or 32 GB, 3 GB RAM
FOTOCAMERA

PRINCIPALE

Singola 16 MP, f/1.7, 26mm, PDAF
Funzioni LED flash, panorama, HDR
Video 1080p@30fps
SELFIE CAMERA Singola 16 MP, f/1.9, 26mm
Funzioni LED flash
Video
SUONO Tipi di allerte Vibrazione; MP3, suonerie WAV
Altoparlanti Si
3.5mm jack Si
– Cancellazione disturbo con mic dedicato
– Dolby Atmos sound (in cuffia)
CONNETTIVITA’ WLAN Wi-Fi 802.11 a/b/g/n, WiFi Direct, hotspot
Bluetooth 4.2, A2DP, LE
GPS Si, con A-GPS, GLONASS, BDS
NFC Si (opzionale)
Radio FM radio
USB microUSB 2.0
FUNZIONI Sensori Impronte digitali(retro), accelerometro, giroscopio, prossimità
Messaggi SMS, MMS, Email, Push Email, IM
Browser HTML5
– supporto ANT+
– MP4/WMV/H.265 player
– MP3/WAV/WMA/eAAC+/FLAC player
– Photo/video editor
– Visualizzatore documenti
BATTERIA Litio, non rimovibile, Li-Ion 3000 mAh
VARIE Colori Nero, Oro, Blu, Lavanda
SAR EU 0.49 W/kg (head)     1.39 W/kg (body)
Prezzo Circa 250 EUR

 

Motorola One recensione. Lo smartphone medio che vuol sembrare top

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Motorola One è uno smartphone di fascia media che vuole fare una bella furbata: costare come un prodotto medio, ma assomigliare a quelli top. E in due modi: il primo è ricordare da molto molto vicino il design delle grandi star come iPhone X e Samsung Galaxy S9. Il secondo è infilarci delle funzionalità che di solito sono prerogativa dei prodotti più costosi, e in questo caso ci riferiamo allo strepitoso sistema operativo.

Complessivamente Motorola One riesce abbastanza bene nell’intento, e può soddisfare più di un utente. Ovviamente a patto di dargli uno sguardo bonario, perchè se andiamo a scavare, la differenza, pur con tutta la buona volontà, si vede.

Vuoi capire il prodotto in un minuto? leggi la slide

Design

Sembra un iPhone X. Bello il vetro lucido, abbastanza solida. Fa buona figura

Display

5.9 pollici, particolarmente lungo. Un notch esagerato. Qualità accettabile ma non eccellente

Hardware

Dotazione vecchiotta. Non siamo molto contenti

Sistema operativo

Strepitoso. Android Oreo 8.1. Update garantito ad Android Pie 9 e persino Android Q (10)

Rete e chiamate

Dual Nano SIM. Nella norma

Funzionalità

Google Lens aggiunge informazioni in sovraimpressione inquadrando con la fotocamera.

Google Photos e Assistant integrato. Alcuni comandi gestuali per rispondere al telefono o accendere la torcia.

Camera frontale

13MP con sensore di profondità. Abbastanza bene. Un paio di soluzioni per integrare le foto con altri colori o piccoli video, che sono carine.

Video

Niente 4K. Buoni, ma non eccezionali

Audio

Forte e chiaro. Un ottimo Dolby Audio

Camera Selfie

8MP, accettabili. Buona la funzione autoritratto e le modifiche post-scatto

Connettività

Nella norma. USB 2.0, sarebbe stato meglio il 3.0

Dati e memoria

64GB espandibili fino ai 256GB

Prezzo e disponibilità

Circa €250. Probabilmente in Europa per ottobre 2018

Opinioni

Appassionati lamentano poche idee, e il notch troppo grande non piace.

Benchmark

Prestazioni nella norma. Comunque superiori ad un Galaxy Note 4 o ad un LG Q6

Motorola One Recensione. Il Design

Lo abbiamo detto: Motorola One ha l’intento evidente di sembrare un dispositivo top di gamma, e lo fa, in maniera altrettanto evidente, parafrasando l’iPhone X e il Galaxy S9. Ci riesce? abbastanza. La struttura è composta da alluminio, ma soprattutto da una bella quantità di vetro lucido, che lo fa apparire decisamente brillante. Insomma, davvero bello, anche se dovrete pulire le ditate molto spesso.

Gli angoli arrotondati lo rendono scorrevole da infilare/estrarre dalla tasca e gli danno una bella impressione di solidità. Tuttavia, se lo stringiamo in mano, non è durissimo. Dà una vaga sensazione che sia “vuoto” o “leggero” anche se pur con una buona pressione non arriva a piegarsi. Una cosa importante: tanto vetro… scivola! Se non state attenti potete scommettere che vi svicolerà di mano, per cui considerate seriamente di abbinarlo ad una bella e cara cover ruvida.

Sul retro Motorola One copia palesemente iPhone X e posiziona sull’angolo in alto a sinistra la doppia fotocamera. Al centro invece spicca il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali, che però è stato abbellito dalla sfolgorante “M” del marchio. In alto, per la gioia di molti, l’entrata per il jack da 3.5mm mentre in basso la carica (o l’entrata) USB-C e due begli speaker. Sulla destra i pulsanti di accensione/spegnimento e per la regolazione del volume, mentre sul bordo sinistro l’entrata per le SIM.

I colori disponibili sono solamente bianco e nero.

Display

Il display è piuttosto originale. E’ grande, un 5.9 pollici, ma ha un rapporto di 19:9, ovvero è particolarmente rettangolare. Ed è un rettangolo bello alto, cosa che lo rende molto bello se vogliamo vedere un video o giocare, ma le dita potrebbero dover fare un po’ di stretching per arrivare fino al bordo superiore. Impossibile non notare un notch, quella porzione nera sul margine alto del display, che ospita la fotocamera, che è veramente grande. E’ una specie di buco nero impossibile da non notare, certamente fra i più grandi della categoria.  In realtà è un po’ esagerato.

Quanto alla qualità, scricchioliamo. Motorola One ha un display IPS con la sola tecnologia HD+. Certamente buono, non possiamo lamentarci, ma con certe soluzioni che si vedono in giro, e non per forza solamente nei top di gamma, si vede che sotto questo aspetto ci dobbiamo un pochetto accontentare.

Hardware

Accontentarsi è la parola chiave. Motorola One monta un Qualcomm Snapdragon 625. Ovvero un processore che ha ben tre anni e ha già sopportato due aggiornamenti. Abbinato ad una RAM da 4GB, nella media, possiamo dire che l’hardware non è il punto forte del prodotto. Questo significa che ci troviamo di fronte ad un dispositivo che può reggere un utilizzo normale, ma non ci troviamo in mano nulla di che.

La grafica è gestita da una GPU che è stata supportata dalla funzione Boost, in caso si lanci un video HD o ci si avventuri in un videogame. Non dubitiamo che qualche miglioramento questo boost lo porti, ma di miracoli non ne vediamo per niente. Non possiamo che rimanere “freddini” di fronte a tutto questo.

Sistema operativo

E qui facciamo festa. Ricordate quando abbiamo detto che Motorola One vuole inserire qualche genialata per sembrare un top di gamma? ecco, lo fa a livello di sistema operativo. Motorola One monta Android Oreo 8.1, che sfrutta poco batteria e processore, organizza al meglio le notifiche e ha funzioni carinissime come “Picture in picture” per cui puoi vedere ad esempio un video di YouTube mentre usi Facebook Messenger.

Ebbene, non solo la versione di Android è ottima, ma è aggiornabile con sicurezza ad Android 9 Pie, versione del sistema operativo basata sulla autoregolazione e su tutta una serie di comportamenti predittivi da parte delle app, che sono veramente una perla. E non basta: Motorola One rientra perfettamente nel programma Android One, ovvero in un sistema che garantisce l’update automatico e la diffusione delle patch e degli aggiornamenti di sicurezza per tre lunghi anni.

Ancora, non è finita: è prevista anche la compatibilità e il download addirittura di Android Q, la versione numero 10 del sistema, che è talmente avveniristica che al momento attuale non se ne conoscono del tutto le caratteristiche. Ovvero, un sistema eccellente che si aggiornerà per parecchio tempo a venire. E questo è uno dei punti più belli e appaganti di tutto Motorola One.

Rete e chiamate

Nulla da eccepire. Motorola One è un Dual Nano SIM e supporta tutte le reti, anche il 4G LTE. Per cui non dovreste avere problemi nè di campo nè di navigazione quando usate internet fuori casa.

Funzionalità

Motorola One cerca di stupire con diverse funzionalità. La più importante è certamente Google Lens preinstallata nella fotocamera: si tratta di una app di BigG che aggiunge informazioni alle foto che inquadriamo. Su un libro visualizziamo le opinioni dei lettori, se puntiamo la fotocamera su una pianta viene visualizzata la specie, nel caso di un dipinto compaiono sullo schermo dati dell’autore.

A questo si aggiunge un bello spazio gratuito su Google Photos per caricare nel cloud le nostre immagini, oltre ad un Google Assistant in perfetta forma.

