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Tensione crescente dopo il raid a Doha: il segretario di Stato Usa visita Israele

La guerra tra Israele e Hamas ha raggiunto un nuovo livello di ferocia nei primi giorni di settembre 2025, con eventi e decisioni che rischiano di ridefinire il futuro geopolitico del Medio Oriente. L’esercito israeliano ha ammassato centinaia di carri armati e mezzi corazzati alle porte di Gaza City, preparandosi a quella che potrebbe essere la più estesa operazione di terra degli ultimi anni nella Striscia di Gaza. Da giorni le sirene risuonano incessantemente nelle città israeliane, mentre a sud, la popolazione palestinese si rifugia come può di fronte ai massicci bombardamenti. Le agenzie umanitarie denunciano un bilancio drammatico: l totale delle vittime dall’inizio del conflitto ha ormai superato i 64.800 morti e i feriti sarebbero almeno 165.000, un conteggio che cresce tragicamente di giorno in giorno.

L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, segnala moltissimi danni alle sue strutture. Numerose scuole e cliniche gestite dall’agenzia sono state colpite, nonostante ospitassero migliaia di sfollati in cerca di riparo. Anche magazzini e depositi di aiuti hanno subito danni, riducendo la capacità di distribuire beni essenziali. Nel complesso, si stima che oltre gran parte delle abitazioni civili di Gaza sia danneggiato o distrutto, mentre anche uffici e infrastrutture operative dell’UNRWA risultano compromessi. Gli attacchi non hanno risparmiato le persone: decine di civili rifugiati all’interno delle strutture dell’agenzia sono rimasti uccisi o feriti, così come membri del suo personale. Il quadro delineato da UNRWA restituisce l’immagine di un sistema umanitario quasi al collasso, in una crisi che colpisce contemporaneamente edifici, mezzi, operatori e le comunità che dovrebbero essere protette.

La popolazione di Gaza City, infatti, è in fuga: decine di migliaia di persone avrebbero già lasciato la città, anche se solo un quarto dei residenti avrebbe effettivamente trovato riparo lontano dalla zona dei combattimenti. Gli attacchi israeliani colpiscono quartier residenziali e grattacieli; uno di questi edifici ospitava l’Università Islamica di Gaza, divenuta rifugio per centinaia di palestinesi sfollati. L’azione militare israeliana è accompagnata dall’esplicito mandato di evacuazione preventiva, ma le vittime civili si moltiplicano.

Sul fronte diplomatico internazionale, il quadro si complica ulteriormente. Il 9 settembre l’aviazione israeliana ha condotto un raid a Doha, capitale del Qatar, attaccando obiettivi che il governo di Netanyahu ha dichiarato essere “esponenti di alto profilo di Hamas in esilio”. Le reazioni internazionali sono state immediate e fortemente negative. Persino gli Stati Uniti, storico alleato di Israele, hanno espresso rimostranze per l’azione che ha violato la sovranità del Qatar, mentre molti governi arabi e musulmani si sono riuniti a Doha per chiedere sanzioni contro Tel Aviv e invocare “la fine della doppia morale” nelle politiche occidentali verso il conflitto. Netanyahu ha rivendicato fermamente la necessità di eliminare completamente Hamas, minacciando ulteriori azioni contro qualsiasi Stato che ospiti membri dell’organizzazione, inclusi Paesi alleati arabi.

Sul piano delle relazioni internazionali, ieri, domenica 14 settembre, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio è giunto in Israele per una visita ufficiale in un momento di massima escalation del conflitto con Hamas. Insieme al primo ministro Benjamin Netanyahu si è recato al Muro del Pianto a Gerusalemme, in un gesto dal forte valore simbolico che ha voluto ribadire la solidità del legame tra Washington e Tel Aviv. Netanyahu ha sottolineato che l’alleanza con gli Stati Uniti non è mai stata così forte e durevole, mentre Rubio ha confermato l’impegno americano a sostenere Israele sul piano strategico e della sicurezza.

La visita si inserisce in un contesto delicato: l’attacco aereo israeliano contro obiettivi legati a Hamas a Doha, in Qatar, ha provocato una dura reazione da parte del mondo arabo e accuse di violazione della sovranità. La missione di Rubio ha avuto quindi anche un carattere di gestione diplomatica della crisi, per contenere le ripercussioni internazionali e rassicurare gli alleati regionali. Le discussioni con Netanyahu si sono concentrate su due temi principali: la gestione della crisi degli ostaggi, che rimane una delle questioni più urgenti per il governo israeliano, e l’emergenza umanitaria a Gaza, con la necessità di garantire corridoi sicuri per gli aiuti. Netanyahu, infatti, ha convocato nuove riunioni straordinarie con i vertici della sicurezza e della difesa, mentre Rubio ha promesso l’appoggio degli Stati Uniti per trovare soluzioni sia sul piano militare che su quello diplomatico.

Nel frattempo, le scene umanitarie che provengono da Gaza sono strazianti: si parla ormai apertamente di “catastrofe umanitaria” con casi di morte per fame e malnutrizione. Il Ministero della Salute di Hamas denuncia che altre due persone sono decedute per mancanza di cibo, portando il totale a 422, di cui ben 145 sono bambini. Nelle stanze delle Nazioni Unite e nei summit di Doha si discute del futuro della regione, del disarmo di Hamas e della prospettiva del riconoscimento internazionale dello Stato palestinese. Sul terreno, però, gli attacchi e le vendette incrociate continuano a prevalere sulla diplomazia, lasciando intravedere un futuro incerto e doloroso.

Gli ultimi sviluppi dimostrano come il conflitto sia entrato in una fase di massima escalation, con Gaza divenuta il simbolo della resistenza e della sofferenza, e con Israele deciso più che mai a perseguire il suo obiettivo di annientamento di Hamas.

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Laura Antonelli
Laura Antonellihttps://www.alground.com
Esperta di diritto sul web e del mondo Microsoft, Antonella fa parte di importanti associazioni internazionali per la sicurezza delle reti e l'hardening dei sistemi.
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