04 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 81

Acer Predator X27. Il Re dei monitor per gaming

0

Se vuoi essere all’avanguardia con i monitor per il videogioco Acer Predator x27 è un bestione che non teme rivali. I suoi colori e la sua impressionante lista di specifiche tecniche lo rendono il primo della classe e un sogno per ogni appassionato, che però, deve avere veramente dei bei soldi da buttare.

Acer Predator x27, non ha alcuna paura di confrontarsi con la concorrenza quando parliamo di specifiche, in quanto può sfoggiare una lista davvero impressionante. Parliamo di una risoluzione completa di 3840 x 2160 pixel, una frequenza di aggiornamento di 144 Hertz e un meraviglioso pannello IPS a 10 bit, con un tempo di risposta di 4 millisecondi super scattante. È davvero un prodotto che ha pochi rivali.

Il prezzo però non è semplicemente elevato, ma esagerato. Il motivo risiede principalmente nel fatto che la AU Optronics che ha sviluppato il prodotto, ha dovuto lavorare tantissimo per creare tanti pollici con quasi 8,3 milioni di pixel che si aggiornano 144 volte al secondo, ovvero un’impresa non da poco, che ha i suoi costi. Inoltre il prodotto ha il G-sync integrato, e deve mantenere un tempo di risposta più basso di 4 millisecondi pur sopportando addirittura l’HDR 10.

Insomma la AU optronics, una divisione della Philips, è sostanzialmente l’unica azienda che è arrivata questi livelli, ed ecco spiegato il motivo del prezzo così elevato: in parte per via dello sviluppo e in parte perché è un passo avanti alla concorrenza.

Recensione Acer Predator x27: Design

Il design di Acer Predator x27 è sorprendente. E’ eccezionalmente pulito e la base in alluminio, abbinata al suo meccanismo di rotazione e inclinazione, lo rendono un vero “ginnasta” della tecnologia. Il telaio è assolutamente impeccabile quanto a bellezza e resistenza.

Bisogna fare qualche piccola operazione di montaggio all’inizio, ma non è troppo fastidiosa. Acer ha inoltre incluso degli ottimi pannelli deflettori per assicurarti di ottenere la temperatura di colore di volta in volta migliore ed evitare che venga influenzata da fonti di luce, sia naturali che non. Inoltre hai anche un jack da 3,5 mm e tre porte USB 3.0, il che significa che possiamo utilizzarlo come un hub per connettere tutte le altre nostre periferiche.

Per quanto riguarda le entrate video abbiamo una Display Port 1.4 e una HDMI 2.0: in realtà non è una connettività enorme, ma questo monitor è pensato sostanzialmente per i giochi per PC e non per le console.

Prestazioni

Nel complesso le prestazioni sono eccezionali. Il ghosting è al minimo, e il tempo di risposta veramente scattante. È la rappresentazione generale del colore ad essere straordinaria. Anche in semplice modalità standard i neri sono estremamente profondi, impressionanti per un pannello IPS e il colore nel complesso è piuttosto piacevole.

Ma la vera star è la resa dell’HDR 10, qualcosa di veramente fenomenale. Anche se non ci sono tantissimi giochi sul mercato che sfruttano questo spettro cromatico, quelli che fanno uso di questa tecnologia sono un sogno. Inoltre anche i contenuti multimediali di YouTube e Netflix sono un vero piacere da guardare.

A parte i costosi OLED, nella categoria non troviamo nulla di paragonabile a questo prodotto: tutto sembra più vivo e alcune immagini danno una sensazione di tridimensionalità, come se si potessero toccare.

Come possiamo giudicare un pannello del genere? è semplicemente una bestia. Se vuoi avere il meglio del meglio, non c’è dubbio che Acer Predator x27 spinge davvero il limite dell’intrattenimento per PC ai massimi livelli del mercato. Tuttavia l’investimento in termini di denaro è semplicemente folle.

Anche perchè la dura verità è che avrai bisogno di altri due processori grafici GPU da aggiungere all’acquisto per massimizzare il rendimento del prodotto: non è uno spreco di soldi, in questo caso l’esperienza arriva a dei livelli che non abbiamo mai visto e dal punto di vista grafico, provando a giocare World of Warcraft, si possono raggiungere i 100 FPS senza problemi.

Paradossalmente, potrebbe essere un buon consiglio quello di aspettare. Entro un anno o due infatti le GPU degli schermi di questo livello avranno prevedibilmente un calo di prezzo attorno al 50% e, a meno che tu non abbia veramente soldi da bruciare, è meglio trattenere l’acquolina in bocca, e aspettare qualche tempo per spendere un prezzo elevato, ma nei termini del ragionevole.

Smart TV LG OLED B7. Un bel 4K molto equilibrato

0

Non è il più recente TV OLED sul mercato, ma LG ha fatto davvero una bella mossa con il suo LG OLED B7: questo schermo da 55 pollici è straordinariamente luminoso per un pannello OLED. Il tutto arricchito da un design elegante e una risoluzione da 2160 pixel, ad un prezzo accessibile. Inoltre, il supporto per i principali formati HDR, oltre al Freeview Play, lo rende veramente un prodotto appetibile. Vediamo insieme le buone caratteristiche di questa offerta LG.

Recensione Smart TV LG OLED B7: Design

A distinguere LG OLED B7 dai suoi fratelli c’è una lunetta in argento ultrasottile e un supporto a mezzaluna. La qualità dei materiali di costruzione è parecchio soddisfacente. La finitura argento si estende sul retro del pannello, dove contrasta con l’involucro di plastica bianca. Si tratta di un look sofisticato, anche se la cornice argentata potrebbe brillare un po’ troppo in certe condizioni.

Il pannello ha uno spessore di 48 mm, nel quale risiedono sia i componenti video che l’impianto audio. Lo schermo ha 4 ingressi HDMI, tutti compatibili con HDCP 2.2 e quindi possono essere utilizzati per sorgenti 4K come per esempio un lettore blu-ray, console di gioco e set-top-box.

Ci sono anche tre ingressi USB, uno dei quali è alla versione 3.0, una uscita audio ottica digitale e l’Ethernet. Inoltre, è dotato di WiFi di serie. Abbiamo un sintonizzatore satellitare e un sintonizzatore terrestre Review Play.

LG OLED B7 è dotato di un unico telecomando, con l’ultima versione del cursore di LG, utilizzabile per navigare nella piattaforma WebOS del dispositivo. Reattivo e intuitivo da usare.

Interfaccia WebOS 3.5

LG ha apportato una serie di miglioramenti alla piattaforma WebOS 3.5 che fa girare il prodotto, ma per fortuna non sono troppo radicali. L’interfaccia utente è intuitiva come sempre, offre una navigazione semplice e una potente personalizzazione.

La schermata Home è costruita attorno ad una barra di avvio divisa in strisce per app, ingressi e funzionalità. La basi della TV e la selezione HDMI compaiono in prima posizione, seguite dalle applicazioni in streaming e dagli altri servizi. Continuando a scorrere l’elenco delle funzionalità, troveremo l’opzione per la condivisione schermo e la riproduzione multimediale di foto, musica e video.

L’ordine con cui compaiono queste opzioni può essere altamente personalizzabile. Se ad esempio utilizzi molto Miracast, puoi prendere la scheda di condivisione dello schermo con il telecomando e trascinarla dove preferisci.

Il telecomando ha pulsanti dedicati sia a Netflix che ad Amazon. Queste applicazioni di streaming rimangono sempre aperte e raggiungibili. Questo significa che puoi mettere in pausa la puntata di una serie, controllare le notizie sulla TV Live e tornare a guardare il tuo episodio senza nessun problema. Netflix trasmette 4K con HDR Dolby Vision oltre all’audio Dolby Atmos, laddove disponibile.

C’è anche Amazon in 4K con HDR e Youtube, sempre in 4K. Altre attrazioni includono Now TV, BBC iPlayer, ITV Hub, Demand 5, All 4 e Wuaki.TV.

Prestazioni HD/SDR

Per quanto riguarda l’immagine possiamo dire che ci troviamo di fronte ad un‘eccellente profondità del livello del nero, dei colori intensi e con alti livelli di dettaglio. I canali a 1080p beneficiano della scorrevolezza fotografica offerta da questo pannello altamente denso di pixel. I colori risultano ricchi e vibranti e viene fatto un lavoro piuttosto convincente sulle tonalità della pelle.

Tra le varie impostazioni di immagine troviamo anche l’HDR Effect, anche se quest’ultima opzione non aggiunge moltissimo al risultato finale.

Prestazioni 4K/HDR

LG OLED B7, quando incontra il 4K, sfodera dei dettagli precisi, delle ottime trame e un colore uniforme. Detto questo, bisogna selezionare con cura le modalità di visualizzazione e qui abbiamo parecchie opzioni. Possiamo scegliere tra standard, eco, cinema, sport, gioco, effetto HDR, vivace e due modalità per stanza luminosa e stanza buia. Di default il prodotto utilizza la modalità standard con un buon livello di luminosità medio generale e una dinamica profonda.

La qualità dell’immagine a prima vista è ottima, anche se andando a vedere con la lente di ingrandimento, troviamo alcuni problemini. Ad esempio abbiamo una modellazione dei segnali 4K ad alta frequenza che toglie naturalezza all’immagine. Per rimuovere questo difetto possiamo andare su Aspect Ratio e assicurarci che “Just Scan” sia impostato su ON. Questo è l’unico modo per garantire che alcuni dettagli non vengano trascurati.

Inoltre, stando ai test di laboratorio, lo schermo non è in grado di risolvere i dettagli delle immagini ULTRA 4K. Ad esempio, l’immagine è significativamente meno nitida rispetto al Panasonic EZ952. Detto questo, è improbabile che ci si imbatta in tanti contenuti con una risoluzione 4K così fine , ma andava segnalato.

La risoluzione UHD propria di Netflix è invece impressionante. La pelle e i dettagli del paesaggio sono tutti di grandissimo effetto. A volte i sottotitoli bianchi sono troppo luminosi e lo schermo non riesce a compensare questo difetto.

Se andiamo a vedere dei film di qualche decennio fa, il Dolby Vision è piuttosto orribile. Le luci vengono esagerate nei toni e le finestre di retroilluminazione contribuiscono a togliere naturalezza al risultato finale.

