Le Google Car che si guidano da sole, senza conducente, sono realtà. A quasi un anno di distanza dalla presentazione del primo prototipo, “Big G” ha annunciato per la prossima estate l’arrivo delle sue “auto che si guidano da sole” su strade pubbliche. Dopo aver percorso qualcosa come 1,6 milioni di chilometri all’interno del circuito privato dell’azienda di Mountain View, i prototipi sono stati giudicati pronti per varcare le soglie della proprietà Google e circolare sulle strade pubbliche della California.
Google Car. Come funziona l’auto che si guiderà da sola
Il prototipo integra essenzialmente una serie di sensori sparsi lungo la carrozzeria, in grado di far capire al sistema di controllo la posizione del veicolo, gli ostacoli lungo la strada, la posizione di altre automobili, moto, biciclette e pedoni, impostando attraverso un computer la traiettoria e la velocità ottimali per spostarsi nel traffico in tutta sicurezza. Il software di bordo impiegato è lo stesso presente nella flotta di Suv Lexus RX450h, realizzato appunto da Google e con oltre un milione di miglia all’attivo percorse per le strade di tutto il mondo. Il primo scoglio da superare, senza ombra di dubbio, sarà di tipo culturale: quanti saranno pronti ad affidare la propria vita a una macchina libera di correre lungo le strade?
Google Car: in arrivo la prima auto senza conducente che si guida da sola.
Google Car: le tecnologie del futuro al servizio degli automobilisti
I prototipi “promossi” da Google per la guida su strade pubbliche avranno una velocità di 40 km/h e la possibilità per il passeggero, qualora si rendesse necessario, di prendere il controllo del veicolo attraverso i classici comandi delle automobili (volante e pedali). Nonostante questi limiti di sicurezza, per molti un veicolo capace di spostarsi autonomamente potrebbe sembrare ancora una realtà fantascientifica, nonostante tecnologie di questo genere siano impiegate da decenni da numerose case automobilistiche su veicoli sperimentali.
La sicurezza, in ogni caso, non dovrebbe essere il problema primario per le auto Google che “si guidano da sole”: secondo un indagine del Dipartimento dei Trasporti statunitense, circa il 95% delle cause di incidenti stradali è da ricercarsi in una cattiva condotta stradale del conducente, quindi nel fattore umano. Difficilmente, a conti fatti, un computer potrebbe fare peggio di un uomo.
Non è chiaro al momento quale sarà la durata di questa seconda fase di test: sotto questo aspetto Google non ha azzardato previsioni circa una futura immissione sul mercato delle auto che si guidano da sole. Potrebbero occorrere anni oppure decenni prima dell’effettiva commercializzazione di questi veicoli e, senza ombra di dubbio, l’impatto psicologico sugli automobilisti giocherà un ruolo fondamentale sull’affermazione di queste nuove tecnologie. I problemi da affrontare sono ancora molteplici e spaziano dalla sicurezza dei passeggeri a quella degli altri veicoli, passando per l’autonomia limitata dei veicoli elettrici che attualmente rappresenta un grande limite allo sviluppo di questi prototipi.
Google Car: velocità e autonomia limitata per questo gioiello tecnologico.
Google Car: caratteristiche e prestazioni
Una delle principali applicazioni dell’auto che si guida da sola potrebbe essere rappresentata dal classico tragitto “casa-lavoro”, grazie all’abilità dei sensori di leggere le condizioni del traffico e interpretarne i flussi, consentendo cambi di corsia, svolte e manovre in sicurezza grazie alla possibilità di interagire con altri veicoli e di tenersi a debita distanza da questi.
Limitati i numeri dell’ormai prossima sperimentazione: si partirà con appena 25 vetture durante l’estate, destinate ad aumentare in pochi mesi fino a 50, 100 esemplari da testare nelle più diverse condizioni climatiche e ambientali: pioggia, sole, neve, pianura, collina, montagna. Limitate, come già accennato, la velocità massima (circa 40 km/h) e l’autonomia della batteria (circa 130 km con una singola carica).
L’obiettivo di Mountain View, ambizioso, è quello di eliminare in un prossimo futuro l’errore umano alla guida, garantendo strade più sicure e un drastico calo degli incidenti sulle strade. Ancora da chiarire, invece, gli aspetti di natura amministrativo/legale: in California come in molti altri Paesi del mondo, il codice stradale non prevede l’esistenza di veicoli privi di comandi a disposizione del pilota. La stessa Fbi, quasi un anno fa, aveva sollevato più di un dubbio in merito alle possibili attività criminali cui un veicolo simile si presterebbe. Sotto questo punto di vista, a quanto pare, Big G dovrà confrontarsi con una lunga serie di limitazioni che potrebbero far slittare di molto il debutto di queste automobili sul mercato.
La preview tecnica di Windows 10 è già stata messa in circolazione da tempo. Ci sono, certamente, alcuni accorgimenti da sistemare prima della versione definitiva, prima che l’ultima generazione di Windows sbarchi sui nostri PC, tablet e smartphone. Microsoft non ha lasciato ancora intendere la data di uscita anche se sappiamo che il lancio ufficiale sarà questa prossima estate.
Microsoft Windows 10. Le novità (davvero) interessanti
La prima domanda, però, che viene in mente, non riguarda un dato tecnico, quanto il nome scelto. Dove è finito Windows 9?
In tempi passati, alcuni programmatori non hanno fatto caso a quali numerazioni avrebbero assunto i Windows futuri, e quindi si limitavano a mettere un 9 per intendere le versioni 95 o 98. Il codice è questo:
if(version.StartsWith(“Windows 9”))
{/*95 and 98 */}
Insomma, Windows 9 rischiava di creare parecchi conflitti nei software. Per risolvere il problema alla radice si è deciso di passare a Windows10. Microsoft ha commentato la cosa in maniera promozionale, dicendo che si è passati al 10 per dimostrare il grande salto di qualità rispetto alle versioni precedenti.
L’ultima versione di Windows ci dà anche un assaggio del Progetto Spartan, il browser che mette l’ultimo chiodo alla bara di Internet Explorer. L’assistente virtuale Cortana ha già trovato la sua strada su numerosi desktop per il mondo. E c’è ancora tanto da vedere e provare. Windows Hello, per esempio, apporterà le autenticazioni biometriche per il sistema operativo, scannerizzando il vostro volto, le impronte digitali o le retine, al posto di inserire una password.
Windows 10 è la versione migliore e costituisce un grande salto di qualità rispetto a Windows 8, che ha avuto una ricezione problematica. L’upgrade a Windows 10 sarà gratuita per un anno, per clienti che hanno Windows 7, Windows 8.1 e Windows Phone 8. Non si è ancora parlato di prezzi a seguire (o per chi utilizza ancora Windows XP), ma Microsoft ha i suoi tempi. Sapremo tutto in seguito.
Il nuovo inizio di Microsoft Windows 10
Windows 8 è stata una rivisitazione del sistema operativo Windows, ma lo schermo di Start non è stato gradito. Le Live Tiles danno utili notifiche e informazioni, ma sono state pensate per schermi touch: tantissimo lavoro che eseguiamo su Windows viene effettuato tramite tastiera, mouse e schermi pieni di applicazioni e finestre. Le applicazioni moderne di Windows 8 richiedono attenzioni a tutto schermo; un problema per il multitasking. Il menu Start di Windows 10 dà il meglio di tutti e due i mondi.
Accendendo un PC con Windows 10 arrriverete a una schermata di desktop molto familiare. La Taskbar e le sue icone in basso e il cestino in alto a sinistra. Ad una prima occhiata, sembra tutto uguale alla versione precedente.
Ma c’è il grande ritorno dello Start Button: cliccandoci sopra farete comparire lo Start Menu tanto amato. Si tratta di un vero e proprio Start Menu, con le applicazioni più usate messe in ordine in colonna. Cliccando su Tutte le Applicazioni, troverete la colonna delle cartelle che siamo abituati a vedere da Windows 95, questa volta però messe in ordine alfabetico. A fianco ci sono le Live Tiles (già viste in Windows 8) con tutte le animazioni e le notifiche o gli aggiornamenti social.
Le novità di Microsoft Windows 10: lo start menu e il desktop
Il menu si è evoluto dalle prime apparizioni. Le Live Tiles possono essere riordinate in gruppi separati ed etichettate. Se avete tante applicazioni, dovrete scorrere verso il basso (non è possibile adattare il menu, allargandolo o stringendolo). Questo passaggio è un po’ fastidioso, dal momento che la gestione delle dimensioni dello Start Menu sarebbe più conveniente. Si spera in un cambiamento prima del rilascio finale. Potete però allargare a tutto schermo lo Start Menu.
Il rinnovamento di Microsoft Windows 10
Le applicazioni di Windows si possono ora aprire come normali finestre. Un cambiamento ben voluto e un segnale di come il nuovo design di Windows si lanci verso il futuro senza però sacrificare l’intero schermo (nella versione precedente, infatti, le app si aprivano solamente a tutto schermo). Potete quindi spostare lungo lo schermo le applicazioni aperte, aprirle per metà dello schermo o minimizzarle a vostro piacimento.
Si lavora meglio su Windows 10. Cliccando sulla Task View avrete un panorama sulle attività correnti (applicazioni e finestre aperte). In basso, una zona nera funzionerà da desktop virtuale in cui sono mantenute tutte le funzioni aperte; una sorta di spazio di lavoro indipendente.
Potete, per esempio creare un desktop per tutte le applicazioni che usate per lavorare, un’altra per navigare in Internet e i siti, un’altra per i videogiochi e via dicendo. La scrivania virtuale non è certo una novità (qualcosa di simile si è vista sia su Mac che su Linux); finalmente anche Microsoft si è adeguata.
