25 Maggio 2026
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Lo scudo cinetico d’America: analisi geopolitica e dossier tecnico dell’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV)

Nel panorama contemporaneo della deterrenza e della stabilità strategica, la difesa contro i missili balistici intercontinentali (ICBM) rappresenta una delle frontiere tecnologiche e geopolitiche più delicate e complesse del pianeta. Al centro della difesa del territorio nazionale degli Stati Uniti (l’cosiddetto homeland) si colloca il sistema Ground-based Midcourse Defense (GMD), una rete integrata di sensori spaziali, radar terrestri e missili intercettori progettata per neutralizzare minacce balistiche durante la loro fase di volo intermedia, ovvero mentre transitano nello spazio profondo, al di fuori dell’atmosfera terrestre. Il braccio operativo di questo sistema è il Ground-Based Interceptor (GBI), un potente vettore a tre stadi a propellente solido. Tuttavia, il vero protagonista dell’intercettazione non è il missile in sé, bensì il suo carico utile: l’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV).   

Sviluppato da Raytheon in stretta collaborazione con Aerojet Rocketdyne (ora parte di L3Harris) per la sezione propulsiva, l’EKV è un sofisticato veicolo a energia cinetica pura. Privo di qualsiasi testata esplosiva tradizionale, l’EKV si affida esclusivamente all’impatto fisico diretto per polverizzare la testata nemica in arrivo, un concetto noto in ambito militare come hit-to-kill o, più figurativamente, come “colpire un proiettile con un altro proiettile” a velocità ipersoniche nello spazio.   

Il pilastro della difesa nazionale statunitense

La genesi e lo schieramento dell’EKV rispondono a una logica geopolitica asimmetrica. A differenza dei sistemi di difesa aerea di teatro come il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) o il Patriot PAC-3, progettati per proteggere le forze schierate o gli alleati regionali in Europa e in Estremo Oriente, il GMD con il suo EKV è l’unico sistema d’arma statunitense esplicitamente destinato alla difesa strategica del territorio nazionale contro attacchi missilistici intercontinentali limitati. Questa architettura non è dimensionata per respingere un attacco massiccio e coordinato da parte di superpotenze nucleari come la Russia o la Cina, uno scenario che si affida ancora alla dottrina della distruzione mutua assicurata (MAD). Al contrario, il sistema nasce per neutralizzare le minacce emergenti provenienti da attori statali asimmetrici o cosiddetti “stati canaglia”, in primis la Corea del Nord e, in prospettiva futura, l’Iran.   

Sotto il profilo operativo, l’EKV rappresenta l’ultimo anello di una catena di comando, controllo e tracciamento estremamente complessa. Quando un missile ostile viene rilevato dalle costellazioni satellitari a infrarossi SBIRS (Space-Based Infrared System) e dai radar di allarme preventivo terrestri (UEWR), il Fire Control Loop del sistema GMD calcola la traiettoria di intercettazione e ordina il lancio del GBI. Il booster trasporta l’EKV oltre i limiti dell’atmosfera terrestre a velocità prossime a quelle ipersoniche. Una volta spentosi l’ultimo stadio del vettore, l’EKV si separa e inizia la sua caccia autonoma nel vuoto spaziale, guidato unicamente dai suoi sensori di bordo e dai suoi propulsori di assetto.   

Geografia strategica dello schieramento antimissile

un intercettoremissile in fase di installazione su uno sfondo di alte montagne innevate

Il posizionamento geografico dei vettori GBI equipaggiati con l’EKV riflette le traiettorie balistiche d’attacco più probabili verso il continente nordamericano, le quali, seguendo rotte polari, transitano inevitabilmente sopra le regioni artiche. Al fine di massimizzare la finestra temporale di intercettazione nella fase di volo intermedia, gli Stati Uniti hanno concentrato la loro capacità difensiva in due basi strategiche sulla costa occidentale e nel Pacifico settentrionale :   

                    
                                  │
          ┌───────────────────────┴───────────────────────┐
          ▼                                               ▼
                                