Per quanto riguarda la gestione delle immagini in rapido movimento LG OLED B7 svolge un lavoro ragionevole. Se si tratta di sport, suggeriamo di attivare l’opzione “Clear to motion”, mentre per i film è meglio disattivarlo completamente. Le prestazioni a livello del nero non sono superbe ma ce lo possiamo comunque aspettare da un prodotto di questa fascia.

Audio

LG OLED B7 incorpora altoparlanti stereo standard downfiring low-fi. Tuttavia il suono tende ad essere abbastanza monofonico quindi meglio abbinarci un sistema Home Theatre o almeno una Soundbar.

LG OLED B7 ha però un decodificatore Dolby Atmos e Dolby Vision dedicato a Netflix. Per sfruttare al meglio queste opzioni, è necessario instradare l’audio Atmos dal set utilizzando HDMI ARC su una soundbar Dolby Atmos o un ricevitore AV. Possiamo e dobbiamo comunque dire che gli altoparlanti non sono l’elemento più potente dell’offerta.

Concorrenza e verdetto finale

Confrontato con la concorrenza LG OLED B7 si batte abbastanza bene. Il principale concorrente è il Panasonic EZ952 da 55 pollici che non è brillante e non ha il supporto Dolby Vision ma offre un’immagine 4K decisamente più nitida. Philips 55POS901F ha il vantaggio dell’opzione Ambilight ma utilizza un pannello del 2016 che non è all’altezza di entrambi rivali.

La scelta potrebbe cadere addirittura sul C7 sempre di LG: le differenze non sono moltissime ma se c’è una promozione è meglio scegliere questa seconda opportunità. Se invece vuoi qualcosa che sia una tacca superiore meglio puntare sull’OLED A1 da 65 pollici di Sony.

Il nostro verdetto finale conferma che LG OLED B7 è un fantastico TV 4K. Offre delle immagini HDR vibranti e dinamiche, ha una eccellente luminosità e la capacità di fornire una profondità dei neri assolutamente soddisfacente. Non è il più potente 4K in circolazione, ma qualsiasi deficit dell’immagine viene compensato da una opzione apposita. Inoltre la piattaforma WebOS dà al prodotto una interazione facile ed intuitiva.

Per cui, quando si bilanciano prestazioni, prezzo, design e funzionalità, LG OLED B7 non può che essere considerato un ottimo acquisto.

Apple AirPods. Pro e contro delle cuffie wireless di Cupertino

Gli Apple Airpods sono delle buone cuffie, ma vale la pena comprarli? e soprattutto vale la pena acquistarli rispetto ad altri modelli con auricolari sinistro e destro separati, per non parlare delle cuffie auricolari Bluetooth classiche o addirittura i “pittoreschi” modelli ancora con il cavetto?

Possiamo dire che Apple Airpods è un prodotto migliore di quanto ci si potrebbe aspettare: aiuta anche il fatto che abbiano un prezzo sostenibile, soprattutto considerando che i concorrenti come Jaybird Run e Bose SoundSport costano di più. Ma dopo parecchi mesi di utilizzo, la molla che fa scattare l’amore o meno nei confronti del prodotto è l’adattamento alla forma delle tue orecchie.

Si adattano abbastanza bene alle orecchie della maggior parte delle persone, ma per alcune saranno assolutamente perfetti. E per costoro Apple Airpods è semplicemente fantastico. Per quelli che invece hanno una forma delle orecchie che non si adatterà perfettamente al prodotto, l’esperienza non è altrettanto magnifica. Ovviamente funzionano bene, ma la soddisfazione è attutita dalla paura costante che ti possano cadere, specie se sei sulla metropolitana o stai scendendo le scale.

Apple ha anche corretto una serie di criticità iniziali, tra cui quella più grave in cui gli AirPod si bloccavano durante le conversazioni telefoniche su iPhone 6S e con l’arrivo di iOS11, ora puoi fare un doppio tocco su una delle due gemme, per spostare le tracce musicali avanti o indietro, anche senza appoggiarti a Siri. Vale anche la pena di notare che sono quasi sempre disponibili nei negozi e nei rivenditori Apple, senza bisogno di prenotarli e farli arrivare. Ma iniziamo da quello che più ci piace degli Apple Airpods dopo mesi di utilizzo.

Recensione Apple AirPods: la vestibilità e il comfort

Gli Apple Airpods sono superleggeri e rimangono infilati nelle orecchie molto meglio rispetto agli Earpod, cioè i loro fratelli cablati. Gli EarPod hanno dei cavetti veramente sottili ma inevitabilmente aggiungono peso alle gemme che inseriamo nel condotto auricolare che possono farle scivolare via se facciamo dei movimenti bruschi. Invece gli AirPods hanno una presa decisamente maggiore rispetto ai gemelli.

Chip e abbinamento con altri dispositivi

Il chip degli AirPods è Apple W1, progettato per consentire l’accoppiamento automatico con i dispositivi Apple da iOS10 e successivi, WatchOs 3 e successivi o MacOS Sierra e successivi.

L’abbinamento è estremamente veloce e facile: basta posizionare le cuffie vicino al dispositivo compatibile e queste verranno rilevate automaticamente, senza neanche bisogno di chiedere il permesso per eseguire l’associazione. Possiamo fare tutto senza nemmeno entrare nel menu impostazioni.

Possiamo anche passare facilmente da un dispositivo Apple all’altro: possiamo infatti spostarci dal suono del computer a quello dell’iPhone o iPad senza il minimo problema. Per i possessori di Apple Watch la transizione tra Watch e iPhone senza interruzioni è fondamentale ed è uno dei motivi per cui questi clienti sono i più soddisfatti.

Udite, udite è funzionante anche con dispositivi NON di Apple: ad esempio gira bene con il Samsung Galaxy S7 Edge o il Samsung Galaxy S8 Plus, anche se non è possibile sfruttare le funzioni speciali.

Caratteristiche speciali

Gli Apple Airpods funzionano molto bene come auricolare stereo o mono. Se vuoi puoi utilizzare solo il bocciolo di sinistra o di destra e la qualità delle chiamate è piuttosto impressionante sia per chi le esegue sia per chi le riceve. Grazie ai sensori ottici e gli accelerometri incorporati in ciascun auricolare, il dispositivo collegato (sia esso un iPhone, iPad o Mac) riconosce quando sono stati tolti dalle orecchie e interrompe la musica. A seconda della app di musica che stai ascoltando, la riproduzione del brano ricomincerà automaticamente non appena reinserirai il prodotto nell’orecchio.

Non è invece una perfetta luna di miele quella con Spotify, perché quando abbiamo tolto gli Apple Airpods dalle orecchie, la musica doveva essere riavviata manualmente.

Wireless affidabile

La connessione wireless tra i due auricolari è quasi perfetta, abbiamo notato solo occasionali singhiozzi. I concorrenti di Apple Airpods tra cui Bose SoundSport FreeJabra Sport Elite, Bragi The Headphone e Skybuds, offrono una connettività affidabile ma gli AirPods sono ai vertici della categoria in questo reparto.

Miglioramento del doppio tocco

A differenza dei telecomandi delle tradizionali cuffie cablate, con i controlli del volume e riproduzione/pausa, l’unico controllo fino ad ora disponibile sugli Apple Airpods era la possibilità di accedere a Siri. Con un doppio tocco potevi dare comandi vocali per spostare le tracce avanti e indietro. Purtroppo questi erano progettati per funzionare con Apple Music e non con servizi di streaming concorrenti come Spotify. In alternativa potevi appoggiarti ad Apple Watch come telecomando, ma non tutti lo hanno.

Quando Apple ha rilasciato iOS11, è arrivato un piccolo ma importante potenziamento: ora puoi programmare la funzionalità di doppio tocco di ogni gemma separatamente. Adesso quando facciamo un doppio tocco su uno dei due auricolari, la traccia avanza, indipendentemente dal servizio musicale che stiamo utilizzando. Ad esempio, facendo un doppio tocco sul bocciolo sinistro si avvia Siri, ma avremmo anche potuto decidere di avviare “traccia precedente”, “Riproduci”,”Pausa”, “Traccia successiva” o “Disattiva”.

Vale la pena di notare quanto velocemente la traccia avanza quando si tocca due volte: non c’è praticamente nessun ritardo.

Qualità del suono

Il suono è aperto e ampio anche se si tratta di auricolari non isolati dai rumori esterni. Questo significa che i boccioli non devono essere conficcati nelle orecchie per ottenere un buon suono, ma basta semplicemente appoggiarli.

Gli Apple AirPods suonano al meglio in un ambiente silenzioso e sono abbastanza bilanciati, fornendo una quantità ragionevole di bassi.

Certo, le cuffie di Bose offrono più bassi e un suono più ricco ma ovviamente costano di più. Anche Jabra Sport Elìte fanno meglio, dato che hanno un design isolante dal rumore esterno e un cardiofrequenzimetro integrato, ma anche loro costano di più. Possiamo dire che il suono degli Apple AirPods è simile a quello degli EarPod cablati, quindi se questi ultimi ti sono piaciuti, sarai soddisfatto anche adesso.

La custodia di ricarica e la durata della batteria

Gli Apple AirPods si inseriscono magnificamente in una custodia di ricarica delle dimensioni di un contenitore di filo interdentale. Il case degli AirPod si ricarica tramite un cavo Lightning incluso. Il sigillo si chiude magneticamente in maniera piuttosto morbida.

La durata della batteria, che si attesta sulle 5 ore, potrebbe non essere fantastica, ma grazie alla custodia che funge anche da ricarica non abbiamo particolari problemi.  Apple dice che una ricarica di 15 minuti ti darà tre ore di durata della batteria e alla prova dei fatti i risultati sono abbastanza vicini a quanto dichiarato dall’azienda.

Sincronizzazione

Le cuffie Bluetooth sono note per avere problemi di ritardo audio durante la visione di film e videogiochi. Gli Apple AirPods non sono totalmente immuni a questo problema, ma sono tra le migliori cuffie Bluetooth quando si tratta di sincronizzazione.

Abbiamo testato gli AirPod con Youtube, Netflix e un film scaricato da iTunes: tutto è stato sincronizzato correttamente. L’iPhone riesce inoltre a compensare l’eventuale ritardo dell’audio Bluetooth ritardando a suo volta leggermente il video.

Cosa non ci piace

Ovviamente non è tutto bello negli Apple AirPods. La prima cosa rimane il prezzo: non è straordinariamente costoso ma è comunque un bello spendere per degli auricolari in plastica. Certo, hanno alcuni componenti di alta tecnologia al loro interno, ma dall’esterno sembrano auricolari decisamente economici. Inoltre se sei pignolo sulla qualità audio, puoi ottenere una cuffia wireless dal suono migliore puntando su Bose.