Le novità di Microsoft Windows 10: le applicazioni e il loro utilizzo
Premendo la combinazione di tasti Ctrl+Windows potete passare da una scrivania all’altra, con un semplice passaggio di slide, aggiunta alla Prova Tecnica lo scorso Ottobre. Cliccando con il tasto destro su un’applicazione, all’interno di Task View, potete raggiungere la scrivania in cui si trova l’applicazione stessa. Questa funzionalità è ancora macchinosa: sarebbe più comodo trascinare manualmente le varie app sulle scrivanie, invece di utilizzare ogni volta il comando con il tasto destro. Riorganizzare le scrivanie con un semplice spostamento darebbe uno sprint maggiore al lavoro di ogni giorno.
Project Spartan: Microsoft Windows 10 ripensa il browser
Le novità di Microsoft Windows 10: ripensare il browser
Internet Explorer è stato sicuramente il miglior browser. Per scaricare gli altri.
Restando sul tema di rinnovamento, Microsoft ha davvero fatto un passo avanti, rimpiazzando IE con Project Spartan.
L’esperienza con Project Spartan parte da una rivisitazione della rendita e da un’accelerazione delle performance. Cortana si trova direttamente all’interno del browser e si farà sentire ogni volta che farete una ricerca o navigherete sul web. Se siete su un sito di un ristorante, per esempio, vi darà indicazioni su una barra laterale, così da sapere come muovervi. La migliore funzionalità è la possibilità di prendere nota direttamente sulle pagine web: potete disegnare sulla destra delle pagine web, appuntare qualche informazione e inviare alcune sezioni di interesse su One Note (queste possono poi essere condivise via mail o sui social network).
Project Spartan non è ancora ai suoi massimi (ci sono alcune cose da regolare). Va in crash molto spesso e i tempi di reazione sono rallentati, specialmente quando si passa da una scrivania ad un’altra. Ma siamo in attesa di vedere le ulteriori modifiche che Microsoft apporterà al suo prodotto.
Lo scatto in avanti di Microsoft 10
Abbiamo finalmente la possibilità di vedere le potenzialità di Windows 10: sarà un sistema operativo in grado di gestirli tutti. Tutto grazie a Continuum, una funzionalità che gestisce una interfaccia che vi farà cambiare da desktop a tablet il vostro computer. Consideratelo, quindi, come un device intercambiabile, a doppia faccia, come il Surface Pro 3: basterà staccare la tastiera e apparirà un pop-up che vi chiede se volete passare alla modalità tablet. Cliccate e le applicazioni sul vostro desktop si trasformeranno nella loro versione tablet a pieno schermo. Da qui in poi dovrete utilizzare il vostro dispositivo come se fosse un tablet. Per ritornare alla modalità desktop, riattaccate la tastiera, oppure cliccate di nuovo sul tasto modalità tablet nell’Action Center di Windows.
Le novità di Microsoft Windows 10: l’action center
L’Action Center è migliorato dall’ultima versione mostrata. Tutte le notifiche che ricevete sono instradate qui, con gli eventi più recenti in alto. Si può facilmente intasare di notifiche – Dropbox va per la maggiore – ma potete decidere quali notifiche ricevere in maniera semplice. C’è una nuova applicazione per i settaggi, navigabile facilmente con un semplice menu che racchiude tutto.
In basso a sinistra avrete notato una barra di ricerca, accanto al bottone di Start. Cliccate sulla barra di ricerca, oppure sul microfono, oppure dite semplicemente “Hey Cortana!” (una volta attivata la funzione!) e Cortana, l’assistente virtuale, si presenterà. Può cercare file all’interno del PC, fungere da pro memoria e altre cose mondane come seguire l’andamento di un volo o dare uno sguardo alle previsioni del tempo.
Si tratta comunque di una versione prova di Cortana, ma l’assistente virtuale fa parte di un piano generale di Microsoft per portare Windows 10 su tutti i PC, ovunque. Una volta che utilizzate Cortana sul vostro telefono, sul PC e sul tablet, imparerà più cose su di voi e se le annoterà sul Notebook. Potete ovviamente decidere quanta libertà di “spionaggio” avrà Cortana, mantenendo delle aree off-limits per tutelare la vostra privacy. Tenete conto che più Cortana vi conosce, più diventerà utile: continuerete ad usarla sempre più.
L’abilità di Cortana di assimilare il linguaggio spingerà milioni di utenti (Microsoft ci spera) ad iniziare a parlare con Cortana sui propri PC, grazie all’aggiornamento gratuito a Windows 10. Questo aumenterà le funzionalità dell’assistente, dando la capacità a Cortana di intrattenersi in conversazioni complicate come: “Chi è il Presidente?”, “Come si chiama mia moglie?” e “Quanti anni ha lui?”, senza che dia di matto.
Windows 10: le applicazioni ovunque
Le applicazioni saranno un elemento fondamentale per far sì che Windows 10 possa funzionare ovunque, inclusi gli smartphone e i tablet o le console per videogiochi. Microsoft presenta infatti applicazioni in grado di esister su PC e su mobile. L’applicazione per le Foto ricerca le vostre foto anche su One Drive, assegnandole in specifiche collezioni. Funzionerà anche sul mobile, anche se dobbiamo ancora attendere la versione definitiva per provarla.
L’applicazione migliorerà anche tutte le foto che trova, eliminando l’effetto degli occhi rossi o sistemando la sovraesposizione. Il processo è ovviamente opzionale – se non vi andasse di far modificare le foto, potete ritornare al file originale. Potete anche lavorare voi stessi sulle foto; certo non stiamo parlando di programmi come Adobe Lightroom, ma se volete fare piccoli e semplici ritocchi, qui potete farli.
Le novità di Microsoft Windows 10: l’applicazione per l’XboxOne
Microsoft ha aggiunto anche un’applicazione Xbox. Per il momento non fa molto; potete vedere quello che stanno facendo i vostri amici e mandare messaggi, guardare i vostri obiettivi raggiunti e guardare video preregistrati. Microsoft punta ad un’esperienza totale dell’Xbox Live su PC tramite Windows 10, portando i giochi della Xbox One su PC. Dobbiamo però aspettare la versione definitiva per avere questa funzione.
Non abbiamo ancora visto molto bene Windows 10 su Windows Phone, ma abbiamo dato una sbirciata su applicazioni come Mail, Calendar e la nuova app per le Foto, facendole girare sia su PC che smartphone. Ci saranno alcune cose di cui tener conto: per esempio la mancanza di fotocamera sulla versione desktop rende l’applicazione praticamente inutile. La strada però è questa: rendere migliore l’esperienza e la fruizione delle applicazioni su più piattaforme possibili, con l’apertura a nuove opportunità.
Conclusione
Windows 10 non sistemerà tutto, ma i cambiamenti rispetto alla versione 8 sono evidenti e segnano un taglio netto con il passato. Microsoft sta guardando al futuro e vuole rivalutare i PC. I portatili e i PC sono utilizzati ancora oggi per gestire il proprio lavoro e per giocare, ma i tablet e gli smartphone hanno preso velocemente piede. I nuovi sistemi operativi, dunque, dovranno essere un ponte tra questi due device. Abbiamo visto i primi passi da Apple, con OS X Yosemite e le sue abilità per gestire le chiamate e le mail; anche Android si è mossa in questa direzione con l’OS di Google Chrome, facendoci intuire in che direzione si sta muovendo Google.
L’obiettivo di Microsoft è offrire un’esperienza unificata tra tutti i device di ogni forma e dimensione. Il tutto con grande attenzione sull’utilizzo: dalle icone classiche per i device come tablet o smartphone, alle cartelle e alle finestre quando ci dotiamo di tastiera e mouse. In più Windows 10 sarà presente su Xbox One. Potremmo non voler utilizzare Excel sulle nostre console, ma il fatto di poter, eventualmente, gestire le applicazioni anche sulle console, dà un po’ di potere e di libertà all’utente.
Windows 8 ci volle portare nel futuro, ma la reazione fu differente dalle aspettative, per via della sua inefficienza e l’approccio schematico con un’unica soluzione per tutto. Con Windows 10 le cose sembrano essere state sistemate a dovere.
Cos’è Samsung Artik? Pensate a questo: un giorno, il frigorifero potrà controllare quali ingredienti sono rimasti, comunicare al forno la ricetta della cena e mandare una mail al supermercato di fiducia, per ordinare altre uova in sostituzione di quelle in scadenza. Oppure avvisarvi di un guasto, una mancanza di corrente, e contemporaneamente allertare il tecnico per un intervento immediato. Il tutto, comandato e controllato da una app.
Samsung Artik: sarà possibile controllare da smartphone, tablet o computer tutti gli elettrodomestici di casa.
Samsung Artik: cos’è e che fa il processore del futuro
Non è fantascenza, ma l’Internet delle Cose- oppure IoT, acronimo di Internet of Things. Una realtà più vicina a noi di quanto immaginiamo: nel corso dell’ultima “Internet of Things World” di San Francisco, Samsung ha presentato in anteprima la piattaforma Artik: una famiglia di tre processori intelligenti che incarneranno il cervello degli elettrodomestici e dei macchinari domestici del futuro. Ma non solo: i chip Artik si presteranno a un gran numero di applicazioni, dai dispositivi indossabili (come gli Smartwatch) ai droni, grazie alla piena compatibilità con il progetto open source Arduino e ai suoi componenti integrati di programmazione.
Samsung Artik: sarà il cuore del nuovo “Internet delle cose”?
Samsung Artik: l’alba dell’Internet delle Cose (IoT)
In un mercato ormai saturo di prodotti tecnologici, Samsung ha scelto di muoversi per prima e di investire pesantemente in un nuovo settore, che punta a diventare protagonista del prossimo futuro: l’Internet delle Cose. Un mercato appena nato ma che, solo in Italia, vale già 1,55 miliardi di Euro secondo i dati diffusi dal Politecnico di Milano. Secondo le stime fornite da Data Corp, l’IoT porterà entro il 2020 un fatturato globale di circa 3.000 miliardi di dollari. Cifre a dir poco colossali.
