Per Giuseppe Conte, l’Europa deve cambiare strada in Ucraina. Dopo anni di forniture militari, il presidente del Movimento 5 Stelle ritiene che continuare a inviare armi significhi prolungare una guerra senza avvicinarne la soluzione. La sua proposta è affidare alla diplomazia il compito di proteggere la popolazione ucraina, ridurre il rischio di un conflitto più ampio e costruire un accordo con Mosca. È il ragionamento che sostiene la richiesta di interrompere gli invii e che continua a dividere il centrosinistra.
Il dossier segue il ragionamento di Conte passo dopo passo: apri le schede una alla volta o tutte insieme.
La posizione Dal sì alle armi del 2022 alla richiesta di fermarle
Aggiornato al 16 ottobre 2026 · Dichiarazioni fino al 15 ottobre
Il 15 ottobre Conte è tornato a difendere questa impostazione, presentando la svolta negoziale come la scelta necessaria per tutelare meglio gli ucraini. Nella sua lettura, la solidarietà verso il Paese aggredito deve ormai tradursi soprattutto nella ricerca di una via d’uscita politica. Le ulteriori forniture militari, sostiene, rischiano di rinviare quel passaggio e di aumentarne il costo umano.
Per capire come sia arrivato a questa conclusione bisogna tornare al 2022. All’inizio dell’invasione russa, il Movimento sosteneva il governo Draghi e partecipò all’approvazione del sostegno militare a Kiev. Il 30 settembre 2026 Conte lo ha riconosciuto apertamente: «Con le armi abbiamo dato». Ha ricordato il consenso iniziale alle forniture come una decisione ponderata e sofferta, spiegando che oggi, a suo giudizio, le condizioni sono cambiate.
Quell’evoluzione è essenziale per comprendere la posizione attuale. Conte distingue la risposta all’emergenza dell’invasione dalla prosecuzione degli aiuti nel tempo. Ritiene che la scelta iniziale non possa diventare un automatismo e che ogni nuovo invio debba essere misurato rispetto alla possibilità di raggiungere una soluzione. Quando questa prospettiva si allontana, nel suo ragionamento, occorre rimettere in discussione gli strumenti utilizzati.
Il giudizio Perché il M5S ritiene che le armi non bastino
Il giudizio del M5S sulla strategia occidentale è severo. Nei documenti pubblicati nel dicembre 2024, il partito sosteneva già che l’aumento degli armamenti non avesse aperto una prospettiva credibile di vittoria ucraina e che il protrarsi dei combattimenti richiedesse sacrifici sempre maggiori. Da questa lettura deriva l’idea che il negoziato sia un passaggio inevitabile, da anticipare per limitare altre perdite.
È qui che si concentra la critica del Movimento: quale risultato si intende ottenere continuando a fornire armi, e a quale prezzo? Per i Cinque Stelle, sostenere la resistenza senza indicare un punto di arrivo politico espone l’Ucraina a un logoramento prolungato. Il partito presenta quindi la trattativa come una scelta di realismo, legata alla valutazione dei rapporti di forza e alla necessità di arrestare le distruzioni.
Questa valutazione va letta per quello che è: una tesi politica sull’efficacia della strategia seguita finora. Non dimostra che gli aiuti ricevuti siano stati inutili alla difesa ucraina, né che una trattativa precedente avrebbe
certamente prodotto condizioni migliori. Quando il M5S sostiene che negoziare prima avrebbe risparmiato territori e vite, propone una propria interpretazione delle alternative che si sarebbero potute aprire.
Il rischio Il timore di un'escalation e la sicurezza europea
Al giudizio sui risultati si aggiunge il timore di un’escalation. Conte descrive una guerra che può allargarsi negli obiettivi, negli strumenti e nel coinvolgimento dei sostenitori occidentali. Il rischio che evoca è quello di un’Europa trascinata verso uno scontro diretto con una potenza nucleare. Nelle dichiarazioni del 10 ottobre ha insistito sulla possibilità che il conflitto perda limiti e confini; il 14 ha richiamato il pericolo di una guerra mondiale.