Nessun isolamento acustico

Anche se il design è piuttosto aperto e questo ha dei vantaggi , d’altro canto gran parte del rumore ambientale riesce a penetrare e intromettersi con quello che stai ascoltando. Quindi non sono le cuffie migliori se stiamo girando per le strade o se siamo in metropolitana.

A volte sembrano degli orecchini

Certamente indossare gli Apple AirPods non ti fa sembrare un figlio dei fiori, ma a prima vista, in alcuni casi, potrebbero anche sembrare degli orecchini.

Non sono così ridicoli come alcuni critici si sono espressi durante questi mesi di commercializzazione, ma effettivamente un piccolo miglioramento del design per non scambiarli con oggetti di moda sarebbe gradito.

La vestibilità varia da persona a persona

Gli Apple AirPods non si adattano alle orecchie di tutti allo stesso modo. Generalmente gli AirPods riescono ad agganciarsi all’orecchio senza particolari problemi, e se si inseriscono in maniera perfetta potrai stare tranquillo. Ma anche qualche millimetro di spazio sul tuo orecchio fa in modo che ogni volta che corri nasca in te la paura che ti possano cadere e che tu possa calpestarli per errore.

Gli Apple AirPods sono resistenti al sudore, quindi puoi usarli mentre ti alleni, ma non sono impermeabili quindi non fate l’errore di indossarli sotto la doccia.

In teoria è possibile comprare degli adattatori di terze parti per ottenere una vestibilità completa: l’aggiunta di altre alette conferisce agli AirPods una finitura più sportiva che ti consente di attaccarli perfettamente alla forma del tuo orecchio. In questo caso l’unica cosa non bellissima è il fatto che devi togliere questi adattatori ogni volta che metti gli Apple AirPods nella loro custodia di ricarica.

Sono abbastanza facili da perdere

Uno dei problemi è che la custodia di ricarica ha una finitura talmente lucida e liscia, che può facilmente scivolare fuori dalla tasca se sei seduto sul divano o una sedia imbottita. Anche i boccioli sembrano saponati, per cui c’è sempre il sottile timore di perdere tutto il dispositivo o una delle due gemme.

Apple, nel caso in cui dovessi perdere uno dei due auricolari, ti permette di comprare singolarmente solo quello destro o sinistro: non è proprio un affarone, ma è molto più economico che comprare un intero pacchetto nuovo.

Non gestisce troppo suono

Come molte cuffie Bluetooth, funzionano meglio con musica meno esigente. Se proviamo a lanciare dei pezzi Hard Rock o tracce con tanti strumenti che suonano contemporaneamente, potremmo non avere un’impressione così favorevole del suono.

Vale la pena comprarli?

Se vogliamo dare il classico giudizio finale, possiamo dire che tendenzialmente ci piacciono e che si impara ad apprezzarli durante il tempo. La maneggevolezza è un punto di forza e l’idea di estrarre una piccola custodia tipo filo interdentale e avere subito un paio di cuffie wireless pronte è piuttosto allettante, anche se il rischio di perderle rimane sempre in sottofondo.

Vanno molto bene in ufficio e in ambienti più silenziosi, ma non così bene in luoghi aperti e rumorosi.

La durata della batteria non è un problema e Apple ha avuto il merito di eliminare numerosi bug nel corso dei mesi e le prestazioni possono essere notevolmente migliorate tramite aggiornamenti del firmware.

Suonavano abbastanza bene per essere delle piccole cuffie bluetooth quando li abbiamo utilizzati per le prime volte ma ci sono stati momenti in cui avremmo preferito qualche funzione in più per i soldi che avevamo speso. Ma siamo giunti alla conclusione che il valore sia più elevato di quanto si pensi e che lo si apprezzi nel corso del tempo. Inoltre hanno un prezzo ancora abbastanza ragionevole, considerato che parliamo di prodotti “costosi” per definizione.

Apple HomePod. Speaker superbo, assistente bravino

0

Con Apple HomePod ci troviamo di fronte ad un prodotto che fa due cose diverse. E’ uno speaker di alta classe e un Hub per la tua casa intelligente. Nella prima categoria, Apple HomePod è veramente eccellente, con un suono straordinario e una installazione incredibilmente intuitiva. Ma nel secondo caso l’assistente vocale Siri svolge delle prestazioni buone ma non stupende, e il fatto che non si possa uscire dall’ecosistema Apple per diverse funzioni chiave è un altro motivo di frustrazione.

Un po’ di storia: uno dei principali prodotti lanciati da Apple negli ultimi anni è stato proprio l’HomePod. Non solo è un ottimo dispositivo, ma rappresenta al meglio la capacità dell’azienda di diversificare i suoi prodotti. In realtà ha preso in prestito metà del suo nome dall’iPod e possiamo dire che Apple HomePod è un ingresso piuttosto tardivo nel mercato degli altoparlanti.

Ma Apple in realtà non si è mai preoccupata troppo di questo: i dirigenti di Cupertino sembrano abbastanza contenti di lasciare che il resto del settore proponga i propri prodotti per poi identificare le principali lacune e offrire qualcosa che funziona meglio degli altri,  con un design più elegante ma ad un prezzo più elevato che gli utenti sono contenti di pagare. E finora questa strategia sta funzionando bene. Ecco le nostre considerazioni sull’altoparlante Apple e alcuni test che abbiamo in prima persona.

Recensione Apple HomePod: installazione e configurazione

La configurazione di Apple HomePod rientra perfettamente nella tradizione di semplicità dell’azienda. Basta avvicinare l’iPhone e questo invierà il tuo ID Apple e tutte le tue preferenze di Apple Music assieme alle password Wi-Fi, il tutto in un processo guidato piuttosto rapido e intuitivo. L’intera operazione di configurazione è stata ritardata solamente dalla necessità di aggiornare iOS alla versione più recente, che è un prerequisito per far funzionare il dispositivo.

Ovviamente per la configurazione è necessario avere un iPhone o iPad come requisito irrinunciabile.  L’intero processo è estremamente rapido e supera di gran lunga in semplicità Amazon Echo e Sonos One, per cui bastano veramente pochi istanti per essere pronti.

Inoltre Apple ha fatto un ottimo lavoro nel riconoscimento del Wi-Fi. Se avete bisogno di utilizzare una nuova rete wireless già configurata sul telefono, basta tenere il dispositivo nelle vicinanze di HomePod e il gioco è fatto. Sulla facilita d’uso possiamo dire che Apple ha letteralmente stracciato la concorrenza.

Homepod dimostra la capacità di capire lo spazio attorno a sé. Se si trova in una stanza e rilascia un brano musicale, valuterà l’ambiente attorno ascoltando come il suono che emette rimbalza e se si accorge che c’è un muro farà in modo di concentrare l’emissione di onde sonore sul davanti, per evitare fastidiosi rimbombi.  Se invece non è adiacente ad una parete, emetterà il suono in uno spazio di 360°.

Design

Dal punto di vista del design, Apple HomePod è piuttosto solido: 2,5 kg in un telaio da 172 mm. In realtà questo peso abbastanza rilevante è giustificato da 1 buffer e 7 tweeter, ognuno con un proprio amplificatore, oltre a 6 microfoni puntati in ogni direzione per aiutare a catturare la tua voce quando chiami Siri.

Apple HomePod, tuttavia, ha un cavo elettrico che esce dalla parte posteriore e questo significa che non potremo collegare fisicamente nessun altro dispositivo e il prodotto dovrà fare sempre tutto da solo. L’unico punto di rottura nel suo design compatto è il disco rotondo e riflettente posizionato in alto.

Qui abbiamo una luce che pulsa, a significare che Siri sta ascoltando ed elaborando i comandi, e dove troverete le icone per regolare il volume. Purtroppo non abbiamo nessun feedback tattile dei pulsanti, ma dal momento che utilizzeremo la voce la maggior parte delle volte non è un grosso problema.

Possiamo dire che non è il diffusore esteticamente più piacevole che ci sia sul mercato, ma è attraente nella sua semplicità.

Un piccolo dettaglio di arredamento: sembra che Apple HomePod lasci un alone bianco sotto le superfici più pregiate, come il legno poroso. L’azienda ha riconosciuto il problema e dice che dovrebbe scomparire dopo pochi giorni, ma altri utenti segnalano che lascia un anello biancastro permanente, per cui tieni conto che le vibrazioni potrebbero rovinare le superfici più delicate.

Come elaborazione Apple HomePod è dotato del chip A8 di Apple, che fece il suo debutto nell’iPhone 6 del 2015: potrebbe sembrare un po’ vecchio, ma dato che quel chip è stato progettato per alimentare un intero smartphone e ora è a disposizione di un solo speaker, è più che sufficiente.

Audio

La qualità audio di Apple HomePod è davvero eccezionale: riempie facilmente una stanza e riesci a distinguere nettamente gli elementi delle tracce musicali. E’ certamente al suo meglio quando viene posizionato contro un muro, in quanto riesce a separare bene i suoni e i toni arrivano ad un ampiezza incredibile.

Probabilmente siamo abituati a sentire la musica da speaker normali o da cuffie di qualità mediocre oppure dalla nostra televisione e l’utilizzo di Apple HomePod permetterà a molti utenti di cogliere nuove sottigliezze nella musica che potrebbero non aver mai sentito prima.

I bassi in particolare sono piuttosto forti, come la maggior parte dei suoni emessi dall’altoparlante. L’audio è stabile con note molto nitide e l’ascolto di musica elettronica in particolare è stato molto chiaro. I suoni più bassi hanno portato ad un leggero ritardo, ma un orecchio non allenato non se ne accorge.

Ma in realtà è la fusione delle tonalità di suono che è impressionante: possiamo sentire un basso piuttosto vibrante (anche se a volte un po’ troppo rumoroso) e allo stesso tempo percepire una voce cristallina nei toni più alti, il che è davvero una bella esperienza.

A volte potrebbero mescolarsi un po’ i toni: ad esempio il basso potrebbe diventare leggermente torbido o il violino potrebbe stridere qualche decimo di secondo, ma rispetto ad uno speaker economico la qualità è avanti anni luce. Se chiediamo a Siri di mettere il volume al massimo, questo ci chiede la conferma e se gliela diamo, il suono complessivo sarà davvero molto potente.