L’Internet delle Cose si occuperà di mettere in comunicazione fra loro tutti gli oggetti d’uso comune all’interno delle abitazioni. Frigorifero, lavatrice, microonde, condizionatore, lavastoviglie, smart tv: grazie a una serie di chip saranno interconnesse e comandabili a distanza grazie a una app, in modo da aggiornarci in tempo reale sul loro funzionamento e dandoci la possibilità di gestirle da ogni punto del globo.
In caso di malfunzionamento, un elettrodomestico ci notificherà il problema e potrà richiedere autonomamente un intervento all’assistenza. Il frigorifero ci informerà quando è vuoto e ordinerà al supermercato i nostri prodotti preferiti, in modo da poterli ritirare al ritorno dal lavoro o riceverli comodamente a casa. Il condizionatore si attiverà appena avremo lasciato l’ufficio, regalandoci un clima ottimale al nostro rientro.
Samsung Artik: tre diversi chip per gestire milioni di dispositivi.
Artik: tre chip per mille utilizzi diversi
Samsung Electonics ha colto la palla al balzo realizzando i primi 3 chip destinati a questo mercato emergente. Il direttore strategico di Samsung Electronics Young Sohn, ha recentemente svelato cos’è Samsung Artik, una piattaforma che punta a fornire all’industria e ai produttori il “cuore” dell’IoT, attraverso componenti avanzati, sicuri e “open” che serviranno per lo sviluppo dei prodotti futuri.
Il progetto Artik comprende microprocessori, schede di sviluppo, software, hardware, connettività cloud e funzioni di sicurezza avanzate che getteranno le basi per ridefinire gli oggetti a cui oggi siamo abituati.
Il più piccolo dei componenti, Artik 1, è alimentato da una piccola batteria simile a quella degli orologi e misura 12×12 mm. Combina alla connettività Bluetooth LE un sensore di movimento a 9 assi, un processore dual core a 250 MHz e 4 Gb di memoria flash. Il costo sarà inferiore ai 10 dollari e, grazie al suo basso consumo, sarà indicato per tutti i dispositivi indossabili
Artik 5 fornisce un buon compromesso fra dimensioni (29×25 mm) e potenza, con un processore dual core da 1 GHz, 4 GB di memoria flash e 512 Mb di RAM. Avrà Wi-Fi integrato e sarà l’ideale per la realizzazione di hub casalinghi, droni e dispositivi indossabili di fascia alta. Il prezzo, non ancora confermato, potrebbe essere inferiore ai 50 dollari.
Il componente top è rappresentato da Artik 10 (39 x 29 mm) e dalle sue caratteristiche che lo rendono, di fatto, un personal computer a tutti gli effetti: processore octa core da 1,3 GHz, 16 Gb di memoria Flash e 2 Gb di RAM, connettività Wi-Fi e Bluetooth, codifica/decodifica video full HD da 1080p e audio sorround a 5.1 canali. Un prodotto avanzato che troverà posto all’internodelle smart tv, negli elettrodomestici di fascia alta, nei dispositivi SmartThings e negli home server. Il prezzo, in questo caso, sarà inferiore ai 100 dollari.
Samsung Artik: annunciata la partnership con Arduino e i suoi componenti “open”.
Samsung Artik: la partnership con Arduino
Samsung ha fatto inoltre sapere di aver allacciato diverse collaborazioni con aziende e produttori del settore. Fra questi non manca Arduino, un progetto creato in Italia e portato avanti da Massimo Banzi: nato come strumento per creare prototipi elettronici, Arduino fornisce essenzialmente una piccola scheda elettronica “open source” che viene messa a disposizione per creare dispositivi complessi, comandabili e programmabili a distanza. Software, schede circuitali e progetti sono disponibili gratuitamente attraverso la community del progetto.
Artik sarà quindi compatibile con il sistema Arduino e le relative schede risulteranno programmabili con l’Arduino Software Development Environment: una scelta che fornirà a tutti gli sviluppatori e appassionati del settore tutti gli strumenti per poter dar vita a nuovi oggetti nell’era dell’IoT.
Samsung Artik: la gestione delle connessioni e dei comandi avverrà grazie all’Open Cloud.
Samsung Artik: le prospettive future
Il mercato di questo particolare settore è in fibrillazione: con il lancio della piattaforma Artik e l’acquisizione, da parte di Samsung, della startup californiana SmartThings (la cui tecnologia è attualmente implementata su oltre 20mila modelli di dispositivi in tutto il mondo), il colosso coreano ha gettato solide basi per surclassare Intel e gli altri produttori di chip in quella che rappresenterà una lotta per l’affermazione nell’Internet delle Cose. I prossimi mesi saranno cruciali per comprendere le reali potenzialità dei dispositivi Artik e le relative applicazioni nella vita di tutti i giorni.
Con l’avvento di Internet e, di conseguenza, dei social e dei motori di ricerca, come Google, è possibile oggi ricercare dati e informazioni su qualsiasi personalità, anche non necessariamente famosa.
L’immissione dei dati online dipende in prima battuta dalla persona stessa, ma è possibile che a diffondere notizie siano altri elementi: blogger, giornalisti, semplici utenti. Ci possono essere differenti scopi, ma, da qualche tempo, si è parlato molto del diritto all’oblio.
Diritto all’oblìo: cos’è
Si tratta di una forma di garanzia a cui l’utente può ricorrere: esso prevede la non diffondibilità di precedenti pregiudizievoli dell’onore di una persona. Si tratta insomma di una difesa personale nel caso in cui si avessero precedenti con la giustizie e condanne ricevute, o altri argomenti sensibili sulla propria persona.
In sostanza, un individuo può esercitare il proprio diritto all’oblio e richiedere che la sua storia passata sia totalmente cancellata dai motori di ricerca e, quindi, dal web. Questo diritto non vale, eventualmente, per fatti di cronaca che ritornano alla ribalta e, quindi, diventano oggetto di cronaca attuale. Il diritto all’oblio si lega al fatto che, una volta superato il fatto, esso non diventa più utile per la comunità, che ormai lo ha assimilato. Ritorna quindi ad essere un fatto privato.
In generale è possibile far valere il proprio diritto all’oblìo se:
I dati non sono più necessari
Ci si vuole opporre al trattamento dei dati o si vuole revocare un permesso dato in precedenza
Se i dati restituiscono fatti falsi, distorti o un’immagine che non corrisponde al vero
Se i dati citano solo una parte dei fatti avvenuti e non tutta la vicenda, restituendo nel complesso una storia sbagliata, oppure incompleta e, per questo, fuorviante
Se i dati riguardano minori
Una volta inviata la domanda, questa potrebbe essere rigettata da Google. Dopo un tempo di analisi che varia dai 2 ai 3 mesi, Google infatti potrebbe non cancellare i dati, per esempio nel caso in cui si tratti di fatti veri legati ad un personaggio pubblico o fatti veri di oggettiva utilità collettiva.
Diritto all’oblio su Google: come chiedere la rimozione dei dati
Vediamo ora come effettuare la richesta per esercitare il diritto all’oblio.
Prima di tutto ci si deve collegare a questo indirizzo messo a disposizione da Google. Il primo paragrafo di questo modulo di richiesta spiega brevemente quello che state per fare e per richiedere. Sarà richiesto il documento di identità di chi fa la richiesta, quindi preparate una fotocopia.
Google chiederà di che nazionalità siete: selezionate l’opzione. (I campi contrassegnati con l’asterisco sono obbligatori).
Diritto all’oblio – Il contesto
Il passo successivo riguarda l’inserimento dei dati personali. Inserite nel primo campo il nome e il cognome della personalità che vuole esercitare il diritto all’oblio (quindi, della persona di cui si vogliono eliminare i dati). Se la richiesta è effettuata da un rappresentante della persona in questione, si deve compilare anche il secondo campo e specificare il rapporto con la persona (“genitore, avvocato”).
Infine, per questo passaggio, si deve inserire un indirizzo e-mail a cui essere contattati.
Diritto all’oblio – Inserimento delle informazioni di contatto
Terminate queste operazioni, è il momento dell’inserimento del link che si intende rimuovere all’interno dell’apposito box. Nel caso ci fosse più di un link, si può cliccare su “Aggiungi un altro allegato” e aggiungere i link desiderati, senza limite di numero. Si ricordi, però, che per ogni link inserito è necessario aggiungere la motivazione (nel caso fosse la medesima, basta inserirla una volta sola).
Diritto all’oblio – Inserimento dell’URL che si vuole rimuovere dal web
Google, come anticipato, vi chiede di verificare l’identità, per evitare richieste di rimozione fraudolente da parte di persone che si spacciano per altre. Si deve quindi allegare una copia leggibile del documento di identità che attesti la vera identità di chi sta facendo la richiesta (o della persona autorizzata a fare la richiesta).
In seguito bisogna spuntare la conferma di quanto dichiarato.
Diritto all’oblio – La firma del documento da inviare a Google
Infine, bisogna firmare la richiesta prima di inviarla (in maniera elettronica). Con la firma state dichiarando che le affermazioni precedenti sono veritiere, che state richiedendo l’esercitazione del diritto d’oblio e che, se agite per conto di altre persone, siete autorizzati a farlo. Firmate nel campo apposito, segnate la data esatta e cliccate sul bottone Invia.
Entro qualche minuto vi verrà inviata una mail contenente la conferma dell’operazione e, successivamente, un’altra mail attestante il successo o il rifiuto della richiesta (richiede almeno due mesi la definitiva cancellazione o il rigetto della richiesta).
Mario Party 10 è arrivato alla prima edizione in doppia cifra: nuovi livelli, nuovi mini-giochi per spezzare il gameplay dell’azione, nel pieno stile cui Mario Party ci ha abituato in tutti questi anni. Tuttavia, questa new entry della celebre saga lascia qualche perplessità in merito a un certo “piattume” che si riscontra qua e là durante il gioco. Mario Party 10 si dirama attraverso 3 filoni principali: il tradizionale Mario Party, il nuovo Bowser Party e amiibo Party.
