Punti chiave
Nel pomeriggio di sabato 16 maggio 2026, alle ore 16:30 circa, la città di Modena è stata teatro di un grave attentato dinamico che ha ricalcato le modalità operative dei passati attacchi con veicoli contro la folla.
L’assalitore, identificato come Salim El Koudri, un cittadino italiano di 31 anni nato a Seriate (Bergamo) da una famiglia di origini marocchine e residente a Ravarino, ha condotto una vettura Citroën C3 di colore grigio metallizzato ad alta velocità da Largo Garibaldi imboccando la Via Emilia Centro, un’area urbana a traffico limitato e ad alta densità pedonale.
Il conducente ha deliberatamente indirizzato il veicolo sul marciapiede all’altezza dell’incrocio con viale Martiri della Libertà, travolgendo i passanti prima di terminare la corsa schiantandosi contro la vetrina di un esercizio commerciale.
L’impatto ha causato il ferimento di otto persone, di cui quattro in condizioni critiche. Due vittime, una donna e un uomo entrambi di 55 anni, hanno subito l’amputazione bilaterale degli arti inferiori a causa dei gravissimi traumi da schiacciamento e sono stati trasferiti in elisoccorso presso la Rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna.
La sopravvivenza della donna è stata resa possibile grazie all’intervento immediato di un ufficiale del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” della Folgore, libero dal servizio, il quale ha applicato tempestivamente un laccio emostatico tattico (tourniquet) custodito nel proprio equipaggiamento personale, contenendo l’emorragia fino all’arrivo dei soccorritori ospedalieri.
Dopo la collisione, El Koudri ha tentato la fuga a piedi impugnando un coltello da cucina con una lama di venti centimetri. Durante il tentativo di fuga, l’assalitore ha aggredito un passante, Luca Signorelli, che cercava di sbarrargli la strada, colpendolo al torace e alla testa. L’attentatore è stato infine immobilizzato grazie alla reazione coordinata di Signorelli, di altri cittadini e di alcuni commercianti stranieri attivi nell’area, i quali lo hanno disarmato e consegnato alle forze dell’ordine.
La profilazione personale
La profilazione personale del soggetto ha evidenziato che El Koudri, in possesso di una laurea in Economia aziendale e precedentemente iscritto al corso di laurea magistrale in International Management presso l’ateneo modenese, risultava disoccupato. L’analisi tossicologica e alcolemica immediata ha dato esito negativo, confermando lo stato di lucidità del conducente.
Sotto il profilo clinico-psichiatrico, il soggetto era noto ai servizi di salute mentale di Castelfranco Emilia per gravi disturbi della personalità e sindromi schizoidi; tuttavia, dopo un periodo di trattamento e osservazione conclusosi nel 2024, El Koudri era completamente sfuggito al monitoraggio delle strutture sanitarie territoriali. Nel corso del primo interrogatorio presso la Questura di Modena, l’uomo ha ricondotto il proprio gesto alla convinzione di “sentirsi bullizzato”.

L’autorità giudiziaria ordinaria ha disposto il fermo di indiziato di delitto con le accuse di strage e lesioni personali gravissime aggravate dall’uso di armi. Pur non essendo state formulate contestazioni immediate per reati con finalità di terrorismo (ai sensi dell’articolo 285 del Codice Penale), l’Antiterrorismo della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bologna, sotto la direzione del procuratore Paolo Guido, unitamente al personale della Digos bolognese e modenese, ha assunto il coordinamento delle indagini per verificare la presenza di matrici ideologiche o percorsi di radicalizzazione silente.
La dimensione digitale: il fenomeno del “fantasma sui social” e l’intervento di Meta
Un pilastro investigativo fondamentale si concentra sulla presenza digitale di Salim El Koudri, descritto dagli inquirenti come un vero e proprio “fantasma sui social”. La apparente assenza di profili digitali attivi al momento dell’attacco ha indotto la Procura e gli specialisti della Digos a scavare a fondo nella storia virtuale del soggetto. Gli accertamenti hanno rivelato che i profili precedentemente riconducibili ad El Koudri erano stati chiusi o disattivati d’ufficio dalla multinazionale Meta.