    Alaska, USA                                   California, USA
  40 Silos Attivi                                4 Silos Attivi
(Presidio traiettorie Nord)                  (Copertura Sud e Test)

La ripartizione geografica e strategica della flotta, aggiornata alla pianificazione consolidata, evidenzia una netta asimmetria tra i due siti operativi :   

Fort Greely (Alaska): Ospita la stragrande maggioranza dei vettori, con 40 silos operativi attivi gestiti dal 49° Missile Defense Battalion della Guardia Nazionale dell’Esercito dell’Alaska, sotto l’egida della 100ª Missile Defense Brigade. Questo sito costituisce il vero e proprio bastione d’avanguardia per intercettare i vettori provenienti dall’Asia orientale diretti verso il cuore degli Stati Uniti. Recentemente sono stati installati ulteriori 20 silos per ospitare i futuri vettori di nuova generazione.   

Vandenberg Space Force Base (California): Ospita solo 4 silos operativi, gestiti in coordinamento con la Space Launch Delta 30. Oltre a fornire una copertura di back-up per le traiettorie più meridionali, Vandenberg è la base primaria per l’esecuzione dei test di volo e di intercettazione diretti verso il poligono del Pacifico centrale (Reagan Test Site sulle isole Kwajalein).   

La limitazione quantitativa di Vandenberg a soli quattro silos non è dovuta a fattori puramente geografici, bensì a precisi vincoli diplomatici e di trattato stipulati storicamente con la Russia, che impediscono l’espansione dei silos in quella specifica area. Qualsiasi incremento della capacità difensiva al di fuori dell’Alaska richiederebbe l’apertura di un terzo sito operativo nella parte orientale o centrale degli Stati Uniti (la cosiddetta Lower 48), un’opzione lungamente discussa dal Congresso e che ha visto Fort Drum, nello stato di New York, emergere come candidato principale per proteggere la costa orientale da ipotetiche minacce provenienti dal Medio Oriente.   

Meccanica di un’intercettazione nello spazio profondo

L’intercettazione cinetica nello spazio richiede una precisione millimetrica a velocità relative d’impatto sbalorditive, comprese tra i 7 km/s e gli oltre 10 km/s (pari a circa 15.000 – 22.000 mph). Per comprendere l’estrema disparità fisica e strutturale tra il missile vettore che esegue il lavoro di spinta atmosferica e il veicolo killer che opera nello spazio, è utile analizzare comparativamente le loro specifiche dimensionali e di massa:   

Vettore / componenteLunghezzaDiametroMassa TotaleVelocità massimaQuota operativa
Ground-Based Interceptor (GBI) 16,6 m1,3 m22.483 kg7,2 – 8,3 km/s (Burnout)Fino a orbite basse (Exoatmosferico)
Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV) 1,4 m0,61 m63 – 64 kg (~140 lb)2.300 m/s (Propulsione propria)230 km (Apogeo d’intercettazione)

Il GBI agisce come un gigantesco ascensore ipersonico. Una volta superati gli strati densi dell’atmosfera, l’EKV viene rilasciato in un ambiente spaziale caratterizzato da assenza di attrito aerodinamico. Da quel momento, le superfici di controllo tradizionali (alette stabilizzatrici o canard) diventano completamente inutili. La navigazione dell’EKV si affida interamente alla fisica dei vettori di spinta generati dal proprio sistema propulsivo interno.   

L’evoluzione dell’EKV: dalle origini ai moduli CE-II Block 1

La storia dello sviluppo dell’EKV è stata complessa e caratterizzata da una rincorsa tecnologica contro il tempo. Poiché la decisione di dispiegare il sistema nel 2004 ha preceduto la completa maturazione di molte delle sue tecnologie chiave, i primi moduli operativi erano essenzialmente dei prototipi avanzati, realizzati artigianalmente attraverso oltre 130.000 passaggi di assemblaggio manuale. Questa fretta iniziale ha generato una notevole diversità e mancanza di standardizzazione all’interno della flotta dei GBI.   