Anche gli effetti sonori come gli spruzzi d’acqua, la pioggia o l’imitazione di un disco in vinile hanno una nitidezza davvero sorprendente.

Per la ricezione dei nostri comandi vocali, Apple HomePod si comporta bene, anche se ovviamente ci sono dei limiti: se siamo in una stanza con più persone è necessario che gli altri facciano silenzio, altrimenti le loro parole saranno rilevate portando a comandi casuali.

Confrontandolo con Amazon Echo e Sonos One, possiamo dire che il suono dell’altoparlante di Apple è il più ampio e chiaro. Amazon Echo offre la qualità più bassa dei tre in termini di suono, ma non è terribile. Ma Apple HomePod lo distrugge.

Sonos One è comprensibilmente molto più vicino ad HomePod quando si tratta di prestazioni audio, ma non è altrettanto bello: il suono è più “stretto”, meno ampio. Questo non vuol dire che la qualità di suono di Sonos non sia estremamente chiara ed evocativa, ma Apple HomePod riesce a batterlo.

Software

Al di là delle prestazioni acustiche, ci sono anche i software e le app e qui incontriamo un piccolo problemino. Hai bisogno di un abbonamento ad Apple Music, a meno che tu non voglia semplicemente trasmettere canzoni direttamente dal tuo iPhone e anche quello può essere fatto solamente attraverso Air Play.

Diciamo che non è possibile eseguire lo streaming tramite Bluetooth su Apple HomePod: non è un grossissimo problema, ma se avevi qualcos’altro che volevi sentire attraverso il Bluetooth non potrai farlo.

Allo stesso modo, senza nessun ingresso audio, non potrai riprodurre CD. Per cui per ottenere il meglio da Apple HomePod dobbiamo avere Apple Music con un abbonamento mensile. Anche se sei un utente Spotify, non sarai in grado di utilizzare tutte le prestazioni del prodotto e questo non è bellissimo. Puoi comunque controllare la musica utilizzando la tua voce, ma da Spotify è molto più lento a rispondere.

Insomma, il fatto che tu sia praticamente bloccato su Apple Music è una chiara scelta dell’azienda, che però limita di molto le possibilità dell’utente.

Tuttavia con AirPlay2 puoi perlomeno collegare due HomePod insieme per ottenere un suono stereo o aggiungere altoparlanti di marche diverse per diffondere suono anche attraverso altri dispositivi. L’elenco dei diffusori compatibili include Sonos Playbase, Sonos Beam, Sonos One e Sonos Play oltre a Bang & Olufsen, Libratone e Naim.

L’abbiamo provato assieme ad Apple TV: il suono era brillante, anche se abbiamo dovuto smanettare con le impostazioni per riprodurre attraverso l’altoparlante. Quando abbiamo provato ad utilizzare Spotify, c’è un notevole ritardo nella risposta e questo da Apple non ce lo aspettiamo.

L’assistente virtuale Siri

Apple HomePod non è solamente uno speaker ma anche un assistente virtuale intelligente. Dicendo “Ehi Siri” puoi parlare con Apple HomePod per chiedergli ogni cosa.

In effetti questo altoparlante è progettato per non essere mai toccato fisicamente e basarsi interamente sulle interazioni via voce, quindi è buona cosa che l’accuratezza del riconoscimento vocale sia assolutamente perfetta.

Possiamo dire che nell’80% dei casi tutto fila liscio:anche attraverso la musica ad alto volume, la tua voce viene riconosciuta. Tuttavia il fatto di dover necessariamente ripetere “Ehi Siri” tutte le volte per dare un comando, può diventare leggermente frustrante. Soprattutto quando devi saltare le tracce della musica. “Ehi Siri salta” “Ehi Siri salta”…

Inoltre se nella stanza ci sono altri dispositivi Apple che si accendono allo stesso comando, potrebbe generarsi un po’ di confusione.

Siri parla con un tono di voce molto normale e naturale: in effetti il modo con cui puoi parlare con lui è davvero fantastico e divertente, con un linguaggio che viene riconosciuto anche nelle sue sfumature in ogni situazione. Ad esempio se dici “Ehi Siri, grazie!” risponderà con, “Prego! non c’è di che”.

Per le interazioni giornaliere, Siri è piuttosto intuitivo: ad esempio possiamo dire “Ehi Siri mixa la mia playlist come preferisci” e il dispositivo capirà cosa vuoi fare.

Si possono aggiungere tracce musicali, saltare in avanti e indietro o addirittura riavvolgere di alcuni secondi solo chiedendolo a voce e questo funzionerà perfettamente. Ma puoi anche dire “Ehi Siri! riproduci l’ultimo episodio di questo podcast”, e il comando verrà perfettamente capito.

Abbiamo notato che quando si usano due speaker, il controllo del volume di entrambi è piuttosto approssimativo. A volte il volume veniva cambiato da una parte e non dall’altra o su entrambi in maniera sbagliata.

Una delle cose che Apple sta facendo è quello di aggiungere funzionalità di apprendimento al suo Siri. Ad esempio, chiedendogli di riprodurre dei brani che ci sono piaciuti, Apple HomePod farà una rivisitazione all’interno di quelli riprodotti più volte e cercherà di accontentare intelligentemente la nostra richiesta.

Ci sono ancora delle piccolissime sbavature da correggere: se gli chiediamo di suonare un po’ di musica “energica” a volte è stato riprodotto lo stile country, che è abbastanza energico, ma che non era presente da nessuna parte delle playlist e che non avevamo registrato sul nostro iPhone.

Insomma a volte potrebbe “inventare” un po’ le risposte e non essere ancora sufficientemente calibrato.

Apple ha comunque annunciato un aggiornamento di HomePod, dicendo che fra poco si potranno cercare testi, saranno supportate altre lingue come francese, spagnolo e canadese e ci sarà una funzione che consente di impostare il timer. Mentre già al momento attuale è possibile effettuare chiamate direttamente da HomePod.

La casa intelligente, HomeKit

La capacità di Siri non è solamente quella di rispondere ai tuoi comandi vocali, ma anche controllare la tua casa intelligente.

Tutto inizia con l’altoparlante, che può fungere da sveglia, anche se ha solamente un singolo tono per svegliarti al mattino, e non puoi ancora chiedere a Siri di leggerti le notizie. Puoi comunque chiedere di riprodurre la tua canzone preferita ed è possibile creare elenchi di cose da fare, riprodurre musica e impostare un timer.

L’ecosistema intelligente di Apple si chiama HomeKit e viene controllato principalmente tramite l’app dedicata sul tuo iPhone, iPad o Apple Watch. In questo caso configurare una luce intelligente è semplice come scansionare un codice QR Code dalla fotocamera dello smartphone: una volta che è stato fatto, i comandi successivi possono essere dati vocalmente.

Abbiamo provato a dire “Ehi Siri, sono a casa!” e tutte le luci che abbiamo impostato si sono accese. “Ehi Siri! buonanotte” e ha spento il televisore, chiuso le tende e fatto partire una musica rilassante.

Meno bello il fatto che non sia possibile disattivare la voce nè modificare il volume. Quindi se a notte fonda diciamo a Siri di spegnere le luci, sentiremo un “Ok, fatto!” con la stessa potenza e volume che sentivamo a mezzo giorno. Anche il suo “Buonanotte!” è molto entusiasta e tonante, il che non è l’ideale quando stiamo per addormentarci.

Vale la pena comprarlo?

Dopo queste esperienze, arriviamo ad una domanda piuttosto familiare quando si parla di Apple. Vale la pena spendere tanti soldi per questo prodotto o è meglio optare per uno più economico che fa molte cose simili anche se non proprio allo stesso livello?

Possiamo dire che HomePod è un pregevolissimo speaker, con un suono ricco e chiaro e ogni aspetto della sua progettazione è stato veramente ben pensato. Ci sono altri speaker che possono fare di più e ci sono diffusori più economici che suonano ancora abbastanza bene. Tuttavia Apple HomePod è stato geniale nel collegare le funzionalità intelligenti di Siri a tutto l’impianto, a patto che tu sia profondamente integrato nell’ecosistema Apple.

Se hai un Macbook, un iPhone, un Apple Watch, un iPad e un Apple TV, troverai che Apple HomePod è una bella aggiunta a quello che hai già. Ma ci sono ancora piccole pecche come Siri che non è ancora in grado di effettuare ricerche sul web, la mancanza di streaming Bluetooth e alcune piccole confusioni se disponiamo di più di un dispositivo.

In effetti si sente che Apple HomePod è molto in “beta”. Come utenti possiamo desiderare un Siri più capace, e una piattaforma HomeKit più robusta. A questo punto se ne acquisti più di uno è meglio metterli in stanze diverse piuttosto che cercare di combinarli insieme.

Se vuoi solo un altoparlante “abbastanza” intelligente dal suono eccezionale e non sei preoccupato di dover usare solo Apple, allora ti divertirai molto. Ma se sei un po’ più parsimonioso e non vuoi sposarti esclusivamente con i prodotti di Cupertino, vale la pena di aspettare e vedere come si evolve il mercato degli altoparlanti intelligenti, prima di prendere la tua decisione.

Lenovo IdeaPad 530S. Lavora bene, ma senza emozioni

0

Lenovo IdeaPad 530S è un gran bel laptop costruito in alluminio e con performance più che buone ad un prezzo conveniente, ma alcuni scivoloni come gli altoparlanti e il display di bassa qualità impediscono al prodotto di distinguersi e superare la concorrenza.

Per diversi anni, la Lenovo ha puntato su laptop maneggevoli e con buone performance a costi bassi e il Lenovo IdeaPad 530S non fa altro che continuare questo trend. Il prodotto che ci troviamo di fronte è un laptop da 15 pollici con prestazioni sufficienti per la maggior parte dei task e con una superba tastiera, per cui se stai cercando un prodotto per la scuola o per brevi lavori di ufficio Lenovo IdeaPad 530S sarà più che sufficiente. Ma se vuoi qualcosa di più, le cose cambiano.

Recensione Lenovo IdeaPad 530S: Design

Dal punto di vista del design, il Lenovo IdeaPad 530S sfoggia una ottima immagine, data dai materiali in alluminio che aumenta la sua durata e la sua bellezza generale. Il display non si flette in nessuna situazione, anche se andiamo a stressare gli angoli con le dita, ed è abbastanza sottile da fare una bella figura aperto sul tavolo in un bar o vicino ai colleghi.