Mario Party 10: ecco il nuovo capitolo della saga, fra tradizione e modernità.
Mario Party 10. Recensione dell’intramontabile idraulico
Il primo riprende l’ormai collaudata formula sperimentata con il capitolo 9 della saga: quattro rivali saltano a bordo di un veicolo e intraprendono un viaggio lungo un percorso, cercando di collezionare quante più stelle possibile rispetto agli avversari. Fin qui, nulla di nuovo con il classico tabellone tipo “gioco dell’oca”, le solite stelline da collezionare e i mini giochi, forse troppo pochi e alla lunga ripetitivi.
Le dinamiche di gruppo aggiungono anche un aspetto tattico al gioco. La raccolta di dati “truccati” permette al giocatore di far subire svariate punizioni agli avversari e di trarre vantaggio in determinati eventi, come l’abbattimento del dirigibile di Bowser o il furto di stelle dal tesoro acquatico di Dragoneel.
Mario Party 10: Bowser Party consente al giocatore di vestire i panni del personaggio più cattivo della saga.
Mario Party 10: Bowser Party
La modalità Bowser risulta una novità, dando modo per la prima volta a un giocatore di comandare Bowser e di vestire i panni del cattivone di turno. Esistono solo 10 mini giochi e gran parte di essi sono troppo semplici e banali, con i comandi a disposizione troppo limitati. Un vero peccato, considerando la complessità di azioni e le caratteristiche avanzate offerte dal gamepad. Mario Party 10, sicuramente, avrebbe potuto offrire di più. In questa modalità il gioco segue una logica diversa: mentre 4 giocatori impugnano il gamepad per impersonare i classici personaggi dell’universo Mario, un quinto prende le parti di Bowser, per impedire a Mario & Co. di completare il tabellone.
Mario Party 10: amiibo Party permette di fare un tuffo nel passato, riscoprendo i primi capitoli della saga.
Mario Party 10: amiibo Party
La modalità amiibo Party trae ispirazione dalle statuette collezionabili dei personaggi legati al mondo di Mario, facendo fare ai giocatori un tuffo nel passato dal sapore vintage. L’atmosfera che si respira è quella dei primi Mario Party, con tabelloni più piccoli e veloci da completare, popolati appunto dalle classiche statuine. Durante questa modalità è possibile sbloccare extra, monete e nuovi livelli.
Un capitolo senza dubbio raccomandato agli amanti della saga, capace di aggiungere qualche tocco di modernità a un filone che, arrivato al suo decimo capitolo, sembrava non avere molto altro da aggiungere. E in parte è proprio così, specialmente parlando del filone Mario Party dove si è preferito puntare ai fasti del passato, rispetto all’innovazione. Buona invece l’introduzione della figura (giocabile) di Bowser e degli amiibo, capaci di svecchiare un gameplay ormai noto e stranoto.
Samsung ha diviso a metà le sue forze sul mercato dei tablet, proponendo dispositivi entry level accanto ai più performanti tablet della serie Note. Rappresentando per dimensioni il maggiore della famiglia, le caratteristiche del Galaxy Note 10.1 ne fanno a pieno titolo il modello di punta fra i tablet della casa coreana.
Samsung Galaxy Note 10.1. Le caratteristiche al top
Esaminando le specifiche appaiono subito evidenti le sostenziose caratteristiche del Samsung Galaxy Note 10.1: display da 2.560 x 1.600 pixel, processore Exynos octa-core (sebbene possano esserne usati soltanto quattro alla volta) a 1,9 GHz, 3Gb di RAM, fotocamera da 8 megapixel e la stilo “S Pen” integrata. Se la “guerra dei tablet” dovesse essere vinta ai punti, ben pochi potrebbero raggiungere il livello di questo gioiello.
Ogni giudizio, tuttavia, risente anche di altri parametri quali l’impatto estetico, l’usabilità, l’interfaccia grafica e le performance: valutando nell’insieme tutte queste caratteristiche, è possibile affermare senza dubbio come il Galaxy Note 10.1 rimanga ancora dietro l’iPad Air.
Samsung Galaxy Note 10.1: le caratteristiche del tablet Top Level di Samsung.
Ciò non vuol dire che questa riedizione del Note 10.1 dello scorso anno non sia in assoluto uno dei tablet più interessanti sul mercato: è l’insieme di tutte le sue parti a collocarlo un gradino più sotto rispetto alla concorrenza del modello di punta di casa Apple. A fare la differenza sono non tanto le caratteristiche del Samsung Galaxy Note 10.1, quanto il suo design tutt’altro che accattivante. Nonostante si siano registrati netti miglioramenti dalle plastiche dell’anno scorso, caratterizzate da un bassissimo appeal estetico, è naturale chiedersi come materiali del genere possano essere equipaggiati su un dispositivo dalla fascia di prezzo tutt’altro che economica.
Samsung Galaxy Note 10.1: esteticamente le plastiche sembrano di scarsa qualità.
Come ci si potrebbe aspettare dalla famiglia Note, Samsung ha attinto molto a livello estetico dal fortunato Galaxy Note 3, ma anche in questo caso il dispositivo non si può dire che brillasse dal punto di vista estetico. Ecco quindi ritornare la stessa cornice di finto metallo lungo i bordi esterni e lo stesso retro in simil-pelle, capace quest’ultimo di garantire un maggiore grip rispetto al predecessore e di dare un senso di stabilità al tablet quando lo si tiene in mano. Il senso generale, tuttavia, è quello di avere per le mani dei materiali più economici di quanto ci si sarebbe aspettato.
Inutile dire che sotto questo aspetto il confronto con l’iPad Air (leggermente più economico a listino del Note 10.1) è assolutamente poco lusinghiero per l’ultimo tablet di casa Samsung.
Samsung Galaxy Note 10.1: il retro in simil-pelle garantisce un buon grip.
In ogni caso, rispetto al passato Samsung ha apportato diversi miglioramenti in tema di design. Il nuovo tablet risulta più sottile (7,9 mm rispetto ai precedenti 8,9) e leggero (da 597 a 535 g) e anche le cornici laterali risultano meno ingombranti. Un accorgimento che aiuta a ridurre quell’impressione che i tablet Android siano eccessivamente “larghi”, specie quando vengono utilizzati in orizzontale.
Samsung Galaxy Note 10.1: più sottile e leggero rispetto al passato.
Un dettaglio di poco conto se si considerano le intenzioni di Samsung circa questo tablet, votato alla navigazione web e alla visione di contenuti multimediali, come chiaramente dimostra l’orientamento del logo Samsung (parallelamente al lato lungo) e la disposizione dei tasti fisici sulla cornice. In tema di tasti, questi sono composti dal ben noto trio con il pulsante home centrale, affiancato dai tasti capacitivi del menù e del comando “indietro”. I tasti di controllo del volume e quello di accensione sono collocati nell’angolo superiore sinistro (prendendo come riferimento la visuale orizzontale o “landscape”), facilmente individuabili anche in condizioni di illuminazione scarsa. Alla loro destra trovano posto una porta infrarossi, utile per utilizzare il tablet come telecomando universale.
Samsung Galaxy Note 10.1: ottimale la distribuzione dei tasti.
La porta microUSB trova posto nella parte inferiore del dispositivo, lasciando i due lati liberi di ospitare gli speaker stereo, questi ultimi di buona qualità nonostante un effetto leggermente metallico. Degno di nota l’alloggiamento degli speaker, nella parte alta dei due lati: un accorgimento che evita di coprire il suono quando il dispositivo viene tenuto in mano, spesso ignorato dalla quasi totalità dei produttori.
Subito sotto allo speaker di destra trova posto lo slot microSD, che permette di incrementare lo spazio di archiviazione di ulteriori 64Gb.
Samsung Galaxy Note 10.1: la posizione degli speaker evita che vengano coperti quando si tiene in mano il tablet.
Appena sopra lo speaker di destra, trova alloggiamento lo stylus S Pen, ciò che rende davvero questo dispositivo un “Note” e non un tablet qualunque. Uno sportellino in simil-metallo copre la parte superiore del pennino, che può essere quindi rimosso e utilizzato con facilità. L’S Pen si presenta solido e leggero, sebbene nei materiali trasmetta quel senso di economia e approssimazione del design del Galaxy Note 10.1.
Samsung Galaxy Note 10.1: la S Pen caratterizza questa versione di tablet della famiglia Note.
Senza ombra di dubbio il vero punto di forza tra tutte le caratteristiche del Samsung Galaxy Note 10.1 è rappresentato dallo schermo, comparto nel quale il dispositivo si dimostra realmente eccellente. Rispetto al modello dello scorso anno la risoluzione è raddoppiata, raggiungendo di 2.560 x 1.600 pixel del Google Nexus 10. Il grado di nitidezza è impressionante e pari a 299 ppi, lo stesso valore raggiunto dal display dell’iPad. Forse l’immagine non sarà bilanciata nei colori come accade nei display Retina, ma è innegabile il piacere di guardare foto e video su questo display Samsung, capace di rendere veramente giustizia ai contenuti HD.
Samsung Galaxy Note 10.1: lo schermo rappresenta la caratteristica più brillante del dispositivo.
Il Galaxy Note 10.1 utilizza Android Ice Cream Sandwich come sistema operativo. Come da tradizione, l’apporto di Samsung sull’interfaccia grafica standard è evidente, appariscente e sfacciato, con colori vivaci e una lunga serie di personalizzazioni estetiche. Per chi invece fosse alla ricerca di un’interfaccia più sobria, è sempre possibile rivolgere l’attenzione ai già citati Nexus 10 o al concorrente iPad Air.
Samsung Galaxy Note 10.1: tante, tantissime le icone di app installate di default.