Per rimediare a tali carenze, la Missile Defense Agency (MDA) ha avviato un programma di modernizzazione incrementale basato su diverse varianti, denominate Capability Enhancement (CE). Ciascuna variante ha introdotto modifiche sostanziali alla componentistica interna per risolvere i problemi emersi durante la campagna dei test di volo e superare l’obsolescenza dei microprocessori.   

Variante EKVPeriodo di produzione / testModifiche hardware e componenti chiaveObiettivo tecnologico e criticità risolte
CE-0 1999 – 2002Prototipi iniziali di convalida.Configurazione minima per i primi test di intercettazione e fly-by.
CE-I 2004 – 2007Unità di Misura Inerziale (IMU) originaria (Version 0 firmware); connettori aggiornati.Prima versione operativamente dispiegata nei silos di Fort Greely. Afflitta da problemi di affidabilità dell’IMU e di isolamento delle batterie.
CE-II 2008 – 2014Nuovo processore di calcolo ad alta velocità; sensore a infrarossi potenziato ad alta sensibilità; integrazione della Cradled IMU version 10.Sviluppata per superare l’obsolescenza dei componenti elettronici del CE-I. Ha riscontrato gravi problemi di vibrazione indotta dai propulsori di assetto (vibration feedback).
CE-II Block 1 2015 – OggiSistema propulsivo alternativo (Alternate Thrusters); batteria migliorata ad alta efficienza; nuovo serbatoio DACS; PCM (Pulse Code Modulator) Encoder riprogettato; trasmettitore ad alta affidabilità; cablaggi schermati e riposizionati (Harness Reshaping).Versione più avanzata e affidabile della flotta attuale. Risolve i problemi di vibrazione del CE-II e garantisce il distacco sicuro dal booster (superando il fallimento del test del 2013 del modulo CE-I).

La propulsione del DACS e la chimica del freddo estremo

Il controllo millimetrico della traiettoria di collisione dell’EKV nell’end-game spaziale è interamente delegato al Divert and Attitude Control System (DACS), un modulo propulsivo a propellente liquido sviluppato originariamente da Aerojet Rocketdyne. Il DACS si compone di quattro grandi motori radiali di deviazione (divert thrusters), posizionati a 90∘ l’uno dall’altro lungo la circonferenza del veicolo, che forniscono le spinte laterali necessarie a traslare l’EKV nello spazio. A questi si aggiunge una serie di piccoli ugelli per il controllo dinamico dell’assetto spaziale (beccheggio, imbardata e rollio).   

Sotto il profilo chimico, il DACS utilizza propellenti ipergolici, la cui accensione avviene istantaneamente non appena il combustibile e l’ossidante entrano in contatto all’interno della camera di combustione, garantendo tempi di risposta inferiori ai millisecondi. La combinazione standard prevede la Monometilidrazina (MMH) come combustibile e il Tetrossido di Azoto (NTO) come ossidante. Tuttavia, l’NTO presenta un limite fisico significativo: congela a temperature relativamente elevate (circa −9∘C), richiedendo pesanti riscaldatori elettrici a bordo del veicolo per mantenere i serbatoi allo stato liquido durante la prolungata permanenza nei silos o nello spazio profondo.   

Per ovviare a questo problema e migliorare la densità energetica e la prontezza d’uso del sistema in climi rigidi come quello dell’Alaska, è stato introdotto l’ossidante avanzato MON-25 (Mixed Oxides of Nitrogen con il 25% di ossido nitrico).   

Le implicazioni fisiche e termiche di questa scelta chimica sono evidenti se confrontate con i propellenti tradizionali:

Punto di congelamento del MON-25≈−55∘C vs Punto di congelamento del NTO≈−9∘C

Punto di congelamento della MMH≈−51∘C

Grazie all’utilizzo del MON-25 accoppiato alla Monometilidrazina, il sistema propulsivo dell’EKV può operare in un intervallo di temperatura estremamente ampio, tollerando temperature ambientali fino a −40∘C o inferiori senza la necessità di complessi riscaldatori attivi. Questa “chimica del freddo” riduce significativamente il peso complessivo dell’intercettore, semplifica l’architettura dei serbatoi e massimizza l’efficienza energetica del veicolo, garantendo al contempo uno stoccaggio sicuro e una prontezza di lancio istantanea anche nei rigidi inverni artici.   