La protezione degli ucraini e la sicurezza europea diventano così, nella sua argomentazione, due aspetti dello stesso problema. Il prolungamento dei combattimenti aggraverebbe la sofferenza della popolazione e aumenterebbe contemporaneamente i rischi per il continente. La diplomazia dovrebbe intervenire prima che questa dinamica renda ancora più difficile il compromesso. Le dichiarazioni esaminate esprimono questa preoccupazione, senza quantificare la probabilità di uno scontro più ampio.
Il negoziato Ascoltare Mosca e la conferenza ispirata a Helsinki
L’idea di negoziato proposta da Conte richiede anche di ascoltare la controparte. Alla festa del Manifesto del 10 ottobre, il leader pentastellato ha sostenuto che un accordo imponga di comprendere gli interessi russi. Ha richiamato le esercitazioni NATO in Ucraina, la prospettiva dell’allargamento dell’Alleanza e la presenza di popolazioni russofone e filorusse nei territori contesi, precisando che considerare questi fattori non significa giustificare l’aggressione.
Il passaggio indica la direzione politica della proposta, ma lascia aperto il contenuto di un eventuale compromesso. Da quelle parole non emerge una definizione dei territori sui quali Conte accetterebbe concessioni, né un sistema dettagliato di garanzie per Kiev. Comprendere le richieste di Mosca e stabilire quali possano essere accolte sono due passaggi distinti, e il secondo resta da precisare.
Il riferimento diplomatico del Movimento è una conferenza internazionale ispirata a Helsinki. L’obiettivo dichiarato è inserire la fine della guerra in una prospettiva più ampia di distensione tra Russia ed Europa. Le risoluzioni dell’ottobre 2026 richiamano una svolta negoziale, una mediazione europea e percorsi di cooperazione e disarmo: la trattativa dovrebbe affrontare il conflitto insieme alle condizioni di sicurezza successive.
In questa visione, l’Unione europea dovrebbe assumere un ruolo politico più forte e partecipare alla costruzione dell’intesa. Il M5S le chiede di investire nella mediazione e nella definizione di un equilibrio che renda possibile la convivenza. La proposta di una nuova conferenza offre dunque una cornice diplomatica, mentre i dettagli necessari per trasformarla in un accordo restano da negoziare.
I soldi Riarmo europeo, priorità di spesa e aiuti agli ucraini
La critica alle forniture militari si intreccia poi con quella al riarmo europeo. Il 14 ottobre Conte ha contestato un aumento della spesa organizzato separatamente dai singoli Stati, sostenendo che possa favorire divisioni e nazionalismi. Ha indicato invece una difesa comune, con investimenti condivisi e risparmi, e chiesto che maggiori risorse vadano alla sanità, alla casa, alle energie rinnovabili, all’innovazione e alla crescita.
L’argomento economico riguarda quindi le priorità delle scelte pubbliche: le risorse assorbite dal riarmo, secondo Conte, possono finanziare altri bisogni. Nello stesso intervento il leader del M5S ha definito Putin l’aggressore e considerato giusto sanzionarlo. La sua contrarietà alla prosecuzione degli invii militari convive dunque, in quelle dichiarazioni, con il riconoscimento della responsabilità russa e della legittimità delle sanzioni.
Anche per questo, riassumere la linea pentastellata come un rifiuto di qualsiasi aiuto all’Ucraina ne deformerebbe il significato. Il Movimento ha documentato iniziative di solidarietà e accoglienza, mentre Conte sostiene di voler aiutare gli ucraini attraverso la soluzione politica del conflitto. Rimane distinta la valutazione dei singoli programmi finanziari, per i quali le dichiarazioni generali non equivalgono a un’approvazione indiscriminata.
Il 15 ottobre Conte ha richiamato criticamente anche le iniziative di Trump sul gasolio russo e l’incertezza del sostegno legato a Starlink. Le ha inserite nel proprio ragionamento sulla fragilità della strategia occidentale, tornando a chiedere una svolta negoziale. Questi riferimenti descrivono gli argomenti utilizzati dal leader del M5S; il resoconto delle sue parole, da solo, non verifica le vicende energetiche e tecnologiche citate.
