01 Febbraio 2026
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Quale MacBook acquistare? Confronto tra MacBook, Air e Pro

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Ti stai chiedendo quale MacBook acquistare? Andiamo insieme alla scoperta dei nuovi prodotti Apple, per capire meglio come e dove orientare la tua scelta.

L’Azienda del compianto Steve Jobs ha appena annunciato il suo nuovo MacBook Air con display retina, il cui prezzo parte da 1000 euro ca. ed offre uno schermo più nitido, cornici più strette ed una potenza Intel Core di ottava generazione.

Questa guida ti sarà molto utile per aiutarti a scegliere il miglior laptop Apple, quindi mettiti comodo e continua la lettura…

Si parte dal nuovo MacBook Air da 13 pollici e da quello a 12 pollici superleggero, per continuare con i MacBook Pro da 13 e 15 pollici con la Touch bar.

Visto che ampia possibilità di scelta hai? La linea di computer portatili Apple non hai mai avuto più varietà! Eppure non è così semplice decidere quale notebook acquistare.

Ma niente paura, perché il nostro obiettivo è proprio quello di darti una mano a capire su quale di questi prodotti puntare, confrontando prezzi, caratteristiche, prestazioni, durata della batteria e tanto altro ancora.

Sei pronto a scoprire i pro e i contro di ognuno?

Quale MacBook acquistare? Ecco il nuovo MacBook Air da 1000 euro ca

Iniziamo subito con il nuovo MacBook Air, un computer che offre praticamente tutto ciò che si può desiderare da un laptop targato Apple. Prima di tutto è più leggero e sottile rispetto al suo predecessore MacBook Air e non ci sono più quelle cornici spesse.

Lo schermo è molto più nitido, con una risoluzione di 2560 x 1600 pixel, contro solo 1440 x 900 del modello precedente.

Un’altra interessante funzionalità che è stata introdotta è Touch ID, che rende semplice sbloccare il sistema, effettuare pagamenti sicuri e sostituire le password.

Inoltre, il nuovo MacBook Air è alimentato da un processore Core i5 di ottava generazione, ha 8 GB di RAM e 128 GB di spazio di archiviazione.

Le sole specifiche di base di questo entusiasmante laptop dovrebbero fornire sufficiente potenza per le attività di elaborazione quotidiane.

Apple promette anche 12 ore di durata della batteria durante la navigazione, che noi stessi metteremo alla prova. Ci sono pure due porte Thunderbolt 3.

Tutto fantastico finora, vero? Ma prima di capire quale MacBook acquistare, considera anche il prezzo di partenza del nuovo modello Air è abbastanza alto…parliamo di 1000 euro! 150 in più rispetto al prodotto precedente.

A questo prezzo vorremmo avere almeno 256 GB di spazio di archiviazione, anziché 128 GB. Inoltre, seppur la tastiera a farfalla piatta offre una digitazione veloce e soddisfacente, molti utenti potrebbero desiderare qualcosa di più.

Quale MacBook acquistare? L’originale MacBook Air da 800 euro ca

Se sei orientato a spendere qualcosa in meno, certamente il primo MacBook Air è una scelta da tenere in considerazione, visto che si tratta del notebook più economico della gamma Apple.

Questo prodotto è in grado di regalarti performance di tutto rispetto, come una durata della batteria di circa 10,5 ore, che ne fa uno degli ultraportatili a lunga durata.

Sia questa caratteristica che il prezzo, lo rendono sicuramente una buona opzione per gli studenti, pur se l’ultima versione offre un processore Core i5 leggermente più veloce.

Da apprezzare sono pure la dotazione di porte USB di dimensioni standard ed una slot per schede SD, che permettono di semplificare il trasferimento delle foto dalla fotocamera.

Inoltre, l’originale MacBook Air offre una tastiera tradizionale molto performante che in tanti potrebbero preferire a quella piatta montata sugli ultimi modelli.

Prima di procedere con l’acquisto, però, considera che questo prodotto non stupisce più come una volta, a causa della cornice piuttosto spessa intorno allo schermo.

A ciò si aggiunge anche lo schermo con una risoluzione piuttosto bassa di 1440 x 900 pixel, rispetto alla maggior parte di laptop Windows compresi in questa fascia di prezzo e con schermi Full HD.

Pure il chip Intel di quinta generazione non è il massimo, nonostante Apple abbia aumentato la velocità di clock a 1,8 GHz.

La nuova barra dei MacBook

Quale MacBook acquistare? Il MacBook Pro da 12 pollici è ancora “più portatile”

Andiamo a scoprire anche il nuovo MacBook Pro da 12 pollici, una versione molto sottile e leggera e con un peso di circa 2 Kg.

Sentirai a malapena il peso di questo notebook nel tuo zaino e ti piacerà sapere che ha un display Retina nitido e colorato, con una durata della batteria piuttosto elevata, circa 9,5 ore.

L’ultima versione offre un chip Kaby Lake più veloce, che dona a questo mini computer più energia rispetto al suo predecessore, oltre ad una tastiera migliorata per garantire un maggiore comfort nella battitura.

E adesso esaminiamo gli svantaggi del MacBook Pro, affinchè tu possa valutare quale MacBook acquistare in tutta tranquillità.

Questo laptop ha soltanto una singola porta USB-C, il che significa che non è possibile caricarlo e collegarlo ad un altro dispositivo senza utilizzare un dongle, con un’ulteriore spesa. Inoltre, la porta non supporta Thunderbolt 3 per un trasferimento più veloce e per consentire la connessione di più display 4 K.

La webcam 480p è a bassa risoluzione, pur se va bene per le chat video. Vogliamo parlare del prezzo? Per avere MacBook Pro devi spendere ben 1000 euro, ossia, 80 euro in più rispetto al nuovo Air.

Un costo abbastanza elevato per un notebook con una porta in meno ed un processore più debole, non credi? Ma se la tua priorità è quella di poter viaggiare leggero, allora questo è il prodotto che vale la pena valutare con attenzione.

Uno sguardo al MacBook Pro da 13 pollici e MacBook Pro con Touch Bar

Proseguiamo la carrellata dei nuovi prodotti Apple, dando uno sguardo alle caratteristiche del MacBook Pro da 13 pollici e del MacBook Pro con Touch Bar.

Il primo modello che ti stiamo presentando, racchiude tutta la sua potenza in una struttura sottile e leggera, infatti, pesa solo 3 Kg.

Questo portatile ha lo stesso peso del MacBook Air, ma con un processore Core i5 di settima generazione, molto più veloce e con grafica Intel Iris.

A tutto ciò si aggiunge un display luminoso ed altoparlanti potenti, oltre a due porte Thunderbolt 3 per un trasferimento superveloce. La tastiera a farfalla piatta, inoltre, è scattante durante la digitazione.

Se vogliamo trovare un lato negativo, bisogna dire che su questo modello non è presente la nuova Touch Bar. Il costo è di 1100 euro ca.

MacBook Pro da 13 pollici con Touch Bar

Il nuovo MacBook Pro da 13 pollici con Touch Bar rappresenta il meglio dei multitasker che attualmente si possono trovare sul mercato.

Se sei disposto a spendere 1600 euro ca, ti assicuri un notebook due volte più veloce rispetto al suo predecessore, che possiede una CPU Core i5 di ottava generazione, è quad-core, ha 8 GB di RAM e 256 GB di spazio di archiviazione.

È il massimo che attualmente si possa desiderare nel vasto panorama dei laptop. Pensa che abbiamo effettuato dei test, constatando che è di gran lunga superiore ai modelli Windows sia sul benchmark Geenkbench 4, sia sul benchmark SSD.

Ma non è finita, perché esso offre pure un display True Tone, che regola il colore in base all’illuminazione dell’ambiente ed una tastiera più silenziosa oltre che molto resistente, grazie alla presenza di una membrana sottile posta sotto i copritasti.

Lo schermo muti-touch del MacBook Pro da 13 pollici con Touch Bar fornisce tutti i tipi di pulsanti e controlli e ti offre la possibilità di vedere i pulsanti di modifica nell’App Foto, i pulsanti per le schede aperte in Safari e molto altro ancora.

Questa versione presenta altre due porte Thunderbolt rispetto al modello da 1100 euro ed una grafica Intel Iris più veloce.

Certo è un notebook molto costoso e per questo prezzo ci aspetteremmo almeno di avere 512 GB di spazio di archiviazione, anzichè 256 GB ed una RAM maggiore di 8 GB.

La durata della batteria è accettabile, circa 8 ore e 31 minuti, ma esistono altri ultraportatili che durano più a lungo con una sola carica.

MacBook Pro da 15 pollici per utenti esperti

Ed ecco l’ultimo gioiello di casa Apple, il MacBook Pro da 15 pollici che farà impazzire gli utenti più esperti. Lo si potrebbe definire una vera e propria “bestia” tecnologica per le grandi caratteristiche che lo contraddistinguono.

Questo notebook offre prestazioni fino al 70% più veloci rispetto al suo predecessore, grazie ai nuovi processori Intel a 5 Core di ottava generazione, fino 32 GB di RAM e fino a 4 TB di spazio di archiviazione.

Pensa che su Geekbench 4, questo incredibile MacBook Pro ha ottenuto un punteggio di 23138, battendo Dell XPS 15, HP Spectre x360 e persino una workstation Dell Precision 3530.

Inoltre, la configurazione standard include la potente grafica Radeon Pro 555X e sono presenti quattro porte Thunderbolt 3 per collegare periferiche.

Pure la risoluzione è molto nitida su questa laptop, con 2800 x 1800 pixel ed il display True Tone offre colori realistici in qualsiasi condizione di illuminazione. Tra gli altri vantaggi sono da annoverare un trackpad Force Touch molto grande ed altoparlanti stereo ad alto volume.

La durata della batteria è di 10 ore e 20 minuti, come rilevato da test effettuati con la batteria del Laptop Mag.

Il nuovo MacBook Pro da 15 pollici non è certo esente da qualche pecca, come la mancanza di una slot per inserire una scheda SD. Bisognerà utilizzare un lettore di schede e collegarlo ad una delle quattro porte Thunderbolt 3.

Aggiungiamo che le prestazioni grafiche di AMD Radeon Pro 560X sono veloci, ma non certo le migliori per chi ama fare giochi con questo laptop.

Ultimo lato negativo è il prezzo. Per averlo devi sborsare ben 2100 euro, una cifra un po’ esagerata per avere un notebook con soli 256 GB di spazio di archiviazione e dovendo aggiungere altri 170 euro per arrivare a 512 GB.

Speriamo di averti fornito tante utili informazioni per poter decidere quale MacBook acquistare tra tutti i modelli disponibili.

Google. reCAPTCHA v3 il nuovo modo di fermare i bot

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Nell’ultimo decennio, reCAPTCHA ha continuamente evoluto la sua tecnologia. In reCAPTCHA v1, a ogni utente è stato chiesto di superare una sfida leggendo il testo distorto e digitandolo in una casella. Per migliorare sia l’esperienza che la sicurezza degli utenti, Google ha introdotto reCAPTCHA v2 e ha iniziato a utilizzare molti altri segnali per determinare se una richiesta provenisse da un essere umano o da un bot. Ciò ha permesso a reCAPTCHA di passare da un ruolo dominante a un ruolo secondario nel rilevamento degli abusi, lasciando che circa la metà degli utenti passasse con un solo clic. Ora con reCAPTCHA v3, sta cambiando radicalmente il modo in cui i siti possono testare le attività umane o bot restituendo un punteggio per dire quanto sia sospetta un’interazione ed eliminando la necessità di interrompere gli utenti con le sfide.

Rilevamento dei Bot più accurato con “Azioni”

In reCAPTCHA v3, è stato introdotto un nuovo concetto chiamato “Azione”, un tag che è possibile utilizzare per definire i passaggi chiave del percorso dell’utente e consentire a reCAPTCHA di eseguire la propria analisi dei rischi nel contesto. Poiché reCAPTCHA v3 non interrompe gli utenti, è consigliabile aggiungere reCAPTCHA v3 a più pagine. In questo modo, il motore di analisi del rischio adattativo reCAPTCHA può identificare il modello degli aggressori in modo più accurato esaminando le attività su diverse pagine del sito web. Nella console di amministrazione di reCAPTCHA, puoi ottenere una panoramica completa della distribuzione dei punteggi di reCAPTCHA e una suddivisione per le statistiche delle 10 azioni principali sul tuo sito, per aiutarti a identificare quali pagine sono state prese di mira dai bot e in che modo il traffico è sospetto quelle pagine.

Combattere i robot a modo tuo

Un altro grande vantaggio che si ottiene da reCAPTCHA v3 è la flessibilità per prevenire spam e abusi nel modo che meglio si adatta al tuo sito web. In precedenza, il sistema reCAPTCHA ha deciso per lo più quando e quali CAPTCHA devono essere offerti agli utenti, lasciandoti con un’influenza limitata sull’esperienza utente del tuo sito web. Ora, reCAPTCHA v3 ti fornirà un punteggio che ti dice quanto sia sospetta un’interazione. Esistono tre modi potenziali per utilizzare il punteggio. Innanzitutto, è possibile impostare una soglia che determina quando un utente viene lasciato passare o quando è necessario eseguire ulteriori verifiche, ad esempio utilizzando l’autenticazione a due fattori e la verifica telefonica. In secondo luogo, puoi combinare il punteggio con i tuoi segnali a cui reCAPTCHA non può accedere, come i profili utente o le cronologie delle transazioni. Terzo, puoi utilizzare il punteggio reCAPTCHA come uno dei segnali per addestrare il tuo modello di apprendimento automatico per combattere gli abusi. Fornendoti questi nuovi modi per personalizzare le azioni che si verificano per diversi tipi di traffico, questa nuova versione ti consente di proteggere il tuo sito dai bot e migliorare la tua esperienza utente in base alle esigenze specifiche del tuo sito web.
In breve, reCAPTCHA v3 aiuta a proteggere i tuoi siti senza blocco dell’utente e ti dà più potere di decidere cosa fare in situazioni rischiose.

TeckNet PRO Mouse 2.4G recensione. Un piccolo campione

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Il fantastico mouse wireless TeckNet PRO 2.4G è uno dei prodotti migliori in circolazione quando si cerca un mouse piccolo, leggero e potente. Mettendo insieme un bel design, una ottima qualità di costruzione e molte funzioni, il prodotto si piazza davvero bene sul mercato ed è attualmente uno dei mouse più venduti su Amazon.

TeckNet PRO Mouse 2.4G: installazione e compatibilità

Il mouse TeckNet PRO 2.4G è facile da configurare: basta inserire una batteria AA, estrarre il ricevitore che è inserito sul retro in uno slot dedicato, e collegarlo ad una porta USB per iniziare ad utilizzarlo. Il computer potrebbe richiedere alcuni secondi per rilevare il mouse la prima volta che si collega, dopodichè tutto fila liscio.

Tutti questi comandi girano perfettamente su un sistema Microsoft, specialmente su Windows 10, e anche su Linux, mentre i pulsanti extra posizionati sul lato sinistro non funzionano sui dispositivi Mac. Forse è questo l’unico grande difetto del prodotto, e per ovviare al problema è necessario aggiungere un paio di driver appositi da scaricare da internet.

TeckNet ha inoltre fornito al mouse molte nuove tecnologie. Ha la tecnologia TeckNet Tru Wave che fornisce un controllo accurato e intelligente del cursore su diversi tipi di superfici per essere sicuri di avere un controllo fluido e senza lag con il prodotto. Con la sua tecnologia Co-Link TeckNet, è possibile invece associare facilmente il dispositivo ad un altro senza ristabilire la connessione dopo lo spegnimento. TeckNet PRO 2.4G dimostra di funzionare benissimo con tutti i tipi di Notebook, Chromebook, PC, laptop e computer.

Design

TeckNet PRO 2.4G ha un bell’aspetto: il fronte molto lucido, la gomma ai lati e i pulsanti laterali neri o arancioni. Il tutto in una dimensione davvero comoda per le mani, il che rende piacevole l’uso durante la navigazione in Internet, ed è leggerissimo. Sebbene non sia tecnicamente classificato come mouse per videogamer, possiamo dire che ha un aspetto e un design che ricorda subito quello di un mouse da gioco. M0lto accattivante.