Sensori optoelettronici e la sfida delle contromisure

La capacità di identificare e colpire la testata letale (reentry vehicle) in mezzo a un mare di falsi bersagli e detriti costituisce la sfida più complessa per un sistema di difesa antimissile esoatmosferico. L’EKV si affida a una suite elettro-ottica progettata da Raytheon, il cui elemento cardine è un seeker a infrarossi a due colori (two-color infrared seeker). Questo sensore utilizza una coppia di matrici di dispositivi a trasferimento di carica (CCD) raffreddate criogenicamente per scansionare lo spazio profondo.   

L’impiego di due diverse bande spettrali dell’infrarosso consente all’EKV di calcolare la temperatura e le proprietà di emissione termica degli oggetti rilevati. Una testata balistica reale ha una massa e una temperatura interna differenti rispetto a un pallone esca in mylar o a un frammento metallico del booster, che si raffreddano molto più rapidamente nel vuoto spaziale. Gli algoritmi di discriminazione integrati nel nuovo processore dell’EKV (introdotti a partire dalla variante CE-II) confrontano in tempo reale le firme termiche rilevate, consentendo al veicolo di ignorare le esche e dirigersi esclusivamente contro il bersaglio letale.   

Nonostante queste tecnologie, la dottrina d’ingaggio statunitense prevede una ridondanza protettiva denominata “salvo doctrine”. Per compensare eventuali malfunzionamenti o la presenza di contromisure particolarmente sofisticate, la difesa lancia più vettori GBI contro una singola minaccia. Questa tattica, pur garantendo un’altissima probabilità di distruzione, comporta un rapido consumo delle scorte di intercettori nei silos, evidenziando una vulnerabilità intrinseca in caso di attacchi saturanti.   

Cronologia critica dei test: successi e lezioni apprese

cielo terso attraversato dalla scia sinuosa lasciata da un missile o razzo in fase di volo

L’efficacia complessiva del binomio GBI/EKV è stata costantemente monitorata attraverso un rigoroso programma di test di volo e di intercettazione reale. Sebbene la percentuale complessiva di successi storici si attesti intorno al 57%, un’analisi disaggregata mostra che la maggior parte dei fallimenti si è concentrata nelle prime fasi dello sviluppo del sistema (tra il 1999 e il 2013) a causa di problemi strutturali nei booster surrogati o di difetti nei primi lotti di fabbricazione dell’EKV.   

La tabella seguente riassume la cronologia dei test più significativi, evidenziando le cause tecniche dei fallimenti e i traguardi operativi raggiunti:

Test / dataVariante EKVEsito / dinamica del testCause del fallimento / rilevanza del successo
IFT-4 (19 Gen 2000) CE-0FallitoBlocco del flusso di refrigerante nel sensore a infrarossi del seeker.
IFT-5 (8 Lug 2000) CE-0FallitoMancata separazione meccanica tra l’EKV e l’ultimo stadio del booster ausiliario.
IFT-10 (11 Dic 2002) CE-0FallitoMancata separazione dell’EKV dovuta a un’anomalia nella centralina laser di sparo dei bulloni esplosivi.
IFT-13c (15 Dic 2004) CE-0+Fallito (mancato lancio)Errore di configurazione del software di volo nei sistemi di terra del silo.
FTG-06 (31 Gen 2010) CE-IIFallitoVibrazione anomala e feedback strutturale negativo in uno dei propulsori di assetto del DACS.
FTG-06a (15 Dic 2010) CE-IIFallitoErrore fatale del software di guida e navigazione negli ultimi secondi di volo prima dell’impatto.
FTG-07 (05 Lug 2013) CE-IFallitoMancata separazione dell’EKV dal booster dovuta a un calo imprevisto di tensione della batteria di bordo.
FTG-15 (30 Mag 2017) CE-II Blk 1RiuscitoPrima intercettazione reale di un bersaglio di classe ICBM dotato di contromisure complesse.
FTG-11 (25 Mar 2019) Lead: CE-II Blk 1 Trail: CE-IIRiuscito (doppio impatto)Primo test di fuoco in salva coordinata (Salvo Test). Il primo EKV distrugge l’ICBM; il secondo scansiona la nube di detriti e distrugge l’oggetto successivo più letale.
FTG-12 (11 Dic 2023) CE-II Blk 1RiuscitoTest finale del programma GMD contro un IRBM. Validata la modalità GBI a due stadi (esclusione del terzo stadio) per ingaggi a corto raggio.