Le finiture sono in un grigio minerale abbastanza piacevole. Un punto di forza sono le dimensioni compatte: le sue misure lo rendono ideale per essere portato in giro anche infilandolo in una borsa o in uno zaino, e senza avere bisogno di un porta computer dedicato. La sua leggerezza, davvero straordinaria, lo rende estremamente maneggevole.

Per quanto riguarda le porte e le entrate siamo quasi alla perfezione: 2 porte USB 3.0, un USB-C 3.1, un Jack per le cuffie e un lettore di schedine SD. Ovvero tutto quello che potremmo chiedere ad un laptop di fascia media. Inoltre troviamo, ereditati dagli smartphone dei nostri tempi, il lettore di impronte digitali che è una innovazione benvenuta su prodotti come questo, ed è un bonus di sicurezza certamente gradito.

Il lettore di impronte potrebbe essere più accurato, in quanto in alcune occasioni abbiamo dovuto ripetere l’operazione e siamo finiti a sbloccare il dispositivo attraverso il PIN, ma tutto sommato ci siamo.

La tastiera è semplicemente sublime. La Lenovo realizza probabilmente le migliori tastiere per laptop, e quella di IdeaPad 530S è meravigliosa. I tasti sono perfettamente posizionati, scorrono che è un piacere e ci si può scrivere per ore senza sbagliare e senza stancarsi. Solo una tastiera ergonomica potrebbe essere più adatta alle dita, davvero complimenti. Anche il trackpad svolge un ottimo lavoro: è perfettamente funzionale e ha una precisione davvero soddisfacente. L’unico difetto è che è un po’ piccolo, per cui qualche volta il dito tende ad uscire e a sbattere contro i tasti.

Display

Il Lenovo IdeaPad 530S ha un display che possiamo definire mediocre. È un 15.6 pollici con 1080 pixel IPS che svolge bene la gran parte delle operazioni, ma non è particolarmente brillante. Anche in  una stanza con molta luce, quindi nemmeno al sole diretto, potrebbe provocare qualche piccolo problemino di visibilità. Per fortuna la luminosità, una volta alzata, riesce a risolvere quasi sempre la situazione, anche se dovremmo sacrificare un po’ di durata della batteria.

Speaker

Invece, gli speaker sono terribili. Il suono esce molto male, i toni alti sono irricevibili: nulla suona bene, né una canzone, né un video di YouTube o qualsiasi altra cosa. Addirittura ad un certo punto abbiamo dovuto disattivare le notifiche perché il suono era veramente sgradevole. Possiamo certamente definire gli speaker del Lenovo IdeaPad 530S fra i peggiori che abbiamo provato negli ultimi anni.

Performance

Per fortuna, quanto a performance, Lenovo IdeaPad 530S è più soddisfacente. Siamo riusciti a lavorare un giorno intero tenendo aperte diverse schede di Chrome, e usando iTunes senza nessun tipo di problema. Possiamo considerarla una macchina da lavoro assolutamente efficiente e senza nessun rallentamento. Anche nei test il Lenovo IdeaPad 530S si posiziona molto bene rispetto alla concorrenza e ha delle performance di tutto rispetto. Il multitasking non è assolutamente un problema, possiamo gestire diverse operazioni contemporaneamente senza che ci sia la minima sbavatura.

Nella maggior parte dei casi, il laptop si è comportato in linea con le promesse del costruttore. E ‘stato solo un po’ lento nel benchmark sintetico di GeekBench 4, arrivando dietro ad altri laptop con lo stesso processore Core i5 come lo Yoga 730. Ma l’IdeaPad ha battuto l’Acer Aspire E 15, per esempio. Prova pratica: nella codifica un file video da 420MB, IdeaPad 530s ha completato il processo in 291 secondi, una buona dimostrazione che di nuovo è leggermente dietro lo Yoga 730 e pochi secondi meno di l’Acer.

Le prestazioni di archiviazione hanno dato risultati misti: è stato molto veloce nella lettura dei dati rispetto alle altre macchine, ma è un pochino lento nella scrittura dei dati. Invece l’apertura delle app e il salvataggio dei file sono stati tutti rapidi ed efficienti. Ma se hai bisogno di lavorare con file di grandi dimensioni o utilizzare applicazioni di database, troverai che le velocità di scrittura è più limitata.

Dal punto di vista dei videogiochi, non aspettiamoci molto, in quanto il prodotto non è pensato per questo. La scheda grafica integrata riesce a raggiungere risultati assolutamente insoddisfacenti, per cui non cimentatevi.

Durata batteria

Abbiamo sottoposto la batteria a stress avviando un video con VLC media player al 50% di luminosità e volume, e Lenovo IdeaPad 530S è abbastanza impressionante. Possiamo passare la maggior parte della nostra giornata senza dover correre a ricaricare il prodotto. Ovviamente da un laptop di questa categoria non possiamo aspettarci un’intera giornata di lavoro, ma arriviamo al massimo alle 6/ 7 ore.

Eseguendo un test di laboratorio, con una forte lavoro sui testi e una serie di video conferenze, Lenovo IdeaPad 530S dura 3 ore e 58 minuti. Per cui dovrebbe accompagnarti almeno fino alla pausa pranzo.

Sistema operativo e software

Il sistema e i software di Lenovo IdeaPad 530S girano molto bene. Di solito la casa madre cerca di inserire dei programmi proprietari per spingere l’utilizzo dei propri prodotti, ma a parte un paio di software targati Lenovo, il resto del sistema è completamente libero. E questo ci rende piuttosto contenti. Eccetto il McAfee livesafe, non abbiamo software di terze parti preinstallati, per cui abbiamo una versione di Microsoft Windows 10 bella pulita ed efficiente.

Giudizio finale

Il Lenovo IdeaPad 530S non è un laptop terribile, semplicemente non è magnifico. Se stai cercando un prodotto per svolgere il lavoro di tutti i giorni, o per lo studio, dovrebbe andare bene. Ma se hai delle altre esigenze esistono altri prodotti concorrenti, o addirittura altri articoli della stessa Lenovo, che quasi allo stesso prezzo ti possono dare veramente di più: a livello di display, di altoparlanti, di trackpad. Parliamo ad esempio dell’Acer Aspire E 15 che offre un Core i5-8250U, 8GB di RAM, un SSD SATA da 256GB e una durata della batteria superiore, sebbene sia un po’ più pesante.

Non possiamo dire di trovarci di fronte ad un “cattivo” prodotto, ma ha senso comprare un IdeaPad 530S quando esistono tante altre marche che più o meno per lo stesso prezzo non hanno questi difetti? la risposta probabilmente è no, e il fatto che il prodotto non riesca ad offrire un plus rispetto alla concorrenza è certamente il suo più grande limite.

Come WordPress 5.0 e Gutenberg cambieranno il tuo sito

WordPress 5.0. Questa versione contiene un’importante modifica all’editor di WordPress. Il nuovo editor, nome in codice Gutenberg, rappresenta un notevole passo in avanti nella sua funzionalità. Usa un nuovo sistema basato su blocchi per la modifica che consente di incorporare una vasta gamma di contenuti nei post e nelle pagine e ti dà molta flessibilità nel modificare quei blocchi sulla pagina.

Una volta che Gutenberg e WordPress 5.0 si sono stabilizzati, forniranno benefici a lungo termine agli utenti di WordPress e a tutta la comunità. Ma a breve termine, questo cambiamento potrebbe introdurre difficoltà per alcuni proprietari di siti WordPress. In questo post discuteremo alcuni punti che ti aiuteranno a decidere quando passare a WordPress 5.0 e a formulare una strategia di successo per effettuare la transizione.

La versione 5.0 segna il lancio ufficiale del nuovo editor Gutenberg. Con il nuovo aggiornamento, il vecchio editor classico sarà completamente sostituito da Gutenberg. Questa aggiunta all’ecosistema di WordPress ha incontrato reazioni contrastanti e non si può negare che Gutenberg rappresenti un enorme cambiamento nel modo in cui il contenuto viene creato all’interno di WordPress.

Il piano attuale prevede che WordPress 5.0 sia la prossima versione della piattaforma ed è programmato per essere pubblicato per tutti gli utenti. Se non fosse ancora pronto per il lancio, verrà  posticipato fino a gennaio 2019. A questo punto, potremmo invece vedere un aggiornamento 4.9.9 , che sarà dedicato principalmente all’implementazione di PHP 7.3 .

assistenza wordpress in 24 ore con esperti alground

Come si può immaginare, ora è il momento di verificare in che modo WordPress 5.0 avrà un impatto sul tuo sito. Avrai bisogno di preparare sia il tuo sito che il modo di gestire i contenuti per quello che verrà, e un buon punto di partenza è guardare cosa porterà effettivamente 5.0.

Come WordPress 5.0 e Gutenberg influenzeranno il tuo sito

Matt Mullenweg descrive WordPress 5.0 come “WordPress 4.9.8 + Gutenberg.” In altre parole, se attualmente hai l’ultima versione di WordPress installata e il plug-in Gutenberg beta, il tuo sito non cambierà molto quando il 5.0 si muoverà.

Naturalmente, Gutenberg ha completamente sostituito il classico editor (e lo ha relegato ad un plugin ) è la grande novità. Tuttavia, il nuovo editor di per sé ha recentemente ricevuto aggiornamenti diventando Gutenberg 4.0 . Sebbene non sia una revisione completa, questa versione aggiunge diverse nuove funzionalità, tra cui gli overlay dei colori delle immagini e un selettore delle dimensioni dei font aggiornato.

Perché WordPress sta cambiando l’editor?

Il team di sviluppo di WordPress ha parlato di Gutenberg per un bel po ‘di tempo. L’obiettivo, secondo Matt Mullenweg, è “semplificare la prima esperienza utente con WordPress – per coloro che stanno scrivendo, modificando, pubblicando e progettando pagine web. L’esperienza di editing ha lo scopo di fornire agli utenti una migliore rappresentazione visiva di come appariranno il loro post o pagine quando vengono pubblicati.”

Nel complesso, siamo d’accordo sul fatto che Gutenberg sarà un enorme balzo in avanti nell’uso di WordPress per creare contenuti online. Ma, come dichiarato da Matt, l’obiettivo è semplificare l’esperienza per l’utente principiante. Per il resto di noi che hanno assemblato una serie di strumenti per colmare le lacune nelle carenze del vecchio editor, questo sarà un periodo di adattamento.