Il rumore del “click” è mediamente rumoroso: non dà fastidio ma non è il più silenzioso del mercato. La rotella dello scroll funziona da terzo tasto ed è perfettamente equilibrata, non troppo dura ma nemmeno troppo molle.

I pulsanti e le funzionalità aggiuntive del mouse sono posizionate in modo uniforme e gradevole: oltre alla rotellina, abbiamo un altro pulsante immediatamente sotto, e sul lato sinistro altri due pulsanti pronti all’uso. Di default, il primo pulsante sulla sinistra serve per tornare alla pagina precedente. La reattività è eccellente, e il rischio di schiacciarli per sbaglio è estremamente ridotta, tanto sono ben posizionati.

Performance

Lo abbiamo subito testato per le due cose più importanti: i videogiochi e i movimenti di precisione.

Abbiamo provato a giocare con titoli piuttosto comuni nel mondo dei videogame e abbiamo scoperto che, per il prezzo, questo è davvero un buon mouse sia per i giochi che per l’uso personale. Potremmo comodamente usare il TeckNet PRO 2.4G per tutto il giorno senza stancarci. La velocità è regolabile su tre livelli, a seconda delle nostre esigenze, 2400, 1600 o 1000 DPI, e il controllo è in generale davvero molto buono.

Come su ogni mouse, i pulsanti di questo TeckNet 2.4G possono essere modificati, anche se non abbiamo tutta la gamma dei pulsanti come nei normali mouse da gioco. Ma per esperienza possiamo dire che tre pulsanti sono sufficienti per gestire la maggior parte dei giochi. Naturalmente, non può arrivare alla qualità e alla specializzazione dei mouse Razer: ha un minor numero di opzioni di personalizzazione e la sua precisione non è del tutto all’altezza del Razer. D’altro canto, costa anche l’80% in meno.

Se invece devi lavorare con software grafici, tipo Photoshop, è chiaro che hai bisogno di precisione. E possiamo dire che TeckNet 2.4G è un mouse abbastanza buono per il fotoritocco, non è mai saltato e non si è mai incastrato durante i test. La sensibilità è piuttosto buona, e l’editing delle foto, se non arriviamo a livello ultra professionali, si può considerare soddisfacente.

Compatibilità e qualche difetto

Il TeckNet 2.4G ha infine delle buone sorprese: innanzitutto la versatilità, perchè può essere usato anche su un tablet Android o su una Smart TV. E inoltre ha un ottimo raggio d’azione, in quanto riesce a funzionare fino a poco più di due metri di distanza. Terzo, una durata della batteria incredibile: molti utenti hanno testimoniato su internet di aver usato questo mouse per circa sette mesi e hanno avuto bisogno di cambiare la batteria una sola volta.

Alcuni difetti però, li abbiamo trovati. Oltre alla non compatibilità con il Mac, potrebbe non piacere il coperchio della batteria che è un po’ difficile da aprire mentre per chi ha la mano grossa, il prodotto potrebbe non essere del tutto soddisfacente. Inoltre, ma questo è comprensibile, è un giocattolino delicato: una botta seria o un paio di cadute dalla scrivania e dovrete buttarlo, per cui attenzione, perchè non ci troviamo di fronte ad un carrarmato.

Verdetto finale

TeckNet Pro è un ottimo mouse per chiunque voglia investire in un prodotto ergonomico. È molto indicato per le persone che soffrono costantemente di tensioni al polso e vogliono rimediare. Il mouse è ben costruito e ben congegniato. Nonostante il suo incredibile set di funzionalità, TeckNet Pro non ti costerà quanto gli altri marchi, è confortevole e rende il tuo computer più cool.

Se stai cercando un sostituto per il tuo vecchio mouse, non esitare a fidarti di TeckNet Pro. È un ottimo mouse che puoi usare per giocare o progettare. Può funzionare su quasi tutti i software e dispone di una vasta gamma di specifiche. Potrebbe essere un po’ più piccolo rispetto alla maggior parte dei mouse, ma funziona meglio della maggior parte di loro.

Scheda tecnica

  • Dimensioni del prodotto: 4,1 x 2,6 x 1,6 pollici
  • Peso dell’articolo: 85 grammi
  • Pulsanti: 5
  • Sensore: ottico
  • Tecnologia Tru-Wave
  • TeckNet Tecnologia Co-Link
  • Compatibile con Windows XP, Vista, 7, 8, 8.1, 10, Mac e Linux.
  • Modalità auto-sleep intelligente
  • Lunga durata della batteria fino a 24 mesi
  • Include un indicatore di durata della batteria
  • Include un pulsante Indietro e Avanti
  • Disponibile in diversi colori
  • Include una documentazione per l’utente
  • Funziona con 2 batterie AAA non incluse

Fotocamera Nikon D3400 recensione. Un ottimo punto di partenza

La Nikon D3400 è la migliore reflex digitale entry-level che puoi acquistare in questo momento. Non è perfetta, ma quello che fa, lo fa molto bene. Dotata di un corpo magnificamente compatto, un solido sistema Autofocus, un’enorme durata della batteria e un’ottima qualità dell’immagine, la D3400 è anche incredibilmente facile da usare per i principianti.

La D3400 è l’ultima di una linea di reflex digitali entry-level che aderisce ad un modello senza fronzoli, che privilegia le dimensioni ridotte, il peso leggero e un design semplice, pur mantenendo i vantaggi di un sistema di lenti intercambiabili.

Nikon è riuscita a perdere un po’ di peso rispetto al predecessore D3300, ma ha anche aumentato la durata della batteria e migliorato molte funzioni per renderla una proposta ancora più potente per l’utente inesperto. Ha anche montato la fotocamera insieme ad un obiettivo ridisegnato e un design più snello che posiziona meglio gli interruttori di messa a fuoco e contribuisce alla riduzione delle vibrazioni della mano.

Ma, con una serie di ottimi concorrenti sia nelle categorie DSLR che in quelle mirrorless, la D3400 ha abbastanza forza per farsi amare da un principiante?

Recensione Nikon D3400: le funzioni

La Nikon D3400 sfoggia un sensore di dimensioni di tipo APS-C – come nel caso di tutte le DSLR entry-level, con un numero di pixel di 24,2 MP di tutto rispetto. Non è il massimo ma certamente non ci aspettiamo più di tanto a questo livello, e dobbiamo segnalare anche la mancanza di un filtro ottico low-pass, che potrebbe aiutare la Nikon D3400 a catturare i dettagli più piccoli.

Comunque il sistema funziona su un intervallo di sensibilità ragionevolmente ampio da ISO100 a 25.600, che rappresenta un’espansione importante rispetto alla gamma nativa ISO12,800 del suo predecessore D3300. Ancora una volta troviamo il motore di elaborazione Expeed 4 di Nikon, che consente scatti a raffica a 5 fps e registrazioni video Full HD fino a un impressionante 60p. Anche i comuni Picture Control di Nikon sono a portata di mano, sebbene le immagini possano essere ulteriormente migliorate attivando il Super Vivid, Illustration e la Toy Camera, tutte accessibili tramite il quadrante delle modalità di scatto.

Il sistema Autofocus (AF) a 11 punti della fotocamera presenta un singolo punto a croce nel centro dell’array, con una sensibilità massima fino a -1 EV. È possibile impostare il sistema per mettere a fuoco in modo continuo un soggetto, inclusa la tecnologia di tracciamento 3D di Nikon, e la fotocamera può anche continuare a mettere a fuoco automaticamente in live view e durante la registrazione di video. È possibile appoggiarsi anche alla messa a fuoco manuale, selezionabile tramite il menu e che funziona grazie ad un anello nella parte anteriore dell’obiettivo.

Non che non ci siano proposte migliori, ma le specifiche del mirino e dello schermo LCD sono in linea con ciò che ci aspettiamo a questo livello. Il mirino è basato su una struttura a pentametro e inquadra circa il 95% della scena, mentre il display LCD misura 3 pollici e ha una rispettabile risoluzione di 921.000 punti.

Il Wi-Fi non è stato incluso all’interno del corpo macchina, sebbene la trasmissione di immagini senza fili sia ancora possibile tramite la funzione SnapBridge. Incorporata per la prima volta nella D500, anche la Nikon D3400 utilizza il  Bluetooth Low Energy per trasmettere immagini direttamente ai dispositivi intelligenti, sia durante la cattura che in seguito. Non è possibile in alcun modo controllare le impostazioni di ripresa della videocamera da remoto: un difettuccio, ma perdonabile su un modello di questo livello.

Per aiutare i neofiti a comprendere meglio la propria fotocamera, Nikon ha implementato la sua funzione Modalità guida, che fornisce un’alternativa ai menu principali e consente all’utente di acquisire rapidamente tipi specifici di immagini. C’è anche il familiare pulsante ‘?’  che può essere premuto per avere una spiegazione delle funzioni della fotocamera.

Nikon ha però apportato alcuni “tagli” rispetto alla D3300. Niente porta del microfono sul lato della videocamera, il che significa che sei limitato ai microfoni monoauricolari incorporati, anche se questa non è una perdita così importante se si considera che è rivolta agli utenti principianti. Anche il flash si è indebolito, perchè è passato da GN 12m a 100 ISO a soli 7 metri.

Anche la tecnologia di pulizia dei sensori integrata è più debole: il che significa che devi eseguire un processo più noioso del solito, che richiede di scattare una foto di riferimento, prima di elaborarla con il software Capture NX D incluso e pulire fisicamente l’obiettivo con un tampone o un soffiatore.

Le specifiche principali, in particolare il sensore, il sistema AF e le specifiche video, reggono bene di fronte alla rivale principale della fotocamera, la Canon EOS 1300D, sebbene. Alcuni potrebbero lamentare la mancanza del Wi-Fi integrato e di un touchscreen.

Corpo macchina

La D3400 è progettata per essere piccola e leggera, ma Nikon ha assicurato che c’è abbastanza presa per afferrare bene la fotocamera e sufficiente spazio sul retro per riposare il pollice senza perdere controllo. Con soli 650 g con la batteria, la scheda di memoria e l’obiettivo kit in posizione, D3400 è una delle combinazioni DSLR più leggere, circa 40 g più leggera della Canon EOS 1300D e il suo obiettivo kit 18-55 mm, e circa 200 g più leggera della Pentax K-50 e obiettivo.

Naturalmente, un corpo così piccolo e leggero ha i suoi lati negativi. Ad esempio, montare gli obiettivi più grossi crea una distribuzione del peso sbilanciata, ed è facile sbattere il naso nel selettore del menu sul retro il che può rendere difficile la regolazione del punto di messa a fuoco. La fotocamera manca anche della qualità di costruzione dei suoi fratelli, tipo la D5600.

Tuttavia, ci sono molti aspetti positivi da segnalare. Una morbida gomma attorno all’impugnatura migliora la sensibilità del modello, sensazione amplificata dalla stessa finitura sul poggiapolsi. La ghiera per la selezione delle modalità, è facile da impugnare e ruotare, e i pulsanti sono piuttosto piatti e stabili. Inoltre, è piacevole trovare un pulsante dedicato alla modalità guidata, che sarà senza dubbio utile se si tende a utilizzare le opzioni di scatto a raffica e autoscatto con qualsiasi frequenza.

Autofocus

In linea con molti altri concorrenti, il sistema Multi CAM 1000 AF a 11 punti della fotocamera copre una buona parte del telaio, con i punti disposti in una formazione simile a un diamante. Questa impostazione è sostanzialmente invariata rispetto ai modelli precedenti, sebbene il nuovo obiettivo kit AF-P 18-55mm f / 3.5-5.6G VR sia stato progettato per fornire una messa a fuoco veloce e silenziosa.

È davvero molto silenziosa, con una leggera sbavatura di suono mentre funziona, ma è facilmente mascherata dalla maggior parte dei rumori ambientali. Anche la velocità generale è molto buona, con il sistema che mette a fuoco i soggetti con una prontezza soddisfacente quando si riprende in buona luce. Naturalmente il meccanismo rallenta in condizioni di scarsa luce, sebbene la luce di assistenza AF sia relativamente luminosa e pronta all’uso.

Sebbene solo il punto di autofocus centrale sia di tipo incrociato per avere una maggiore sensibilità, anche i punti immediatamente sopra e sotto risultano più sensibili rispetto agli altri punti circostanti.  Quando è impostata per tracciare un soggetto in movimento, Nikon D3400 è in grado di tenere il passo del soggetto mentre si muove sulla scena, anche se i punti sono posizionati molto più distanti tra loro rispetto alle telecamere con una matrice più densa.

C’è un leggero rallentamento della messa a fuoco in live view, sebbene un confronto con un obiettivo Nikkor di dimensioni simili con un motore SWM mostri che la nuova versione AF-P sia più veloce e più silenziosa. In buona luce riesce comunque a trovare il soggetto senza troppe esitazioni, anche se ci sono occasioni in condizioni di luce scarsa in cui il sistema non riusciva a trovare la messa a fuoco. Tuttavia, con un po’ di pratica e l’uso di un treppiede, si risolve tutto.

Prestazioni

Siamo stati contenti di vedere che la Nikon D3400 tende a non sovraesporre di fronte a un soggetto prevalentemente scuro, anche se, come nel caso di molte reflex digitali, sembra andare leggermente in sottoesposizione di fronte alle aree più luminose. Tuttavia, il pulsante di compensazione dell’esposizione dedicato in combinazione con la ghiera di comando posteriore, migliora all’istante il risultato.

Le prestazioni del bilanciamento del bianco della fotocamera sono altrettanto buone, solo qualche errore qua e la. Nikon D3400 ha fatto meglio del previsto con l’illuminazione artificiale, perdendo solamente un pochino di tono sui colori caldi, anche se le prestazioni in condizioni miste / naturali miste, tradizionalmente difficili, sono state encomiabili.

La D3400, tuttavia, non brilla certo per la fotografia in movimento, dato che è capace di scattare con un modesto 5fps. È probabile che questa performance sia adeguata nella maggior parte delle situazioni di ripresa, ma chi desidera catturare movimenti prolungati può trovare qualche difficoltà.

Il mirino della fotocamera ha una resa della scena piacevolmente chiara, accurata dal punto di vista cromatico e abbastanza luminosa, mentre il display LCD sottostante è fisso e non sensibile al tatto. Non sono caratteristiche che possiamo aspettarci come standard su una DSLR entry-level (anche se qualche rivale le offre), ma la cosa fondamentale è che Nikon D3400 può riprodurre fedelmente la scena e mostrare chiaramente i dettagli, e con 921.000 punti fa un buon lavoro sia in condizioni bilanciate che in interni.

Il trasferimento delle immagini wireless avviene tramite il sistema SnapBridge, tramite il Bluetooth della fotocamera, per il quale è necessaria l’omonima app dedicata di Nikon. Questa novità non è stata molto gradita quando è stata introdotta all’inizio dell’anno, e la connessione non funziona ad esempio con un iPhone 6, nonostante entrambi i dispositivi si riconoscessero l’un l’altro.

La fotocamera non regge la registrazione di video 4K, e si limita invece al Full HD, sebbene siano possibili buoni risultati. Il controllo manuale sull’esposizione può essere abilitato tramite un piccolo avvolgibile, ma non si fa in tempo a regolarlo se si riprendono soggetti veloci.

Una caratteristica che merita elogi è la durata della batteria. Con una carica completa, la fotocamera aveva ancora tre barre complete dopo due giorni di test. La durata è un problema per molte fotocamere compatte, le cui piccole batterie devono spesso alimentare sia lo schermo LCD che i mirini elettronici. La batteria della D3400 è molto più potente della maggior parte delle altre batterie DSLR (sicuramente in questa classe). Questo dà alla D3400  un enorme vantaggio rispetto ad altri modelli.

Un piccolo difetto è che quando tentiamo di utilizzare una modalità impossibile da attivare date le impostazioni, esce fuori un messaggio: “Questa opzione non è disponibile con le impostazioni correnti o nello stato attuale della fotocamera’: il problema è che l’errore non spiega esattamente il motivo per cui non si può procedere, e questo può costringere il neofita a doversi scartabellare il libretto di istruzioni.