Motorola One tenta di riprendere una vecchia abitudine della casa madre: dare comandi con i gesti. Se squilla il telefono, possiamo rispondere scrollando il dispositivo, mentre se diamo due colpi secchi in orizzontale si accende la torcia. Sono soluzioni che non hanno avuto uno straordinario successo nel tempo, ma Motorola ci prova di nuovo.

Camera frontale

Sul retro una bella fotocamera a due sensori. Il primo è un 13MP, abbastanza potente, supportato da un sensore da 2MP che si occupa di calcolare e gestire le profondità delle immagini. Con le foto così riprese, Motorola One permette di giocare attraverso due opzioni carine. La prima, Spot Color, permette di selezionare una porzione dell’immagine che verrà colorata, mentre tutto intorno rimane in bianco e nero. L’altra, Cinemagraphs, consente di registrare un piccolo video o GIF animata e posizionarla sulla foto, creando un misto “movimento-immagine ferma” di bell’impatto.

Apprezzabile, ma attenzione: per ottenere buoni risultati con queste due trovate, rimaniamo all’esterno e con buona luce, perchè negli interni il risultato non è molto soddisfacente.

Video

Eh no, niente video in 4K. Ci dispiace

Audio

Buono, molto buono. Motorola One ha il sistema Dolby Audio, per cui bassi e suoni di contorno vengono restituiti forti e chiari.

Camera Selfie

Per i nostri selfie abbiamo una discreta fotocamera da 8MP. Buona la modalità autoritratto, che corregge parecchi difettucci e consente di migliorare un po’ il nostro aspetto. Le funzioni sono piuttosto semplici ed intuitive.

Memoria

La classica memoria da 64GB espandibile tramite schedine MicroSD a 256GB

Batteria

Stiamo strettini. La classica batteria al litio non rimovibile, con 3000 mAh. Con una suite del genere di funzioni è possibile che si fatichi ad arrivare a fine giornata, per cui la batteria non può prendere un voto incoraggiante. Unica attenuante, la presenza della funzione Quick Charge, che promette (attenzione, promette) di caricare in 15 minuti il necessario per 6 ore di autonomia.

Prezzo e disponibilità

Per la disponibilità c’è un buon riserbo, e non possiamo dare molte informazioni. Si sa che uscità in parecchi paesi dell’Unione Europea. Forse ad ottobre 2018. Il prezzo invece, uno dei punti di forza del marketing mix di Motorola One è certamente al di sotto dei €300. Dovrebbe attestarsi sui €250.

Opinioni

Le prime opinioni del mondo americano non sono entusiaste. Due critiche: la prima è che ormai sembra di trovarsi di fronte a prodotti Lenovo con il marchio di Motorola. Frase che significa che hanno esaurito le idee e stanno copiando gli altri. E poi quel notch sul display per alcuni appassionati è un pugno in un occhio. Unito al fatto che in basso troviamo un’altra abbondante porzione nera, la scontentezza si sente.

Benchmark

Abbiamo il benchmark di Geekbench che ci dà una idea della potenza del Motorola One rispetto ai concorrenti. Nella analisi delle performance sul processore, e in particolare il singolo core, il punteggio è 876 mentre nel multicore (in totale ne ha 8) i punti sono 4299. Questo pone Motorola One come più potente del caro Galaxy Note 4 e dell’LG Q6, ma meno performante rispetto ad un Huawei Honor 7 e un (sic!) iPhone 5S.

Scheda tecnica

RETE Technologia GSM / HSPA / LTE
LANCIO Announciato Agosto 2018
Status Ottobre 2018
CORPO Dimensioni – 149,9 x 72,2 x 7,9 mm
Peso – 162 g
SIM Single SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– Resistente agli schizzi d’acqua
DISPLAY Tipo IPS LCD capacitivo touchscreen, 16M colori
Misura 5.9 pollici, 89.8 cm2
Risoluzione 1080 x 2160 pixel, 18:9 ratio (~409 ppi)
Multitouch Si
PIATTAFORMA OS Android 8.1 (Oreo), aggiornamento a Android 9.0 (Pie); Android One
Chipset Qualcomm MSM8953 Snapdragon 625
CPU Octa-core 2.0 GHz Cortex-A53
GPU Adreno 506
MEMORIA Card slot microSD, fino a 256 GB
Internal 64 GB, 4 GB RAM
FOTOCAMERA

PRINCIPALE

Dual 13 MP, PDAF
2 MP, sensore di profondità
Funzioni LED flash, panorama
Video 2160p@30fps, 1080p@30/60fps
SELFIE CAMERA Single 8 MP
Video 1080p@30fps
SUONO Tipi di allerta Vibrazione; MP3, suonerie WAV
Altoparlanti Si
3.5mm jack Si
– Riduzione del rumore con microfono dedicato
CONNETTIVITA’ WLAN Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac, dual-band, WiFi Direct, hotspot
Bluetooth 5.0, A2DP, LE, EDR
GPS Si, con A-GPS, GLONASS, BDS
NFC Si
Radio FM radio
USB 2.0, Type-C 1.0 connettore reversibile
FUNZIONI Sensori Impronte digitali, accelerometro, gyro, prossimità
Messaggistica SMS, MMS, Email, Push Email, IM
Browser HTML5
– Ricarica rapida da 15W
– MP3/AAC+/WAV/Flac player
– MP4/H.264 player
– Photo/video editor
– Document viewer
BATTERIA Non rimovibile Li-Ion 3000 mAh
VARIE Colori Bianco, Nero
Prezzo Circa 300 EUR

 

Si nasce e si cresce sul web

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Che internet fosse una rivoluzione era evidente fin dai suoi primi timidi vagiti, dal mondo dei forum ai primi videogiochi online, la rete è sempre stata foriera di innovazione e di cambiamento, fino a scatenare fenomeni inaspettati, come quello dei social che sono riusciti in breve tempo a ribaltare il concetto di intrattenimento, prima passando dalla nobilitazione televisiva e, successivamente, scavalcando il media morente e diventando loro stessi la principale fonte di intrattenimento.

Piattaforme come Youtube, Vimeo e tante altre, già da anni ci offrono contenuti audiovisivi prodotti sia da aziende che da amatori, fino ad arrivare ad assottigliare le differenze tra le produzioni con alle spalle compagnie e agenzie, e le autoproduzioni che riescono in certi casi a ottenere successi planetari. Ecco che con l’avvento dei social e di piattaforme come Facebook e Instagram, il successo e le tendenze hanno iniziato a provenire direttamente dai nuovi media, il colpo di grazie, o la spinta finale a seconda di come la vediamo, è invece giunta con l’invasione dei contenuti video, che hanno trasformato la rete con i suoi social e le sue piattaforme di sharing nella principale fonte di intrattenimento nella quotidianità delle persone, capaci di usufruire dei contenuti in qualsiasi luogo e attraverso ogni dispositivo dotato di una connessione.

È proprio in questo ambito che i contenuti video sono cresciuti a dismisura, forti anche del notevole miglioramento tecnologico dei dispositivi a nostra disposizione, dalle fotocamere, ai supporti sui quali visualizziamo i filmati, così come dell’avanzamento delle connessioni mobile che tra 4G e 5G si apprestano a coprire il gap con la fibra ottica e la classica e quasi passata ADSL.

Social network
Social network e mondo connesso

Nuove star

Come ci insegna il mondo di Youtube, le nuove star nascono e si sviluppano direttamente in rete, basti pensare a personaggi come XXXTentacion, genio trap morto recentemente che si è fatto strada tra soundcloud e Youtube, senza il bisogno di case discografiche e altri mezzi di espressione al di fuori del web e dei suoi video, così come il nostrano Young Signorino, fenomeno musicale che deve il suo successo alla possibilità di caricare video e canzoni liberamente, alla portata di tutti e consultabili dai milioni di utenti che ogni giorno prendono in mano il proprio smartphone centinaia di volte in cerca di nuovi contenuti, di intrattenimento e di modi per staccare il cervello o attendere magari un mezzo pubblico.

Viene a crearsi così un sistema diverso, inaspettato e in grado di sorprendere la stessa industria della pubblicità che si ritrova spesso a sprecare risorse e denaro per media poco seguiti, scommettendo su testimonial estremamente costosi e ignorando il fatto di poterne creare di propri o, semplicemente, della possibilità di colpire target ben precisi, semplicemente lavorando assieme a influencer di nicchia, magari meno noti, ma seguitissimi da una categoria precisa più utili e remunerativa di una platea televisiva. Il cuore di tutto rimangono però i video, magari scritti egregiamente, diretti con capacità, corredati da testi e foto, ma comunque video.

Prodotti audio-visivi diretti e in grado di coinvolgere immediatamente l’utente che se li trova davanti, forti magari di un avvio automatico sui social network e della brevità, arma senza precedenti da utilizzare al meglio specialmente quando si lavora su Instagram e Facebook, che permette inoltre di presentare il proprio messaggio senza fare perdere troppo tempo a chi abbiamo davanti, tenendo quindi la sua concentrazione al massimo con un filmato di impatto.

Nascono così nuovi successi, personaggi che guadagnano una fama un tempo impensabile semplicemente facendo ciò che gli piace condividendolo, brand che si sviluppano dal nulla, che trasformano un’idea in realtà con una campagna video e un crowdfunding. Tutto questo va a delineare una nuova realtà, una concezione differente del media e un modo nuovo di crescere attraverso il web.