Potenziali problemi con i plug-in e i temi legacy

WordPress è attivo da oltre 15 anni e in questo periodo sono stati creati milioni di siti web utilizzando l’attuale framework di editing. Spesso i siti vengono creati e mai aggiornati su temi più moderni. Ci sono un gran numero di plugin abbandonati installati su siti WordPress – plugin che non sono più mantenuti attivamente dai loro sviluppatori. Nessuno sta testando questi plugin abbandonati o temi precedenti per vedere come si comportano con Gutenberg.

In aggiunta alla complessità del sistema, molti di questi siti possono essere ospitati su servizi di hosting WordPress gestiti che si aggiorneranno automaticamente alla nuova versione di WordPress.

Alcuni proprietari di siti WordPress potrebbero non essere in grado di modificare in modo efficace le pagine che avevano precedentemente pubblicato. Alcuni potrebbero non essere in grado di accedere alla loro schermata di modifica. Ci possono essere errori del server 500 o schermi bianchi per alcuni utenti. Oppure tutto può funzionare senza problemi, anche con i plugin precedenti e un tema precedente.

Con oltre 60.000 plug-in unici nella directory dei plugin di WordPress, non è possibile testare tutti i plugin con il nuovo editor. I plugin mantenuti attivamente sono, per la maggior parte, testati dagli autori. I plugin abbandonati non saranno stati testati, quindi spetta a te testare se WordPress 5.0 funzionerà con questi plugin.

Lo stesso vale per i temi. Molti temi sono mantenuti attivamente dai loro autori. In altri casi, un tema potrebbe essere stato creato come un singolo progetto per un cliente o creato per la comunità e quindi lasciato abbandonato. Questi temi non mantenuti non sono stati testati con Gutenberg e WordPress 5.0.

Se stai utilizzando un generatore di pagine o un tema premium

Se il tuo sito utilizza un generatore di pagine come Visual Composer, Divi, Beaver Builder o qualsiasi altro strumento che utilizza gli shortcode, verifica con lo sviluppatore che il tuo strumento sia pronto per Gutenberg. Molti builder di pagine vengono offerti in bundle con temi premium. Potrebbe essere necessario verificare con lo sviluppatore del tema assicurarsi di avere le versioni aggiornate installate sui tuoi siti.

Conclusione

Il vecchio editor di WordPress ha servito milioni di utenti nel corso degli anni. Come tale, potrebbe essere naturalmente difficile apportare una modifica che apparentemente getta tutto ciò che sai fuori dalla finestra. Tuttavia, sapendo come WordPress 5.0 e Gutenberg influenzeranno il tuo sito, puoi prepararti in anticipo per evitare una transizione dolorosa.

Che tu sia pronto o no, Gutenberg sta arrivando su WordPress.

Tuttavia, consigliamo vivamente di prendere in considerazione la creazione di un’area di staging e di testare la configurazione attuale del sito Web con il nuovo editor Gutenberg in modo da poter trovare eventuali sostituzioni di plug-in necessarie e prepararsi quando arriva WordPress 5.0.

Prova subito il tuo sito con Gutenberg.
Assicurati che i temi e i plug-in siano compatibili con Gutenberg.
Prepara i tuoi contenuti esistenti per “blocchi”.

Hai qualche domanda su come rendere il tuo sito pronto per WordPress 5.0? Clicca e chiedici tutto ciò che vuoi

assistenza wordpress in 24 ore con esperti alground

Sharp AQUOS LC-40FI5442E. Smart TV per niente smart

0

Sharp AQUOS LC-40FI5442E è una smart TV di fascia media che offre una ottima qualità dell’immagine e un buon suono, ma scivola clamorosamente su tutto quello che è l’aspetto interattivo di una TV intelligente. E questo la condanna parecchio. In questa recensione vedremo i punti di forza del prodotto, e anche tutto quello che ha notevolmente scontentato i clienti.

Recensione Sharp AQUOS LC-40FI5442E: Design

Dal punto di vista del design non abbiamo nulla da dire: si tratta di una Smart TV da 40 pollici, dall’aspetto veramente molto bello, piuttosto sottile e assolutamente solida. L’azienda posiziona i piedini di appoggio sulla sinistra e sulla destra, ovviamente per uno schermo così grande, e l’impressione generale è assolutamente buona. Si può considerare un eccellente complemento d’arredo, addirittura. I bordi sono luccicanti, attirano poca polvere e dunque è anche facile da tenere pulita.

Sharp AQUOS LC-40FI5442E ha una buona combinazione di entrate. Non solo tre entrate HDMI per il segnale ad alta definizione, ma anche una porta VGA e una USB. Addirittura anche il jack da 3.5 mm che è assolutamente gradito. In realtà all’inizio la prima installazione potrebbe risultare un po’ macchinosa, e le operazioni iniziali dovrebbero essere ripetute un paio di volte prima di funzionare. Ma per quanto riguarda le entrate, il prodotto continua ad essere soddisfacente.

Display

Lo schermo si potrebbe prendere un buon voto. Le immagini sono definite piuttosto bene, i colori sono resi altrettanto ottimamente, in alcuni casi possiamo dire “splendidamente”: il punto forte del display è certamente la gestione delle immagini in movimento. Quando ci sono fotogrammi che si susseguono molto rapidamente, un piccolo processore interno ne calcola e ne crea di aggiuntivi per aumentare la qualità finale.

Possiamo dire che, avendo la CPU piuttosto potente, il risultato è largamente raggiunto. Per cui qualsiasi film di azione, o un bell’inseguimento, verrà assolutamente valorizzato.

Audio

L’impianto audio è affidato alla tecnologia Harman Kardon. Si tratta di una soluzione che è integrata direttamente all’interno della struttura, e infatti l’impianto audio aumenta lo spessore della Smart TV in maniera abbastanza considerevole, anche se non fastidiosa. Il risultato finale è piuttosto buono. Abbiamo un audio che possiamo giudicare soddisfacente, anche se non raggiungiamo l’eccellenza.

Rimane comunque il risultato di speaker integrati, che possono essere largamente superati, e con molta facilità, da dispositivi esterni collegati.

Funzioni

La funzione Mirror integrata è pensata per connettere lo smartphone al televisore tramite WiFi. Tutto quello che visualizziamo sul piccolo schermo del nostro telefonino verrà automaticamente trasferito sui 40 pollici a disposizione. E qui iniziano i dolori, in quanto è compatibile solo con dispositivi Android, ma assolutamente fallace con tutta la piattaforma di iPhone e iPad. Non c’è modo di farli funzionare, e questo è un primo difetto da segnalare.

L’elemento su cui veramente il prodotto scivola, paradossalmente, è esattamente il suo essere poco o nulla “smart”. Già solo la semplice ricerca e sintonizzazione dei canali appare piuttosto lenta e macchinosa. L’interfaccia intelligente è piuttosto caotica, ha un design abbastanza retrò e la navigazione su internet è veramente penosa. Non può minimamente sostituire alcun dispositivo di navigazione sul web.

I servizi integrati, gli unici veramente funzionanti, sono quelli di YouTube e di Netflix, che girano alla grande in quanto ci sono addirittura dei tasti dedicati sul telecomando. Sotto questo aspetto possiamo essere soddisfatti, ma solo su questo.

Anche se in linea teorica abbiamo la possibilità di scaricare ulteriori applicazioni, all’atto pratico queste non funzionano, specie perché siamo in Italia. Nessuna piattaforma del nostro paese è correttamente supportata: da Amazon Prime video, a TIM Vision, ad Infinity, a Raiplay a Sky Go e DAZN. Nulla di questo funzionerà.

E’ presente il protocollo DLNA ma i formati supportati sono veramente pochi. Esiste anche una fantomatica modalità “hotel”, che non si capisce bene cosa faccia, in quanto risulta praticamente impossibile da utilizzare: ha un codice di sicurezza che non è quello incluso nel libretto d’istruzioni.

Anzi, il libretto stesso si rivolge ad uno svariato numero di modelli simili, e non a quello specifico che ci viene venduto, e questo complica le cose.

Giudizio finale

Purtroppo il prodotto, anche se fa correttamente il suo mestiere di mostrare le immagini e di fornire un audio di buona qualità, scivola proprio nella parte più importante, nella parte più caratterizzante, ovvero quella dell’intelligenza e della interazione con l’utente.

Se utilizzi spesso YouTube e Netflix ti troverai bene, ma appena le tue esigenze dovessero ampliarsi leggermente, il prodotto si rivelerà una delusione.

Huawei MediaPad T3. Gira bene, ma non entusiasma

0

Huawei Mediapad T3 è un tablet che ci prova. Prova ad avere un design simile all’iPad, prova ad inserire un processore dalle performance superiori alla sua fascia di mercato, e a metterci a livello di software qualche trovata per stupire l’utente. È una scommessa fatta dalla Huawei: vediamo in questa recensione qual è il risultato finale.

Recensione Huawei MediaPad T3: case

La struttura di Huawei Mediapad T3 è realizzata interamente in alluminio, per seguire chiaramente i passi della Apple iPad. Anche se la Huawei ha cercato di personalizzarlo, offrendo non solo il colore grigio ma anche quello dorato, per dare un tocco di lusso. Gli angoli sono ben arrotondati e in mano la sensazione è piuttosto positiva.

Evidentemente c’è stato qualche risparmio nella protezione del dispositivo, in quanto se schiacciamo con le dita vediamo il display incresparsi. Nonostante questo, possiamo considerarlo un prodotto generalmente abbastanza solido. Il formato dello schermo è di 16:10 il che significa che è molto meno rettangolare rispetto alla concorrenza e piuttosto compatto.

Con 8 mm di spessore possiamo definirlo abbastanza sottile. È invece leggerissimo, perché i suoi 460 grammi lo pongono in cima alla classifica dei device più magri. Sulla parte sinistra abbiamo lo slot per inserire la SIM, ma stranamente non abbiamo alcuna possibilità di aprire il case, cosa che nei tablet è abbastanza originale.

Display

La diagonale del display è abbastanza piccolina e si vede che c’è meno spazio rispetto ai suoi avversari. Questo rende il tablet più maneggevole ma allo stesso tempo la differenza si sente.

Di solito a questo prezzo abbiamo una risoluzione HD e anche in questo caso non si può sperare più di questo. Rispetto ai concorrenti della stessa fascia le icone e i testi sono leggermente meno definiti. La differenza si sente e soprattutto si vede ad esempio leggendo un eBook.  Guardando i video questa minor risoluzione non è così visibile, mentre per quanto riguarda la brillantezza, i colori e il contrasto possiamo dichiararci soddisfatti.