A conti fatti, l’estrema vivacità di colori e l’approccio un po’ “bambinesco” scelto nel disegnare le icone potrebbe far sembrare a qualcuno il Galaxy Note 10.1 un tablet poco professionale. L’enorme quantità di widget Samsung presenti all’avvio sembrano quasi voler essere uno spreco di spazio, come a voler mascherare la vivacità dei colori del display sottostante. Fortunatamente, tutte queste app possono essere rimosse e rimpiazzate da ciò che l’utente preferisce, evitando l’accumulo di icone inutili sullo schermo.
Sempre in tema di cattivo utilizzo dello spazio, da segnalare la barra delle notifiche impiegata da Samsung. Rispetto a quella stock di Android quella del Note 10.1 appare goffa e innaturalmente allungata per occupare tutto lo schermo. Discutibile anche la scelta dei pulsanti “verde elettrico” che consentono di gestire da un’unica interfaccia Wi-Fi, GPS, Suoni, Risparmio energetico e altre utili funzioni. Icone abbaglianti e fuori luogo, per quanto utili.
Samsung Galaxy Note 10.1: toni sgargianti anche nelle applicazioni per la gestione delle connessioni.
My Magazine, cui è possibile accedere scorrendo verso l’alto il fondo della home, è un’interessante alternativa all’interfaccia Flipboard. Questa sezione integra notizie, aggiornamenti social e altri elementi visualizzati di recente all’interno di un unico, grande collage a tutto schermo. Un risultato senza dubbio gradevole sul piano estetico ma opinabile su quello funzionale, data la disponibilità su Google Play della più completa, funzionale e collaudata Flipboard.
Samsung Galaxy Note 10.1: My Magazine, alternativa a Flipboard.
Ciò non vuol dire che l’approccio di Samsung al mondo Android non sia privo di meriti. Esistono una serie di caratteristiche che migliorano l’utilizzo del sistema operativo su questo tablet, come il Multi Window attivabile da una piccola icona a forma di freccia posizionata nella parte destra dello schermo. Alla pressione di questo tasto, si apre una barra contenente le principali applicazioni del dispositivo.
Samsung Galaxy Note 10.1: il Multi Window permette di eseguire due applicazioni contemporaneamente.
A questo punto, è possibile scegliere due applicazioni per utilizzarle contemporaneamente sullo schermo. Di default lo spazio verrà ripartito al 50% per ciascuna applicazione, ma è possibile scegliere quanta importanza dare alle app trascinando la barra mediana per espandere o restringere lo spazio occupato da ogni applicazione. Un’opzione molto utile se si desidera, per esempio, leggere un articolo e contemporaneamente prendere appunti con la S Pen.
Samsung Galaxy Note 10.1: leggere e prendere appunti contemporaneamente è possibile con la modalità Dual Window.
Altra caratteristica utile è quella di visualizzare i video all’interno di un box che andrà a sovrapporsi alle altre app aperte. Di grande utilità è l’applicazione della S Pen, vera protagonista fra tutte le caratteristiche del Samsung Galaxy Note 10.1. Di base questo pennino può eseguire le stesse operazioni del dito, toccando le icone e scorrendo le pagine web. Inoltre, il dispositivo è in grado di riconoscere quando la punta del pennino si avvicina allo schermo.
Samsung Galaxy Note 10.1: S Pen, la vera protagonista di questo Tablet.
In questo modo è possibile, ad esempio, visualizzare in anteprima un’immagine nella galleria semplicemente premendovi sopra la S Pen, oppure appoggiarsi allo schermo mentre si scrive una nota approfittando della disattivazione automatica del riconoscimento tocco.
Samsung Galaxy Note 10.1: con Air Command è possibile aprire un menù rapido con tutte le funzioni della S Pen.
La S Pen ha inoltre a disposizione un pulsante che, se premuto, attiva un menù “radiale” di opzioni chiamato Air Command. In questo modo è possibile accedere rapidamente a una serie di azioni che consentono di creare nuovi memo, post-it e di poter scrivere “al volo” sullo schermo, associando a determinate parole o simboli una serie di azioni. È possibile ad esempio digitare un indirizzo e collegarlo al comando Google Map per cercarlo sulla cartina, scrivere un numero di telefono per ricollegarlo a un contatto (vecchio o nuovo) della rubrica e così via. Un modo più naturale e intuitivo per interagire con l’interfaccia Android.
Altro strumento disponibile nel menù Air Command è “Scrap Booker“, che permette di disegnare attorno a specifici elementi o in un punto qualsiasi dello schermo. L’istantanea dello schermo viene quindi salvata all’interno della app Scrapbook, dove sarà possibile in un secondo momento aggiungere memo e tag correlati.
Samsung Galaxy Note 10.1: salvare e prendere appunti sugli screenshot è facile e veloce.
Air Command permette inoltre di accedere a Screen Write, uno strumento per catturare un’istantanea dello schermo e modificarla a piacimento con l’uso della S Pen, potendola quindi salvare o condividere. Strumento utile per salvare al volo una pagina web, integrandola con commenti e note.
Samsung Galaxy Note 10.1: la nuova tastiera di casa Samsung è veloce e reattiva.
Con il Galaxy Note 10.1 Samsung ha introdotto una nuova tastiera proprietaria, che si colloca come una delle migliori alternative alla tastiera di default del sistema operativo di Google. Nonostante un look un po’datato e l’assenza di font accattivanti, il riconoscimento dei tasti e il sistema di suggerimento sono buoni, con la presenza di una fila di numeri al di sopra delle lettere. Samsung integra inoltre un sistema proprietario per la digitazione senza interruzioni, che consente di comporre lettera dopo lettera “strisciando” il dito sullo schermo.
Vuoi rendere meraviglioso il tuo profilo Twitter? Quando gli uccelli cantano, usano un tono particolare per annunciare la loro presenza. Quando si twitta su Twitter, è necessario che i propri messaggi si contraddistinguano il più possibili dagli altri. Una parte di questa individualità è data dal profilo Twitter, che dovrà riflettere l’unicità del suo proprietario.
Come rendere bello un profilo Twitter
Tutti noi conosciamo perfettamente lo sfondo generico di Twitter, con l’ormai famosissimo uccellino bianco su fondo blu. Circa un quarto degli utenti Twitter mantiene questa immagine di default senza apportare cambiamenti e personalizzazioni: questi utenti non stanno facendo altro che urlare al mondo “hey, non c’è niente di originale qui, non mi interessa presentare in modo originale e vivace la mia immagine personale o aziendale al mondo”. Personalizzare non vuol dire necessariamente sbandierare la propria foto, rischiando così di violare le principali regole di sicurezza dei social network.
Cambiare lo sfondo del profilo Twitter è molto semplice.
Basta aprire il pannello Impostazioni dal menù del proprio account e fare click su Design. Twitter fornisce due opzioni per configurare lo sfondo. La prima permette di cambiare l’immagine: è possibile scegliere fra i nove temi proposti o caricare una propria immagine personale. Ogni foto presente sul computer può essere adatta, sempre che la sua dimensione sia inferiore a 800 kb e in formato GIF, JPG o PNG.
In alternativa, dalla barra laterale è possibile cambiare i colori del tema grafico. In questo caso è possibile optare per un qualsiasi colore, che si rifletterà anche nei testi e nei link pubblicati.
Una volta effettuati i cambiamenti basterà cliccare su “salva” per renderli effettivi. Tutto ciò servirà sicuramente per personalizzare la propria presenza su Twitter, anche se migliaia di altri utenti potrebbero aver scelto il medesimo tema e set di colori.
Twitter: per migliorare il profilo è essenziale scegliere un’immagine rappresentativa.
Linee guida di Twitter per le immagini di sfondo
La prima cosa da ricordare quando si vuole inserire un’immagine personalizzata nello sfondo di Twitter, è la risoluzione. Su schermi più piccoli, come smartphone e tablet, le immagini vengono ridimensionate proporzionalmente con la possibilità che alcune parti laterali delle immagini risultino tagliate. La buona notizia è che oggi meno del 15% dei computer hanno una risoluzione inferiore a 1024×768 pixel. Nonostante questo, è bene considerare che non tutti potrebbero visualizzare il browser a tutto schermo ma in una finestra ridotta: un dettaglio da tenere in considerazione.
La cosa migliore, in questi casi, è inserire il contenuto principale nell’angolo superiore sinistro dell’immagine: in questo punto è infatti localizzata una sorta di “area sicura” che risulterà visibile su qualsiasi dispositivo e in ogni risoluzione. In questo caso è sempre possibile lasciare un po’di spazio dall’estremità sinistra dell’immagine, per lasciare un po’di aria attorno al soggetto.
Esistono molti siti e strumenti online che possono aiutare a disegnare l’immagine Twitter perfetta. Alcuni, come TwitBacks, offrono template gratuiti che consentono di personalizzare le immagini, i colori e caricare il tutto direttamente su Twitter. Alcuni add.on di Firefox come ColorZilla e MeasureIt permettono di semplificare la procedura con un processo fai-da-te.
Ecco alcuni semplici consigli da tenere in mente quando si crea un nuovo sfondo Twitter: – Semplicità: è il punto fondamentale. Sfondi complicati e confusi distraggono i visitatori. Lo sfondo serve soltanto per dare una prima idea sul profilo e dare un primo, importante mood estetico. – Coerenza: lo sfondo Twitter dovrà essere in linea con l’immagine, la grafica e i colori del proprio sito web, oltre che degli altri social media di proprietà. – Leggibilità: se la barra laterale viene personalizzata, impiegare almeno un corpo 10 per il testo al fine di non far diventare strabici i visitatori. – Decenza: Twitter non ammette la pornografia. Ricordarselo sempre può salvare il profilo dalla cancellazione. – Contenuti originali: quando si pubblica un’immagine, accertarsi di detenerne i diritti o che sia autorizzata per il pubblico utilizzo. Foto protette da copyright non possono in alcun modo essere pubblicate.