Il video come mezzo di espressione della contemporaneità

Come abbiamo visto, tutto ruota intorno al video, ai filmati della rete che ritroviamo poi su Whatsapp, sulle piattaforme di sharing, sui social e così via. La novità anche in questo campo è l’assoluta semplicità nella creazione di un video.

Movavi software editing
Movavi, app dedicata all’editing video utilizzata da esperti e principianti

Mentre un tempo creare un contenuto di questo genere avrebbe necessitato strumenti estremamente costosi, un montaggio fatto da un professionista e altre spese accessorie (oltre alla capacità tecniche del regista), al giorno d’oggi i video si realizzano con lo smartphone, video rapidi e amatoriali, così come clip e produzioni di alto livello. Tutto diventa alla portata di tutti, rendendo quasi inutile la figura stessa del regista, dal momento che, alcune delle menti più brillanti della realtà web, hanno fatto tutto in modo assolutamente privato, trovando soluzioni innovative, spesso proprio grazie alla loro scarsa conoscenza delle regole della regia.

Ed ecco che si passa all’editing, vero cuore della realizzazione di un contenuto appetibile al pubblico. L’editing video oggi si fa con i software, non c’è più bisogno di uno studio o di un esperto ma semplicemente di una app e di qualche tutorial, leggete qui per esempio, per capire quanto sia ormai semplice sfruttare uno di questi strumenti per improvvisarci registi e creare contenuti che possono facilmente raggiungere milioni di persone. Non servono più super pc, o studi video per ottenere risultati ottimali, basta un piccolo interesse verso i software a nostra disposizione, pochi click e il video è servito.

Ci ritroviamo così di fronte a un sistema dove la possibilità di avere successo, di mettere in mostra il nostro lavoro o di affermarci in questo o in quell’altro campo, dipendono semplicemente da noi, dalla nostra voglia di metterci alla prova e da quello che abbiamo da comunicare; che si tratti di geniali tecniche di marketing, di arte visiva, di musica, di moda o letteratura, tutto sta nella capacità di sfruttare al meglio il mondo dei social, il web e i contenuti video, colonna portante dell’internet moderno. Le stelle del web sono tutte nate così, e la loro capacità di influenzare e creare tendenze è ben superiore dei personaggi che arrivano da realtà del passato. Il futuro è sulla rete, che lo vogliamo o no, chi ha aspirazioni aziendali o artistiche di qualche genere, dovrebbe quindi far bene i conti e iniziare a prepararsi a debuttare in questa realtà poliedrica e dalle infinite possibilità

Sony Xperia XZ3 recensione. Un balzo in avanti, quasi perfetto

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Un grande passo in avanti. Con i suoi pregi e i suoi difetti, ma un gran bel passo in avanti. Questo è lo spirito del nuovo Sony Xperia XZ3, chiamato a scrollarsi di dosso un po’ di vecchiume e farsi nuovo. Riuscendoci abbastanza bene, in alcuni casi, dimostrando di dover mangiare ancora un po’ di “pane”, in altri. Ma comunque, l’intento è quello di guardare negli occhi Samsung, Apple e Huawei senza più timori.

Vuoi capire il prodotto in un minuto? leggi la slide

Design

Molto bello. Misto alluminio e vetro, effetto "bombato". I bordi incurvati lo fanno assomigliare al Samsung

Display

Bellissimo. Grande, aggiornato a tecnologia OLED, bordi arrotondati. Eccellente

Hardware

Nulla di nuovo rispetto al predecessore. Velocità sufficiente per le sue funzioni

Sistema Operativo

Android 9 Pie. Molte personalizzazioni e previsioni intelligenti. Tante app Sony (alcune inutili) e Netflix preinstallato

Rete e chiamate

Dual Nano SIM. Supporto reti ok

Funzionalità

SideSense: ovvero tocchi due volte su un lato e appare un menù con le app più usate

Smart Launch: lo metti in orizzontale e apre da solo la fotocamera 

Ambient Display: 5 combinazioni di grafica, notifiche e stile delle icone

Fotocamera frontale

Classica 19MP. Ottime foto, a volte un po' sovraesposte

Video

Bellissimi video 4K HDR. Slow Motion migliore del mercato

Audio

Molto forte con bassi potenti

Fotocamera Selfie

Aumentata a 13.2MP. Strumenti di miglioramento viso abbastanza buoni

Memoria

Solo una versione da 64GB, espandibile fino a 512GB

Batteria

Buona durata. Cavo USB, ricarica rapida e Wireless

Prezzo/Disponibilità

Circa €800. Arriva per inizio ottobre 2018

Opinioni

Ad alcuni piace l'aggiornamento, altri dicono che ormai assomiglia ad un Samsung

Problemi

Niente jack da 3.5mm e niente sblocco tramite riconoscimento facciale

Sony Xperia XZ3 recensione: la storia

Sony ha fatto la storia della tecnologia, proponendo, non solo nel ramo degli smartphone, delle innovazioni epiche. Eppure proprio nel settore mobile era rimasto abbastanza vecchietto, almeno fino al Sony Xperia XZ2, dove l’entrata in gioco del nuovo design “Ambient Flow” lo rese finalmente un prodotto che non sembrava teletrasportato da un’altra epoca. Insomma, la Sony si era svegliata.

Ma per compiere un nuovo balzo in avanti, serviva perlomeno mettersi al pari con i leader, e Sony Xperia XZ3 lo fa, soprattutto a partire dallo schermo. I contatti con aziende come LG e Sharp hanno dato buoni frutti e quando apri la scatola il “Wow!!” che ti esce spontaneo, non è più molto dissimile da quello che fai con Samsung o Apple. Ovviamente, crescere significa a rinunciare a qualcosa di vecchio, che non a tutti è piaciuto: insomma, nessuna crescita è indolore.

Design

Molto bello. Sony Xperia XZ3 è sensibilmente differente rispetto ai suoi predecessori e tirato fuori dalla tasca fa la sua bella bella figura. E’ interamente costruito in metallo, con una scocca che ricorda quella degli aerei (almeno così dice con un po’ di enfasi il produttore). Ma il bello è l’unione del vetro che gli dà un bellissimo effetto “bombato”, conferendogli allo stesso tempo molta forza e tanta tanta resistenza. E’ leggermente più duro e spesso dei suoi competitor, ma ci piace.

E’ disponibile in quattro colori. Il Black è piuttosto elegante anche se, attenzione, si trasforma facilmente in un raduno di ditate che rovinano un po’ l’effetto, a meno che non lo puliate ogni mattina come fareste con degli occhiali di vista. Il White Silver, abbastanza caruccio, ma soprattutto il Forest Green e il Bordeaux Red, due colori decisamente originali rispetto alla media che lo fanno risaltare molto bene, e dove le ditate si vedono decisamente di meno.

Visto frontalmente abbiamo in alto gli speaker e in basso la fotocamera frontale. Sul fondo troviamo l’entrata per una ricarica USB-C, ma niente (oddio!) jack da 3.5mm! Sul retro ecco spiccare al centro la fotocamera e il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali. Accipicchia, quest’ultimo è posizionato piuttosto maluccio, e i primi test lo definiscono abbastanza scomodo.

Sul bordo sinistro assolutamente niente, mentre sul destro i cari e vecchi controlli per il volume, l’accensione e l’entrata delle schedine.

Il tutto è davvero resistente. Non solo la combinazione di alluminio e vetro contribuisce ad una solidità generale che si sente parecchio, ma è protetto dalla polvere, dall’acqua, dove può essere immerso oltre un metro fino a 30 minuti, e dai graffi, grazie alla tecnologia 3D Gorilla Glass 5, che mira a rendere il Sony Xperia XZ3 un dispositivo veramente molto molto difficile da rovinare.

L’impressione generale del design è veramente buona, anzi… diciamola tutta. Sembra un bel Samsung!

Display

Eccoci al cuore della rivoluzione apportata nel Sony Xperia XZ3. Innanzitutto le dimensioni: un bel 6 pollici con una ratio di 18:9, dà veramente tanto bello schermo da guardare. Sony Xperia XZ3 è immune alla moda del Notch, quella rientranza nera che ospita di solito la fotocamera, con lo schermo che si estende alla sua destra e alla sua sinistra. No, qui abbiamo un bel rettangolo.

Quanto a qualità, Sony Xperia XZ3 può essere annoverato nei cataloghi: la casa madre ha abbandonato definitivamente il vecchio display IPS LCD, utilizzato strenuamente negli ultimi anni, è si è convertita al P-OLED. La nuova tecnologia, che nasce grazie alla collaborazione con la Bravia, offre uno schermo veramente stupendo. E’ brillantissimo nei colori, che sembrano saltare fuori dallo schermo, non meno che la resa del nero dei caratteri, che sembrano stampati. Bello e vivido, il display di Sony Xperia XZ3 è dotato di tecnologia QHD+ per la riproduzione dei video.

Questo tipo di qualità, in particolar modo l’HDR10, si adegua perfettamente agli standard con cui Amazon, YouTube e Netflix riproducono i film e le serie. Anzi, Sony e YouTube hanno anche stipulato un accordo per cui Sony, con questo tipo di codifica, invia più facilmente i video su YouTube, che li digerisce meglio e li riproduce con grandi prestazioni su tutti i dispositivi simili.