Hardware e performance

All’interno di Huawei Mediapad T3  gira un processore Qualcomm Snapdragon 425, con una velocità massima di 1. 4 Gigahertz.

In termini di performance abbiamo potenza sufficiente per svolgere bene le operazioni, mentre il livello si abbassa andando a considerare la unità grafica Adreno 308. Addirittura sotto questo aspetto Huawei Mediapad T3 si posiziona dietro il suo stesso predecessore, e questo si sente nelle performance generali. Navigando su internet, nei siti abbastanza pieni di immagini o con un codice un po’ pesante, il caricamento delle pagine si allunga, anche se rimane sempre al di sotto della soglia di guardia.

Le performance relativamente all’accesso della memoria sono buone: la lettura della microSD è soddisfacente.

Per quanto riguarda i videogiochi, ritorniamo al problema dell’unità grafica. Tutti i videogiochi che richiedono un’alta qualità non danno delle prestazioni apprezzabili. Provando a giocare con Asphalt 8, per riuscire a vedere bene i dettagli, abbiamo dovuto abbassare di parecchio le impostazioni.

Il touch screen e il sensore di posizione funzionano bene per cui, un buon compromesso potrebbe essere l’utilizzo di Angry Birds, ovvero di tutti quei videogiochi che non richiedono una risposta grafica di livello.

Memoria ed entrate

Huawei Mediapad T3 è dotato di 16GB di memoria e 2GB di RAM e si inserisce nella media del mercato, anche se prodotti come l’Asus Zenpad 10 sono riusciti a inserirci 32GB di spazio. All’atto pratico però, avremo a disposizione 10GB di memoria realmente utilizzabile. Possiamo considerarlo un quantitativo abbastanza soddisfacente, tenuto conto che siamo in un tablet di fascia media, che abbiamo una MicroSD per espandere la memoria e che la gran parte dei dati ormai è registrata nel cloud.

Può essere anche formattata sia la memoria interna che esterna, ed è possibile installare delle applicazioni direttamente sulla MicroSD. Sebbene l’azienda non specifichi esattamente quanto sia la memoria supportabile della microSD, 64GB girano regolarmente. La porta USB è di tipo 2.0 ma abbiamo anche un USB OTG, per cui si può connettere il dispositivo ad un disco esterno.

È dotato di porta Jack da 3.5 mm e di un classico microfono in alto e altoparlante in basso.

Sistema operativo

Huawei Mediapad T3 è basato su sistema operativo Android 7.0, che viene comunque altamente personalizzato dall’interfaccia proprietaria di Huawei Emui 5.1.

Il sistema Android non viene stravolto ma certamente abbiamo delle funzioni personalizzate. Ad esempio trascinando il dito dal bordo in basso a sinistra verso l’alto escono delle scorciatoie e anche le impostazioni hanno qualche personalizzazione in più.

Il supporto intelligente è una piccola strizzatina d’occhio ad una specie di intelligenza artificiale, che spegne automaticamente il dispositivo se capisce che non lo stai utilizzando perché sei distratto o non ne hai più bisogno. Inoltre esistono altre piccole “chicche” come un accesso rapido a quasi tutte le impostazioni, o la possibilità di chiamare un contatto specifico attraverso i comandi vocali.

Huawei Mediapad T3 dà anche un’occhiata alla sicurezza grazie ad un antivirus pre-installato e una funzione per proteggere i file tramite password. Su Huawei Mediapad T3 troviamo preinstallata la suite Microsoft Office, ma oltre a questo abbiamo a disposizione diverse app di Huawei come per esempio HiCare per gestire la propria dieta.

Gradito anche un File Explorer per poter girovagare nei documenti con maggiore profondità e un tablet manager che permette di pulire i file obsoleti.

La tastiera SwiftKey preinstallata da Huawei funziona piuttosto bene, anche se è possibile scaricare quella di Google o qualsiasi altra vogliamo. direttamente dallo store delle applicazioni.

Connettività

Con il modem WLAN, Huawei Mediapad T3 si connette regolarmente a bande da 2.4 Gigahertz e 5 gigahertz. La velocità di connessione è passabile e il caricamento delle pagine impiegherà comunque quel mezzo secondo che è proprio di un tablet di fascia media.

Anche in una situazione in cui siamo abbastanza lontani dal ripetitore WiFi, il caricamento non va al di sotto della velocità apprezzabile. Esiste anche una versione con solamente il WiFi, ma anche la ricezione LTE è buona.

E’ possibile anche effettuare chiamate, con una qualità audio soddisfacente. È dotato anche di un sistema GPS, che messo a confronto con le prestazioni di un navigatore professionale, dimostra una accuratezza non proprio eccezionale. Quindi sconsigliamo di utilizzarlo come navigatore mentre state guidando.

Qualità delle chiamate e suoni

La qualità delle telefonate attraverso gli speaker integrati o collegati a degli altoparlanti risulta abbastanza buona. La riduzione del rumore funziona bene e le conversazioni procedono bene.

Huawei Mediapad T3, sotto l’aspetto degli altoparlanti, registra delle buone performance. Il suono arriva ad essere abbastanza alto, anche se la qualità finale cade un pochino riguardo i bassi e gli alti. All’atto pratico, ascoltare canzoni ricche di toni alti per un po’ di tempo inizia a dare fastidio. In questo caso vi suggeriamo di collegarlo tramite Bluetooth o il jack da 3.5 mm a degli altoparlanti o a delle cuffie, dove invece il risultato è migliore.

Fotocamera

Di solito le fotocamere all’interno di un tablet sono un elemento poco considerato, in quanto chi compra un tablet non lo fa certamente per scattare le foto. Ma Huawei sembra aver preso troppo alla lettera questo elemento, e offre una fotocamera piuttosto scarsa, persino per un tablet di fascia media.

Con una fotocamera da 5 megapixel sul retro e una da 2 megapixel sul frontale, le fotografie vengono abbastanza bene, ma è la naturalezza a mancare. I colori vengono resi correttamente ma spesso troviamo degli aloni attorno agli oggetti.

La camera principale ha una tinta blu piuttosto pronunciata e basta una fotocamera di un qualsiasi altro smartphone per superarla nettamente. Il risultato è mediocre anche per una fotocamera di un tablet. I video possono essere registrati ad un massimo di 1280 x 720 pixel, ma anche in questo caso i colori non sono resi perfettamente e le fonti di luce mandano immediatamente i sensori in sovraesposizione.

Se la qualità delle immagini vi interessa minimamente è meglio optare per un altro prodotto.

Temperatura e batteria

Il prodotto per fortuna non si scalda. Anche sottoposto ad un utilizzo intenso, le temperature rimangono sempre al di sotto dei 32 gradi. La batteria di Huawei Mediapad T3  è piuttosto piccolina. Il predecessore durava il 35% in più, per cui il dispositivo ha una durata massima di 19 ore consecutive.

GUARDA LE MIGLIORI OFFERTE PER HUAWEI MEDIAPAD

Verdetto finale

Huawei Mediapad T3 può essere considerato un aggiornamento ma certamente non una rivoluzione nè all’interno del suo settore nè nella linea produttiva della sua stessa azienda. È un prodotto raccomandabile? Dipende dalle esigenze: se stai cercando un tablet con una buona qualità generale e delle performance decenti senza spendere troppo, la risposta potrebbe essere sì.

Se invece uno dei punti importanti per te sono la grande velocità di esecuzione, piuttosto che una buona fotocamera, bisogna assolutamente declinare.

Il vero problema del prodotto è che a fronte di alcune debolezze non ha dei punti di forza impressionanti ma soprattutto non riesce a distinguersi in maniera importante da altri prodotti concorrenti come la serie Lenovo Tab 4.

Per cui, a meno che non sei un tipo facilmente accontentabile, è probabile che questo prodotto o non ti piaccia o sia un dispositivo di passaggio per qualcosa di superiore.

Samsung Galaxy A7 2018. Ben fatto, qualche mancanza

0

Il Samsung Galaxy A7 2018 è, possiamo dirlo, uno smartphone di fascia media di buon successo. Ha uno schermo molto bello per il prezzo a cui viene venduto, un’esperienza utente piuttosto solida e un sistema di fotocamera veramente versatile. Ha anche una durata della batteria di tutto rispetto e tantissima, ma tantissima, memoria. I difetti sono però una struttura di plastica, una porta micro USB assente e la mancanza di un sistema di ricarica veloce, che sono abbastanza frustranti.

Nonostante questo, il Samsung Galaxy A7 2018 rimane un buon prodotto. Vediamo insieme se può essere adatto alle tue esigenze.

Recensione Samsung Galaxy A7 2018: Design

Il design del Samsung Galaxy A7 2018 si deve scontrare con i suoi diretti concorrenti Huawei Mate 20 lite, Motorola One e Nokia 7.1. Esattamente come i suoi avversari, Samsung A7 è dotato di un vetro luccicante sul davanti e sul retro. Dà un’impressione generale piuttosto buona ma i lati sono in plastica, e questo si sente: se a prima vista potrebbe essere considerato un design di alto livello, la qualità del materiale lo riposiziona immediatamente nella categoria dei prodotti di fascia media.

Possiamo scegliere il prodotto nei colori nero, blu, rosa e oro. E’ un design piuttosto pulito, interrotto solamente da un paio di loghi dell’azienda e dai sensori delle fotocamere che sono sporgenti sul retro. I due bottoni per il volume sono leggermente rientranti, il bottone di accensione facile da raggiungere. È posizionato come al solito sulla parte destra dello smartphone mentre sulla parte sinistra abbiamo lo slot per la SIM.

Interessante la versione Dual SIM che supporta due schedine e perfino una terza scheda di memoria microSD. Il bottone di accensione funge anche da riconoscimento di impronte digitali, una decisione presa da Samsung che ricalca lo stile degli smartphone precedenti.

Anche se non ci troviamo di fronte al massimo della velocità, il sensore lavora in maniera soddisfacente. Abbiamo anche la funzione di sblocco tramite riconoscimento facciale, che può essere utilizzato in tandem. Siamo stati molto contenti di vedere un entrata jack da 3.5mm per le cuffie mentre ci saremmo aspettati una porta micro USB e invece non l’abbiamo trovata.

3-4 anni fa non ci sarebbero particolari problemi, ma se abbiamo passato gli ultimi tempi ad aggiornarci al micro USB e addirittura all’USB-C, trovare un telefono nuovo di pacca che non ha questo tipo di entrata è leggermente spiazzante.