Il consenso Il voto Nova e il confronto con il Pd
La posizione ha ormai un mandato programmatico interno. Nella consultazione Nova di settembre, il quesito secondo cui continuare a inviare armi allontana la pace ha ottenuto il 91,7% dei voti espressi su quel punto. Il dato riguarda chi ha partecipato a quella specifica votazione. Conferma il sostegno raccolto dalla linea all’interno della consultazione, senza rappresentare automaticamente tutti gli iscritti o l’elettorato nazionale. È con questo orientamento che Conte si presenta al confronto con il Partito Democratico. Schlein considera necessario continuare a sostenere la difesa ucraina mentre si cerca un’intesa; il M5S ritiene che il proseguimento delle forniture ostacoli il cambio di strategia. Le due forze convergono sulla necessità di un’iniziativa diplomatica europea, ma attribuiscono al sostegno militare una funzione diversa nel percorso verso la pace.
Il resoconto ANSA aggiornato il 15 ottobre ha registrato un cambiamento nei rapporti parlamentari: PD, M5S e AVS hanno evitato di bocciarsi reciprocamente sui punti relativi all’Ucraina, scegliendo astensioni incrociate pur mantenendo risoluzioni separate. È un segnale di disponibilità a trattare tra alleati. La scelta sugli invii futuri rimane però aperta e richiede un accordo politico che le astensioni, da sole, non producono.
Cosa manca Cosa resta da chiarire sul negoziato e sullo stop agli invii
Sul piano strategico, la proposta di Conte deve ancora chiarire come lo stop alle forniture possa favorire un compromesso senza spingere Mosca a cercare ulteriori vantaggi sul terreno. La richiesta di negoziare individua una direzione, ma la sua efficacia dipende dalle condizioni offerte e dalla disponibilità delle parti ad accettarle. È il passaggio decisivo per trasformare l’indicazione politica in una soluzione praticabile.
Un’intesa dovrebbe inoltre definire chi controlli il rispetto di un cessate il fuoco, quali garanzie proteggano l’Ucraina e quali conseguenze seguano a nuove violazioni. Resta da precisare anche l’estensione concreta dello stop: sistemi antiaerei, munizioni, addestramento, intelligence e finanziamenti sono strumenti diversi. Il pensiero del M5S è chiaro nella richiesta di cambiare strategia; la sua traduzione operativa dipenderà dalle risposte a questi problemi.
Fonti Fonti e riferimenti
Adnkronos ripresa da Infosannio · 30 settembre 2026. Conte riconosce il sì iniziale alle armi e spiega la richiesta di una svolta negoziale. Apri la fonte
Movimento 5 Stelle · 19 dicembre 2024. Il realismo della pace contro la follia della guerra. Documento politico del partito. Apri la fonte
Movimento 5 Stelle · 2 dicembre 2024. Ucraina e strategia basata sulle armi. Documento politico del partito. Apri la fonte
Agenzia Vista ripresa da TGCAL24 · 15 ottobre 2026. Punto stampa di Conte sulla svolta negoziale e sulla tutela della popolazione. Apri la fonte
Adnkronos · 10 ottobre 2026. Dichiarazioni di Conte alla festa del Manifesto sugli interessi russi e sul negoziato. Apri la fonte
Il Fatto Quotidiano · 14 ottobre 2026. Resoconto e video dell’intervento di Conte alla Camera su Ucraina e riarmo. Apri la fonte
Movimento 5 Stelle · 28 febbraio 2022. A sostegno di Kiev. Condanna dell’invasione, solidarietà e accoglienza. Apri la fonte
Ministero della Difesa · 5 novembre 2022. Comunicazione di Crosetto a Conte sul sostegno del M5S al governo Draghi e sui decreti. Apri la fonte
Fanpage · 20 settembre 2026. Esito della consultazione Nova e voto sul punto relativo alle armi a Kiev. Apri la fonte
Fanpage · 14 ottobre 2026. Confronto delle risoluzioni dei partiti prima del Consiglio europeo. Apri la fonte
ANSA · aggiornamento 15 ottobre 2026. Astensioni incrociate e permanenza delle divergenze tra PD, M5S e AVS. Apri la fonte