DisplayMate, un leader nel giudicare la bellezza dei display ha contrassegno lo schermo di Sony Xperia XZ3 con una bella A+, e possiamo dire che questo tipo di display non ha più da temere il Galaxy Note 9.

Ma non è finita: il display del Sony Xperia XZ3 ha i bordi incurvati. E pure molto. Copiando…ehm.. riprendendo la moda Samsung, il Sony Xperia XZ3 ha una eccellente curvatura dello schermo ai quattro angoli, dando una sensazione di spazio davvero gradevole. Per cui, tanti complimenti al display!

Hardware

Sotto questo aspetto nulla di nuovissimo. Il processore Qualcomm Snapdragon 845, abbinato ai 4GB di RAM è lo stesso del predecessore, il Sony Xperia XZ2. Per cui a livello di “motore” poco o nulla è stato fatto. In realtà c’è qualche piccola variazione: stando ai benchmark possiamo dire che è leggerissimamente più veloce, ma certamente non è facile notarlo e comunque in un prodotto successore di un altro, ci aspettiamo qualcosa di più.

Certo, il dispositivo è veloce e si utilizza benissimo, per carità, ma certamente possiamo affermare che il potenziamento dell’hardware non era tra le priorità dei progettisti.

Sistema Operativo

Sony Xperia XZ3 ci arriva con un bel Android 9 Pie nuovo di zecca. E questo è bello: la versione Pie è incentrata sulla capacità di adattamento. Ad esempio, a seconda delle applicazioni che usiamo, Android Pie gestisce al meglio la batteria. Oppure la luminosità dello schermo si adatta a seconda del luogo e dell’ora del giorno. E ancora, le applicazioni si adattano al tempo: ad esempio, Google Maps, al mattino, ti mostra come suggerimento il percorso per andare in ufficio, immaginando che tu stia andando a lavorare.

E addirittura, Android 9 Pie cerca di farti usare lo smartphone meno e in maniera più intelligente, mostrandoti un riassunto del tempo impiegato in ciascuna applicazione, con il sottile intento di farti sentire in colpa, “annebbiando”, pur potendole usare, le icone delle app di cui stai abusando.

Tutto questo sul Sony Xperia XZ3 funziona alla grande. A questo si aggiunge la solita gamma di applicazioni native di Sony, carine anche se alcune non si utilizzano praticamente mai, mentre troviamo preinstallato Netflix, per tutti gli appassionati. Avere Android 9 Pie, inoltre, è garanzia di ricevere per un bel pezzo anche gli aggiornamenti direttamente da mamma Google, il che è davvero una ottima notizia.

Rete e chiamate

Supportata appieno la connettività, il che ci rende contenti, anche se è normale per un dispositivo top di gamma. Sony Xperia XZ3 è pienamente Dual SIM e in particolare due Nano SIM, trovano felicemente posto nel corpo del dispositivo. Una sbavatura: una volta inserite bisogna riavviare per ottenerne il riconoscimento. Questo si potrebbe anche correggere, suvvia!

Funzionalità

SideSense

Tante belle funzionalità. La prima da citare è certamente Side Sense. Avete presente che il display, oltre ad essere bello e grande ha anche gli angoli smussati? ecco, se toccate due volte un lato dello schermo, ecco uscire allo scoperto un bel menù e una lista di app. Insomma, Sony Xperia XZ3 prova a reinventare l’interfaccia utente attraverso questo giochino. Il risultato è abbastanza carino: il menù si capisce bene, e le app più utilizzate vengono posizionate mano mano in alto, per maggiore comodità.

Ovviamente possiamo aggiungerle o modificarle manualmente. In realtà la funzione non è di immediata comprensione, anche per un fatto di abitudine o di cultura. In altre parole, sebbene sia una buona idea, rischia di diventare uno di quegli accorgimenti di cui ti dimentichi completamente, se non quando per caso lo attivi.

Smart Launch

Smart Launch invece è pensato per venire incontro agli scatti fotografici fatti in velocità. Se tiri fuori il Sony Xperia XZ3, e lo posizioni in orizzontale, si attiva automaticamente la fotocamera, e con un tocco sullo schermo puoi scattare la tua bella foto. E’ uno degli sforzi che Sony sta facendo nel settore dell’intelligenza artificiale o quantomeno nella previsione del comportamento dell’utente. Funziona nella stragrande maggioranza dei casi, solo in alcuni episodi c’è voluto qualche secondo prima di Smart Launch andasse in funzione.

Ambient Display

Ambient Display è pensato invece per creare una determinata “atmosfera” sul tuo Sony Xperia XZ3. Si tratta di un set grafico preimpostato con 5 stili differenti di orologio, notifiche, controller e grafica delle icone, facilmente modificabili dal pannello di controllo. Niente di rivoluzionario ma abbastanza carino.

Photo Playback

A questo si aggiungono altri piccoli “fiocchetti” come Photo Playback, dove le ultime foto scattate o quelle che selezioni appositamente, vengono mostrate a scorrimento nello stesso stile delle Tiles di Windows 10. E ancora, la possibilità di creare delle impostazioni già pronte per la navigazione su internet o la fotocamera, che si possono attivare all’istante grazie ad una icona-scorciatoia posizionata nella tua Home.

Fotocamera frontale

La fotocamera frontale del Sony Xperia XZ3 non ha subìto modifiche importanti rispetto al predecessore. Abbiamo i nostri bei 19MP. Perchè? sostanzialmente perchè il Dual Sensor che era stato montato sul Sony Xperia XZ2 era troppo spesso e non ci stava in una scocca così sottile, per cui si è tornati alla soluzione Single Sensor. Nonostante questo possiamo scattare delle foto eccellenti, nei dettagli e nei colori, anche in movimento.

Sony ha pensato ad una cosa: quando si fanno le foto con il cielo luminoso, spesso si sbaglia, per cui ha creato una funzione che si occupa di gestire un cielo soleggiato, lavorando sulla esposizione e su una bella serie di regolazioni. La cosa ci piacerebbe, ma in compenso in altre condizioni si rischia una sovra esposizione, per cui si è aggiustato da un lato per sbagliare dall’altro.

Sony Xperia XZ3 offre così una buona soluzione per scattare le foto. Ma rispetto al Galaxy Note 9 e all’iPhone X? no, non ci arriva ancora. In parte per le lenti, in parte per le soluzioni software, eccellenti, ma che ancora non reggono pienamente il confronto.

Video

La ripresa dei video è piacevolissima. Per due motivi: il primo è il poderoso e visibile sforzo della casa madre, che riesce ad offrire con orgoglio una splendida ripresa in 4K HDR. Il 4K per le immagini e la loro nitidezza, e l’HDR per i colori. Davvero un risultato eccellente. Secondo, davvero una figata lo Slow Motion: realizzato tramite tecnologia Spectra 280, è in assoluto il top che esista sul mercato. Niente come un Sony Xperia XZ3, al momento attuale, ti fa degli slow motion più belli.

Inoltre, come accennato, i video vengono codificati già per l’upload di YouTube, con il massimo della qualità possibile. Sotto questo aspetto, ottimo lavoro.

Audio

Molto bene anche il comparto audio. Innanzitutto per mere questioni di grandezza: gli speaker sono il 20% più grandi rispetto al Sony Xperia XZ2, per cui il volume è più forte. Ma il merito principale va al Dynamic Vibration System, che si basa su un motore per far vibrare lo smartphone più grosso e potente e un software che, analizzando le vibrazione stesse, è in grado di sincronizzarle con la musica. Il risultato è un audio di notevole livello, con dei bassi strepitosi.

Fotocamera Selfie

Se per la fotocamera frontale non segnaliamo nessun passo in avanti, quella dedicata ai selfie invece è migliorata. 13.2 MP per degli autoscatti davvero belli. A questo si aggiunge la funzione per migliorare il nostro viso: si può rendere più sottile, ingrandire leggermente gli occhi e aumentare la luminosità della pelle. L’operazione viene fatta in automatico grazie al riconoscimento dei volti, ma possiamo intervenire manualmente. Ovviamente, non arriviamo ai filtri di Instagram, ma diciamo che dei buoni risultati si possono ottenere con poco sforzo.

Memoria

Sony Xperia XZ3 ha solo una versione da 64GB. Ma con le solite schedine MicroSD possiamo tirare fino ai 512GB

Batteria e durata

Sony Xperia XZ3 è equipaggiato con una batteria non rimovibile da 3.330 mAh. Dovrebbe bastare per un uso quotidiano non eccessivamente intensivo: probabile che si arrivi a sera con il classico 15/20%. Per la ricarica ci dobbiamo appoggiare al cavetto USB per una velocità ottimale. Abbiamo anche la tecnologia Fast Charge, quella che in 30 min te lo riempie fino al 100%, e in più c’è la ricarica Wireless che è comunque abbastanza veloce.

Prezzo e disponibilità

Sì, il dispositivo è un top di gamma e il prezzo lo accompagnerà. Sony Xperia XZ3 dovrebbe costare dai €700 agli €800. La disponibilità è annunciata per l’inizio di ottobre di quest’anno.