Qualità dell’immagine

Anche senza il filtro low-pass di fronte al sensore, è possibile registrare un livello di dettaglio molto buono nelle immagini, in particolare se si utilizza un obiettivo principale di alta qualità, una macro ottica o uno degli zoom di Nikon. Una cosa che riduce la qualità dell’immagine è lo standard dell’obiettivo per kit VR da 18-55 mm, in particolare per i grandangolari e i teleobiettivi.

A diaframmi più ampi, le immagini sono alquanto morbide, in particolare negli angoli e ai bordi del fotogramma, anche se, se utilizzate in una lunghezza focale intermedia, è possibile ottenere una buona nitidezza al centro dell’inquadratura. Come con molti kit di obiettivi simili, l’aberrazione cromatica laterale e la distorsione curvilinea escono fuori nei file Raw, ma entrambi sono corretti e automaticamente gestiti in JPEG.

Una cosa di cui beneficiano molto le immagini durante l’elaborazione è la gamma dinamica della fotocamera. Alcune immagini sottoesposte fino a circa 3-3.5 EV si riescono comunque ad aggiustare (a seconda della ISO) senza che l’immagini si disturbi. La leggera tendenza della fotocamera alla sottoesposizione quando si ha a che fare con aree luminose porta a perdere un po’ di dettagli, sebbene molte aree possano essere aggiustate in fase di post-produzione.

Ad alte ISO, le immagini catturate fino a circa 800 sono ancora ben colorate e senza rumore, sebbene diventino più difficile da elaborare oltre questa soglia. E’ un peccato che non ci sia alcun controllo sulla riduzione del rumore ad alta sensibilità oltre l’on-off, in quanto alcuni potrebbero preferire regolarlo a mano. Fortunatamente, l’efficace sistema VR all’interno dell’obiettivo non ci obbliga a fare ricorso a opzioni più alte quando i livelli di luce diminuiscono.

Le opzioni di controllo immagine di Nikon offrono una gamma ragionevole di opzioni di colore, ed è bello vedere l’opzione Flat ora notevolmente migliorata. E’ una funzione che può essere usata durante la registrazione di video: si parte da una immagine iniziale per poter migliorare le regolazioni e poi si comincia a registrare.

In caso contrario, la modalità Standard è adatta per le riprese di tutti i giorni, senza saturare i colori in modo innaturale e con una buona brillantezza. La modalità Vivid è una scelta perfetta per i fiori e il fogliame e dà ai colori il giusto effetto, e tutti i livelli possono essere regolati in modo abbastanza completo per quanto riguarda il contrasto, la saturazione, la luminosità e così via.

Giudizio finale

La Nikon D3400 è un ottimo prodotto e una fotocamera più che sufficiente per la maggior parte delle persone che si avventura nel settore DSLR. Il suo corpo macchina è piccolo e leggero e le sue specifiche, benché simili a quelle del suo predecessore, sono assolutamente decenti per un modello della sua classe. Anche la qualità di immagini e video è più che soddisfacente e, con l’ulteriore vantaggio dell’elaborazione raw in-camera, è possibile anche “lucidare” le tue creazioni in modo rapido e semplice per l’uso immediato.

Come da tradizione per le Nikon DSLR, la qualità degli obiettivi Nikkor è un altro grande vantaggio. Inoltre, il sensore ottico consente di sfruttare al meglio tutta la strumentazione.

Da non trascurare anche il vantaggio della durata della batteria (soprattutto se confrontata con i rivali) che porta il prodotto ad essere perfetto ad esempio in vacanza, dove è difficile trovare un alimentatore quando serve. Assolutamente geniale per una reflex digitale entry-level, la modalità Guida integrata e i controlli davvero semplici che rendono la D3400 incredibilmente facile da usare.

Anche se inizialmente la macchina era costosa, i prezzi sono diminuiti sensibilmente per rendere la D3400 una proposta molto più allettante. Se stai cercando una DSLR facile da usare con un enorme gamma di obiettivi e accessori a tua disposizione, la Nikon D3400 è un ottimo punto di partenza.

Canon EOS 4000D recensione. Una reflex troppo al risparmio

La Canon EOS 4000D è l’ultima DSLR entry level di Canon, e anche se la sigla potrebbe suggerire diversamente, si colloca al di sotto della nuovissima EOS 2000D della gamma Canon.

Canon spera che il prezzo aggressivo della EOS 4000D piaccia ai nuovi utenti che si sono appassionati alla fotografia tramite i loro smartphone e ora sono pronti a fare il passo successivo. Tuttavia, questi nuovi amanti delle foto si sono abituati a schermi touchscreen grandi e intuitivi, strumenti che Canon non ha ritenuto opportuno includere nella EOS 4000D: e questi utenti si sentiranno di aver fatto un passo indietro piuttosto che in avanti?

Canon EOS 4000D recensione: Funzioni

Canon EOS 4000D monta un sensore da 18 MP le cui origini risalgono alla EOS 550D, rilasciata nel 2010. Per cui l’ultimo ritrovato tecnologico certamente non è.

Storia simile con il processore di immagine DIGIC 4+ utilizzato nella EOS 4000D e EOS 2000D. Siamo di fronte all’ottava volta che Canon monta un processore DIGIC, anche se le reflex digitali EOS più recenti utilizzano i chip DIGIC 7. La sensibilità nativa rimane la stessa a ISO100-6,400, espandibile fino a 12,800.

Anche il sistema di messa a fuoco automatica è piuttosto datato: è il modesto sistema a 9 punti che è presente nell’arsenale di Canon dal 2009. E mentre ogni DSLR negli ultimi cinque anni aveva un display posteriore da 3,0 pollici, Canon ha ridotto il display LCD su EOS 4000D fino a 2,7 pollici, e anche la risoluzione è minore, fino a 230k punti. E non osiamo pensare nemmeno al controllo del touchscreen.

Il mirino ottico offre una copertura del 95%, che è piuttosto tipica su una reflex digitale entry-level,  quindi vale la pena prestare particolare attenzione ai bordi del frame quando scattiamo le immagini, in quanto c’è la possibilità che tu possa trovare elementi indesiderati che si insinuano. C’è la connettività Wi-Fi, ma nessuna opzione NFC o Bluetooth, mentre il video è limitato in Full HD (1920 x 1080), con frame rate da 30, 25 e 24 fps.

Corpo macchina

EOS 4000D sembra molto simile alla EOS 2000D, ma ad un esame più attento ci sono alcune differenze.

C’è un rivestimento ruvido sull’impugnatura anteriore, ma Canon ha eliminato il poggia-pollice posteriore, e il supporto dell’obiettivo è in plastica, piuttosto che in metallo più resistente di EOS 2000D; se non cambierai spesso le lenti potrebbe non essere un problema, ma se modifichi regolarmente l’ottica devi tenerne conto, in quanto la plastica è più suscettibile di usura.

Queste scelte progettuali apportano un leggero risparmio di peso rispetto a EOS 2000D, e rendono EOS 4000D molto comoda.

Inoltre, EOS 4000D ha tolto l’interruttore on / off dedicato:  ora è presente un’impostazione “off” fra le opzioni presenti nella parte superiore della fotocamera. Parlando delle modalità di scatto, la “Scene Intelligent Auto”, che prima era etichettata in verde è ora dello stesso colore di tutte le altre impostazioni, consentendo a Canon di ridurre ulteriormente i costi. Sulla stessa linea, le icone per i controlli sono direttamente stampate sul corpo macchina, anziché su singoli pulsanti separati.

Detto questo, la configurazione dei pulsanti è di facile comprensione ed è perfetta per il principiante, mentre il pulsante ‘Q’ (abbreviazione per Menu rapido) consente di accedere rapidamente e regolare le impostazioni utilizzate più di frequente. Così come ci siamo lamentati con la EOS 2000D, anche nella 4000D l’assenza dell’interfaccia grafica di Canon, è deludente.

Tutto sommato non è quello che ci aspettiamo da una reflex digitale nel 2018. La riduzione delle dimensioni dello schermo fino a 2,7 pollici, insieme alla riduzione della risoluzione, ti fa sembrare di tornare indietro nel tempo di circa cinque anni.

Autofocus

Canon EOS 4000D utilizza un sistema AF che ha circa 10 anni, e sicuramente il sistema a 9 punti è  davvero datato. La copertura è fondamentalmente limitata al centro del fotogramma, con i punti di focus distribuiti a diamante, quindi preparatevi a rifocalizzare il soggetto se si sposta dal centro.

Per quanto riguarda le prestazioni, con un singolo (e più sensibile) sensore a croce al centro, il sistema andrà bene per le riprese generiche con soggetti statici, ma potrebbe avere difficoltà quando i livelli di luce diminuiscono o quando i soggetti si muovono.

La brillante tecnologia Canon CMOS Dual Pixel ha sempre impressionato, consentendo velocità di messa a fuoco elevate in modalità Live View (utilizzando lo schermo posteriore anziché il mirino); questo è un problema con cui molte DSLR rivali hanno difficoltà, quindi è deludente non vederlo sulla EOS 4000D.

Prestazioni

Le reflex digitali entry-level potrebbero non essere rinomate per le loro velocità di scatto ripetuto, ma pur tenendo conto di questo, il 3fps della Canon EOS 4000D la rende una delle fotocamere più lente, insieme ad EOS 2000D.

La misurazione delle profondità della EOS 4000D è gestita da un sensore a doppio strato a 63 zone, collegato a tutti i punti AF, che abbiamo trovato abbastanza coerente per la maggior parte delle situazioni, anche se tendeva a sovraesporre la scena in presenza di illuminazione con forte contrasto.

Un’altra perplessità riguardo al display posteriore da 2,7 pollici è il rapporto a 4:3, in contrasto con il formato del sensore 3:2 della fotocamera, per cui si formeranno delle barre nere lungo la parte superiore e inferiore del fotogramma quando utilizzi il dispositivo dal vivo per visualizzare o rivedere le immagini.

La EOS 4000D presenta uno schermo più piccolo e un sensore con una risoluzione più bassa rispetto alla 2000D, che ci aspettiamo significhi un consumo energetico ridotto, EOS 4000D ha infatti una durata della batteria a 500 scatti. Non è niente di straordinario, ma si comporta ancora bene rispetto alle fotocamere dai prezzi simili, che in alcuni casi possono faticare a raggiungere anche la metà di questo risultato.

Qualità dell’immagine

Il sensore da 18MP dimostra la sua età, ma coloro che cercano di fare il salto di qualità da uno smartphone o una fotocamera compatta verso una vera reflex, saranno ricompensati con immagini decenti che mostrano una buona quantità di dettagli. L’EOS 4000D non è certamente la migliore della sua categoria, ma è comunque un prodotto soddisfacente.

Le immagini JPEG mostrano un buon livello di calore e saturazione verificabili direttamente nel display della fotocamera, mentre gli Stili immagine di Canon sono disponibili anche se desideri modificare i toni; i ritratti, ad esempio, trarranno beneficio dai toni più attenuati del preset disponibile.

Il disturbo delle immagini viene gestito abbastanza bene, anche se in questo caso Canon EOS 4000D non può gareggiare con i modelli più recenti. Detto questo, le immagini sembrano essere abbastanza pulite da ISO100 a 1600, anche se in JPEG noterai un leggero ammorbidimento dei dettagli a impostazioni più alte, dato che la fotocamera tenta di eliminare il disturbo. I file raw sono un po’ migliori, con il disturbo di luminosità (granulosità) e di colore (dominanza di un tono) che vengono tenuti efficacemente sotto controllo a ISO6400.

Per la gamma dinamica, possiamo usare i filtri per  recuperare i dettagli persi, ma le modifiche non possono essere esagerate, pena una rapida diminuzione della qualità dell’immagine.

Giudizio finale

La Canon EOS 4000D sembra davvero una fotocamera progettata e costruita secondo un budget piuttosto limitato.

Dato che la maggior parte della fotocamera è composta da componenti di scarto delle Canon DSLRS, non possiamo raccomandare a gran voce il prodotto, a parte forse il prezzo.

Con l’obiettivo EF-S 18-55mm, Canon EOS 4000D è una delle reflex digitali più economiche che puoi acquistare in questo momento. Tuttavia, dato che questo prezzo basso è progettato per tentare i nuovi utenti, la nostra preoccupazione è che il set di funzionalità limitate e lo schermo debole li vedranno tornare rapidamente allo smartphone. Insomma, risparmia qualche mese, ma se vuoi una reflex entry level, ti conviene spendere un po’ di più e puntare a qualcosa come una Canon EOS 2000D o una Nikon D3400.

Google WiFi recensione. Router Mesh facilissimo, potente quanto basta

Google WiFi è il futuro. Nel 2018, i router wireless tradizionali e gli estensori di segnale si stanno estinguendo, grazie a dispositivi come Samsung Connect Home ed Eero Home Wifi. I router wireless mesh sono ormai il futuro del networking. Non dovrebbe quindi sorprendere il fatto che Google voglia entrare in azione, creando il proprio router mesh wireless con Google Wifi.

Gli sforzi di Google sono stati ripagati e Google Wifi non è solo il miglior router wireless mesh, ma potrebbe essere il miglior router wireless sull’intero mercato. Con Google Wifi, il colosso tecnologico ha creato un sistema mesh che non solo ha più unità rispetto alla concorrenza, ma costa meno di dispositivi come Netgear Orbi. Il tutto viene completato con una semplice configurazione e gestione della rete tramite un’app per smartphone.

Google Wifi recensione: Design e installazione super semplice

Google non ha solo un vantaggio in termini di prezzo, ma ha anche le migliori unità Wifi e la configurazione più semplice di qualsiasi prodotto. Ogni unità Google Wifi è un piccolo cilindro senza pretese con una semplice striscia LED al centro.

Ciò significa che ognuna delle tre unità Google Wifi può funzionare come il “router” principale del sistema, mentre le altre possono diffondere Internet via cavo (che viene trasmesso all’unità in modalità wireless) con le porte Ethernet incluse e Internet wireless . Tutte e tre le unità sono alimentate tramite USB-C.

L’installazione è semplice utilizzando un’applicazione iOS o Android gratuita per supervisionare il processo. L’app Google Wifi configura la tua rete Wi-Fi eseguendo prima la scansione del codice QR sui punti Wifi collegati per verificare il tuo modem e l’alimentazione. In seguito, l’app ti invita a nominare la tua rete e impostare una password, quindi abbina i punti Wifi e li etichetta nell’app come riferimento. Ancora una volta, il “router” impiega alcuni secondi per riconoscere i punti Wifi e per iniziare la trasmissione.

Non avrai la stessa personalizzazione e controllo di Netgear Orbi ma Google Wifi gestisce automaticamente ogni operazione in background.

Tuttavia, l’app offre molte altre utili funzioni, come il monitoraggio costante della tua rete, la localizzazione dei suoi punti e i dispositivi collegati. L’app include un test di velocità internet simile a quello di Ookla, un test che misura lo stato delle connessioni dei tuoi nodi e un test Wi-Fi che misura la forza della tua connessione all’interno della rete.

Puoi anche assegnare priorità alla larghezza di banda ad un dispositivo per un certo periodo di tempo, controllare i dispositivi di casa intelligente e mettere in pausa l’accesso a Internet a determinati dispositivi in un ambiente familiare, tutto da questa app.

E ora Google ha ampliato la funzionalità Network Check di Google Wi-Fi per testare più dispositivi, in modo da poter individuare potenziali colli di bottiglia nella rete e riorganizzare i punti di accesso di Google Wifi al fine di ottimizzare le prestazioni.

Di gran lunga, questa è la suite di controllo più completa ed elegante che abbiamo visto finora in un sistema mesh Wi-Fi.

Google Wifi: Prestazioni di tutto rispetto

In termini di funzionalità wireless, Google Wifi non sembra tanto impressionante quanto i suoi principali concorrenti. Nei casi in cui le unità Wi-Fi  sono router tri-band e 4×4 stream, offrono una velocità di connessione fino a 1.733 Mbit / sec su ogni rete a 5GHz, e i dispositivi di Google sono unità dual stream 2×2 dual-band, in grado di connettersi fino a 1.200 Mbit / sec su una singola banda da 5 GHz.