Questo elemento ha sollevato forti sospetti in merito a possibili contatti pregressi del trentunenne con l’area dell’estremismo radicale o alla condivisione di contenuti apologetici della violenza, attività che violano sistematicamente le condizioni d’uso delle piattaforme social e che ne determinano la rimozione forzata.
Le indagini in corso mirano a stabilire se la disattivazione sia imputabile alla propagazione di messaggi d’odio, alla consultazione di materiale propagandistico di stampo jihadista o anarchico, o se si sia trattato di una deliberata azione di auto-oscuramento (operational security) volta a cancellare le tracce di una radicalizzazione autonoma prima del compimento dell’atto.
La perquisizione domiciliare eseguita a Ravarino nell’abitazione in cui El Koudri risiedeva con i genitori ha preso di mira il sequestro di dispositivi informatici, telefoni cellulari e memorie di massa. Gli analisti dell’antiterrorismo stanno esaminando la cronologia di navigazione, i registri di messaggistica criptata e l’eventuale presenza di manuali operativi digitali. L’obiettivo investigativo è determinare se il gesto sia maturato all’interno di un processo di emulazione dei manuali d’attacco rapido diffusi online, un fenomeno in cui la vulnerabilità psichica e il disturbo schizoide fungono da amplificatori di messaggi estremisti recepiti nel web.
Analisi comparativa con la campagna terroristica del 2016
L’attacco perpetrato a Modena evidenzia evidenti analogie tattiche con la campagna di attentati con veicoli come armi (Vehicle-Ramming Attacks, VRA) che ha colpito l’Europa nel corso del 2016, avente come pietre miliari la strage sulla Promenade des Anglais a Nizza (14 luglio 2016) e l’attentato al mercatino di Natale di Berlino (19 dicembre 2016).
La dottrina del VRA si basa sull’impiego asimmetrico di un mezzo di trasporto comune per violare la sicurezza di spazi pubblici non protetti (soft targets). Sotto il profilo della pianificazione logistica, l’attacco di Modena presenta tuttavia una significativa deviazione definibile come “ridimensionamento tattico” (tactical scale-down).
Mentre i teatri di Nizza e Berlino videro l’impiego di pesanti mezzi commerciali (autocarri da 20 tonnellate e autoarticolati), idonei a superare barriere stradali leggere e a massimizzare la letalità dell’impatto originario, El Koudri ha optato per una comune vettura utilitaria passeggeri.
Questa scelta, se da un lato riduce la capacità cinetica distruttiva all’atto dell’impatto, dall’altro azzera totalmente i segnali di allarme legati all’acquisizione del vettore d’attacco (come il furto o il noleggio regolamentato di mezzi pesanti), rendendo l’azione preventiva dell’intelligence straordinariamente complessa.
Un ulteriore elemento di convergenza tattica risiede nel modello “ibrido” dell’azione, caratterizzato dalla transizione immediata dall’impatto veicolare all’aggressione ravvicinata con arma bianca. Questa combinazione metodologica era stata teorizzata e promossa attivamente dalla propaganda jihadista proprio a cavallo tra la fine del 2016 e il 2017 (in particolare attraverso la rivista online Rumiyah), quale protocollo operativo standard per i militanti privi di accesso a esplosivi o armi da fuoco militari.