Opinioni

I primi a provarlo sono stati gli utenti asiatici. Che dicono? alcuni sono entusiasti, e sono davvero felici che Sony Xperia XZ3 si sia finalmente svecchiato e offra soluzioni che sembravano mancare. Altri lo criticano perchè… sta diventando un Samsung! Sony ha sempre scritto la storia della tecnologia con le sue innovazioni, e il suo andare dietro ai leader finendo per assomigliargli sta deludendo alcuni fan. Insomma, sembra che abbia poche idee.

Una critica che si muove nei quattro angoli del globo: dannazione, non c’è il mini jack da 3.5mm!

Problemi

Per ora Sony Xperia XZ3 non presenta problemi importanti. L’unico veramente degno di nota è la scomodità del sensore di riconoscimento delle impronte. Le ragazze, con la mano più piccola ci arrivano, ma con le mani più grandi il cerchietto è posizionato troppo in basso e diventa scomodo. Infine, non è un vero e proprio problema, ma Sony Xperia XZ3 non ha la funzionalità di sblocco del dispositivo tramite riconoscimento facciale.

Scheda tecnica

RETE Technologia GSM / HSPA / LTE
LANCIO Annuncio Agosto 2018
Rilascio Primi di ottobre
CORPO Dimensioni 158 x 73 x 9.9 mm
Peso 193 g
Chassis Alluminio e vetro con Gorilla Glass 5
SIM Singola SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– IP65/IP68 resistente a polvere e acqua (fino a 1.5m per 30 min)
DISPLAY Tipo P-OLED capacitivo touchscreen, 16M colori
Misure 6.0 pollici, 92.9 cm2 (~80.5% ratio)
Risolutione 1440 x 2880 pixel, 18:9 ratio (~537 densità ppi)
Multitouch Sì, fino a 10 dita
Protezione Corning Gorilla Glass 5
– HDR BT.2020
– Display Triluminos
– Motore X-Reality
PIATTAFORMA OS Android 9.0 (Pie)
Chipset Qualcomm SDM845 Snapdragon 845
CPU Octa-core (4×2.7 GHz Kryo 385 Gold & 4×1.7 GHz Kryo 385 Silver)
GPU Adreno 630
MEMORIA Card slot microSD, fino a 512 GB
Interna 64 GB, 4 GB RAM
FOTOCAMERA

FRONTALE

Singola 19 MP, f/2.0, 25mm, 1/2.3″, 1.22µm, PDAF predittivo
Funzioni LED flash, panorama, HDR
Video 2160p@30fps, 1080p@60fps, 1080p@30fps (5-assi gyro-EIS), 1080p@960fps, HDR
SELFIE CAMERA Singola 13 MP, f/1.9, 23mm, 1/3″, 1.12µm
Funzioni HDR
Video 1080p@30fps (5-assi gyro-EIS)
SUONO Tipi di avviso Vibrazione; MP3, suonerie WAV
Altoparlanti Si, con stereo
3.5mm jack No
– 24-bit/192kHz audio
– Dynamic vibration system
– Eliminazione del rumore con microfono dedicato
CONNETTIVITA’ WLAN Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac, dual-band, Wi-Fi Direct, DLNA, hotspot
Bluetooth 5.0, A2DP, aptX HD, LE
GPS Sì, con A-GPS, GLONASS, BDS, GALILEO
NFC Si
Radio No
USB 3.1, Type-C 1.0 con connettore reversibile; USB Host
FUNZIONI Sensori Impronte digitali (retro), accelerometro, giro, prossimità, barometro, compasso
Messaggistica SMS, MMS, Email, IM, Push Email
Browser HTML5
– Ricarica Super veloce (Quick Charge 3.0)
– Ricarica Qi wireless
– Xvid/MP4/H.265 player
– MP3/eAAC+/WAV/Flac player
– Visualizzazione documenti
– Editor di foto e video
BATTERIA Non removibile Li-Ion 3300 mAh
VARIE Colori Black, Silver White, Forest Green, Bordeaux Red
Prezzo Circa 800 EUR

LG G7 Fit recensione. Il fratellino minore con qualche guizzo

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L’LG G7 Fit è il fratellino minore tra i prodotti della casa coreana del 2018. Può andare bene per quelli che vogliono un prodotto grande e che sembri in linea con dispositivi più blasonati, ma alla fine lo utilizzano sostanzialmente per telefonare.

Oppure se volete fare un dispetto ad un appassionato di tecnologia, che quando vorrà qualcosa di più dovrà cercare qualcos’altro. E’ una battuta, certo, ma fa ben capire il senso di questo prodotto. Uno smartphone di fascia media, che non rimarrà certo negli annali della tecnologia, ma che qua e là, ha qualche “guizzo” interessante.

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Design

Buono, abbastanza elegante. Estremamente resistente a polvere e acqua.

Display

Grande e luminosissimo. Si vede anche in pieno sole

Hardware

Processore di ripiego. Adatto solo per funzionalità medie. Poca RAM

Sistema Operativo

Android Oreo 8.1. Bel sistema, non stressa troppo l'hardware, alcune funzioni carine. 

Rete e chiamate

Dual Nano SIM, molto bene. Supporta la rete 4G LTE.

Funzionalità

Nulla di particolare. Solo il riconoscimento impronte digitali

Camera frontale

16MP. Abbastanza buona. Carina la funzione che capisce da sola il contesto della foto.

Video

Accettabili. Riesce a fare video in 4K se c'è buona luce.

Camera Selfie

Poco più di un sensore. Niente di che

Connettività

Nella norma, ma Bluetooth vecchio.

Memoria dati

Da 32 o 64GB. Molto espandibile fino a 256GB

Batteria

Una giornata scarsa. Però si ricarica molto velocemente

Benchmark

Per ora si posiziona a metà fra i suoi competitor.

Recensione LG G7 Fit. La storia del prodotto

LG ha lanciato sul mercato il suo prodotto di punta: LG G7 ThinQ, una vera nave ammiraglia che può competere con i top del settore. Tuttavia, dal momento che vi sono presentazioni di nuovi prodotti a ritmo regolare, la LG è solita creare delle versioni minori dei suoi prodotti top, in modo da essere presente sul mercato e non far vedere che non sta producendo nulla.

Per questo sono nati LG G7 One, un buon prodottino, e LG G7 Fit, che sono sostanzialmente dei “gregari”. Presentati entrambi all’IFA 2018 di Berlino questi sono, per stessa ammissione dei loro dirigenti, pensati come “ponte” per i dispositivi più importanti.

E’ in quest’ottica che deve essere visto LG G7 Fit, un prodotto di passaggio, come un centrocampista con un buon palleggio. LG G7 Fit si candida ad essere il successore dell’ormai vetusto LG G6.

Design

Il design di LG G7 Fit è buono, ben diverso dai fratelli maggiori, ma abbastanza carino. Possiamo dire che tirandolo fuori dalla tasca non farete un figurone eccezionale, ma non sembrerà nemmeno un telefono vecchio da preistoria. L’impressione generale è di un “buon, grande telefono”, diciamo. E’ fatto prevalentemente da alluminio con qualche parte in vetro, e in mano è ben saldo. Uno dei “guizzi” di cui vi parlavamo, è la sua resistenza.

E’ certificato IP 68. Ovvero, ha una straordinaria resistenza alla polvere, per cui non si formerà praticamente mai quella fastidiosa patina di polvericcio che sa tanto di “vissuto”, ed è completamente impermeabile. Potete immergervi per oltre un metro di profondità fino a 30 minuti, e LG G7 Fit non farà una piega. In teoria, questo tipo di certificazione supera anche 14 test militari. Traducendo in realtà, non potete andare in missione di guerra, ma se vi cade accidentalmente più volte, o se lo mettete nella tasca posteriore e vi sedete, non ve lo ritroverete in pezzi. Insomma, è un fratellino piuttosto “tosto”.

Dietro, troverete in una sola linea verticale, la fotocamera, il LED che funge da flash, e il bollino per il riconoscimento dell’impronta digitale. Per il resto, è dotato di tutte le classiche entrate per la ricarica, le cuffie e la schedina di memoria. LG G7 Fit è disponibile in due colori: Aurora Black e Platinum Grey.

Display

Il Display è bello. Grande, piuttosto grande, fa la sua buona figura. E LG ha avuto la furbata di dotarlo della sua tecnologia Bright Display, dove è leader nel mercato, per cui è luminosissimo, quasi accecante. I colori sono davvero sparati con grande forza e i vostri occhi non potranno non apprezzare. Mettendolo a piena luminosità potete vedere tutto anche in una giornata di sole.

E questo è un punto di forza. E’ dotato anche lui del Notch, una rientranza in alto e al centro, dove troviamo il sensore per i selfie, con lo schermo che si posiziona alla sua destra e alla sua sinistra: è una moda recente per sfruttare tutto lo spazio disponibile.

Certamente, il display, uno dei punti di forza del prodotto.

Hardware

E qui casca l’asino. Quello che definisce il prodotto di fascia media e che non lo porterà mai alle luci della ribalta è esattamente il suo hardware. Diciamolo chiaramente: ha delle soluzioni di ripiego. Nonostante sia dotato di un processore Octa-Core e una GPU dedicata per la grafica, il vero problema è che la CPU è una Snapdragon 821, ovvero una soluzione rilasciata nel 2016 dal produttore Qualcomm, per sostituire il problematico Snapdragon 820. Capito perchè diciamo “di ripiego?”.