Ciascun nodo Google Wifi presenta anche una coppia di porte Gigabit Ethernet integrate in una cavità nella base per il collegamento alla rete esistente o il collegamento di dispositivi cablati, una soluzione certamente migliore che avere una singola porta. L’alimentazione è garantita da un adattatore di alimentazione USB Type-C e ogni unità è dotata di un LED che può essere attivato o disattivato.

Google Wifi scaricherà gli aggiornamenti del firmware e li installerà automaticamente. Inoltre, non è necessario continuare a controllare l’ambiente di rete circostante, dal momento che Google Wifi è progettato per adattarsi automaticamente. Lo fa utilizzando una “radio di rilevamento” dedicata per scansionare l’ambiente wireless circostante, individuare quali canali sono meno congestionati e saltare da uno all’altro per mantenere un segnale costantemente forte.

Google Wifi utilizza anche l’apprendimento automatico nel cloud per migliorare le prestazioni nel tempo. Inviando ai server di Google informazioni criptate sui vari segnali wireless, congestione e interferenze nell’area locale, viene calcolata una gestione dei segnali che viene inviata al sistema. In questo modo, Google Wifi è in grado di cambiare in modo proattivo i canali in base all’ora del giorno e al giorno della settimana.

È abbastanza intelligente, ma Google Wifi è anche un sistema di rete mesh e utilizza una serie di altri trucchi all’interno della casa per garantire che i tuoi dispositivi mantengano un forte segnale di rete. Ad esempio, viene integrata una tecnologia per far passare i dispositivi dalle reti a 5 GHz a 2,4 GHz senza interruzioni, a seconda della potenza del segnale.

Forse la caratteristica più importante, però, è ciò che Google chiama “client steering“. Questa tecnologia viene utilizzata per garantire che ciascun dispositivo sia connesso al nodo con il segnale più forte. In effetti, lo steering consente a Google Wifi di “disconnettere” delicatamente un dispositivo da un nodo per portarlo a riconnettersi ad un altro con un segnale più forte.

Normalmente, i dispositivi tendono a mantenere il segnale finché non diventa così debole da doverlo disconnettere, e a volte è lo stesso utente che lo fa spegnendo e riaccendendo il Wi-Fi, cosa che ora viene fatta da Google in maniera indolore. E’ una caratteristica davvero importante, ed è quella che sembra funzionare meglio. Ogni volta che ci si sposta da un’area all’altra dove c’è una grande differenza nella potenza del segnale tra i nodi, Google Wifi si collega sempre al nodo più vicino.

Google Wifi: il test per metterlo alla prova

Di solito le prestazioni non sono un problema con i dispositivi di rete mesh. Finché hai abbastanza nodi per coprire la tua casa, dovresti essere in grado di ottenere un segnale sufficientemente forte da fornire streaming 4K ovunque e per “nutrire” tutti i tuoi dispositivi.

Non tutti i sistemi mesh sono uguali, tuttavia, e la forza di ogni singolo dispositivo determina quanti nodi sono necessari per coprire una data area.

Abbiamo testato una serie di alternative negli ultimi mesi, e Google Wifi è in grado di fornire wireless solido in una casa di tre piani e in ogni stanza. È abbastanza forte da consentire l’accesso alla connessione Sky Broadband a 38 Mb / sec nello studio, in tutte le camere da letto, nel salotto e nella cucina.

Non è il sistema mesh più veloce che abbiamo provato, ma non è niente male. Testato a distanza ravvicinata, la migliore velocità di download che Google Wifi può fornire dal nostro server iperf 3 era 73MB / sec. Il che è più veloce di quello che eravamo in grado di raggiungere con il Linksys Velop, ma più lento del BT Wi-Fi di tutta la casa, che forniva 89MB / sec.

Abbiamo spostato il nostro portatile di prova – un MacBook Pro da 15 pollici dotato di un adattatore Broadcom 3×3 – fino al punto più difficile della casa, ovvero la cucina, con in mezzo una parete esterna e un frigorifero piuttosto grande. Qui, Google Wifi ha generato velocità elevate e stabili.

 

 

Inizialmente, il portatile voleva connettersi a 2.4GHz a 10MB / sec ma una volta disconnesso e ricollegato, è stato collegato tramite 5 GHz e la velocità del download è salita a 27 MB / sec. Un risultato abbastanza buono dato che i suoi due principali rivali sono entrambi dispositivi triband, che sulla carta hanno un vantaggio significativo.

Abbiamo provato un singolo nodo Google Wifi a lungo raggio e sebbene fornisse un segnale utilizzabile in cucina – qualcosa che alcuni router non riescono a fare – raggiungeva una velocità di download di soli 5 MB / sec. E questa prestazione non è paragonabile a BT Smart Hub (14 MB / sec) e Sky Q Hub (13 MB / sec).

Google WiFi supporta anche la una consueta configurazione Sky Q, che consente di scaricare fino a 16 MB / sec.

Google Wifi: è l’app la chiave della semplicità

A differenza della maggior parte dei router e dei sistemi wireless, non c’è modo di amministrare Google WiFi tramite un browser; devi farlo usando l’app. Fortunatamente, è abbastanza buona e ti offre molte funzioni utili e accessibili, oltre a un sacco di possibilità più avanzate per gli esperti.

La prima cosa che segnaliamo è il controllo genitori, soprannominato Family Wi-Fi, che è stato recentemente aggiornato. E’ magnifico. Oltre a consentire all’utente di bloccare manualmente i singoli dispositivi, è anche possibile applicare un blocco pianificato a ciascuno o persino a gruppi di dispositivi (una tecnica che Google chiama “etichettatura”). Questo rende molto più facile applicare orari diversi per ciascuno dei figli.

L’app contiene una serie di strumenti per il monitoraggio della rete, in modo da poter tenere d’occhio il modo in cui il sistema sta funzionando. Il tutto è diviso in tre sezioni, con test di velocità per la tua connessione internet, il mesh tra i nodi e le connessioni del dispositivo.

Scavando più in profondità troveremo funzionalità più avanzate. È possibile impostare una rete ospite, ad esempio, con restrizioni maggiori, garantendo inoltre l’accesso a determinati dispositivi, come il Chromecast e gli altoparlanti wireless. In poche parole, l’app Google Wifi è geniale. Ecco come dovrebbe essere il Wi-Fi: facile da trovare e accedere, ma potente allo stesso tempo.

Cosa ci è piaciuto e cosa no

Google Wifi è incredibilmente facile da configurare e gestire giorno per giorno nonostante la mancanza di un controllo più preciso. Il fatto che il sistema includa tre unità ad un prezzo minore di alcuni concorrenti che di norma ne vendono due è un enorme vantaggio. Infine, queste unità hanno un aspetto migliore in termini di design rispetto a sistemi come Netgear Orbi e sono molto più facili da integrare nell’arredamento.

Anche se non c’è molto da lamentarsi riguardo a Google Wifi, alcuni potrebbero preferire un controllo più preciso sulle impostazioni Wi-Fi, come controllare quali bande sono trasmesse e quando. Inoltre, poiché utilizza la tecnologia AC1200, Google Wifi non è in grado di eseguire AC3000 e nemmeno AC2200 che invece Netgear Orbi e Linksys Velop fanno comodamente, per cui questi ultimi due sono più adatti se desideri connessioni ultraveloci.

Verdetto finale

Google Wifi non è progettato per essere utilizzato come router autonomo; è stato progettato prima di tutto come sistema a maglie, ed è davvero ottimo. È incredibilmente facile da gestire e configurare. La sua app è brillante, fornendo la giusta quantità di equilibrio tra facilità d’uso e controllo sulle funzionalità avanzate.

E sebbene non sia il sistema Wi-Fi mesh più veloce che abbiamo testato, o particolarmente economico rispetto ai router standalone, Google Wifi ha un prezzo competitivo nel suo particolare settore. È molto più economico rispetto al Linksys Velop, che costa di più per un pacchetto doppio; meno costoso del sistema Orbi di Netgear, per un sistema con due nodi.

Se hai problemi con il Wi-Fi a casa, vale la pena dare a Google Wifi una possibilità. Ha molto più senso che spendere su un unico router potente, ed è più elegante, più veloce e più facile da amministrare che aggiungere ripetitori alla tua rete.

In poche parole, Google Wifi rende la connessione wireless ad alte prestazioni facile e accessibile.

Scheda tecnica

Connettività Wireless: IEEE 802.11a/b/g/n/ac, AC1200 2×2 Wave 2 Wi-Fi (Mesh espandibile; dual-band 2.4GHz e 5GHz, TX beamforming); Bluetooth Smart

Processore: Quad-core ARM CPU (ogni core arriva a 710MHz)

Memoria: 512MB RAM

Storage: 4GB eMMC flash

Beamforming: Implicito ed Esplicito per bande da 2.4 & 5GHz

Porte: 2 porte Gigabit Ethernet  per nodo Wifi (1 WAN e 1 LAN)

Dimensioni: 106.1 x 68.7mm ciascuno

Peso: 340g ciascuno

Apple iPad 2018 recensione. Non perfetto, ma abbordabile e potente

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Il nuovo Apple iPad 2018 da 9.7 pollici è un ottimo tablet per coloro che vogliono solo questo: un tablet. È privo della potenza e delle prestazioni della gamma iPad Pro, ma l’aggiunta della compatibilità con Apple Pencil e il chipset A10 lo rendono molto potente ma allo stesso tempo più economico.

È insopportabile che si debba acquistare la Matita separatamente per sbloccare alcune funzioni chiave, e dal punto di vista del design siamo ancora alla vecchia scuola… ma per il prezzo a cui viene venduto è difficile da criticare, e Apple iPad 2018 è davvero il miglior tablet sul mercato nella sua categoria.

Apple iPad 2018 recensione. Per la scuola ma non solo

Il nuovo iPad per il 2018 è progettato per raggiungere una obiettivo: offrire il meglio della tecnologia tablet di Apple a un prezzo più conveniente. Attenzione al fatto che diciamo più “conveniente”, piuttosto che “economico” – perché il costo è ancora ben più alto di molti altri tablet – ma i nuovi aggiornamenti lo fanno assomigliare di molto all’iPad Pro.

Il supporto per Apple Pencil dà un’altra dimensione al tablet, consentendo un nuovo metodo di interazione e portando con sé un gran numero di nuove app con cui interagire, e il chipset aggiornato all’interno – lo stesso che ha alimentato l’iPhone 7 – offre davvero più potenza. Il risultato è un tablet estremamente capace, con più potenza e che offre più possibilità, ad un prezzo ragionevole.

Potrebbe essere scambiato sulle prime per un ‘iPad da studente’, in quanto Apple ha spinto molto sulle scuole, durante le sue campagne pubblicitarie, ma in realtà la maggior parte delle persone che lo acquistano sono quelle che vogliono un dispositivo da usare in mobilità e in giro per la casa.

La Apple Pencil su iPad 2018: scrivere no, disegnare sì

Ok, iniziamo dalla novità. L’Apple Pencil … è difficile capire se si tratta di uno strumento davvero innovativo o meno. Lo stiamo usando da alcuni anni e abbiamo scoperto che è bello per alcune cose, ma inutile per altre. Inoltre, non dimentichiamo che costa una cinquantina di euro, il che significa che devi pagare un extra che vale da solo il 33% del prezzo del nuovo iPad.

Se stai cercando qualcosa per sostituire carta e penna, non ti raccomandiamo il nuovo iPad – o qualsiasi altro iPad, perchè è davvero difficile scrivere in modo leggibile, per colpa del modo con cui la punta della matita scivola sulla superficie. Apple potrebbe rendere il vetro più opaco e rinforzato per aiutare la scorrevolezza, ma questo renderebbe il display più difficile da vedere, e quindi non è un enigma facile da risolvere.

Di per sè, l’app Notepad gira bene e ti permette di scrivere e disegnare, e la iWork Suite di Apple è gradevole. Ma lo ripetiamo: sarebbe magnifico se scrivere sul display fosse facile; ma le frasi non possono essere buttate giù con facilità, bisogna impegnarsi a scrivere bene e con lettere molto chiare. In un ambiente scolastico potrebbe anche funzionare, purché l’insegnante abbia una calligrafia e una pazienza piuttosto elevate e abbia il tempo di scrivere un po’ più lentamente.

La Apple Pencil vale la pena quando vuoi fare l’artista: ci sono alcune buone app per la Matita di Apple che ti permettono di colorare, cambiare l’ombreggiatura di una foto o manipolare le immagini. In questo caso ci si può dichiarare soddisfatti. Ci siamo divertiti a colorare e disegnare durante la nostra recensione, e anche se non hai talento, puoi divertirti molto. La funzionalità multi-pressione della matita ti consente di ottenere vari effetti, permettendoti di usare diversi stili di pennello, penna e altri strumenti di disegno.

Considerazione finale: per caricare la matita dovrai collegarla alla parte inferiore dell’iPad … e non ha un bell’aspetto.

Processore e performance: A10 Fusion Chip

Tutti ci aspettavamo che Apple avrebbe montato lo stesso chipset A9 (abbastanza buono) dell’iPad del 2017 e che si sarebbe limitato ad abbassarne il prezzo, ma Cupertino ha deciso di aggiornare al chip A10 Fusion, quello che ha alimentato l’iPhone 7 e 7 Plus, e che è vicino al Chip A10X della nuova gamma iPad Pro.

Il processore è combinato con 2 GB di RAM, quindi abbiamo energia più che sufficiente per tutte le attività che gli utenti vorranno fare con il nuovo iPad: certamente per l’invio di e-mail, la navigazione sul Web o la visione di video. Abbiamo notato un rallentamento con le app più pesanti, ad esempio durante l’elaborazione e l’apertura di più foto, ma non abbiamo mai dovuto attendere troppo a lungo e i tempi di rendering erano piuttosto impressionanti.

Detto questo, se hai intenzione di svolgere un lavoro più impegnativo, meglio puntare sull’iPad Pro 10.5, con potenza extra nella CPU e il doppio della RAM.

Nei nostri test, il nuovo iPad (2018) ha restituito un punteggio benchmark single-core analogo al più costoso iPad Pro 10.5, il che significa che se non hai esigenze di potenza particolare, non hai motivo di spendere per il Pro 10.5 e puoi andare benissimo su questo.

Perchè tutta questa potenza? Perchè gli utenti Apple, quanto a tablet, tentano di tenere il prodotto per molto tempo (molto più a lungo rispetto ad un iPhone) e più potenza significa maggiore stabilità e meno problemi nel lungo periodo.

È improbabile che tu possa sfruttare tutta la potenza del nuovo iPad, per essere onesti, ma il risultato è che funziona senza intoppi e le app si aprono e si chiudono con facilità … ed è probabile che lo faccia a lungo, senza necessità di tanti aggiornamenti.

Design. Un iPad 2018 vecchia scuola

Se ti stai chiedendo come sarà il nuovo iPad 2018 possiamo dirti che è come qualsiasi altro iPad del recente passato. Il retro in metallo, i pulsanti ben lavorati, il tasto home alla base del tablet con integrazione TouchID … tutto lì, al suo posto. Il display è affiancato da una cornice nera piuttosto grande, che non comprime il display più di tanto e dà alle dita uno spazio per appoggiarsi quando si utilizza il dispositivo. Purtroppo, dato che è fatto di metallo, ti suggeriamo di avere una custodia, o almeno una cover che ti permetta di appoggiarti.

Diciamo “purtroppo” perché è davvero bello tenere in mano il nuovo iPad “nudo”, per così dire. Lo spessore di 7,5 mm è in realtà di 1,1 mm più spesso rispetto all’iPad Air 2 che è stato lanciato un paio di anni fa, ma da allora Apple ha migliorato la velocità e le prestazioni dei suoi tablet, dandogli anche una sensazione di compattezza più gradevole.

I due altoparlanti nella parte inferiore diffondono il suono verso il basso (o lateralmente, a seconda dell’orientamento) anziché dipanarsi uniformemente dai quattro angoli come nella gamma iPad Pro. Se non hai mai usato uno dei tablet di fascia alta di Apple, non lo noterai – ma messo a confronto, la differenza si sente. D’altro canto però, l’iPad Pro costa quasi il doppio rispetto al nuovo iPad 2018.