| Parametro di Confronto | Attentato di Nizza (14 Luglio 2016) | Attentato di Berlino (19 Dicembre 2016) | Attacco di Modena (16 Maggio 2026) |
| Vettore d’attacco utilizzato | Autocarro pesante da 20 tonnellate | Autoarticolato stradale pesante | Autovettura utilitaria leggera (Citroën C3) |
| Tipologia di soft target | Area pedonale affollata (Promenade des Anglais) | Mercato festivo all’aperto (Breitscheidplatz) | Centro storico pedonale / ZTL (Via Emilia Centro) |
| Armamento sussidiario | Armi da fuoco corte e lunghe | Nessun armamento sussidiario attivo nella fase di fuga | Coltello da cucina con lama di 20 cm |
| Vittime complessive | 86 deceduti, 434 feriti | 12 deceduti, 56 feriti | 8 feriti, di cui 4 critici (2 amputazioni bilaterali) |
| Profilo dell’esecutore | Mohamed Lahouaiej-Bouhlel (jihadista affiliato a ISIS) | Anis Amri (jihadista affiliato a ISIS) | Salim El Koudri (soggetto affetto da grave disturbo schizoide) |
| Fattori di contenimento | Neutralizzazione cinetica tardiva da parte della polizia | Sistemi di frenata automatica / Barriere provvisorie | Intervento diretto di cittadini e soccorso emostatico militare |
La vulnerabilità intrinseca delle vie dello shopping cittadino e dei centri storici, concepita per favorire l’accessibilità pedonale e l’aggregazione sociale, rende tali spazi obiettivi elettivi per attacchi asimmetrici improntati alla massima semplicità logistica. L’episodio emiliano conferma come la minaccia rappresentata dai VRA mantenga intatta la propria efficacia operativa e il proprio potenziale di destabilizzazione della sicurezza interna.
Il quadro della minaccia terrorista in Europa e in Italia nei rapporti di sicurezza 2025-2026
Le analisi strategiche pubblicate dai principali organismi di sicurezza europei e nazionali evidenziano un sensibile innalzamento del livello di minaccia terroristica sul suolo continentale.
La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata dall’intelligence italiana il 4 marzo 2026 e intitolata “Governare il cambiamento”, delinea una chiara correlazione tra il deterioramento dello scenario geopolitico internazionale e la recrudescenza della minaccia terroristica interna.
L’ampliamento e la cronicizzazione dei conflitti nel quadrante mediorientale (con particolare riferimento alla crisi di Gaza e all’instabilità iraniana), unitamente alle fragilità dei teatri siriano, afghano e africano, fungono da potenti catalizzatori per la mobilitazione estremista in Europa, incrementando esponenzialmente il rischio di attentati contro obiettivi sensibili o target commerciali e pedonali comuni.
Il rapporto annuale sulla situazione del terrorismo nell’Unione Europea (TE-SAT) redatto da Europol evidenzia che il terrorismo di matrice jihadista rappresenta tuttora la minaccia più letale sul territorio dell’Unione.
I dati quantitativi raccolti indicano una forte prevalenza di attacchi pianificati ed eseguiti da attori isolati (lone actors), i quali si sottraggono agevolmente al monitoraggio preventivo non appartenendo a cellule organizzate strutturate.
Nel solo corso dell’ultimo anno di rilevazione statistica completa consolidata, si sono registrati ben 58 attacchi terroristici (tra completati, falliti e sventati) distribuiti in 14 Stati membri, con una marcata concentrazione di eventi in Italia e in Francia.
Un elemento di allarme primario segnalato dall’intelligence nazionale riguarda l’evoluzione dei processi di radicalizzazione, caratterizzati da una preoccupante contrazione dell’età anagrafica dei soggetti coinvolti e da una progressiva “ibridazione” tecnologica, definita in ambito europeo come realtà on-life. Si osserva una crescita costante della quota di minorenni (inclusi soggetti infra-quattordicenni) che giungono rapidamente a stadi avanzati di radicalizzazione.
La fase di innesco di tali percorsi non è più necessariamente subordinata all’adesione formale a una dottrina politica o religiosa, bensì a una pura “fascinazione per la violenza” di matrice estetica ed emulativa.
La fruizione continua e incontrollata di contenuti multimediali violenti su piattaforme social commerciali mainstream e canali di messaggistica istantanea produce una progressiva anestetizzazione emotiva e desensibilizzazione cognitiva nei soggetti psicologicamente fragili, facilitando l’attivazione di pulsioni distruttive represse.