Twitter: un profilo di successo è il giusto mix di semplicità, leggibilità e immagini originali.
Non ci sono limiti alla creatività quando si tratta di personalizzare lo sfondo di Twitter.
– Motivo: è possibile scegliere uno dei motivi già pronti o crearne uno personalizzato, impostando la ripetizione di un singolo elemento grafico. I motivi sono più leggeri e veloci da caricare ma soprattutto si adattano a ogni tipo di monitor, senza problemi per quanto riguarda il ridimensionamento. – Immagine: è possibile utilizzare una singola immagine come sfondo. In questo caso è importante ricordare che parte di questa varrà coperta dalla barra laterale, dall’intestazione e dai contenuti. In base alla risoluzione del dispositivo l’immagine potrà risultare tagliata, ad eccezione della porzione superiore sinistra che verrà sempre e comunque visualizzata. – Immagine sfumata in un colore: in questo caso l’immagine, presente nella parte superiore sinistra, va a sfumare in un colore scelto dall’utente. Questa soluzione è un mix delle due scelte precedenti, con il risultato di essere leggera e visualizzabile su ogni dispositivo. – Barra laterale: in questo caso, una volta scelta una delle tre precedenti soluzioni è possibile integrarle con una barra laterale, solitamente nella parte sinistra dello schermo. Questa barra può contenere un logo, una foto, un indirizzo web, un numero di telefono o un indirizzo mail. Questi elementi, tuttavia, non risulteranno cliccabili ma andranno semplicemente a integrare lo sfondo del profilo.
Molti utenti creano le loro immagini con Adobe Photoshop, ma qualsiasi editor di immagini può essere funzionale allo scopo a patto di salvare l’immagine come PNG, JPG o GIF, con una dimensione massima di 800 KB (consigliata 200 KB al fine di ridurre i tempi di caricamento).
Twitter: l’opzione “Design” permette di personalizzare al meglio la grafica del profilo.
Perché personalizzare il profilo Twitter?
Le ragioni possono essere molteplici: – Essere creativi: artisti, musicisti, blogger desiderano che il proprio profilo Twitter rifletta le rispettivie personalità. Per tutti gli utenti, invece, un bello sfondo rappresenta oggettivamente un elemento grafico piacevole, anche se fine a sé stesso. – Vendere un prodotto o un marchio: per chi deve diffondere un prodotto o il nome di un’azienda, lo sfondo del profilo Twitter rappresenta uno spazio bianco da riempire: perché allora non farlo direttamente per pubblicizzarsi? – Per diffondere informazioni: la biografia di Twitter risulta limitata. Perché allora non dire più di sé stessi sfruttando questo ulteriore strumento?
Indipendentemente che vi stiate rivolgendo a un pubblico di amici o potenziali clienti, lo sfondo di Twitter è ciò che maggiormente vi distingue dalla massa. Usatelo per ricavarne un vantaggio: si tratta di un’operazione molto semplice da cui derivano enormi benefici. Un background esplosivo, per esempio, è in grado di attrarre immediatamente numerosi followers.
Le caratteristiche del Samsung Galaxy S6 lo rendono una sorta di “salvatore” per le sorti del produttore coreano: in soli 12 mesi (un arco temporale capace di fare la differenza nell’ambito dell’industria mobile) Samsung è passata dai vertici del mercato al dover dimostrare ai suoi clienti di essere rimasta “al passo” con le tecnologie, al pari della concorrenza.
Samsung Galaxy S6: caratteristiche di un mito
Sebbene gli smartphone Samsung restino ancora ai vertici del mercato per vendite e gradimento degli utenti, il Galaxy S6 ha visto il suo ingresso in un momento delicato per il mercato, dove risultava indispensabile fornire nuove conferme ai clienti affezionati e smentire al contempo tutte le critiche mosse dalla concorrenza.
Samsung Galaxy S6: caratteristiche al top per uno smartphone di fascia alta.
Un look metallico, senza plastica
Il Galaxy S6 rappresenta un cambiamento epocale, in termini di design, nella storia di Samsung. La plastica, che aveva sempre contraddistinto le linee stilistiche dei Galaxy, non era infatti mai apparsa bella e rifinita come sui modelli concorrenti. La scelta estetica si è orientata questa volta – sia sul fronte che sul retro – sul Gorilla Glass 4. Una scelta estetica che si riflette anche sul piano funzionale.
Le parti in metallo fondono le due metà del telefono in una scocca unica, lasciando spazio per le antenne nella parte alta e bassa del dispositivo. Lo speaker è stato spostato nella parte inferiore (non più, quindi, sul retro), insieme alla porta Micro USB e al jack per le cuffie, un tempo collocato nella parte alta. I pulsanti del volume si presentano ora separati e non più uniti dal vecchio bilanciere, con lo slot per la scheda SIM subito sotto. Per consentire la nuova estetica e le nuove caratteristiche del Samsung Galaxy S6, il produttore ha dovuto sacrificare alcune caratteristiche presenti sui vecchi modelli.
Contrariamente al passato, il Galaxy S6 non è impermeabile e non è possibile rimuovere la batteria da 2.550mAh. Non è presente, inoltre, lo slot per le schede di memoria Micro SD che risultava utile per espandere lo spazio di archiviazione interno. Proprio per questa ragione si è voluto “rottamare” la vecchia versione da 16Gb lasciando la scelta tra i modelli da 32, 64 e 128 Gb. Ad impatto estetico, il paragone con l’iPhone 6 è inevitabile anche se, visivamente, risulta più simile al Sony Xperia Z3. Il display da 5.1 pollici Super AMOLED ha la stessa dimensione del predecessore, fatta eccezione per la risoluzione Quad HD (2.560×1.440 pixel) che garantisce una densità di 577 pixel/pollice. Sebbene l’occhio umano non sia in grado di apprezzare milioni e milioni di pixel relegati in uno spazio così ristretto, la resa di foto e video HD risulta semplicemente favolosa.
Samsung Galaxy S6: il design metallico ha sostituito la vecchia plastica.
Sotto la scocca
Le caratteristiche del Samsung Galaxy S6 sono di tutto rispetto, a partire dal processore. Lo smartphone è equipaggiato con un Exynos 7420 64 bit octa-core (due quad core da 2.1 e 1.5 Ghz), in sostituzione del Qualcomm Snapdragon 810 e dei relativi problemi di surriscaldamento. I 3GB di RAM svolgono egregiamente il loro lavoro, il cardiofrequenzimetro introdotto lo scorso anno trova nuovamente posto sotto il flash LED nella parte posteriore della scocca.
Software
Con il Galaxy S6 Samsung ha dimostrato di aver capito come utilizzare al meglio il proprio software in relazione all’ultimo sistema operativo Android. Il risultato finale è quello di un’interfaccia pulita e semplice da utilizzare, a dimostrazione dei progressi effettuati da Samsung nell’ultimo anno, con la possibilità di arricchire il dispositivo di ulteriori funzioni attraverso il Galaxy App Store.
L’interfaccia difficilmente potrebbe essere scambiata con quella standard di Android, grazie al sistema Samsung TouchWiz che appare rinnovato e migliorato rispetto al passato. C’è meno “Samsung” nella schermata iniziale, ma curiosando nei menù è innegabile una grande familiarità con tutti i dispositivi della famiglia Galaxy. Scorrendo sulla destra e aprendo Flipboard, è facile notare la presenza di una nuova app newsfeed.
Il tasto Home incorpora un lettore di impronte digitali che è stato completamente rinnovato dopo il “flop” di quello impiegato nel Galaxy S5. Invece di strisciare il dito verso il basso, ora è sufficiente appoggiarlo per far sì che il sistema riconosca l’impronta digitale. Il processo di riconoscimento dell’impronta è altrettanto veloce e funzionale: sono sufficienti una decina di “prove” per far sì che nell’utilizzo normale la lettura delle impronte sia sempre accurata, lasciando così alle spalle l’approssimazione e gli errori registrati sul Galaxy S5.
Samsung Galaxy S6: software reattivo e sistema operativo Android Lollipop.
Performance
Partiamo dai principali difetti che si riscontrano scorrendo le caratteristiche del Samsung Galaxy S6. Il primo riguarda il mono-speaker posizionato nella parte bassa del dispositivo: sebbene si presenti migliorato rispetto all’S5, la sua qualità non raggiunge il livello degli smartphone concorrenti. Alzando il volume l’audio presenta una forte distorsione, che si tratti di un video, una chiamata vocale o altro.
Il secondo riguarda la temperatura: in caso di utilizzo intensivo il telefono inizia a scottare, sebbene non risulti così fastidioso da tenere in mano. Nonostante tutto, la fluidità e le sensazioni generali di utilizzo del Samsung Galaxy S6 sono positive. L’interfaccia Android Lollipop ha contribuito in maniera determinante a risolvere alcuni vecchi problemi, migliorando, semplificando e rendendo fluido il sistema di notifiche. Anche la visione di contenuti in streaming e da rete locale è stata semplificata e migliorata.
Le operazioni di tutti i giorni come l’apertura di applicazioni, la navigazione web, la riproduzione di contenuti video e musicali, risultano agevoli e veloci. In questo caso, la semplificazione voluta da Samsung al grido di “less is more” ha portato i frutti sperati.
Fotocamera
I piccoli difetti visti fino ad ora sono ampiamente ricompensati dal comparto fotocamera. Per il suo Galaxy S6, Samsung ha optato per una fotocamera principale da 16 megapixel e una posteriore da 5. Dati che sulla carta sembrerebbero buoni, e che vengono ulteriormente migliorati da una serie di accorgimenti e impostazioni. Sul vecchio G5 la fotocamera funzionava bene durante il giorno, soffrendo decisamente in condizioni di scarsa illuminazione.