Schermo

Lo schermo del nuovo iPad è luminoso, leggibile nella maggior parte delle condizioni di luce e utilizzabile in quasi tutte le situazioni. La risoluzione di 1536 x 2048 pixel, che porta una densità di pixel di 264ppi, non è cambiata negli ultimi anni, ma non è un problema: non è necessario continuare a riempire di pixel un tablet che si guarda più o meno alla stessa distanza di uno smartphone. Potremmo obiettare che è un peccato non vedere il supporto HDR, come abbiamo invece su iPad Pro, ma Apple sta cercando di contenere i costi, ed è stata una scelta necessaria.

Lo stesso ragionamento si applica alla tecnologia OLED: Samsung lo utilizza nei suoi tablet ed è incredibilmente bello da vedere. Il display di Apple è molto bello, anche se non ha lo stesso display che rende la visione impressionante come sulla gamma di iPad Pro; comunque tutto sembra nitido e con i colori ben riprodotti. È anche bello vedere la tecnologia antiriflesso dello schermo che ti permette di guardare un film o utilizzare un’app in forte controluce, riuscendo ancora a distinguere le immagini.

 

Addirittura, in caso di una luce fluorescente, questa si vedrà abbastanza facilmente riflessa sul vetro, ma sarai comunque in grado di seguire le azioni sullo schermo grazie all’alto contrasto e alla luminosità. Ripetiamo, non è buono come alcuni iPad  (incluso l’iPad Air 2), ma per il prezzo possiamo essere contenti.

In effetti, facciamo fatica a vedere un’enorme differenza tra il display di qualità superiore dell’iPad Pro e questo nuovo iPad . Che sia dovuto ai miglioramenti di Apple o alla mancanza di differenze evidenti, dubitiamo che vi possiate lamentare della scarsa qualità dello schermo.

Ci piacerebbe vedere uno schermo con meno bordo nero sul lato ed è per questo che è stato creato l’iPad Pro 10.5, proprio per offrire un migliore rapporto display-corpo. Ma è difficile criticare lo schermo utilizzato per il nuovo iPad, soprattutto perché oltre a difendersi molto bene può funzionare con l’Apple Pencil.

Perfetto per insegnanti e studenti

Uno degli usi principali su cui Apple sta puntando, è che il nuovo iPad dovrebbe essere usato nelle aule scolastiche. Questo non avrà importanza per la maggior parte dei consumatori, ma se lo si considera come un acquisto per un bambino, da utilizzare a casa o a scuola, ci sono alcuni vantaggi importanti. Della matita e del prendere appunti abbiamo già parlato, ma vale la pena ricordare che il nuovo iPad non viene fornito con una tastiera, quindi dovrai spendere soldi extra per una tastiera Bluetooth.

Secondo Apple, ci sono 200.000 app su App Store per insegnanti e studenti, e i docenti hanno anche accesso a strumenti come Schoolwork e iTunes U, che serve per organizzare i materiali del corso e la possibilità di impostare i compiti e vedere come stanno andando gli studenti.

Ma la sfida è questa: dato che questa volta non c’è concorrenza di prezzo con Google e i suoi Chromebook, Apple deve convincere chi acquista l’hardware per le scuole che le attività che si possono fare con gli iPad sono molto più utili che non semplicemente navigare sul web.  La cosa fondamentale per Apple è aiutare gli insegnanti a capire cosa possono fare queste app, come possono essere d’aiuto nella pianificazione delle lezioni e cosa guadagneranno effettivamente gli studenti dal loro utilizzo rispetto ad un approccio tradizionale.

Per essere onesti, le app che abbiamo provato erano divertenti ed educative – come Froggypedia, dove si seziona una rana per capirne la biologia. E ancora: applicazioni come Swift Playgrounds aiutano a imparare a programmare mentre altre app di storia utilizzano la realtà aumentata per ricostruire eventi antichi. Ci sono anche molte app artistiche che stimolano gli studenti più creativi.

C’è però il pericolo che, se le app sono troppo divertenti, le lezioni più classiche senza un iPad sembrino noiose, portando i bambini a non applicarsi.

Apple si sta impegnando moltissimo per far passare il concetto che il touchscreen è più facile ed intuitivo di una tastiera e un mouse – anche se per il prossimo futuro i bambini avranno ancora bisogno di imparare a usare quegli strumenti.

Alla fine dei conti, Apple ha messo abbastanza potenza e le specifiche giuste per rendere il suo iPad tecnologicamente ottimo per gli studenti, con 32 GB di spazio di archiviazione, probabilmente sufficienti per archiviare la maggior parte dei lavori in classe.

La collaborazione tra la suite iWork e la Apple Pencil sarà di aiuto, così come i prodotti pre-installati come iMovie e GarageBand e 200 GB di spazio di archiviazione online iCloud per gli studenti (ma non per tutti gli altri).

La suite di strumenti disponibili sull’iPad è impressionante, ma la domanda è: gli insegnanti reputeranno questi prodotti meritevoli di una spesa extra?

Sistema operativo e app

Due punti di forza importanti che l’iPad offre ai consumatori sono l’accesso all’App Store, la piattaforma più intelligente per scaricare app di qualità, e iOS stesso (e il nuovo iPad è il primo ad uscire con iOS 11.3).

Non a tutti piace quanto sia bloccata e rigida l’interfaccia di Apple, e in effetti è un po’ semplicistica, ma nel complesso è la migliore per un tablet, poiché ora include piccole funzionalità come il dock per ospitare le tue app preferite, la possibilità di dividere lo schermo in due con facilità e una grande velocità nell’aprire gli strumenti.

Apple ha reso la sua piattaforma un po’ più potente negli ultimi anni per rispondere alle critiche secondo cui il suo sistema operativo non era abbastanza efficiente, e si è assicurata che ogni opzione sia utile e aggiunga qualcosa all’esperienza.

Ci sono ancora alcune aree un po’ più complicate rispetto ad un tablet Android o Windows. Ad esempio, l’app File, una novità recente, ti consente di cercare documenti in alcune parti della memoria dell’iPad e nel iCloud, ma non ti permette di navigare fra i file di sistema.

Questo irrita alcuni utenti delle altre piattaforme, che bollano l’iPad come un “giocattolo per bambini”, ma Apple è stata intelligente nel non consentire agli utenti di entrare e armeggiare con i file chiave che potrebbero compromettere le prestazioni del nuovo iPad, permettendo invece di scaricare app specifiche per soddisfare le varie esigenze e di aprire i file solo quando necessario.

Grazie al mix di chipset veloce e ad una discreta quantità di RAM, non abbiamo notato problemi in termini di rallentamento con il nuovo iPad, anche se durante il tentativo di modificare alcune foto abbiamo visto un piccolo ritardo e un crash in qualche occasione.

Abbiamo già visto questo genere di problemi e di solito il tutto viene risolto con le versioni più recenti delle app o del software, ma vale la pena salvare spesso il tuo lavoro quando il tablet è sottoposto a carichi di lavoro pesanti.

Batteria

Di solito non riscontriamo alcun problema con la durata della batteria sui tablet, semplicemente perché non vengono usati quanto un telefono, e quindi puoi facilmente usarli per 3-4 giorni tra una ricarica e l’altra. Nel nostro test abbiamo riscontrato che il nuovo iPad è durato tanto quanto l’iPad Pro 10.5, che con componenti più potenti, ma anche più efficienti all’interno dovrebbe in teoria durare di più.

Ad esempio, il test della batteria “Geekbench 4” su iPad Pro 10.5 e sul nuovo iPad  2018, ha prodotto un punteggio quasi identico – 2620 per il nuovo iPad, rispetto al 2690 per il tablet più potente. La batteria è stata testata per quattro ore e mezza per ogni tablet, a piena potenza (schermo luminoso, tante app aperte e così via).

Abbiamo anche eseguito un nostro test, in cui un video Full HD viene riprodotto all’infinito per 90 minuti alla massima luminosità, per vedere la quantità di batteria consumata a fronte di una carica completa. Il nuovo iPad è sceso al 77%, una perdita del 23%, paragonabile ai precedenti tablet Apple come l’iPad Pro 9.7, ma non così impressionante come l’iPad Pro 10.5, che ha perso solo il 18% nello stesso test.

L’annuncio di Apple che prometteva una durata della batteria di 10 ore per la navigazione sul Web o per la riproduzione di video sembra essere confermato, poiché abbiamo scoperto che anche dopo cinque ore di navigazione in streaming su Wi-Fi, avevamo ancora molta autonomia a disposizione.

Il nuovo iPad deve durare almeno un giorno se verrà usato nelle scuole, e pensiamo che ce la possa fare alla grande. Potrebbe soffrire se, come abbiamo fatto noi, trascorri circa un’ora a riprodurre un video in alta definizione, cosa che fa riscaldare l’iPad un pochetto, fa lavorare sodo la CPU e la batteria si abbassa di parecchio. Ma è abbastanza difficile che in una scuola si sottoponga a questo stress uno strumento del genere.

Per chiunque utilizzi il nuovo iPad come un computer portatile sostitutivo, probabilmente è meglio guardare all’iPad Pro 10.5, ma per le attività quotidiane come guardare un film sul treno, questo tablet durerà a lungo e vi darà soddisfazione.

Camera

È difficile valutare la camera su un iPad, in quanto non è molto utile. Tuttavia, il sensore da 8 megapixel sul retro del nuovo iPad è abbastanza buono se le condizioni di luce sono soddisfacenti, catturando abbastanza bene i dettagli: solo quando l’immagine viene ingrandita, la mancanza di particolari è evidente.

È lo stesso sensore dei due iPad più economici precedenti, quindi possiamo dire che Apple non ha fatto molto per migliorare le prestazioni della fotocamera.

Ci sono un numero impressionante di modalità fotografiche con cui divertirsi, dimostrando che il chipset A10 all’interno è una buona mossa di Apple, permettendo anche la cattura di filmati super slow motion (anche se non è nemmeno paragonabile a prodotti come il Samsung con il suo Galaxy S9).

La fotocamera ha anche le scene panoramiche, video timelapse e film ad alta risoluzione, mentre lo schermo più grande permette di inquadrare le immagini in maniera molto più semplice che su un telefono. La modalità timelapse è abbastanza buona, consentendo di registrare vari scenari, da un’alba alla scia delle macchine che passano davanti a una finestra.

La capacità di ripresa in condizioni di scarsa illuminazione è molto bassa, il che ci fa riflettere su cosa possa fare un’azienda come la Apple. Con l’iPhone X si ottiene uno dei risultati più potenti sul mercato, ma nell’iPad 2018 è tra le più deludenti. Tuttavia per girare un video e scattare foto per la scuola, il sensore sul retro del nuovo iPad può andare.

Anche la fotocamera frontale da 1,2 MP è buona e ti consente di avviare conversazioni video sufficientemente chiare e non eccessivamente sovraesposte alla luce.

Giudizio finale

È difficile dare un voto a questo tablet, semplicemente perché Apple non si è spesa molto per migliorare il design dello scorso anno. Il pacchetto è in gran parte lo stesso prezzo dell’iPad del 2017 e gli unici aggiornamenti sono il supporto Apple Pencil e il chipset A10 Fusion.

Il resto delle funzionalità, come il sistema operativo o lo schermo colorato, non impressionerà immediatamente perché sono state viste più volte su un iPad, ma sono una parte cruciale dell’esperienza del tablet Apple. Se non ti interessa il supporto di Apple Pencil e non vuoi molta potenza in più, potresti comodamente puntare su un iPad più vecchio.

Ci piace il supporto Apple Pencil su questo dispositivo, in quanto trasforma il tuo iPad in un album da disegno piuttosto carino. Vorremmo solo che la matita fosse venduta con l’iPad, in quanto è fondamentale per sbloccare alcune funzioni principali e il fatto di doverla comprare a parte lo vediamo quasi come un ricatto. I possessori di tablet apprezzeranno il nuovo iPad per lo schermo migliorato e la potenza extra e se sono disposti a tirare fuori altri soldi per la Matita possono avere un’ottima esperienza.

Dovresti comprarlo?

Dipende tutto dalla tua volontà di avere assolutamente un nuovo iPad, o se ne hai davvero bisogno. E se sei disposto a pagare il prezzo base di circa €300 che è ragionevole per un iPad, ma sono comunque un sacco di soldi. Sembra ovvio dirlo, ma devi sapere che cosa vuoi che il nuovo iPad faccia per te.

Se non ha mai posseduto un iPad prima, o lo stai acquistando per un parente che ha sempre desiderato un tablet, dovresti comprarlo senza problemi. Lo amerai subito. Tuttavia, se hai un iPad Air 2, iPad Pro 9.7 o anche solo un iPad dello scorso anno, non fa per te.

Non c’è abbastanza aggiornamento per renderlo degno di acquisto: è più un aggiornamento “della mutua” per Apple per mantenere sempre alta l’offerta sul mercato, e la possibilità di ottenere qualche nuovo cliente usando la Matita di Apple.

Speriamo che il supporto Pencil porterà più sviluppatori a codificare le loro app per utilizzare lo stilo digitale – dato che una serie di app abilitate a Pencil renderanno il nuovo iPad molto più attraente per chi non è ancora sicuro di un acquisto.

Ai nostri occhi, il nuovo iPad non è un aggiornamento importantissimo, e siamo pronti a scommettere che il numero di persone che si entusiasmerà per la matita non sarà altissimo, ma per chiunque stia cercando di entrare nel mondo del tablet o che voglia solo qualcosa che per l’intrattenimento in mobilità, il nuovo iPad è la soluzione perfetta.

Scheda tecnica

LANCIO Annuncio Marzo 2018
Stato Disponibile
CORPO Dimensioni 240 x 169.5 x 7.5 mm
Peso 469 g (Wi-Fi) / 478 g (LTE)
Materiali Vetro, corpo in alluminio
SIM Nano-SIM/ Electronic SIM card (Apple e-SIM)
– Supporto Stilo
DISPLAY Tipo LED-backlit IPS LCD, touchscreen capacitivo, 16M colori
Dimensioni 9.7 pollici, 291.4 cm2 (~71.6% screen-to-body ratio)
Risoluzione 1536 x 2048 pixel, 4:3 ratio (~264 ppi densità)
Multitouch Si
Protezione Antigraffio, antigrasso
PIATTAFORMA OS iOS 11.3, aggiornabile ad iOS 12
Chipset Apple A10 Fusion
CPU Quad-core 2.34 GHz (2x Hurricane + 2x Zephyr)
GPU PowerVR Series7XT Plus (sei core grafici)
MEMORIA Card No
Interna 32/128 GB, 2 GB RAM
CAMERA Singola 8 MP, f/2.4, 31mm (standard), 1.12µm, AF
Funzioni HDR
Video 1080p@30fps, 720p@120fps, HDR, stereo sound rec.
SELFIE CAMERA Singola 1.2 MP, f/2.2, 31mm (standard)
Funzioni Face detection, HDR, panorama
Video 720p@30fps
SUONO Tipi suono N/A
Altoparlanti Si, con stereo
3.5mm jack Si
– Cancell. rumore con mic dedicato
CONN WLAN Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac, dual-band, hotspot
Bluetooth 4.2, A2DP, EDR, LE
GPS Si, con A-GPS, GLONASS (Wi‑Fi + Cellular)
Radio No
USB 2.0, connettore reversibile proprietario
FUNZIONI Sensori Impronta digitale, accelerometro, gyro, compasso, barometro
Messaggi iMessage, Email, Push Email, IM
Browser HTML5 (Safari)
– Comandi Siri
– iCloud cloud service
– MP3/WAV/AAX+/AIFF/Apple Lossless player
– MP4/H.264 player
– Audio/video/photo editor
– Editor Documenti
BATTERIA  Li-Ion non rimovibile (32.4 Wh)
Conversazione Fino a 10 h (multimedia)
VARIE Colori Argento, Oro, Space Gray
Prezzo Circa 350 EUR

Google Home Mini recensione. Un altoparlante intelligente (quasi) perfetto

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Da quando Amazon ha presentato nel 2016 un altoparlante, Echo Dot, e un assistente virtuale intelligente, Alexa, Google si è messa all’inseguimento. E possiamo dire che a questo punto, Google Assistant è davvero all’altezza di Alexa, e Google Home Mini è un’ottima alternativa ad Echo Dot, soprattutto perché entrambi gli altoparlanti sono davvero economici. Google è riuscita a integrare tutto ciò che c’è di buono in Google Home in un prodotto dalle dimensioni contenute. Ed ha svolto veramente un gran bel lavoro.