Inoltre abbiamo 4GB di RAM, che non è una enormità. Tradotto in termini pratici, significa che il dispositivo può reggere un normale utilizzo, la navigazione sul web e un discreto numero di applicazioni in background, ma scordatevi di utilizzarlo per i videogiochi più impegnativi, altrimenti vi fumerà in mano, e non potrete tenere allegramente millemila app aperte, pena un sensibile rallentamento delle prestazioni.

Sistema Operativo

A compensare l’hardware decisamente limitato, il sistema operativo Android Oreo 8.1. LG ha scelto questa versione di Android proprio perchè ha delle limitazioni nell’utilizzo delle applicazioni e nella gestione dei dati, che consente di stressare di meno il processore e la batteria. Insomma, non avendo chissà cosa nel motore, perlomeno il sistema operativo è clemente. Android Oreo 8.1 offre una gestione delle notifiche veramente intelligente, dividendole per categorie e permettendo di silenziarle per un lasso di tempo a scelta.

Troverete la funzione “Picture in picture” per cui potrete visualizzare una applicazione più in piccolo mentre ne eseguite un’altra: esempio pratico, un video di Youtube mentre usate Whatsapp.
In teoria Oreo 8.1 sarebbe collegato al programma Android One, ovvero ad una funzionalità che garantisce l’aggiornamento del sistema operativo per almeno 18 mesi. Ce l’hanno LG G7 ThinQ e LG G7 One, ma non il Fit. Tuttavia, osservando le specifiche tecniche, dovrebbe essere possibile aggiornare lo stesso alla prossima versione di Android 9, detta Pie.

Non troveremo nemmeno il Google Assistant, che è troppo per le forze a disposizione di LG G7 Fit.

Rete e chiamate

Qui andiamo meglio. LG G7 Fit è Dual SIM, per cui supporta pienamente due belle Nano SIM per la gestione di un doppio numero. Inoltre, prende tutte le reti compreso il 4G LTE, per cui è molto probabile che abbiate campo nella stragrande maggioranza delle situazioni, e anche con la connessione dati, dovreste navigare in internet con grande stabilità.

L’audio delle telefonate è ottimo: non che abbia nulla di straordinario, se non la solita funzione di riduzione del rumore, però la voce è forte e chiara. Su questo aspetto, nulla da eccepire.

Funzionalità

Le solite: bussola, giroscopio, cronometro, niente di particolare. Comunque LG G7 Fit riesce ad integrare il riconoscimento e lo sblocco tramite impronta digitale. La procedura è sempre quella: si spinge con il polpastrello per quattro o cinque volte. Supporta fino a 5 impronte e lo sblocco è immediato. Ovviamente, da un “fratellino” non possiamo aspettarci molto altro.

Camera Frontale

Sotto questo aspetto LG G7 Fit si difende bene. Oddio, siamo sempre nella fascia media, per cui non aspettatevi di trovare chissà cosa. La fotocamera frontale infatti è di 16MP, che ormai è d’abitudine. Comunque LG ha provato a metterci qualcosa in più aggiungendo la funzione AI Cam, che starebbe per Intelligenza Artificiale Cam. Si tratta di una funzione per cui il software della fotocamera è in grado di capire da solo il contesto in cui ci troviamo, e adatta automaticamente le impostazioni per aiutarci a compiere un buono scatto.

Il cervellino di LG G7 Fit riconosce da solo fra “Persone, Cibo, Animali, Paesaggi, Città, Fiori, Alba e Tramonto” e si autoregola. Ovviamente il LED funge da flash per le condizioni di scarsa luminosità. Dati gli strumenti a disposizione possiamo aspettarci un lavoro abbastanza buono.

Audio e video

Per quanto riguarda il video, ci troviamo di fronte ad una qualità media, anche se possiamo registrare video in ultra definizione 4K. Ovviamente dobbiamo fare i conti fra quello che viene promesso e gli oggettivi limiti strutturali del prodotto. Diciamo che in condizioni di buona luce, si possono ottenere dei video abbastanza belli e molto nitidi. Ma non aspettatevi miracoli al crepuscolo o con oggetti in rapido movimento.

L’audio invece è veramente ottimo. Non solo quello delle chiamate, come dicevamo prima, ma anche quello della musica. Perchè LG in questo caso è stata molto intelligente, e ha inserito la funzionalità Boombox Speaker. Ovvero, la struttura dello smartphone è pensata per funzionare da cassa di risonanza per la musica, e questo significa che se facciamo partire un brano dalla nostra playlist, il suono “rimbomberà” nel telefono con un sensibile aumento dei bassi. Questo è molto carino.

Camera selfie

Per i selfie abbiamo un sensore, che fatichiamo a definire camera, di 8MP. Certo, possiamo farci i selfie, ma se volete fare i fighi su Instagram vi ci vorrà molto molto editing successivo.

Connettività

Classica, nulla di particolare. A tratti vecchietta, come il Bluetooth che è rimasto a 4.2 mentre siamo al 5.

Memoria

LG G7 Fit ha due versioni da 32 e 64GB. Per chi non ha una grande mole di dati può andare bene, diciamo che siamo nella media. Per fortuna la memoria è molto molto allungabile. Tramite le solite schedine SD possiamo arrivare a 256GB, che dovrebbero bastare anche per un fotografo.

Batteria e durata

La batteria ha una buona durata. Con 3000 mAh lo smartphone regge fino a sera, a fronte di un utilizzo normale. Non è che vi siano prestazioni degne di nota. L’unica cosa positiva è che è dotata di tecnologia Fast Charge, per cui se siamo al 2% in una cinquantina di minuti siamo al 100%. Per la ricarica della batteria wireless però niente da fare. Ancora il caro e vecchio filo.

Trucchi

LG G7 Fit ha la tecnologia Boombox Speaker per ampliare i suoni. Provate comunque ad avviare una canzone con un bel giro di basso (come Billie Jean di Michael Jackson o Human di Rag’n’Bone Man) e appoggiatelo su una scatola: è progettato per far vibrare il cartone in modo da amplificare ancora di più i bassi.

Prezzo e disponibilità

Nulla sappiamo sul prezzo, su cui LG tiene uno stretto riserbo, ma dal momento che non è un prodotto di punta su cui si vuole guadagnare chissà cosa, non dovrebbe essere esoso. Anzi, il rapporto qualità/prezzo dovrebbe essere piacevole. Per la disponibilità, sappiamo che arriverà in Italia per la fine del 2018.

Opinioni

Pochissime, per ora. Le uniche che si trovano in rete puntano il dito contro il processore scarso. Certamente, non sarà il prodotto preferito di chi se ne intende un po’.

Benchmark

Messo a confronto con gli altri prodotti della sua gamma, per ora possiamo fare affidamento sul benchmark di Antutu, una compagnia cinese che esegue 5 test fondamentali. CPU, RAM, Grafica 2D e 3D e velocità di scrittura/lettura. Stando a questa prova LG G7 Fit si posiziona a metà rispetto ai suoi concorrenti. Riesce a superare il Nokia X5 e l’Oppo A3, è alla pari con il suo antenato LG G6+ mentre è un pochino sotto all’iPhone SE (roba del 2016), e a Huawei Nova 2s.

Scheda tecnica

CORPO Dimensioni 153.2 x 71.9 x 7.9 mm
Peso 156 g
SIM Single SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– IP68 resistente a polvere/acqua (fino a 1,5 metri per 30min)
– MIL-STD-810G approvato
DISPLAY Tipo Capacitivo touchscreen IPS LCD , 16M colori
Dimensioni 6.1 pollici, 91.3 cm2 (~82.9% body ratio)
Risoluzione 1440 x 3120 pixel, 19.5:9 ratio (~563 ppi)
Multitouch Si
Protezione Da confermare
– Dolby Vision/HDR10 approvato
– Display sempre attivo
PIATTAFORMA OS Android 8.1 (Oreo)
Chipset Qualcomm Snapdragon 821
MEMORIA Card slot microSD, fino a 512 GB
Interna 32/64 GB, 4 GB RAM
FOTOCAMERA
FRONTALE
Singola 16 MP, f/2.2, 28mm, PDAF & laser AF
Funzioni LED flash, HDR, panorama
Video 2160p@30fps
SELFIE CAMERA Singola 8 MP, f/1.9, 26mm
Video 1080p@30fps
SUONO Tipi Vibratione; MP3, suonerie WAV
Altoparlante Si
3.5mm jack Si
– 32-bit/192kHz audio
– DTS: X Surround Sound
– Eliminazione del rumore con microfono dedicato
CONNETTIVITA’ WLAN Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac, dual-band, Wi-Fi Direct, DLNA, hotspot
Bluetooth 4.2, A2DP, LE
GPS Si, con A-GPS, GLONASS, BDS
NFC Si
Radio FM radio
USB 3.1, Type-C 1.0 connettore reversibile, USB On-The-Go
FUNZIONI Sensori Impronta digitale (sul retro), accelerometro, giroscopio, prossimità,
Messaggi SMS(organizzati in gruppi), MMS, Email, Push Email, IM
Browser HTML5
– Carica rapida della batteria (Quick Charge 3.0)
– MP4/DviX/XviD/H.265 player
– MP3/WAV/FLAC/eAAC+ player
– Editor Photo/video
– Editor di documenti
BATTERIA Non-rimovibile Li-Po 3000 mAh
VARIE Colori New Aurora Black, New Platinum Gray

 

Il tuo sito perde posizioni su Google? Le cause che non ti aspetti

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E’ da tanto che lavori sul tuo sito, avevi ottenuto dei buoni risultati di posizionamento e avevi anche raggiunto qualche posizione decisamente interessante. Ma ora il tuo sito perde posizioni su Google, e non sai perchè. Apparentemente sembra non sia cambiato nulla, ma i tuoi link scendono.