Per quanto riguarda la resistenza, la tecnologia Gorilla Glass rende il prodotto abbastanza solido, anche se non abbiamo una certificazione di resistenza all’acqua, e quindi è meglio non portarlo sotto la doccia.

Display

Il Samsung Galaxy A7 2018 è dotato di un display AMOLED piuttosto pretenzioso, con una risoluzione Full HD +: questo significa 1080 X 2220 pixel e 411 pixel di densità per pollice quadrato. Insomma raggiunge quasi il Galaxy S9 e possiamo dire che la qualità, rapportata al prezzo, è abbastanza impressionante.

I colori sono estremamente soddisfacenti mentre è il bilanciamento del bianco a scricchiolare leggermente. Per la riproduzione di foto, filmati e in generale per l’esperienza utente, il display  si comporta comunque abbastanza bene.

Sistema operativo

Sul Galaxy A7 versione 2018 gira il sistema operativo Android 8.0, associato all’interfaccia proprietaria di Samsung, che offre sostanzialmente la stessa esperienza di un Galaxy S9 ma ad un prezzo inferiore.

Certamente ci troviamo di fronte un sistema operativo stabile, ma Samsung non è mai stata un asso nel garantire gli aggiornamenti del sistema: infatti ci saremmo aspettati una versione più aggiornata di Android per uno smartphone rilasciato da pochissimo. Comunque, se non sei fissato di avere l’ultima versione di Android, il sistema gira regolarmente.

I fondamentali dell’interfaccia utente sono quelli risaputi a tutti gli abbonati Samsung: la schermata home, la zona delle applicazioni, la barra delle notifiche. Tutto si trova esattamente dove ce lo potremmo aspettare. Sono interessanti le funzioni di “cartella sicura“, che ci permette di registrare dei file protetti da password.

Inoltre il sistema è parecchio personalizzabile, più della media degli altri smartphone Android. Puoi riarrangiare la schermata di Home come preferisci e scaricare una serie di temi anche piuttosto innovativi che danno al prodotto un’ottima esperienza finale.

Il Galaxy A7 ha anche a disposizione l’opzione “Bixby Home“: raggiungendo con il dito il bordo sinistro dello schermo e scorrendo verso destra, compare una barra che sostituisce Google Home. Mostra una serie di informazioni sostanzialmente simili a quelle che offre Google: notizie, novità e meteo e se lo connetti a Facebook, Spotify, Twitter e Uber, avrai tutte le notifiche pronte. Lo abbiamo trovato leggermente soffocante e abbiamo scelto di disattivarlo, ma ad alcuni piace essere sommersi dalle novità.

Prestazioni

Le prestazioni, sotto l’aspetto della velocità, sono assolutamente di livello. Il processore Exynos 7885 a 8 Core gestisce perfettamente tutte le funzioni e non abbiamo dovuto aspettare neanche un millisecondo, qualsiasi cosa abbiamo fatto.

I test e i Benchmark non sono straordinari, ma questo non significa che l’A7 non sia in grado di gestire i giochi tridimensionali e una grande quantità di applicazioni in background. La memoria da 64GB ci permette di installare sostanzialmente tutto quello che vogliamo, senza che il telefono si appesantisca.

Batteria

Il Samsung Galaxy A7 del 2018 ha una batteria piuttosto potente e duratura: con 3300mah, la durata è piuttosto elevata e può girare tutto il giorno senza particolari problemi. Se riduci la luminosità dello schermo, potresti anche arrivare all’alba del secondo giorno di utilizzo. Samsung ha lavorato molto sulle opzioni di risparmio energetico e questo si vede. Dopo 90 minuti di riproduzione di un filmato full HD, la batteria si era consumata solo dell’11%.

Non abbiamo però la ricarica veloce, per cui impieghiamo ben due ore per andare da 0 al 100% di batteria, e questo non ci piace molto. Non abbiamo nemmeno la ricarica wireless, per cui sotto questo aspetto il telefono è rimasto un passo indietro.

Fotocamera

Il sistema a tripla fotocamera del Galaxy A7 2018 è il primo per un prodotto Samsung, se escludiamo il sistema quadruplo del Galaxy A9. Sono posizionate sul retro del telefono in alto a sinistra e offrono una qualità dell’immagine ottima. Possiamo dire che da un telefono di fascia media il risultato è assolutamente soddisfacente, e a tratti entusiasmante.

Abbiamo qui un sensore da 24 megapixel con l’autofocus automatico, un altro da 5 megapixel per la modalità ritratto e il terzo è un sensore da 8 megapixel per gli scatti grandangolari.

In condizioni di buona luce, questi strumenti si comportano molto bene, e catturano una grande quantità di dettagli. Samsung ama aggiungere tanti miglioramenti alle foto scattate, e questo modello non fa differenza. I colori vengono sensibilmente saturati, e il contrasto parecchio tirato e le immagini ritratte non avranno bisogno di particolare editing successivo da parte dell’utente, in quanto sono già state ottimizzate per il caricamento sui social.

Il prodotto scatta anche delle buone foto da vicino: fino a 6-7 cm gli scatti ripresi con condizioni di poca luce non sono terribili, si comportano abbastanza bene e anche lo zoom non sgrana l’immagine. In questi casi interviene la funzione di riduzione del disturbo dell’immagine e un meccanismo di auto-ottimizzazione.

Per quanto riguarda la camera grandangolare non abbiamo nessun tipo di autofocus, quindi dobbiamo limitarci a riprendere dei paesaggi: in alcune condizioni, specie se abbiamo molto contrasto, i risultati non sono il massimo della naturalezza. Anche se per la maggioranza delle esigenze dovrebbe essere sufficiente.

Laddove la videocamera scivola veramente, è nella registrazione dei video in condizioni di bassa luminosità: qui perdiamo la gran parte dei dettagli e il disturbo si sente piuttosto forte. I video con poca luce sono probabilmente l’unica area dove il Galaxy A7 non riesce a reggere il confronto con la concorrenza.

Una funzione invece impressionante è la stabilizzazione mentre stiamo registrando i video: non siamo a livelli altissimi, ma per questo prezzo possiamo essere piuttosto soddisfatti perchè i video tendono ad essere automaticamente aggiustati e i tremolii ridotti al minimo.

Un altro paio di complimenti dobbiamo farli alla percezione delle profondità, che lavora veramente molto bene, e all’effetto Bokeh che funziona egregiamente.

Memoria

Caratteristica piuttosto impressionante che il Samsung ci offre: 64GB di memoria, ovvero la stessa capacità che potremmo trovare sul Galaxy S9, il Razer Phone 2 o il Sony Xperia XZ3. Abbiamo anche una entrata per la schedina microSD, per cui possiamo arrivare al risultato eccezionale di 512 gigabyte di spazio, abbastanza per registrare tutti i film e la musica che vogliamo. I 4 GB di RAM ci permettono delle alte prestazioni e la connettività 4G è assolutamente garantita.

Per chi è adatto

Il Samsung Galaxy A7 2018, per la maggior parte, è uno smartphone di fascia media piuttosto soddisfacente e adatto per tutti coloro che cercano un prodotto di bell’aspetto, un sistema per la camera piuttosto versatile e uno schermo brillante. Può essere adatto anche ai videogiocatori, non ai più accaniti, ma nella maggioranza dei casi dovrebbe essere ok.

Perfetto per chi ha bisogno di una grandissima quantità di spazio e non ha voglia di svuotare la memoria periodicamente. La presenza di una entrata a 3.5 mm è anche un plus.

Per chi NON è adatto

I motivi che potrebbero scoraggiare l’acquisto sono il materiale di plastica, la mancanza di una ricarica veloce e il fatto che non ci troviamo l’ultima versione di Android. Inoltre non abbiamo grandissime possibilità di personalizzazione delle foto, il prodotto fa sostanzialmente tutto da solo.

I suoi diretti concorrenti sono Honor 8X, che costa leggermente meno e riesce però ad offrire più schermo, più batteria e più potenza. Possiamo certamente classificarlo come l’avversario più pericoloso. L’altro è l’Honor Play, che rispetto a questo ha una velocità del 4G decisamente superiore e migliori performance per il gioco. Anche se il frame in metallo gli dà un aspetto piuttosto dozzinale.

Il Nokia 7.1 è un altro candidato a sostituire questo prodotto; si sente molto bene in mano, e quanto a performance non ha nulla da invidiare. Così come il sistema operativo, che è all’ultima versione. Anche se il suo tallone d’Achille è la memoria nativa da 32 GB: la metà del Galaxy A7.

Commento Kaspersky Lab all’attacco hacker alla catena di Hotel Marriott

0

“Si tratta di uno dei più grandi data breach che abbiamo mai visto. Il Gruppo Marriott è una catena alberghiera molto nota a livello internazionale ma sorgono delle domande su come 500 milioni di ospiti dei loro hotel abbiano potuto essere interessati da questo cyberattacco

Mentre cerchiamo di accertare l’entità reale dell’attacco, sembra chiaro che le precauzioni prese dal Gruppo Marriott non siano state sufficienti, dal momento che una terza parte non autorizzata è riuscita ad infiltrarsi nel sistema. I dati erano criptati, ma è possibile che gli hacker abbiano sottratto anche le chiavi di accesso, a riprova del fatto che un ulteriore livello di sicurezza sarebbe dovuto essere presente al fine di evitare una situazione simile.

Fin ad oggi questo può essere considerato uno dei più grandi data breach della storia. Non solo la mole di dati trafugati è enorme, ma la tipologia di dati personali coinvolti rappresenta un database di dati estremamente privati di milioni di persone; in alcuni casi sono stati coinvolti persino i dati delle carte di credito. Questo apre la possibilità che ulteriori minacce possano verificarsi, da attacchi di spear-phishing al cyber spionaggio. Un incidente di tale portata potrebbe rappresentare un punto di svolta nell’adozione di policy per la privacy e di più attente abitudini personali circa i dati che condividiamo.

I clienti coinvolti dalla vicenda riceveranno un avviso, ma è preferibile che chi sospetta di essere stato vittima dell’attacco verifichi autonomamente con il Gruppo Marriott. Inoltre, consigliamo agli utenti di stare molto attenti ai tentativi di scamming che potrebbero cogliere l’occasione di quanto accaduto fingendosi il Gruppo Marriott.

Il nostro consiglio è di cambiare password e usare carte di credito virtuali invece di quello fisiche per i pagamenti online”