Google Home Mini: altoparlante intelligente e dal design minimalista

Google Home Mini si può acquistare tramite lo store di Google e attraverso una serie di negozi di elettronica come Best Buy o Amazon stesso.

Quanto al design Google ha puntato sulla semplicità. Home Mini è una sfera oblunga di plastica e tessuto senza bottoni visibili, a parte un cursore per silenziare il microfono nascosto nella parte posteriore. È disponibile in tre colori: gesso (grigio chiaro), antracite (grigio scuro) o corallo (arancione rosato).

Per attivarlo basta dire: “OK, Google” o “Ehi, Google” e puoi porgli una domanda o impartirgli un comando. Puoi chiedergli di riprodurre musica, attivare e disattivare i tuoi gadget per la casa intelligente, fare una ricerca su internet per te, controllare se c’è una nuova serie su Netflix e avviare YouTube sulla tua TV compatibile con Chromecast e tutta una serie di altre richieste.

L’Assistente di Google è piuttosto bravo. È piacevole e utile, e generalmente è in grado di trovare le risposte a qualsiasi domanda tu possa pensare. Per impostazione predefinita, la voce digitale dell’Assistente è femminile, ma se preferisci conversare con un “lui” basta attivare l’impostazione nella sezione delle preferenze dell’app Home Mobile. Di recente, Google ha aggiunto diverse opzioni vocali extra per l’Assistente, tra cui quella del cantante John Legend.

Nonostante la mancanza di pulsanti fisici, l’Home Mini ha dei controlli tattili che è possibile utilizzare. Per regolare il volume, devi toccare i lati del dispositivo, oppure puoi premere a lungo i lati per riprodurre e mettere in pausa la musica. Non siamo dei grandi fan dei controlli touch  perchè non sono abbastanza reattivi quando vuoi usarli, inoltre è difficile non attivarli per sbaglio ogni volta che tocchi il prodotto.

Google Home Mini aveva anche funzionalità touch sulla parte superiore del dispositivo, ma è stata rimossa e sostituita con una lunga pressione sui lati dopo che alcuni utenti hanno segnalato che l’altoparlante si metteva a registrare costantemente anzichè dietro preciso comando vocale. Google ha risolto il problema rapidamente e probabilmente gestirai il dispositivo con la voce nella stragrande maggioranza dei casi.

Nel complesso, si tratta di un design che è in grado di integrarsi con l’arredamento della tua casa, ed è bello anche da solo su un muro. Condividiamo la preoccupazione di alcuni colleghi che temono che si sporchi facilmente di polvere: per cui, un consiglio, non appendetelo in cucina.

Un’altra piccola preoccupazione: da lontano, non è sempre facile vedere le spie sulla parte superiore del dispositivo che ti dicono che Home Mini è pronto per un comando. Problema che si aggrava particolarmente con l’altoparlante color gesso. Magari puntate sul color antracite o corallo.

Google Home Mini: buono il suono e ottima sensibilità

I piccoli altoparlanti di Google Home Mini non sostituiranno il tuo impianto di musica Hi-Fi. Tuttavia, Google ha affermato di poter stupire con la forza del suono che è in grado di emettere Mini. Ed effettivamente è notevolmente più forte di Echo Dot.

La differenza è evidente quando ascolti i due assistenti. Con Echo Dot, la voce di Alexa è un po’ metallica e la riproduzione musicale non è molto migliore di quella che si ottiene da uno smartphone. In confronto, l’Home Mini rende la voce dell’Assistente Google più calda e più naturale. La riproduzione musicale era più gradevole con l’Home Mini, anche se, come il Dot, si tratta della stessa funzione che potrebbe avere una radiolina. Non pensate di poterci fare una discoteca o di poter far risuonare la musica in tutto il salone.

Alla prova dei fatti, abbiamo avviato in ciascun diffusore, Home Mini e Echo Dot, alcune tracce rock e l’Home Mini è l’innegabile vincitore fra i due altoparlanti intelligenti. L’Echo Dot può essere usato per ascoltare musica ma non lo consigliamo. Le voci sono spigolose, il basso è inesistente e non si sente molto bene. Home Mini è più rumoroso, suona più liscio con la musica e ha dei bassi decenti per un dispositivo delle dimensioni di un disco da hockey.

Puoi utilizzare Home Mini per trasmettere l’audio a qualsiasi altoparlante tramite un dongle Audio Chromecast. Il Mini può anche inviare il suono ad altri altoparlanti tramite Bluetooth, ma stranamente manca un cavo ausiliario da 3,5 mm, che è una delle caratteristiche preferite dell’Echo Dot.

Un altro punto degno di nota è la gamma di microfoni per l’ascolto da lontano di Google Home Mini. In quasi tutti i nostri test, siamo stati in grado di ascoltare i suoni molto più lontano rispetto ad Echo Dot. Entrambi hanno fatto un ottimo lavoro in un ambiente tranquillo, ma Home Mini ha prevalso quando c’erano alcune voci di sottofondo.

L’unica eccezione è stata il test “limbo”, in cui cerchiamo di svegliare l’altoparlante da circa 6 metri usando una voce sempre più bassa. Echo Dot è stato in grado di rispondere anche a livelli di voce sensibilmente inferiori rispetto al Mini. Per cui l’Echo Dot potrebbe essere la scelta migliore per chi ha una voce sottile.

Molti comandi per Home Mini

La cosa migliore dell’Assistente Google è che ci sono molti modi per usarlo. Può svegliarti, darti le previsioni del ​​tempo al mattino, leggerti i titoli dei giornali e le condizioni del traffico. Può intrattenere i tuoi bambini con battute, scherzi e curiosità. Puoi impostare il timer se stai cucinando tramite la voce. E nel frattempo può leggerti la ricetta. Quando hai finito, può spegnere le luci o controllare qualsiasi altro gadget di casa che sia compatibile.

E  se sei il tipo di persona che lascia sempre il telefono in giro per casa, l’Home Mini potrebbe essere una manna dal cielo. Dì “trova il mio telefono” e il tuo telefono Android, grazie a Mini, inizierà a squillare anche se lo hai lasciato in modalità silenziosa o “Non disturbare”, e anche se non disponi di una connessione cellulare (funziona anche tramite Wi-Fi) . La conversazione con Google Home potrebbe sembrare un po ‘strana, perchè a volte non capisce le marche dei cellulari.

Questa funzione di trova telefono è un po’ più difficile con un iPhone – se è silenziato o in una zona con poco campo, non lo trovi per niente – ma puoi comunque aggiungere il tuo telefono al tuo account Google o pronunciare il numero di telefono ad alta voce.

L’Assistente Google può anche distinguere tra voci diverse (Google ha sviluppato questa funzione per prima, ma Amazon ha recuperato e abbiamo anche scoperto che entrambi gli assistenti possono essere ingannati se sei bravo ad imitare la voce di un altro). Tuttavia, la funzione è utile quando chiedi informazioni sugli appuntamenti del tuo calendario, e Mini ti riconoscerà e distinguerà i tuoi appuntamenti da quelli di tuo fratello, o chiedi di chiamare la mamma (e non, per esempio, la mamma della tua ragazza).

L’Assistente è anche in grado di attingere dalla libreria di servizi online di Google – mappe, calendari, ecc. per fornire informazioni più utili e personali di quelle offerte da Alexa. La carta vincente più importante qui è la ricerca. L’Assistente si basa su queste librerie per gestire domande che diventano veramente specifiche. Ecco alcuni esempi di domande dove Mini è sorprendentemente bravo a rispondere:

Perché la macchina non parte?
Perché la lavastoviglie puzza?
Perché il cane continua a fare pipì in casa?
Come si aggiusta un lavandino che perde?

Confrontandolo con l’avversario, Alexa e l’Assistente Google sono più o meno sullo stesso livello. Questo deriva dal fatto che i due concorrenti è come se giocassero a scacchi, e l’idea di uno viene prontamente pareggiata e copiata dall’altro. Dalle chiamate vocali ai controlli TV, le nuove funzionalità arrivano uniformemente su ogni piattaforma.

Una funzione molto carina è quella che crea gruppi di comandi completamente personalizzabili chiamati “Routine“. Ad esempio, una “routine” serale potrebbe essere: abbassa la musica -trasmetti il messaggio “è ora di cena” a tutti i tuoi altoparlanti collegati e accendi la TV sul telegiornale. Alexa e l’Echo Dot, ovviamente, ha una funzione simile.

L’Assistente Google contribuirà a rafforzare le buone maniere in casa con una funzionalità “Per favore”, che inviterà ad esempio i tuoi figli ad usare un linguaggio educato quando parleranno con lo speaker intelligente. Home Mini ha anche la modalità “conversazione continua” che ti consente di impartire comandi multipli senza dover ripetere “Ok Google” tutte le volte. Anche Alexa ha queste funzioni, ma Google Home Mini può rispondere a due comandi pronunciati nella stessa frase. Alexa non può.

L’Assistente Google mira addirittura a sostituirsi a noi per compiti abbastanza prevedibili, con Duplex. Duplex è un esperimento lanciato quest’estate, che consentirà a Google Assistant di effettuare chiamate per semplici attività come prenotare un ristorante. Duplex avrebbe anche una voce umana abbastanza credibile.

Il confronto Google Home Mini vs Amazon Echo Dot

Il più grande vantaggio di Alexa è la sua vasta libreria di comandi che possono essere aggiunti da altri programmatori e dispositivi intelligenti, che conta oltre 20.000 possibili istruzioni. Tutti gli altri dispositivi intelligenti possono infatti insegnare ad Alexa un nuovo comando, a costo zero.

Google ha fatto molti progressi quanto a dispositivi compatibili con il suo Assistant. Ora funziona con oltre 5.000 dispositivi, provenienti da tutti i principali marchi di case intelligenti. Tuttavia, Alexa lavora meglio con circa 12.000 dispositivi compatibili. Google ha recuperato, ma il vantaggio di Amazon sembra ancora schiacciante.

Giudicando in base ai propri meriti, Google Home Mini è un ottimo assistente intelligente che vale il prezzo di vendita, soprattutto se si hanno già in casa dispositivi intelligenti di Google. Anche in un settore ormai affollato di altoparlanti intelligenti, Google Home Mini è una delle due migliori opzioni, insieme con l’Amazon Echo Dot, se si vuole un punto di partenza a basso costo e non si cura la qualità del suono.

Il Mini sfoggia persino un aspetto meno industriale e più morbido rispetto al Dot, ma a prescindere da come proseguirà la battaglia tra Alexa e Google Assistant, il Dot ha un importante caratteristica hardware che in Home Mini manca- un’uscita di tipo jack. Con Dot è possibile collegare il jack ai propri diffusori audio per compensare la mancanza di qualità del suono.

Nessun aggiornamento aiuterà Home Mini a compensare tale deficit strutturale, e se preferisci le connessioni via cavo, Dot è il vincitore assoluto, mentre Home Mini si rifà permettendo agli altoparlanti di collegarsi con Chromecast o Bluetooth. Detto questo, i due prodotti sostanzialmente si equivalgono. Home Mini non offre abbastanza extra da giustificare la sostituzione di un Dot, quindi tienilo a mente se sei già un fan di Amazon. Vale la pena considerarlo come l’opzione migliore se si è già affezionati all’hardware di Google.

Android 8 Oreo recensione e novità. Un bell’update con tante promesse

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Tutti gli smartphone del 2018 montano il nuovo sistema operativo Android 8.0/8.1 Oreo. Come non scoprire le novità di questa versione del popolare sistema operativo Google? Con Oreo, Google semplifica il centro di notifica, aggiunge la funzione picture-in-picture a tutti i dispositivi e fa girare le app dietro le quinte per offrire una migliore durata della batteria. Oreo offre anche funzioni di sicurezza intelligenti, come l’autocompletamento per le app e un modo più efficiente per installare da Google Play. Con questa versione, Android è più efficiente che mai e sono già stati apportati ulteriori miglioramenti nell’anteprima degli sviluppatori di Android 8.1.

La domanda perenne che accompagna ogni versione di Android è quale sarà il nome di pasticceria che verrà dato al sistema operativo. Android 4.4 ha scelto di chiamarsi KitKat, come le barrette di cioccolato. Android 5 è uscito sotto il nome di Lollipop (il nostro Chupa chupa) e Android 6 si è chiamato Marshmallow, come i cilindretti di zucchero morbidoso. Android 7 è andato sul torrone, chiamandosi “Nougat”. E l’ottava versione di Android sta per Oreo, il biscottino ripieno di crema.

Android 8 Oreo recensione e novità: la situazione del mercato

Mettendo da parte gli scherzi, l’ultimo grande restyling visivo di Android risale a Android 5.0, con il lancio del Material Design. Da allora, Google si è concentrata sull’affinare le performance e la stabilità del sistema operativo mobile più popolare al mondo. E lo possiamo capire. Con così tanti produttori di cellulari e gestori da supportare, gli aggiornamenti del codice e della infrastruttura sono decisamente più interessanti rispetto allo sfoggio di grafiche fantasmagoriche.

Ma sul mercato esiste anche Apple, che riesce sempre a tracciare il solco su cui la concorrenza lo inseguirà. iOS 11 si concentra sui flussi di lavoro e ottiene più performance sui dispositivi mobili, in particolare su iPad Pro. Il che obbliga Android ad una riflessione.

Sono due visioni diverse: Android ha sempre messo l’utente al centro dell’esperienza, mentre Apple mette il sistema operativo al centro e l’utente deve adattarsi. Interagisci con iOS: è bello, rapido, certamente, molto intelligente. Ma è inflessibile, richiedendoti di usarlo come previsto da Apple. Android, d’altra parte, è spesso meno elegante ma ti offre molte strade per usarlo come preferisci.

Un esempio concreto di queste due filosofie sta nella differenza del menu Impostazioni. C’è un solo modo per cambiare le impostazioni di sistema su iPhone: apri l’app Impostazioni. Anche Android ha un’app Impostazioni, ma puoi accedere ai controlli del telefono dai collegamenti sul desktop o abbassando la barra delle notifiche. Puoi usare una di queste strade, a seconda di cosa è più comodo per te. Capito la differenza?

Oreo, in particolare, si concentra sulle notifiche, che è la parte del sistema operativo con cui le persone interagiscono maggiormente. Insieme a questo ci sono una serie di altri aggiornamenti, molti dei quali richiedono uno sforzo da parte degli sviluppatori di app per realizzare il loro pieno potenziale, oltre a miglioramenti della sicurezza, della durata della batteria e delle prestazioni complessive. Tuttavia, tutti questi nuovi cambiamenti mirano a portare la flessibilità e la personalizzazione di Android a disposizione di tutti gli utenti, e non solo dei più esperti.

La distribuzione del nuovo sistema

Sebbene Android Oreo sia già stato lanciato, potrebbe passare del tempo prima che appaia sul tuo dispositivo Android. Tieni presente che quando ottieni Android Oreo (se il tuo dispositivo lo riceve), la tua esperienza potrebbe essere leggermente diversa da quella di un altro utente. Lo smartphone Google Pixel, ad esempio, utilizza il Pixel Launcher, mentre i telefoni Samsung hanno la loro personale esperienza visiva, per non parlare di Huawei.

Google è diventato molto più bravo a lavorare con i produttori di hardware per ottenere aggiornamenti del sistema operativo a un ritmo più veloce, ma è improbabile che raggiunga mai Apple in termini di velocità di diffusione degli update. I possessori di Pixel e Nexus saranno i primi ad assaggiare Oreo. In un post del blog, Google scrive che entro la fine dell’anno dovrebbero essere disponibili aggiornamenti per Essential, General Mobile, Huawei, HTC, Kyocera, LG, Motorola, Nokia, OnePlus, Samsung, Sharp, e Sony.