Per porre rimedio a questa pecca, la lente del Galaxy S5 presenta un’apertura di f/1.9 e uno stabilizzatore ottico integrato. L’HDR attivato di default permette di dare una spinta alla resa fotografica complessiva in condizioni difficili. Da apprezzare inoltre l’accesso facilitato alla fotocamera, attivabile con una doppia pressione del tasto Home anche quando il telefono risulta bloccato: una funzione particolarmente adatta per realizzare scatti in pochi secondi.
Samsung merita i più vivi complimenti per aver mantenuto le opzioni di scatto semplici e pratiche, come nel caso dell’HTC One A9, grazie alla rimozione di tutte quelle funzioni che nell’S5 risultavano inutili o ridondanti. Nella modalità Pro è possibile regolare le ISO, modificare il bilanciamento del bianco, l’esposizione e aggiungere svariati effetti, anche se i risultati non sempre raggiungono i livelli sperati. Grazie all’elevata risoluzione è possibile scattare foto e catturare video in 2K e 4K: risoluzioni enormi, ricche di dettagli, che richiedono però spazi significativi per il salvataggio dei contenuti.
Samsung Galaxy S6: ottima la fotocamera con risoluzione 4k.
Batteria
Quello della batteria rappresenta l’aspetto chiave per poter giudicare al meglio le caratteristiche del Samsung Galaxy S6. La capacità di 2.550 mAh è inferiore rispetto a quella del predecessore S5 (2.800 mAh), poiché sulla carta si supponeva un minor consumo da parte del processore Exynos. Il caricatore rapido fornito all’interno della confezione garantisce 4 ore di utilizzo (o 2 nel caso di utilizzo per lo streaming di filmati HD) a fronte di 10 minuti di ricarica. A detta di Samsung, una ricarica completa richiede invece 80 minuti.
La ricarica wireless è invece attuabile attraverso supporti Qi e PMA. Nel complesso, la durata della batteria non impressiona più di tanto. L’autonomia riesce a coprire un’intera giornata di lavoro, a meno di non utilizzare app o servizi capaci di “prosciugare” la batteria rapidamente. Rispetto al precedente S5, malgrado la scelta di un processore più risparmioso, l’autonomia complessiva non appare più di tanto migliorata.
Samsung Galaxy S6: la batteria non è removibile come sui Galaxy precedenti.
Conclusioni
Dopo aver provato a fondo le caratteristiche del Samsung Galaxy S6, la domanda è lecita: quanti clienti lo abbandoneranno in favore del “cugino” S6 Edge? Una domanda interessante, che potrebbe dettare il futuro della linea Galaxy in base alle preferenze dei clienti.
Oltre a questo aspetto, con l’S6 per la prima volta si è registrata un’inversione stilistica in casa Samsung, introducendo per la prima volta un design “premium”. Lo smartphone è elegante e moderno, le funzionalità rispecchiano quelle presenti nei dispositivi della concorrenza, il lettore delle impronte digitali e la fotocamera appaiono migliori rispetto al passato.
I possessori del Galaxy S5 potrebbero avere qualche esitazione prima di fare il passaggio al nuovo modello, specialmente per i limiti dimostrati dalla nuova batteria non removibile, ma per i possessori degli S4 e modelli precedenti il passaggio è senza dubbio consigliato.
PRO:
Design elegante e solido
Ottimo display
Fotocamera migliorata e di qualità
Lettore di impronte digitali migliorato
Ricarica rapida, compatibile con entrambi gli standard di ricarica wireless
CONTRO
Non impermeabile
Batteria non removibile
Nessuna scheda di espansione di memoria
Speaker sotto le aspettative
PC Hp Pavilion x360. Ibrido. Due in uno. Tablet-laptop. Da quando l’interfaccia “touch” di Windows 8 è sbarcata sul mercato, si è registrata un’improvvisa “rinascita” di questi dispositivi. Nei negozi non è raro vedere scaffali e scaffali popolati da questi “mini”, come Acer Aspire Switch 10, Lenovo IdeaPad Yoga e Dell XPS11. E, tra questi, anche il PC Hp Pavilion x360.
PC Hp Pavilion x360: il giusto compromesso fra prestazioni e prezzo
PC Hp Pavilion x360: il giusto compromesso tra prezzo e prestazioni.
Sebbene la dicitura x360 faccia pensare a una macchina da gioco piuttosto che ad un pc portatile, questa macchina risulta ideale per chi è alla ricerca di leggerezza e dimensioni contenute. Sotto la scocca trovano posto una CPU a basso consumo Intel Celeron, un monitor da 11,6 pollici e (non da ultimo) un prezzo di listino relativamente contenuto di 399 euro.
I colori disponibili sono il classico silver e un moderno rosso, che rivestono la parte esterna della macchina con plastiche opache che lasciano posto, attorno allo schermo, ad un’elegante cornice nera lucida. Per comprendere le ragioni del nome Hp Pavilion x360 è sufficiente aprire lo schermo e portarlo a fine corsa: da normale laptop, lo schermo può ruotare fino ad appoggiarsi sulla parte posteriore dello chassis, ruotando appunto di circa 360°.
All’interno della sua scocca di 22mm di spessore trovano posto un disco rigido da 500Gb, 4Gb di RAM e due speakers Beats Audio (come in molte macchine HP).
PC Hp Pavilion x360: ripiegando lo schermo, il laptop si trasforma in un tablet.
Mediamente compatto
Nel complesso il PC Hp Pavilion x360 risulta compatto, sebbene non troppo sottile. Attorno allo schermo da 11,6 pollici e 1366×768 pixel di risoluzione è presente molto spazio inutilizzato – cosa che, dall’altro lato, consente alla tastiera di poter occupare maggiore spazio risultando quasi una full-size.
Lo spessore non è comunque eccessivo, sebbene lontano da altre macchine super-sottili: considerato il peso di 1,4 kg, il PC Hp Pavilion x360 risulta essere il 40% più pesante del MacBook Air da 11 pollici. Nel complesso però non è possibile lamentarsi più di tanto: il rapporto dimensioni/peso lo colloca ancora tra i computer leggeri, la qualità costruttiva risulta buona salvo una leggera flessione del coperchio nel momento in cui viene aperto.
In termini di connettività la dotazione è buona, con una porta USB 3.0 e due USB 2.0, uscita HDMI, Ethernet, slot SD Card e ingresso microfono/cuffie da 3,5 mm. Sulla cornice dello schermo è inoltre presente un bilanciere per il controllo del volume, particolarmente utile durante l’uso in modalità tablet.
PC Hp Pavilion x360: dimensioni contenute e 22mm di spessore.
Specifiche tecniche
Malgrado il costo e le dimensioni, quando si parla di prestazioni il PC Hp Pavilion x360 non brilla più di tanto.
Il cuore della macchina è rappresentato da un processore dual-core Intel Celeron N2820 a 2,13Ghz (aumentabili a 2,39 Ghz in caso di utilizzo di applicativi “pesanti” ed esosi in termini di risorse di sistema). L’incremento, contenuto, non è comunque in grado di portare ad un apprezzabile aumento delle prestazioni.
Nonostante il dual-core e quella che sembrerebbe essere una buona velocità di clock, non è il caso di aspettarsi troppo da questo processore: basato sull’architettura Silvermont, impiegata in altri processori Atom montati su iPad Air e Samsung Galaxy Tab Pro 10.1, il reale vantaggio del Celeron N2820 risiede nel suo bassissimo consumo e, di conseguenza, in una miglior durata della batteria.
La grafica HD Intel è integrata e compatibile con DirectX 11, con una potenza di elaborazione ben lontana dal collocare il PC Hp Pavilion x360 tra le macchine da gioco – la differenza con il chip grafico Iris del MacBook Pro Retina da 13 pollici in questo caso è abissale.
I 4 Gb di RAM rappresentano la dotazione minima per i PC moderni, con una potenza sufficiente per l’utilizzo quotidiano (non intensivo) della maggior parte degli utenti. Il vero collo di bottiglia è rappresentato dal disco rigido da 500Gb e dalla sua velocità di 5400 giri/minuto, capace di rallentare complessivamente le prestazioni del sistema.
Le prestazioni, nel complesso, sono in linea con quanto ci si potrebbe aspettare dal prezzo di listino del PC Hp Pavilion x360, compatibilmente alle sue dimensioni compatte.
PC Hp Pavilion x360: prestazioni in linea con il prezzo.
Uno schermo e dotazioni di buon livello
Il display da 11.6 pollici è multi touch, consentendo l’utilizzo del PC Hp Pavilion x360 in modalità tablet. La risoluzione di 1366×768 pixel è perfetta per queste dimensioni. La credibilità delle immagini è aiutata dagli speakers Beats Audio, che spingono questa macchina nella direzione di un PC adatto alla riproduzione di film e contenuti multimediali.
Per chi ha l’esigenza di lavorare online, è presente una porta Ethernet (10/100, non Gigabit) e una connessione Wi-Fi b/g/n. Il Bluetooth 4.0 è supportato, una caratteristica utile che consentirà al PC Hp Pavilion x360 di collegarsi con una vasta serie di dispositivi di nuova generazione ancora in fase di uscita sul mercato.
Come accennato, una porta USB 3.0 e due USB 2.0 permettono di collegare facilmente e velocemente dispositivi esterni per l’archiviazione di file. Una porta HDMI per i video ad alta risoluzione, un lettore di schede SD e un jack da 3.5 mm per le cuffie e il microfono completano la dotazione.
PC Hp Pavilion x360: schermo brillante e dai colori vivaci.