Può accadere per tantissimi motivi, ma nella nostra esperienza, il calo improvviso di risultati sui motori di ricerca può derivare da problemi di sicurezza nel sito web, di cui non avevi minimamente sospettato l’esistenza. Ecco una carrellata di possibili criticità relative alla sicurezza e alla privacy del sito, che potrebbero essere la causa dei tuoi problemi.

Perdi posizioni su Google perchè… il server non è attendibile

I motori di ricerca analizzano il tuo server per capire se è attendibile. Se il tuo sito è su un server particolarmente economico, che per risparmiare inserisce i dati del tuo portale assieme ad altri domini, fra cui gioco d’azzardo, porno o scommesse, hai un problema. Questo incide sulla reputazione del tuo sito, abbassandone il posizionamento. E non solo: anche la posizione geografica del server ha il suo ruolo. Se il sito ha un dominio italiano e il server si trova in Bangladesh, si verifica una incoerenza sospetta che incide sulla fiducia nei confronti della tua piattaforma.

Per risolvere questo problema bisogna migrare il sito verso un server altamente attendibile e dedicato, o che perlomeno non faccia convivere sulla stessa macchina i siti seri con quelli meno attendibili. E che sia situato nel nostro paese.

Hai dello spam nascosto

Gli hacker sono molto furbi. Non attaccano più i siti defacciandoli per divertimento. Lo fanno solo per portare avanti le loro ideologie, ma nella stragrande maggioranza dei casi, un attacco hacker rimane silente. Il tuo sito continua a funzionare normalmente ma in realtà contiene dei link di spam, che fanno il gioco dei pirati informatici e nel frattempo sono catastrofici per il tuo posizionamento. Te ne potresti accorgere per caso, ma di solito lo spam si diffonde come una malattia non vista, minando la sicurezza e le performance del sito.

Nel caso in cui il tuo sito sia stranamente lento e/o stai perdendo posizioni molto velocemente senza che la concorrenza abbia fatto granchè, probabilmente c’è qualcosa di insolito nel tuo codice. E’ il caso di verificare le pagine del tuo portale e di rimuovere immediatamente lo spam. Ma non basta: una volta che si viene contrassegnati come spammer, è necessario attivare una serie di operazioni per riconquistare la fiducia verso i motori. E’ un lavoro delicato e abbastanza complesso, che fa fatto da personale specializzato.

Hai un virus nelle pagine

Caso ancora peggiore dello spam. Un hacker ha inserito un virus nel tuo sito, e tutti gli utenti che lo visitano vengono infettati. E’ una delle situazioni peggiori e di norma te ne puoi accorgere perchè cercando il tuo sito da Google, vieni segnalato come non sicuro, con la dicitura che se si procede lo si fa a proprio rischio e pericolo. In questo caso la caduta del posizionamento è sicura: è come se il sito avesse un infarto, bisogna fare il prima possibile.

Bisogna rimuovere il virus a livello di server, toglierlo dal codice e verificare che non ne siano state inserite varianti. Se il tutto viene eseguito entro poche ore, è possibile che i danni siano contenuti e che il tuo portale venga risparmiato. Se passassero giorni o settimane, invece, bisogna aggiungere ad una profonda pulizia, la realizzazione di nuovi contenuti professionali per dimostrare la ritrovata affidabilità del portale.

Non hai ancora l’HTTPS

Il protocollo di sicurezza HTTPS è una tecnologia che cifra le comunicazioni fra il tuo server e il browser dell’utente, per evitare che queste possano essere intercettate. Lo riconosci dal lucchetto verde che compare in alto a sinistra quando visiti il sito. Prima era appannaggio dei grandi portali, ma ora Google ha dato una profonda spinta per l’adeguamento di tutti i siti, e non solo segnala quelli sprovvisti di HTTPS ma li abbassa leggermente nei risultati.

Il passaggio all’HTTPS può risolvere parecchi problemi di posizionamento, e per farlo è necessario installare un certificato di sicurezza valido e di un ente certificato, e controllare manualmente che ogni pagina sia aggiornata. Se fatto male il risultato è ancora peggio: un misto di HTTPS e HTTPS, o pagine doppie, confondono i motori e fanno più male che bene. Per questo l’operazione deve essere veloce e completa.

Non si capisce chi c’è dietro il sito

Questa è specializzata per i siti di news. Il posizionamento organico ma soprattutto su Google News ha bisogno di alcune caratteristiche fondamentali. Una di queste è la attendibilità del sito: per avere un portale di news affidabile è necessario che siano chiari i riferimenti ai gestori del sito, e che i giornalisti o almeno la redazione siano facilmente contattabili ed identificabili. Inoltre, devono essere escluse alcune cattive pratiche come la scrittura di più news per lo stesso identico fatto, che di norma si fa nell’illusione di posizionarsi per più keyword, o l’utilizzo massiccio di foto prese da altri giornali.

In questo caso c’è un problema non strettamente di sicurezza, quanto di credibilità, ed è necessaria una consulenza completa per l’aggiornamento del portale di news, al fine di rispondere agli standard richiesti dagli aggregatori di notizie.

Come la blockchain può aiutarci a recuperare privacy e aggirare la censura

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Leggiamo in continuazione titoli di giornali che associano il termine blockchain alle criptomonete, i Bitcoin, ma la maggior parte del pubblico non ha compreso le basi della tecnologia, non sa come funziona e non immagina che può essere applicata anche al di fuori delle valute digitali.

In parole semplici, la blockchain è un sistema per lo scambio di informazioni decentralizzato. Ogni dato viene registrato, aggiornato e verificato da tutto il resto della struttura che partecipa al meccanismo, controllando che non ci siano transazioni non autorizzate e prevenendo interferenze da parte di entità maggiori come i governi o le grandi aziende.

Dal momento che le istituzioni pubbliche e le aziende private si stanno impegnando per creare in maniera discreta strumenti di sorveglianza di massa come Amazon, Facebook ma anche Wechat, una versione tutta cinese di Whatsapp, la blockchain sarà lo strumento con cui le future generazioni potranno proteggere i loro diritti e la loro privacy. Vi forniamo tre esempi del potenziale del blockchain che possa aiutarci ad evitare la censura, proteggere la privacy e garantire la nostra libertà.

Usare la blockchain per aggirare la censura

La tecnologia della blockchain debuttò in un momento storico in cui il pubblico era sempre più dipendente dai social media e delle gratificazioni istantanee che internet gli forniva. E con il crescere di queste piattaforme, la privacy è diventata sempre meno importante nella mente degli utenti, ma in realtà sempre più urgente a livello generale.

Questa impostazione di internet rende i cittadini suscettibili di invasioni della loro privacy e di censure pesanti. Anche se tanti servizi come Whatsapp, Signal, Telegram e Facebook Messenger aggiungono delle opzioni per la Protezione della privacy, questi sistemi sono comunque centralizzati e hanno a capo una sola azienda che decide. E proprio queste multinazionali rappresentano un pericolo per delle comunicazioni realmente private.

All’inizio di quest’anno, per esempio,il governo turco ha chiuso ProtonMail, un servizio che permetteva di inviare mail end-to-end cifrate distruggendole automaticamente dopo la trasmissione. Essendosi accorto che la piattaforma veniva utilizzata da giornalisti e dai dissidenti, il governo turco ha bloccato la funzione che si basava su 20 reti virtuali private, impedendo ai cittadini di aggirare le restrizioni e visitare i siti oscurati.

La nuova grande frontiera per evitare tutto questo e sviluppare applicazioni a prova di censura, è la blockchain: nel momento in cui le fonti di informazioni sono decentralizzate non esistono  concrete possibilità di attuare una censura su vasta scala.

La blockchain per riottenere la privacy

Raccogliere e registrare dati privati come informazioni bancarie,  indirizzi di casa o il codice fiscale, è diventata la norma. E queste informazioni vengono messe a rischio non solo dagli hacker che puntualmente riescono a bucare i database delle grandi aziende, ma dalle multinazionali stesse, che sfruttano dei voluti buchi nei contratti della privacy per accedere e vendere dati personali a terze parti o ai governi.

Lo scandalo di Cambridge Analytica, per esempio, rivelò che i dati di 80 milioni di utenti di Facebook erano stati allegramente venduti senza il loro consenso. E la vendita dei dati degli utenti rimane il modello di business delle grandissime compagnie tecnologiche: è quello che gli permette di passare da startup a grandi aziende.