Il problema della diffusione delle nuove versioni di Android, che gli analisti chiamano “frammentazione” e Google chiama con un eufemismo, “varietà“, vige da molto tempo e non sembra essere destinato a risolversi presto. Secondo le statistiche di Google, solo il 13,5%degli utenti utilizza Android 7.0 o versioni successive, con la maggior parte (circa il 60 per cento) che usa ancora la versione tra 5.0 e 6.0.  A onor di Google, dobbiamo dire che l’azienda ha trovato il modo di aggiornare e proteggere i dispositivi senza dover attendere i produttori o gli operatori wireless.

Le protagoniste di Android 8 Oreo: le notifiche

La novità più ovvia in Android Oreo sono le notifiche. Ora puoi scorrere verso sinistra o verso destra per visualizzare un’icona a forma di ingranaggio a orologio.

Toccandolo si apre una nuova schermata per le impostazioni di notifica delle app. Nella parte superiore vi è l’opzione per attivare o disattivare le notifiche, una per una. E questo è molto comodo: personalmente ho disattivato subito i badge che mostrano il numero di e-mail non lette o di Mi piace ricevuti su Facebook.

Ma oltre a questo, è il resto delle impostazioni che sono davvero rivoluzionarie per Android e rappresentano una vera e propria sfida lanciata agli altri sistemi operativi mobili. Con Oreo, Android ora fornisce un controllo preciso su quale tipo di avvisi si desidera ricevere con le Categorie di notifica (chiamate Canali, per gli sviluppatori).

Invece di avere solo un interruttore on-off, le categorie consentono di gestire gruppi di notifiche con un livello di personalizzazione davvero interessante. Twitter, ad esempio, notifica costantemente le notizie (per lo più orribili) che accadono. Con Categorie, posso attivare o disattivare sette diverse opzioni. Posso dire di Sì ai messaggi diretti e agli avvisi di sicurezza. Posso dire di No ai retweet. Posso persino impostare diverse preferenze per i singoli account Twitter.

Il trucco per le notifiche divise in categorie funziona se gli sviluppatori di app aggiornano i loro prodotti in tal senso. Ma Google sa essere piuttosto convincente e agli sviluppatori questo meccanismo conviene. Con il modello precedente, infatti, se qualcuno fosse stato infastidito dalle notifiche di un’app, avrebbe spento tutte le notifiche o, peggio, avrebbe eliminato l’app.

Mentre in questo modo, le applicazioni diventano molto più sostenibili, a tutto vantaggio di chi le ha prodotte. Questo è un enorme cambiamento per Android e spero che varrà non solo per altre piattaforme mobili, ma anche per browser e sistemi operativi desktop.

Ma toccando l’orologio puoi anche posticipare le notifiche. Android Oreo ti consente di posticipare una notifica ad un momento successivo, proprio come puoi fare per gli avvisi dall’app Inbox in Gmail. Il vantaggio è che le app possono mostrare una sola notifica posticipata e complessiva, anzichè tutto l’elenco di notifiche durante il tempo. Un esempio pratico: immaginate di avere l’app di eBay con un’asta. Anzichè trovarvi 15 notifiche di ogni rilancio, ne troverete una sola complessiva all’orario da voi indicato.

Un aggiornamento minore ma gradito alle notifiche in Oreo è il tocco di colore che gli sviluppatori possono scegliere di aggiungere. È un ottimo modo per attirare l’attenzione su eventi particolarmente importanti.

Una grafica più fresca

Oltre alle notifiche, ci sono alcune altre aree con aggiornamenti interessanti. Le icone, ad esempio, non sono più solo immagini in Android Oreo. Invece di un’immagine semplice, le icone di Android sono grandi pulsanti, ottimizzati e ridimensionati dal sistema operativo. Per gli utenti finali, significa icone rotonde o quadrate, a seconda del dispositivo.

La parte più interessante di queste icone adattate è che possono essere animate. Poiché le icone sono più grandi, queste possono spostarsi a sinistra e a destra in risposta al tocco del dito, un po’ come spostare un’immagine avanti e indietro su un sottofondo mobile. Le icone supportano anche un’animazione con pulsante, che funziona sia su Pixel che su Nexus 5x.

Le icone delle app sono anche più potenti. Basta premere a lungo su una di queste per visualizzare le opzioni e le scorciatoie per le funzioni, ognuna delle quali può essere isolata e posizionata a sè stante nella schermata iniziale.

Una delle principali funzionalità di Android Nougat era il supporto per le app a schermo diviso. Questi funzionano particolarmente bene sul tablet come Pixel C, la cui forma del display lo rende perfetto per due app appaiate.

Meno celebre era la modalità picture-in-picture (PIP), che faceva visualizzare una piccola finestrella animata mentre si facevano altre cose, che era prima limitata ai dispositivi con Android TV. Con Android Oreo, anche tablet e cellulari possono eseguire la visualizzazione picture-in-picture, permettendo finalmente a tutti noi di realizzare il sogno di guardare YouTube e scrivere un’email simultaneamente.

All’inizio, si possono avere delle difficoltà a testare la funzionalità PIP, dal momento che le app che ne approfittano sono poche, per ora. La più gradita è certamente YouTube, ma abbiamo scoperto che avremmo dovuto sottoscrivere un abbonamento mensile a YouTube Red per sfruttare PIP. Questo è abbastanza deludente, e speriamo che altre aziende non seguano questo esempio.

Siamo stati finalmente in grado di sperimentare PIP con Google Duo, l’app di chat video appositamente creata dall’azienda. Era molto semplice. Durante la chat, abbiamo toccato il pulsante Home. Siamo tornati al desktop e la chat video si è ridotta a una finestra mobile e ridimensionabile. Tenete presente che Hangouts, il cavallo di battaglia della chat di Google, non utilizza PIP.

Novità anche per chi usa molto l’emoji. Molti utenti saltano del tutto l’uso delle parole e mandano solo messaggi emoji. In Oreo, Google rivisita completamente l’aspetto delle sue emoji, arrotondando le teste degli omini per farle assomigliare più ad un viso tradizionale. Personalmente, alcune emoji non più disponibili ci mancheranno, e quelle nuove sono parecchio più generiche del vecchio set. Fortunatamente, Android Oreo utilizza Unicode 10 e ha nuove emoji che includono nuove figure professionali (come saldatori e programmatori di pc), oltre a una donna con il velo. C’è anche un dinosauro.

E’ un buon lavoro, ma ancora inferiore rispetto ad Apple, che in iOS 11 aggiunge anche alcuni aggiornamenti emoji, almeno per gli utenti di iPhone X. Quelli che sborsano i soldi per il prodotto di fascia più alta di Apple possono usare lo scanner facciale per mappare le loro espressioni facciali a  renderle “animoji”.

Le novità nel codice: stop alle app in background

Ogni aggiornamento del sistema operativo include sempre una serie di funzionalità che la maggior parte delle persone probabilmente non vedrà mai, o addirittura non conoscerà. Questo perché sono per sviluppatori, non per le persone normali. Ma ce ne sono alcune che meritano di essere menzionate perché cambieranno (o almeno potrebbero) il modo in cui utilizzi Android.

Siamo tutti abituati al nostro smartphone che dura poco più di un giorno e molto meno se usato frequentemente. Android Oreo combatte il consumo di batteria limitando ciò che le app possono eseguire in background. L’obiettivo è di dare la preferenza alle app che stai utilizzando o che sono attive e mettere una pausa quelle che servono meno.

Un grande risparmio deriva da limiti più severi sui dati relativi alla posizione. Quando un’app non è direttamente in uso con Android Oreo, non sarà in grado di controllare la tua posizione in background. Questo a prescindere dal fatto che l’app sia stata scritta appositamente per Oreo, o se è più antica. Questo è un cambiamento davvero positivo, in quanto molte delle parti più interessanti dei nuovi sistemi operativi vengono ignorate dagli sviluppatori.

Non possiamo dire di aver notato una grossa differenza nelle prestazioni della batteria, ma l’idea costituisce un binario da percorrere nel futuro, e lo troviamo decisamente interessante. Tuttavia, abbiamo notato una notifica irritante nella parte superiore dello schermo che ci informava che LastPass e altre app sono in esecuzione in background. Oltre a sfruttare la funzione di posticipo della nuova notifica, non si riesce a capire come si toglie questo avviso.

Vuoi inviare un messaggio ma non hai una rete Wi-Fi nelle vicinanze? La tecnologia Wi-Fi Aware inserita in Oreo potrebbe essere d’aiuto. Secondo Google, se il tuo dispositivo ha l’hardware appropriato può rilevare altri dispositivi utilizzando la radio Wi-Fi integrata. Quindi, la tecnologia invia file e informazioni direttamente tra due dispositivi tramite Wi-Fi, ma senza una rete Wi-Fi nell’area. In pratica, trasforma il tuo telefono in un walkie-talkie, con comunicazioni uno a uno. È davvero bello, ma non ci sono ancora dispositivi compatibili, né app che utilizzano questa funzionalità.

Bello anche Project Treble, che divide efficacemente Android in tre sezioni. Una è dove vivono le app. Un’altra raggruppa tutto ciò che gli operatori telefonici e i produttori degli smartphone mettono a disposizione. Il mezzo vi sono gli strumenti che vengono forniti da Google. Ciò significa che Google consentirà ai produttori di tagliare alcuni passaggi per portare gli aggiornamenti di Android sul mercato.

Sul sito Android, Google scrive che Treble “consentirà ai produttori di dispositivi di offrire nuove versioni Android semplicemente aggiornando il framework del sistema operativo Android, senza alcun lavoro aggiuntivo”.

Questo è un grande, seppur piccolo, passo in avanti per Android, che consente alle persone di ottenere più rapidamente le ultime versioni del sistema operativo. Ma non cantiamo vittoria troppo presto; questo non significa che ogni dispositivo Android inizierà a ricevere nuovi aggiornamenti alla velocità della luce. Questo è il problema con Android. Ciò che Google chiama “diversità” spesso è  un casino fra diverse versioni di software e hardware. Google sta cercando di ottenere più controllo su Android, ma ha ancora molta strada da fare.

Più sicurezza con l’isolamento

Ogni aggiornamento di Android ha visto miglioramenti della sicurezza importanti. Ecco perché, nonostante la gran quantità di hacker e la più grande base di utenti che il mondo abbia mai conosciuto, gli esperti ammettono che Android è una piattaforma abbastanza sicura. Quanto ad update di sicurezza, ne abbiamo individuati alcuni che sono rilevanti per l’utente medio.

Il primo ha a che fare con WebView, che è il browser integrato che ti permette di fare clic su un link su Twitter e vedere la pagina web senza uscire dall’app. Le versioni precedenti di Android hanno introdotto l’opzione per rendere questo contenuto Web un processo isolato. Il che significa che se il collegamento è dannoso non può influire sul resto del telefono.

In Android Oreo, Google rende questa misura di default.  L’isolamento è una buona cosa, in particolare quando si tratta di collegamenti, che possono essere utilizzati per camuffare siti Web pericolosi.

Inoltre, Google permette agli sviluppatori di app di introdurre la verifica di sicurezza degli URL tramite la funzione “Navigazione sicura”. E questo è eccellente, perché “Navigazione sicura” può escludere siti Web che collegano ad app dannose e bloccare anche i siti di phishing. I browser moderni come Google Chrome sono diventati molto abili nell’individuare e proteggere da potenziali pericoli. Portare la stessa protezione ovunque, anche su mobile, è un passo davvero importante.

Un altro update è in realtà nello stesso Google Play Store. Ora, in tutto il Play Store, appare un piccolo scudo verde, per farti sapere che le app e il tuo dispositivo sono al sicuro. Il Google Play Store ha una reputazione incerta sulla sicurezza, dovuta in parte all’enorme volume delle app Android (per la maggior parte non sicurissime) e in parte dal processo semi-automatico che approva le nuove app. Ma Google ha sempre tappato le emergenze con esperti in carne ed ossa, ed è riuscito a tenere sotto controllo le minacce più gravi all’ecosistema che gestisce.

E parlando di app, Android Oreo elimina l’opzione per consentire l’installazione di app da “fonti sconosciute“. Questo significa fondamentalmente che è bandita per sempre l’installazione di app da qualsiasi parte che non sia Google Play. Ma invece di bloccare i dispositivi Android, come Apple ha fatto per iPhone e iPad, Google ti consente di approvare o disapprovare le app caso per caso. Questo ti dà più controllo e, cosa ancora più importante, significa che non ci sarà una singola impostazione che può essere usata per compromettere il tuo telefono. È una grande mossa.

Un’altra funzionalità di sicurezza è una nuova API di compilazione automatica, che consente a Google o altre app di inserire password in Android. Per anni, abbiamo affermato che un gestore di password è l’unica cosa che le persone possono fare per migliorare la loro sicurezza, generando, memorizzando e richiamando password uniche e complesse per ogni app o servizio. I gestori di password finora potevano inserire automaticamente queste informazioni nei browser, ma non sempre funzionava.

Tutto questo è cambiato con l’API di riempimento automatico, che richiama le password in base alle tue esigenze. Da oggi si può accedere ad alcune opzioni di riempimento automatico premendo a lungo su un form di login. Per impostazione predefinita, avrai a disposizione le password che hai salvato con Google, tramite Chrome e Android. Ma gli utenti possono selezionare un’app di riempimento automatico nello stesso modo in cui selezionano una tastiera. Purtroppo, al momento non ci sono altre app che supportano il servizio.

Siamo comunque davvero entusiasti di questa particolare funzionalità, perché la sicurezza delle password è fondamentale. Con l’opzione di gestione potenziata delle parole d’ordine, i telefoni Oreo avranno un vero vantaggio sui dispositivi Apple.

Android 8 Oreo: cosa non c’è

Non sorprende che Android Oreo sia un aggiornamento modesto per un sistema operativo maturo, ma ci sono ancora caratteristiche che sembrano mancare. Gli assistenti vocali sono ovunque, ma non abbiamo trovato un’integrazione con Google Assistant. Google, negli ultimi anni, si è focalizzata sull’apprendimento automatico, eppure non abbiamo visto nessuna possibilità di sfruttare questa tecnologia in Oreo.

Questo perché l’approccio di Google per le nuove versioni sembra essere focalizzato a livello di app. L’Assistente Google è infatti più potente con Oreo, ma nel senso che funziona meglio con le app di terze parti.

In realtà Google sa fare un ottimo apprendimento automatico. Lo possiamo vedere bene nell’app Google Foto, che fa un ottimo lavoro scansendo le foto, e identificando la stessa persona sin da quanto è un bambino fino all’età adulta. Nelle ultime presentazioni di Google, la società ha spinto anche su Google Lens, un’app che genera una realtà aumentata dove quello che inquadri si arricchisce di informazioni aggiuntive calcolate al momento. Speravamo che sarebbe uscita qualche novità in questo senso con Android Oreo, ma non c’è ancora traccia di questa tecnologia anche mesi dopo gli annunci.

Verso Android 9 Pie

Google ha lavorato duramente dopo l’esordio pubblico di Oreo e ha già rilasciato un’anteprima degli sviluppatori di Andoid Pie. Il prossimo aggiornamento importante non è ancora pronto per il pubblico, ma è certo che un’altra beta arriverà a breve.

Anche in questo modo, possiamo ottenere alcuni suggerimenti su ciò che Android Pie ci regalerà. Supporto per Wi-Fi Round-Trip-Time (RTT), che significa che gli sviluppatori possono creare app che sfruttano il posizionamento anche all’interno delle abitazioni. L’utilizzo di almeno tre punti di accesso Wi-Fi consentirà al tuo dispositivo Android di determinare la tua posizione entro uno o due metri. Google ha spiegato che questa tecnologia potrebbe essere utilizzata per determinare chi sta parlando a uno speaker o per promuovere annunci pubblicitari ancora più specifici.

