HomeAttualitàVertice di Tianjin: Xi, Putin e Modi ridisegnano gli equilibri mondiali

Vertice di Tianjin: Xi, Putin e Modi ridisegnano gli equilibri mondiali

Il vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) appena concluso a Tianjin si è rivelato uno tra i momenti più significativi nella recente storia diplomatica globale, con la presenza di Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi, insieme a oltre venti altri leader di Eurasia. Quello che inizialmente poteva sembrare una riunione tra potenze regionali si è velocemente trasformato in una dimostrazione tangibile della rilevanza strategica crescente della Cina sulla scena internazionale. Xi Jinping ha così colto un’occasione straordinaria per sfruttare il distanziamento fra Stati Uniti e India, così come la riabilitazione diplomatica della Russia a seguito del riconoscimento da parte di Donald Trump, per consolidare alleanze e ridefinire il peso della Cina nell’ordine mondiale.

Il summit si è aperto con un’atmosfera densa di aspettative. Modi si è presentato in Cina per la prima volta da sette anni, e la sua visita è stata fortemente influenzata dal deterioramento dei rapporti con Washington, causato dalle tariffe statunitensi sui beni indiani, raddoppiate fino al 50%, e da misure punitive legate all’acquisto di petrolio russo. Questa tensione commerciale ha eroso fiducia nella tradizionale dipendenza dall’America, spingendo New Delhi a cercare una rotta più autonoma e bilanciata nel contesto asiatico, dove la Cina si configura come interlocutore obbligato e anche come rivale storico.

La posizione della Russia al vertice era altrettanto strategica quanto delicata. Dopo essere stata a lungo isolata dagli Stati Uniti e dall’Europa occidentale per l’invasione dell’Ucraina, Vladimir Putin ha ricevuto recentemente un trattamento di favore dagli Stati Uniti grazie al riconoscimento di Donald Trump e alle sue dichiarazioni volte a legittimare le rivendicazioni territoriali russe. La partnership tra Cina e Russia appare oggi rafforzata e ben poco minacciata dagli sforzi occidentali di frapporsi tra Xi e Putin, rendendo evidenti i limiti di una politica di contenimento che la leadership occidentale non riesce più a imporre con efficacia.

Durante le giornate del summit, Xi Jinping ha orchestrato una serie di manifestazioni che hanno superato la semplice diplomazia, culminando in una imponente parata militare a Pechino, in occasione dell’ottantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. In questa cornice, Xi ha sostenuto una narrazione alternativa, attribuendo al Partito Comunista cinese e all’Unione Sovietica il merito decisivo nella vittoria sui nazisti. Questo revisionismo storico è stato fortemente promosso anche da Putin, nel tentativo di spostare il baricentro dei ricordi e delle glorie belliche dall’Occidente verso est. L’obiettivo dichiarato è quello di proporre una memoria alternativa a quella occidentale del dopoguerra, rafforzando la posizione di Cina e Russia come pilastri fondanti di un nuovo ordine mondiale.

PUTIN: CINA E URSS VINSERO I NAZISTI

Le dichiarazioni rilasciate al summit hanno sottolineato come la SCO non rappresenti soltanto un forum di sicurezza, ma una piattaforma per la promozione della multipolarità, alternativa al sistema internazionale a trazione occidentale. Xi ha ribadito questa visione presentando la Cina e l’India come “doppio motore” della crescita asiatica, nonché fautori di una leadership condivisa capace di bilanciare la “egemonia e la politica di potenza” degli Stati Uniti. La presenza di paesi emergenti come Turchia, Egitto, Malaysia, Pakistan e Iran rafforza ulteriormente il messaggio che i paesi non occidentali sono pronti a rivendicare autonomia, a dettare regole e a influenzare la governance globale.

Un ruolo centrale è stato occupato dal tema energetico: la Russia, penalizzata dalle sanzioni occidentali, ha rafforzato la propria partnership energetica con la Cina, mentre la recente imposizione delle tariffe statunitensi sull’acquisto del petrolio russo da parte dell’India ha reso Pechino il maggiore acquirente di greggio russo. Questo riassetto delle fonti energetiche, favorito dalle tensioni tra l’India e gli Stati Uniti, suggerisce che la Russia continuerà a vedere la Cina come partner privilegiato, soprattutto nei settori strategici e infrastrutturali.

Analisti e studiosi hanno letto in questa convergenza di interessi un segnale chiaro: Xi Jinping sta capitalizzando sull’isolamento strategico americano di India e Russia per rafforzare il suo ruolo di leader globale e proporre una governance internazionale modellata sui valori e sulle esigenze dei paesi non occidentali. Secondo Jonathan Czin della Brookings Institution, “il successo della politica estera di Xi risiede proprio nella capacità di attrarre un numero sempre più elevato di capi di stato verso Pechino, invertendo la tradizione secondo cui era la Cina a sentirsi accerchiata dagli alleati statunitensi.”

Modi, dal canto suo, ha affrontato la complessità di una relazione con la Cina fortemente segnata dai recenti scontri di confine, ma ha ribadito l’importanza di normalizzare i rapporti bilaterali e di promuovere regole chiare per il commercio globale, affermando la volontà di costruire un sistema multilaterale equo per gli stati in via di sviluppo. La sua presenza in Cina ha rappresentato anche un momento di svolta nella politica asiatica, con una riapertura dei canali diplomatici e commerciali, inclusa la ripresa di voli diretti e la firma di un nuovo accordo sui servizi aerei.

Non è mancato un risvolto simbolico e mediatico. “Regalare un pollice all’aggressore significa concedere tutto il braccio”, ha scritto l’ambasciatore cinese in India, Xu Feihong, in riferimento alle politiche tariffarie statunitensi. Xu ha inoltre spronato India e Cina a prendere il comando nello sviluppo globale, ribadendo l’idea che il continente asiatico, grazie ai suoi “due motori”, può guidare il mondo verso una nuova geopolitica più inclusiva e assertiva.

L’importanza attribuita al summit si riflette anche nell’impatto sugli equilibri interni delle relazioni asiatiche. Modi ha condiviso il palco con Shehbaz Sharif, premier pakistano, per la prima volta dopo l’operazione militare indiana del maggio scorso. Nonostante le tensioni recenti, entrambi i paesi hanno concordato una tregua, segnale minimo ma importante nella promozione di una stabilità regionale che resta ancora fragile e minacciata da rivalità storiche.

Il summit della SCO riflette una tendenza strutturale: le potenze non occidentali stanno tessendo alleanze, consolidando intese economiche e ideologiche, e puntano a sottrarre influenza agli Stati Uniti su scala globale. La presenza di leader come Xi, Putin e Modi, affiancati da decine di capi di Stato e di governo, sancisce un nuovo paradigma: il futuro delle relazioni internazionali sempre più dipenderà dalle strategie asiatiche, dalla valorizzazione di memorie alternative e dalla costruzione di modelli di governance che favoriscano non solo gli interessi immediati dei singoli paesi, ma anche una visione condivisa di multipolarità e cooperazione.

In questo scenario, la Cina emerge come catalizzatore di cambiamenti profondi, capace di attrarre attori chiave e di presentarsi come arbitro dei nuovi equilibri, mentre gli Stati Uniti, almeno in questa fase, sembrano perdere presa sulle dinamiche regionali e globali. La SCO diventa così il laboratorio dove si sperimentano nuove formule per la gestione di sicurezza, commercio, energia e cultura, sempre più slegate dalla leadership occidentale.

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Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto editoriale fondato dalla madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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