Con la tecnologia della blockchain, i cittadini avranno la possibilità di registrare le informazioni private in un luogo sicuro e centralizzato, dove la raccolta di dati non è possibile. I cittadini manterranno infatti la proprietà dei loro dati decidendo dove e quando devono essere conservati o condivisi. Inoltre la tecnologia della blockchain può prevenire l’accesso di terze parti e di pirati informatici.

Riconquistare la libertà di acquisto

Anche la libertà del mercato può avere grande vantaggio dalla blockchain. Si sa che gli Stati sono strettamente legati ai sistemi finanziari. Ma dal momento che l’economia globale è diventata sempre più interconnessa, i cittadini hanno ottenuto accesso molto rapidamente a nuove forme di mercati e di scambi sfuggendo al controllo dei governi. E i governi hanno fatto di tutto per tentare di mantenere il loro potere .

Uno degli esempi più importanti è il meccanismo del “credito sociale” cinese. Si tratta di un programma di sorveglianza che registra tutte le azioni di ogni singolo cittadino e le interazioni con i suoi colleghi, per stimare il suo livello di benessere economico e per capire le sue abitudini di acquisto. Questo meccanismo di controllo coinvolge tutto, dalla stipula di un’assicurazione alla registrazione a un sito di incontri.

Le valute virtuali, basate sulla blockchain,  hanno il potere di troncare questo meccanismo dalla testa. Eliminando dalle transazioni l’autorità centrale, gli individui o i gruppi possono sfuggire al controllo del governo e questo effetto verrà amplificato quando sempre più negozi e venditori adotteranno le criptomonete. Ed è estremamente significativo che diversi governi abbiano cercato di bloccare con inutili tentativi  lo scambio di valuta virtuale.

La blockchain rappresenta così la vera frontiera per recuperare quella libertà di Internet che nel corso del tempo ci è stata sottratta, giorno dopo giorno, dai governi e delle grandi compagnie.

Post di Facebook contrassegnati come spam: la battaglia contro lo spam va male?

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Una cosa è identificare lo spam ed eliminarlo su una piattaforma virale come Facebook, ed è una cosa completamente diversa contrassegnare i messaggi normali come spam. La più grande piattaforma di social networking al mondo è di nuovo nei guai perché molti utenti si lamentano del fatto che i loro messaggi vengono contrassegnati come spam da Facebook.

Se hai recentemente condiviso un articolo o anche un post su un evento spesso inerente la politica e Facebook lo ha rimosso dicendo “sembra spam per noi”, allora non sei il solo.

Il co-fondatore di Alt News Pratik Sinha ha condiviso diversi screenshot dei post degli utenti rimossi dopo che Facebook li ha contrassegnati come spam quando chiaramente non lo sono.

Un utente ha affermato di aver pubblicato una notizia su degli eventi d’arte e che Facebook lo ha rimosso dopo averlo identificato come spam.

Allo stesso modo, i post su NotPetya e il ruolo della Russia, la sicurezza delle elezioni e altro sono stati identificati come spam e quindi rimossi da Facebook. Secondo Sinha, Facebook che contrassegna i post dei suoi utenti come spam senza una corretta valutazione della genuinità non segue una linea guida impostata, ma probabilmente è un errore tecnico. Gli utenti di tutto il mondo sembrano essere influenzati da questo, e non c’è nessuna comunicazione di Facebook su ciò che sta causando questo problema. Inoltre non è chiaro quanto sia diffuso il problema. Ma diversi utenti hanno sollevato preoccupazioni simili su Twitter.

 

 

Apple caccia Onavo, app di Facebook, dal suo store, per furto di dati

Scontro Apple – Facebook sulla privacy. Apple giudica Onavo, una applicazione di sicurezza sviluppata da Facebook, decisamente invasiva dei dati degli utenti e invita gentilmente il social network a rimuovere il prodotto dall’iOS App Store. E Facebook fa marcia indietro.

Per chi non la conoscesse, Onavo Protect è un applicazione che crea una rete privata virtuale pensata per aiutare gli utenti a gestire l’utilizzo dei dati e a navigare in sicurezza, acquisita da Facebook nel 2013 tramite l’acquisto di una compagnia israeliana.

L’applicazione era già stata oggetto di diverse critiche e perplessità all’inizio di quest’anno, quando il gigante dei social media l’aveva offerta liberamente, promettendo di tenere i dati al sicuro durante la navigazione e di limitare la condivisione delle informazioni sul web. Poco tempo dopo il suo rilascio, infatti, diversi esperti di sicurezza avevano criticato Onavo Protect, spiegando che l’applicazione raccoglieva i dati degli utenti tracciando tutte le attività sullo smartphone.

Apple butta fuori Onavo Protect, di Facebook, dal suo store

Ora secondo un report del Wall Street Journal, Apple ha informato Facebook che Onavo Protect vìola le linee guida di iOS App Store, specie dopo che a giugno Apple ha introdotto delle restrizioni per gli sviluppatori di app che creano database di informazioni degli utenti, e vogliono rivendere i dati a terze parti.

Dopo un botta e risposta tra Apple e Facebook, Apple ha suggerito alla controparte di rimuovere volontariamente Onavo Protect dall’App Store. “Apple ha informato ufficialmente Facebook – si legge in un comunicato – che l’applicazione vìola le nuove regole rilasciate in giugno progettate per limitare la raccolta dei dati da parte degli sviluppatori delle applicazioni. Inoltre Apple ha informato Facebook che Onavo Protect vìola parte del suo accordo con gli utenti riguardo all’utilizzo delle applicazioni”

“Lavoriamo duro – conclude Apple – per proteggere la privacy e la sicurezza dei dati in tutto l’ecosistema Apple. Con l’ultimo aggiornamento delle nostre linee guida abbiamo spiegato in maniera esplicita che le applicazioni non devono raccogliere informazioni relativamente a come altre applicazioni installate dall’utente gestiscono i dati analitici o la pubblicità.”

Onavo Protect è un tool gratuito per la navigazione in sicurezza che attualmente redireziona il traffico internet dell’utente su un server privato gestito da Facebook. Per capire quanto Onavo Protect sia uno strumento fortemente invasivo della privacy basta leggere la descrizione all’interno del Google Play store, che al momento attuale mantiene attiva la funzione.

“Onavo può registrare il tuo traffico di dati mobili. Questo ci aiuta a migliorare e gestire al meglio il servizio di Onavo Protect, analizzando l’uso che fai delle applicazioni, dei dati e osservando quali siti visualizzi. Dal momento che siamo parte di Facebook, utilizziamo le informazioni anche per migliorare i prodotti e i servizi del social network, per fornire statistiche e migliorare l’esperienza di navigazione.”

Quindi se pensi che Facebook possa tracciare le tue attività sul web ma che non sia in grado di seguirti quando utilizzi altre applicazioni nel tuo smartphone, ti stai sbagliando, specialmente quando utilizzi Onavo Protect.

Nonostante Facebook abbia rimosso Onavo Protect dall’iOS App Store, gli utenti che hanno già scaricato l’applicazione potranno continuare ad utilizzarla, ma senza aspettarsi alcun aggiornamento da parte di Facebook. Onavo è stato scaricato 33 milioni di volte attraverso i Play Store di Google e il market iOS.

Con Google, invece, i rapporti sembrano ottimi e Facebook non ha nei suoi piani di rimuovere dal Play Store la sua funzione, a meno che Google non attui un comportamento simile a quello di Apple.

Android. Spyware ‘Triout’ registra le telefonate, ruba immagini e testi

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Può registrare segretamente le telefonate, raccogliere immagini, video, messaggi di testo e anche le coordinate GPS delle vittime e inviarle agli aggressori.

Triout è attivo dal maggio di quest’anno e viene diffuso attraverso una falsa app per Android, disponibile anche su Google Play Store nel 2016.
Anche se l’app è stata rimossa dal Play Store, una versione riassemblata dell’app è ancora disponibile da altre fonti e firmata con un certificato Google Debug autentico.

L’app spyware è stata progettata e funziona come suggerisce il nome stesso: Sex Game. Ma trasforma furtivamente i dispositivi Android in un potente strumento di sorveglianza e rimanda i dati rubati ai server controllati dagli aggressori.

I ricercatori non sono sicuri delle origini dell’app o di quante volte è stata installata sui telefoni, ma probabilmente sono state diffuse attraverso app store di terze parti o forum di condivisione di app.

L’analisi del malware indica che proviene dalla Russia, ma non è necessariamente sviluppata nello stesso Paese di provenienza. Hanno anche rilevato molti campioni israeliani raccolti dall’app accennando a campagne di sorveglianza e spionaggio su vasta scala.

La parte più sorprendente è che lo spyware è completamente visibile, il che significa che la semplice decompressione del file .apk renderebbe il codice sorgente leggibile. Questo suggerisce che il framework potrebbe essere un work-in-progress e forse i creatori stanno testando più funzionalità e compatibilità con i dispositivi.

Per evitare di cadere vittima di Triout o malware simili, i ricercatori sollecitano gli utenti a non installare applicazioni diverse da quelle che provengono dal negozio ufficiale. Consigliano inoltre agli utenti di non fornire autorizzazioni non necessarie che concedono l’accesso a registri delle chiamate, messaggi e file multimediali.