Seguendo le orme di Android Oreo, Android Pie porterà ancora più miglioramenti alle notifiche. Le nuove notifiche includeranno i media (come le foto inviate via sms), così come gli avatar degli utenti, in modo che tu possa vedere chi ha inviato quelle immagini. Le risposte suggerite, che hanno debuttato per la prima volta su GMail, stanno ora arrivando anche alle notifiche, quindi puoi inviare una risposta direttamente dalla barra notifiche.

Un miglioramento a cui siamo particolarmente interessati  è la limitazione delle app in background. In particolare, Android Pie limiterà l’accesso al microfono e alla videocamera. Ci sono già parecchi dispositivi che ci spiano e siamo contenti di vedere che Google si muove ponendo dei paletti.

Questi sono solo alcuni dei punti salienti nell’anteprima degli sviluppatori di Android Pie, ma tenete presente che non sono scolpiti nella pietra. Ognuna di queste funzionalità potrebbe svanire prima della versione finale e molte altre probabilmente verranno aggiunte.

Valutazione finale

Può sembrare un po’ inutile dare una valutazione sui sistemi operativi, per il semplice fatto che anche se fosse negativa,  non è possibile installare un sistema operativo diverso  da quello che ci ritroviamo sul telefono.

Quest’anno, tuttavia, ci sono paragoni particolarmente utili da fare. Apple è focalizzata sull’usabilità e creatività per i tablet, mentre Android è incentrato sul rendere tutti i dispositivi mobili più facili da usare e meno fastidiosi da avviare, con controlli migliori per le notifiche. Android continua a limitare le attività inutili, mentre Apple mira alla privacy imponendo controlli più stretti sul dispositivo.

Né Apple né Google hanno l’approccio “sbagliato” per i dispositivi mobili, ma dopo anni di utilizzo di entrambe le piattaforme, la personalizzazione e il controllo offerti da Android ci attirano davvero. Android è sempre stato adatto per le persone che volevano infilarsi nei meandri dei loro telefoni per farli funzionare esattamente come volevano.

Ma Android Oreo dimostra che per fare questo non è più necessario essere uno sviluppatore esperto. In sintesi: il motto non ufficiale di Apple potrebbe essere… “funziona“, ma quello di Android potrebbe essere… “funziona esattamente per te“.

Crittografia e GDPR: cosa dovresti sapere e cosa non sai

La crittografia è un processo ampiamente utilizzato in cui i dati vengono trasformati in una versione codificata e incomprensibile, utilizzando algoritmi di crittografia e una chiave di crittografia che decodifica o un codice che consente ad altri di decodificarlo di nuovo.

Al fine di mantenere la sicurezza e prevenire il trattamento dati in violazione del regolamento, il responsabile del trattamento o l’ incaricato del trattamento dovrebbe valutare i rischi inerenti all’elaborazione e attuare misure per attenuare tali rischi, come la crittografia (considerando 83 della GDPR).
La crittografia si presenta in molte forme e tipi, con varie soluzioni e applicazioni, tra cui molte trasmissioni e operazioni su Internet e dati che spesso non “vediamo” o conosciamo. La crittografia è fondamentale nel modello di dati di aggiornamento delle transazioni di blockchain.

C’è ovviamente molto altro da dire al riguardo ma nell’ambito di questo articolo in cui consideriamo la crittografia sotto il GDPR, diciamo che la crittografia dei dati è un metodo di protezione dei dati sempre più utilizzato. Il contesto e la portata vanno considerati nei singoli casi. Tutt’oggi ci sono continue violazioni ai dati personali anche se vengono utilizzati sistemi avanzati di crittografia.

La crittografia dei dati è, e certamente, sempre più importante per quanto riguarda i dati personali, e così è anche nelle “tecnologie più recenti”. Un esempio di tecnologia un po’ più nuova in cui la crittografia dei dati viene utilizzata sempre più spesso è il cloud computing.

Crittografia GDPR: quello che dovresti sapere

La crittografia è importante, preziosa e presente in molti sistemi di dati. Il GDPR, tuttavia, non dice nulla su conformità e crittografia, per non parlare di quale livello e standard di crittografia usare o per quali tipi di dati personali, per quali tipi di trattamento di dati personali e così via. Tuttavia, nelle precedenti leggi sulla protezione dei dati e, soprattutto in giurisprudenza, la presenza della crittografia è stata utilizzata come argomento in specifici tipi di violazione e tipi specifici di crittografia. E’ una delle basi della sicurezza dei dati che però al momento non è compresa come obbligo.

Sebbene il GDPR richieda ovviamente che le organizzazioni adottino le misure tecniche e organizzative appropriate in materia di protezione e sicurezza dei dati personali, raccomandando la pseudonimizzazione e la crittografia dei dati personali, il GDPR in senso stretto non dice che è necessario utilizzare la crittografia. Le autorità nazionali di vigilanza possono anche seguire le linee guida sull’attuazione e prendere alcune decisioni per consigliare cosa fare.

Le aziende che affermano che la crittografia GDPR è un must, dichiarando che non puoi permetterti di non usarla perché il GDPR è accompagnato da multe amministrative elevate, affermando che quelle alte ammende massime, tuttavia, stanno vendendo soluzioni di crittografia in modo fuorviante in quanto non si sa come verranno decise le multe nei singoli casi, le ammende massime prima del GDPR sono state applicate raramente.

Tuttavia, nonostante il GDPR non richieda rigorosamente l’uso della crittografia, la menziona infatti solo alcune volte e non l’ha mai resa obbligatoria, di fatto l’uso della crittografia non è solo una buona idea, in caso di violazione dei dati personali e obbligo di notifica di violazione dei dati personali, ma ci sono alcune autorità di vigilanza nazionali che raccomandavano i responsabili del trattamento dei dati in passato ad avere una politica per il personale su come utilizzare la crittografia. Il fatto che, come vedremo, la crittografia è menzionata nell’ambito di un obbligo di notifica di violazione dei dati, alcuni ne enfatizzano l’importanza.

Mentre il GDPR è chiaro sulla crittografia, le linee guida per l’implementazione e l’applicazione del GDPR non sono sempre così chiare, la posizione delle autorità di vigilanza può essere diversa per ogni Paese e l’impatto del regolamento e-Privacy e come sarà in correlazione con il GDPR ha causato seri problemi.

Se ci si chiede se la crittografia è un obbligo ai sensi del GDPR, bisogna dire di no perché i testi sono chiari. Se ti chiedi se la crittografia in base al GDPR è abusata da alcune società che vendono soluzioni, diciamo sì. Se ti chiedi se la crittografia risulterà importante nell’ambito delle ulteriori evoluzioni delle normative sulla protezione dei dati nell’UE e l’applicazione del GDPR, nonché le decisioni relative a violazioni e non conformità in varie circostanze specifiche, è un sì decisissimo.

Cosa dice il GDPR sulla crittografia

Dalle opportune misure di sicurezza e cambio di destinazione al dovere di notifica dei dati in caso di violazione.

Iniziamo con i considerando GDPR.
Considerando 83: i responsabili del trattamento e l’incaricato del trattamento dovrebbero valutare i rischi delle loro varie attività di trattamento dei dati e attuare misure per mitigare tali rischi, come la crittografia, in modo da:

    • mantenere la sicurezza
    • impedire l’elaborazione non conforme al GDPR.

Inoltre, tale valutazione dovrebbe equilibrare il livello di rischio, i tipi di dati personali coinvolti e il costo per attuare tali misure. Questo, in pratica, si rivelerà essenziale. Infine, quando valuti i rischi per la sicurezza, prendi in considerazione in modo particolare i rischi per i quali tu e l’interessato potreste essere a rischio.

GDPR articolo 6: nell’ambito del trattamento legale e, più specificamente, nel caso dove:

il trattamento avviene per scopi diversi da quelli attuati al momento della raccolta dei dati personali e non sta accadendo in base al consenso dell’interessato e ad altre basi specifiche, quindi il responsabile del trattamento dei dati deve accertare se il nuovo scopo è compatibile con quello originale, tenendo conto dell’esistenza di garanzie appropriate, che possono includere la crittografia o la pseudonimizzazione.

Articolo 32 del GDPR: riassumendo sostanzialmente ciò che si trova nel considerando 83 della GDPR, l’articolo 32 dice di adottare le misure tecniche e organizzative con l’appropriato equilibrio di misure e rischi, i costi di attuazione, la natura, il contesto e le finalità del trattamento e la pseudonimizzazione e la crittografia dei dati personali potrebbero essere appropriati.

Articolo 34 del GDPR: nell’ambito dell’obbligo di notifica di violazione dei dati personali del responsabile del trattamento all’interessato, tale comunicazione non è necessaria se, tra le altre condizioni, l’utente, in quanto responsabile del trattamento ha attuato misure appropriate, tali misure sono state applicate alle persone colpite dati e, in particolare, tali misure hanno portato al fatto che i dati personali sono incomprensibili a chiunque non sia autorizzato ad accedervi, laddove la crittografia è un esempio di tale misura.

Quindi, sì, la crittografia potrebbe sollevare dal dovere di informare le persone i cui dati personali sono stati rubati o altro. Tuttavia, se vi è un’alta probabilità che la violazione dei dati personali risulti ad alto rischio per la persona interessata (il GDPR pensa sempre dal punto di vista dell’interessato, i suoi diritti e i suoi rischi) va tenuto presente che le misure appropriate devono essere viste caso per caso, sottolineiamo il ruolo della giurisprudenza e dell’importanza di imparare dal passato.

In un parere, risalente a luglio 2016, il gruppo di lavoro sulla protezione dei dati dell’articolo 29 (comitato europeo per la protezione dei dati) , che fornisce pareri, orientamenti e così via che non sono giuridicamente vincolanti ma servono come raccomandazioni importanti e, per coloro che devono garantire l’applicazione del GDPR, come linee guida per l’implementazione e l’attuazione “ha invitato la Commissione europea a prendere in considerazione la protezione dei diritti degli utenti di utilizzare la crittografia per proteggere le proprie comunicazioni elettroniche. Tale regola potrebbe anche includere lo sviluppo di standard tecnici sulla crittografia, anche a supporto dei requisiti di sicurezza rivisti nel GDPR “.

Crittografia e regolamento ePrivacy

Il testo del regolamento sulla privacy, approvato dal Parlamento europeo in sessione plenaria nell’ottobre 2017, ovvero la relazione Lauristin, recita: “Al fine di salvaguardare la sicurezza e l’integrità delle reti e dei servizi, l’uso di la crittografia end-to-end dovrebbe essere promossa e, laddove necessario, essere obbligatoria in conformità con i principi di sicurezza e privacy in base alla progettazione. Gli Stati membri non dovrebbero imporre alcun obbligo ai fornitori di crittografia, ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica o a qualsiasi altra organizzazione (a qualsiasi livello della catena di approvvigionamento) che si tradurrebbe in un indebolimento della sicurezza delle loro reti e servizi, come la creazione o facilitazione di “backdoor“.

Altri emendamenti e passaggi da quel testo relativo alla crittografia nell’ambito di questo testo del regolamento e-Privacy:

Nell’ambito dei fornitori di servizi: “I fornitori di servizi che offrono servizi di comunicazione elettronica dovrebbero elaborare i dati delle comunicazioni elettroniche in modo tale da impedire l’elaborazione non autorizzata, incluso l’accesso o l’alterazione. Dovrebbero assicurare che tale accesso o alterazione non autorizzati possano essere rilevati, e anche assicurare che i dati delle comunicazioni elettroniche siano protetti utilizzando software all’avanguardia e metodi crittografici che includano tecnologie di crittografia. I fornitori di servizi dovrebbero inoltre informare gli utenti delle misure che possono adottare per proteggere la sicurezza delle loro comunicazioni, ad esempio utilizzando specifici tipi di software o tecnologie di crittografia“.

In questo stesso ambito: “I fornitori di servizi di comunicazione elettronica assicurano che vi sia una protezione sufficiente in luogo contro l’accesso non autorizzato o alterazioni dei dati delle comunicazioni elettroniche e che la riservatezza e l’integrità della comunicazione in trasmissione o archiviata siano anche garantite da misure tecniche secondo lo stato dell’arte, come i metodi crittografici inclusa la crittografia end-to-end dei dati delle comunicazioni elettroniche. Quando viene utilizzata la crittografia dei dati delle comunicazioni elettroniche, è vietata la decifratura da parte di chiunque altro che dall’utente. In deroga agli articoli 11 bis e 11 ter del presente regolamento, gli Stati membri non impongono alcun obbligo ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica o ai produttori di software che comporterebbero l’indebolimento della riservatezza e dell’integrità delle loro reti e servizi o delle apparecchiature terminali, compresi i metodi di crittografia utilizzati ”.

Nell’ambito dei servizi forniti agli utenti che svolgono attività prettamente personali o domestiche (ad es. Servizi di text to voice, organizzazione della casella di posta o servizio filtro SPAM) : “Laddove i dati di comunicazione sono archiviati da una terza parte, questa terza parte dovrebbe garantire che le informazioni il cui trattamento non è necessario per fornire il servizio richiesto dall’utente finale siano protette con misure di sicurezza all’avanguardia applicate end to end, inclusi metodi crittografici come la crittografia.

Crittografia GDPR nelle linee guida WP29 sulla notifica di violazione e sulle sanzioni amministrative

Successivamente, nelle sue ultime linee guida sull’obbligo di notifica delle violazioni dei dati personali ai sensi del GDPR, scrive:

Nel suo parere 03/2014 sulla notifica di violazione, il WP29 ha spiegato che una violazione della riservatezza dei dati personali crittografati con un algoritmo all’avanguardia è ancora una violazione dei dati personali e deve essere notificata. Tuttavia, se la riservatezza della chiave è intatta, vale a dire, la chiave non è stata compromessa in alcuna violazione della sicurezza ed è stata generata in modo che non possa essere accertata dai mezzi tecnici disponibili da qualsiasi persona che non è autorizzata ad accedervi, i dati sono in linea di massima incomprensibili. Pertanto, è improbabile che la violazione possa influire negativamente sulle persone e quindi non richiederebbe la comunicazione a tali individui. Tuttavia, anche laddove i dati sono crittografati, una perdita o un’alterazione può avere conseguenze negative per i soggetti di dati in cui il controllore non dispone di backup adeguati. In questo caso sarebbe necessaria la comunicazione con gli interessati, anche se i dati stessi erano soggetti a misure di crittografia adeguate. Il WP29 ha anche spiegato che ciò sarebbe accaduto se i dati personali, come le password, fossero stati sottoposti a hash in modo sicuro, il valore hash fosse stato calcolato con una funzione con chiave crittografica allo stato dell’arte, la chiave utilizzata per cancellare i dati non era compromessa in qualsiasi violazione e la chiave utilizzata per cancellare i dati è stata generata in un modo che non può essere accertata dai mezzi tecnologici disponibili da qualsiasi persona che non è autorizzata ad accedervi “.

Di conseguenza, se i dati personali sono stati resi sostanzialmente incomprensibili a parti non autorizzate e se i dati hanno una copia o un backup, una violazione della riservatezza che coinvolge correttamente i dati personali crittografati potrebbe non avere bisogno di essere notificata all’autorità di vigilanza. Questo perché è improbabile che tale violazione possa rappresentare un rischio per i diritti e le libertà delle persone. Ciò ovviamente significa che l’individuo non avrebbe bisogno di essere informato perché probabilmente non vi sono rischi elevati. Tuttavia, si dovrebbe tenere presente che, sebbene inizialmente la notifica non sia richiesta se non esiste un rischio probabile per i diritti e le libertà delle persone, questo può cambiare nel tempo e il rischio dovrebbe essere rivalutato. Ad esempio, se in seguito la chiave viene ritenuta compromessa o viene esposta una vulnerabilità nel software di crittografia, la notifica potrebbe comunque essere richiesta.

In poche parole: le chiavi sono fondamentali e se tu, come controller hai scelto il software sbagliato, devi comunque comunicarlo. Non importa quando la chiave risulta essere compromessa o sembra esserci stata una vulnerabilità nel software.

Va notato che, sebbene non siano vincolanti, le linee guida del WP29 sono importanti e che ci sono più linee guida WP29 in cui sono forniti dettagli sulla crittografia nel contesto degli articoli del GDPR dove è importante.