01 Febbraio 2026
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La presidente von der Leyen propone sanzioni contro Israele: Bruxelles si schiera per Gaza

La crisi in corso nella Striscia di Gaza continua a scuotere la politica internazionale e questa settimana ha portato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, a proporre una svolta storica: sanzioni mirate contro ministri israeliani estremisti e coloni violenti, sospensione parziale dell’Accordo di Associazione commerciale UE-Israele e il blocco del sostegno bilaterale alle autorità israeliane. Le parole pronunciate a Strasburgo durante il discorso sullo stato dell’Unione sono state nette, segno di una situazione che non può più essere ignorata. “Ciò che sta accadendo a Gaza ha scosso la coscienza del mondo. Persone uccise mentre chiedevano cibo, madri che tengono in braccio bambini senza vita. Queste immagini sono semplicemente catastrofiche. La carestia provocata dall’uomo non potrà mai essere un’arma di guerra. Per il bene dei bambini, per il bene dell’umanità, questo deve finire”, ha ribadito von der Leyen prendendo posizione contro l’uso deliberato della fame come strumento politico e militare.

Le proposte della Commissione arrivano dopo mesi di pressioni interne e divisioni tra i governi degli Stati membri: alcuni paesi chiedono misure dure, come embargo sulle armi e sospensione totale dell’accordo, altri invece ostacolano ogni sanzione, temendo ritorsioni e ripercussioni diplomatiche. Il delicato equilibrio europeo si riflette nelle parole della presidente, che riconosce la difficoltà nell’ottenere una maggioranza in Consiglio e invita Parlamento, Consiglio e Commissione ad assumersi le proprie responsabilità. “So che qualsiasi azione sarà eccessiva per alcuni, troppo poco per altri. Ma dobbiamo tutti agire. Non possiamo rimanere paralizzati”, ha avvertito von der Leyen nel suo intervento.

Il piano di Bruxelles prevede la sospensione di tutti i fondi europei destinati al governo israeliano in forma bilaterale, senza compromettere l’appoggio alle organizzazioni civiche e di memoria israeliane, compreso lo storico Yad Vashem. La misura più concreta proposta sarà l’interruzione delle preferenze commerciali per i prodotti israeliani, toccando così un settore strategico dell’economia di Tel Aviv. Von der Leyen ha inoltre sottolineato la necessità di colpire direttamente i ministri coinvolti nelle politiche più estremiste, accanto ai responsabili delle violenze contro civili e alle azioni che mettono a rischio la prospettiva dei due Stati.

La presa di posizione europea raccoglie il sostegno di un fronte trasversale di eurodeputati, che nelle scorse settimane ha avanzato richieste di embargo e di inasprimento delle relazioni con Israele. A favorire la determinazione di Bruxelles sono anche le immagini diffuse dagli operatori umanitari della crisi a Gaza, con migliaia di vittime, bambini privati di acqua e cibo, e file interminabili presso i centri di distribuzione degli aiuti. Le proteste politiche non mancano: in sede europea la Spagna si è espressa per una sospensione immediata degli accordi, mentre Italia, Francia e Germania frenano su una linea più cauta e graduale.

La Commissione non dimentica la complessità della crisi israeliana e palestinese: von der Leyen ha condannato con forza le azioni di Hamas e la sua presenza nella striscia di Gaza, ma ha rimarcato che “l’unico piano di pace realistico è quello basato su due Stati che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, con un Israele protetto e una Palestina vitale, senza la piaga di Hamas”. Un concetto ribadito a ogni passaggio del discorso, in cui l’Europa viene chiamata ad assumere un ruolo attivo nelle future trattative.

Alle proposte di sanzione si aggiunge l’annuncio di un nuovo gruppo donatori internazionale per la ricostruzione palestinese, il “Palestine Donor Group”, pensato per rilanciare la speranza di aiuti concreti e affiancare il processo negoziale in modo autonomo dalle tensioni geopolitiche. Questa iniziativa guarda al coordinamento con i promotori regionali e alle conferenze organizzate a New York, sotto l’egida di Francia e Arabia Saudita, affinché la solidarietà possa tradursi in interventi sul terreno.

Le reazioni da Israele non si sono fatte attendere: il governo ha dichiarato “ostilità” alle nuove misure e ha avvertito l’Unione Europea di ripercussioni economiche e diplomatiche. Gli ambienti più radicali dell’esecutivo israeliano accusano Bruxelles di “cedere alle pressioni di Hamas” e di mettere a rischio la sicurezza collettiva. Il premier Netanyahu insiste sul diritto di difesa di Israele e sulla lotta contro il terrorismo, mentre gli esponenti dell’ala moderata invitano all’apertura di una nuova fase dialogica, soprattutto con quei paesi UE che mantengono canali di cooperazione attivi.

La mossa della Commissione segna uno spartiacque nel coinvolgimento europeo sulla crisi di Gaza: a fronte di un’escalation di violenza che ha suscitato indignazione globale, la leadership di von der Leyen cerca di superare la paralisi decisionale e di ribadire l’importanza dei valori europei nella difesa dei civili e nella lotta contro pratiche disumane come la fame provocata dall’uomo. La scelta di colpire soprattutto ministri e coloni rappresenta la volontà di isolare le posizioni più dure e proteggere le prospettive di una convivenza futura.

Il dibattito interno all’Unione resta acceso: partiti e governi si confrontano sulla natura e l’efficacia delle sanzioni, con la consapevolezza che le divisioni politiche possono prolungare la crisi. La Commissione continuerà a muoversi anche in autonomia, congelando fondi non indispensabili e investendo in programmi civili. La questione del consenso resta centrale: la sospensione degli accordi commerciali richiederà una maggioranza qualificata in Consiglio e la pressione sui partner europei continuerà nei prossimi mesi.

L’Europa si trova davanti a una prova storica, stretta tra la necessità di tutelare la popolazione di Gaza e i rapporti consolidati con Israele. La presidenza von der Leyen ha deciso di non voltarsi dall’altra parte e di avviare un cambiamento concreto, chiamando tutti gli Stati membri a un’assunzione collettiva di responsabilità. Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’Unione saprà davvero tradurre le promesse in azioni e dare un contributo reale alla pace.

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