Questo scenario si sovrappone in modo critico al tema della vulnerabilità psichiatrica.13 Come rilevato dalle analisi dell’AISI pubblicate sulla rivista scientifica Gnosis, la minaccia “puntiforme” rappresentata dai lupi solitari si nutre frequentemente di cortocircuiti esistenziali in cui la patologia mentale (quali i disturbi schizoidi della personalità) si salda con suggestioni ideologiche confuse o desideri di riscatto sociale violento.
Il web agisce da camera di risonanza per queste fragilità individuali, consentendo a soggetti instabili e non integrati di tradurre la propria frustrazione personale in un progetto d’azione delittuosa modellato su schemi operativi terroristici globali.
Il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) opera costantemente per raccordare le informazioni d’intelligence fornite dalle agenzie di sicurezza interna ed esterna (AISI e AISE), monitorando i soggetti che presentano questo duplice profilo di rischio: instabilità psichiatrica conclamata e parallelismo ideologico estremista online.
Il caso di Salim El Koudri si colloca esattamente in questa complessa intersezione clinico-investigativa, confermando l’urgenza di strutturare nuovi modelli di allerta precoce in grado di intercettare i segnali di deriva violenta prima che si manifestino nello spazio fisico.
L’attacco consumato a Modena evidenzia che la minaccia derivante dall’impiego asimmetrico di veicoli commerciali o privati contro i soft targets cittadini permane elevata e richiede risposte strutturate su più livelli. La natura imprevedibile di queste azioni esclude la possibilità di affidarsi esclusivamente a misure preventive di tipo classico basate sull’intercettazione delle comunicazioni, imponendo l’adozione di protocolli integrati di difesa passiva e monitoraggio sociale.
Sotto il profilo della sicurezza e della pianificazione urbana, si raccomanda la transizione sistematica verso modelli di protezione passiva intelligente (securitization by design). È necessario integrare l’arredo urbano dei centri storici, delle aree pedonali e delle zone a traffico limitato con barriere fisiche rinforzate a scomparsa, dissuasori stradali certificati (bollards ad alta resistenza d’impatto) ed elementi architettonici ornamentali (come fioriere pesanti o elementi scultorei in calcestruzzo) in grado di arrestare la corsa di veicoli leggeri e pesanti, riducendo le vie di penetrazione rettilinee ad alta velocità senza compromettere la vivibilità, l’estetica e l’accessibilità degli spazi pubblici.
Sotto il profilo della prevenzione sociale e del contrasto alla radicalizzazione silente, emerge l’urgenza di strutturare canali stabili di comunicazione e allerta precoce tra i Dipartimenti di Salute Mentale delle aziende sanitarie locali e gli organi di sicurezza interna.
La casistica europea conferma che i soggetti affetti da gravi disturbi schizoidi o di personalità che sfuggono bruscamente ai radar terapeutici territoriali costituiscono una categoria ad alto rischio emulativo.
La definizione di protocolli di alert legati all’abbandono ingiustificato dei percorsi terapeutici da parte di soggetti ritenuti potenzialmente ostili o instabili consentirebbe un triage di rischio preventivo da parte delle autorità di pubblica sicurezza.
Infine, si rende indispensabile implementare la cooperazione strategica con le grandi imprese tecnologiche e i gestori delle piattaforme social, con particolare riferimento a Meta, al fine di razionalizzare le procedure di rimozione forzata degli account.
La disattivazione d’ufficio di profili social per violazione delle linee guida sulla violenza deve essere sistematicamente accompagnata da protocolli di analisi automatizzata del rischio e, nei casi in cui emergano elementi di contiguità ideologica con ambienti eversivi, da flussi informativi tempestivi verso i nuclei di sicurezza cibernetica e antiterrorismo nazionali, impedendo che soggetti in fase di radicalizzazione avanzata scivolino in una dimensione di totale isolamento operativo e clandestinità digitale prima dell’azione cinetica sul campo.