Performance
Benchmark
• 3D Mark: Ice Storm: 14025; Cloud Gate: 1086; Fire Strike: wouldn’t run
• Cinebench 11: CPU: 0.74pts; OpenGL: 5.74fps
• PC Mark 8 Home: 1101
• PC Mark 8 Home Power-Saving Battery: 3 hrs 37 mins
Come era lecito aspettarsi, le prestazioni complessive del PC Hp Pavilion x360 lasciano alquanto a desiderare se testate con i principali software di benchmark. Il punteggio di 0.74 ottenuto con Cinebench risulta essere molto al di sotto di quelli ottenuti da macchine appartenenti alla stessa fascia di prezzo e di mercato, come l’HP Pavilion TouchSmart 15-n070sa. Stesso discorso per la grafica, che consente di poter giocare senza problemi solamente i titoli più basic presenti sul Windows Store.
Utilizzo nel mondo reale
Archiviata la delusione dei punteggi, come si comporta il PC Hp Pavilion x360 nel mondo reale? Le performance limitate rendono inutilizzabili i software più “pesanti”, come quelli di video-editing e di grafica avanzata, oltre come già detto ai giochi di nuova generazione e di tutti quelli che fanno largo uso di grafica 3d. Ma probabilmente, per chi acquista una macchina da 399 euro queste limitazioni non rappresentano un vero problema. Per l’utilizzo di tutti i giorni l’HP Pavilion x360 risulta perfettamente funzionale, sebbene di tanto in tanto possa apparire stranamente lento. La corposa suite di software aggiuntivi HP di certo non aiuta a migliorare le prestazioni del sistema. Il disco fisso poco performante e il processore contribuiscono a volte ad aumentare l’attesa dopo aver lanciato un comando: scompattare un archivio zip può rappresentare un’operazione sorprendentemente lunga, come a volte il semplice caricamento di un sito web. Si tratta però di attese contenute, non certo catastrofiche.
Il pannello touchscreen è reattivo anche se, una volta richiuso nella modalità tablet “pura”, non risulta eccessivamente ergonomico e comodo mantenendosi comunque funzionale. La tastiera si disattiva automaticamente una volta “ripiegato”, in modo da non avere problemi in caso di pressione accidentale di un tasto.
PC Hp Pavilion x360: la tastiera full-size consente di digitare agevolmente e senza errori.
Carenze della modalità tablet
Peso e dimensioni sono distanti da quelle dei normali tablet anche se, a conti fatti, si tratta di dispositivi molto diversi fra loro: dopo un breve utilizzo è facile accorgersi di come il PC Hp Pavilion x360 non abbia una grande vocazione come tablet.
Anche lo schermo non aiuta, sebbene la risoluzione sia di buon livello: quando lo si guarda di fronte, i colori sono vivi e brillanti. Guardandolo di lato con differenti angolazioni, la qualità cromatica decade mostrando tutti i limiti del monitor.
A livello di usabilità il PC Hp Pavilion dà il meglio di sè in modalità laptop: la tastiera occupa il 97% delle tastiere tradizionali full-size, risultando quindi comoda e funzionale. I tasti hanno una corsa relativamente breve e presentano un buon feedback tattile, dando la possibilità all’utente di scrivere velocemente e sena intoppi. Il trackpad svolge bene il suo lavoro, è reattivo e riconosce bene gli input multi-gesture. Gli speaker Beats Audio svolgono egregiamente il loro lavoro, con un suono chiaro e potente degno di macchine di fascia superiore.
PC Hp Pavilion x360: nella versione tablet si evidenziano i limiti ergonomici del dispositivo.
Batteria mediocre
Purtroppo, nonostante un processore risparmioso il PC Hp Pavilion x360 non brilla per durata della batteria. Complessivamente l’autonomia si assesta al di sotto delle 4 ore per un utilizzo-tipo che include la videoscrittura, la navigazione web e la chat video. Anche in questo caso, il risultato non è disastroso ma nemmeno al livello di molte macchine della concorrenza che arrivano a superare il muro delle 6 ore di autonomia.
Gli ibridi laptop/tablet come il Pavilion x360 stanno iniziando a tracciare una nuova strada nel mercato dei computer: in questo settore esistono alternative con componenti high-end (come il Dell XPS 11) e macchine votate al risparmio (Aces Aspire Switch 10). Il PC Hp Pavilion x360 si colloca verso la fascia più bassa, come una macchina economica e senza troppe pretese. La parola chiave che meglio descrive questa macchina è “compromesso”: design accattivante, un prezzo tutto sommato contenuto e una buona usabilità, condita però da prestazioni generali mediocri e tanti rallentamenti.
Oggi è ormai indispensabile trovare applicazioni per accelerare lo smartphone: questi dispositivi sono diventati la versione moderna del vecchio “organizer”, un unico contenitore capace di raccogliere rubrica telefonica, indirizzi mail, calendario, orologio, fotografie e playlist musicali, con capacità simili a quelle di un personal computer. Tuttavia, maggiore sarà il numero di app installate, minore sarà lo spazio a disposizione con conseguente calo delle performance del dispositivo. Un gran numero di app, inoltre, può compromettere la privacy dell’utente con il rischio che le informazioni personali possano essere visibili a terzi.
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone
Se amate le app e il vostro telefono trabocca di giochi, programmi e tools per la gestione del lavoro, forse è giunto il momento di fare una bella pulizia recuperando spazio e migliorando la velocità del vostro smartphone. Ecco una selezione delle migliori applicazioni per accelerare il vostro smartphone:
Antivirus
AVG Cleaner & Battery Booster (Android)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: AVG Cleaner & Battery Booster
AVG Cleaner & Battery Booster consente di controllare, ripulire e cancellare i programmi non necessari dal vostro smartphone. Permette inoltre di svuotare la cronologia, i log di sistema e delle app, cancellare i file temporanei delle applicazioni sia dalla memoria interna che dalla scheda SD. Tutto questo non solo aumenta la velocità complessiva del dispositivo, ma crea nuovo spazio per altre app o per ulteriori media da immagazzinare. La funzione Battery Booster mostra quali processi stanno consumando maggiore batteria, in modo da poterli disattivare migliorando così l’autonomia dello smartphone.
Lookout Security & Antivirus (Android)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Lookout Security & Antivirus
Lookout Security & Antivirus garantisce protezione costante e in tempo reale da virus, malware, adware e spyware. Passando dalla versione free a quella premium vengono offerte maggiori funzioni, come la protezione ottimizzata per i browser e un “assistente” che notifica ogniqualvolta un’app tenta di accedere alle informazioni personali dell’utente.
Avira Mobile Security (iOS)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Avira Mobile Security
Avira Mobile Security fornisce uno scanner “on-demand” per la ricerca di processi malevoli, un tool di monitoraggio della rubrica per garantire la sicurezza dei propri contatti e Avira Answers, una community dove è possibile chiedere e ricevere assistenza su problematiche legate alla sicurezza del proprio dispositivo mobile.
Eliminare la “spazzatura”
Checker (iOS)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Checker
Semplice e dall’interfaccia accattivante, Checker esplora la memoria del dispositivo alla ricerca dei programmi che occupano quantità significative di memoria. Al termine della scansione, i dati vengono mostrati all’utente per decidere cosa mantenere e cosa eliminare, con il supporto di informazioni e consigli da parte di Checker.
Clean Master (Android)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Clean Master
Se il vostro dispositivo Android appare lento e la batteria si consuma troppo velocemente rispetto a quando l’avevate acquistato, Clean Master rappresenta una delle migliori soluzioni al problema. Questa app di ottimizzazione risulta molto utile per individuare i file-spazzatura e le applicazioni indesiderate (o non utilizzate), riducendo lo spazio occupato e dando così respiro al vostro dispositivo.
Rimuovere lo spam
Unlistr (iOS, Android)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Unlistr
Unlistr (anche per iOS) può controllare fino a 50 e-mail alla volta, agevolare la cancellazione dalle newsletter, dalle pubblicità sgradite, dai siti di vendita online e molto altro ancora. La versione Pro arriva a scansire fino a 1.000 mail per volta da account multipli, consentendo di programmare i controlli nell’arco della giornata e di ricevere così soltanto le mail davvero importanti, relegando tutte le altre alla cartella spam.
Eliminare i contatti
Contacts+ (iOS, Android)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Contacts+
Contacts+ organizza, cerca e mostra tutti i contatti in ordine alfabetico, aggiungendo dati interessanti come la frequenza delle chiamate, i contatti preferiti e tutto ciò che serve per trovare più velocemente i numeri più importanti. Nella lista vengono inclusi tutti i contatti degli acocunt Facebook, Twitter e Linkedin, con la possibilità di interagire con loro direttamente attraverso le relative applicazioni.
FullContact (iOS)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: FullContact
FullContact unisce i contatti di Google, dell’iPhone e degli account Social Media in un’unica rubrica, con la possibilità di aggiungere dei tag a determinate categorie di contatti. Particolarmente utile la funzione che identifica le copie di un singolo contatto, con la possibilità di eliminarle per risparmiare spazio.
Spring Cleaning (iOS)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Spring Cleaning
Troppi contatti? L’esplorazione della rubrica è diventata un’operazione lunga e faticosa? Spring Cleaning aiuta ad organizzare la rubrica nascondendo contatti e raggruppando i doppioni. Utile la funzione di recupero dei contatti cancellati accidentalmente, con la possibilità di reinserirli in rubrica.
Organizzare attività e appuntamenti
Trello (iOS, Android)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Trello
Trello (anche per iOS) consente di organizzare attività individuali o di gruppo, eliminando la necessità di numerose app aggiuntive per l’organizzazione di documenti quando si lavora in team. È possibile creare dei fogli bianchi da condividere con il gruppo di lavoro, dove poter scrivere, inserire commenti, creare liste e inserire file multimediali.
Finanze
Mint Bills & Money (iOS, Android)
Le migliori applicazioni per accelerare lo smartphone: Mint Bills & Money
Restare al passo con le fatture e i conti bancari è un problema? (iOS) raccoglie tutti i dati necessari all’interno di un’unica posizione, avvisando quando una fattura è in scadenza e dando la possibilità di procedere al pagamento direttamente dalla app, evitando di destreggiarsi tra le singole applicazioni dei conti bancari.
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