Il fallimento del RKV e l’avvento del Next Generation Interceptor (NGI)

L’attuale flotta di EKV, pur rappresentando un baluardo difensivo collaudato, sconta i limiti di una tecnologia concepita originariamente alla fine del secolo scorso. Per questa ragione, la Missile Defense Agency aveva avviato lo sviluppo del Redesigned Kill Vehicle (RKV), un progetto guidato da Boeing e Raytheon volto a semplificare l’architettura interna, ridurre i costi di produzione manuale e incrementare l’affidabilità generale attraverso un design modulare altamente standardizzato.   

Tuttavia, nell’agosto del 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annullato ufficialmente il programma RKV dopo aver riscontrato insormontabili problemi tecnici e il fallimento sistematico di alcuni componenti critici nel soddisfare le rigide specifiche militari richieste. Questa battuta d’arresto ha costretto la leadership del Pentagono a ridisegnare completamente la roadmap di lungo termine della difesa nazionale, superando la famiglia dei GBI/EKV in favore del nuovo programma Next Generation Interceptor (NGI).   

Nel mese di aprile 2024, Lockheed Martin è stata formalmente selezionata dalla MDA come contraente principale per lo sviluppo e la produzione dell’NGI, con L3Harris incaricata della fornitura dei sistemi propulsivi e dei controlli di assetto DACS. L’NGI rappresenta una netta discontinuità tecnologica e operativa rispetto al predecessore EKV:   

Architettura Multi-Testata (Multiple Kill Vehicle – MOKV): A differenza del sistema EKV classico, che prevede l’ingaggio singolo (“un intercettore per una testata”), l’NGI sarà in grado di trasportare e rilasciare nello spazio profondo molteplici veicoli killer indipendenti da un singolo vettore di lancio. Questa capacità consentirà di contrastare attacchi complessi dotati di numerose esche e testate multiple (MIRV), neutralizzando la minaccia di saturazione dei silos difensivi.   

Sviluppo Nativo Digitale (Digital Twin): L’NGI viene progettato interamente in un ambiente digitale integrato. La creazione di un “gemello digitale” speculare all’intercettore fisico consente di simulare migliaia di scenari operativi complessi prima ancora di realizzare l’hardware, riducendo drasticamente i rischi di progettazione e accelerando i tempi di sviluppo.   

Aggiornabilità In-Silo: A differenza dei vecchi GBI, che richiedono la rimozione fisica dal silo per gran parte delle operazioni di manutenzione e aggiornamento, l’NGI è progettato con un’architettura modulare aperta che consente la diagnostica avanzata e l’aggiornamento dei sistemi software direttamente all’interno dei silos sotterranei di lancio, riducendo a zero i tempi di inattività operativa.   

Il primo schieramento operativo dei vettori NGI è pianificato a partire dal 2028, con l’obiettivo di affiancare e progressivamente sostituire i vecchi sistemi GBI equipaggiati con l’EKV entro la metà del prossimo decennio.   

Analisi di Vulnerabilità e Limite di Saturazione

Sotto il profilo strettamente strategico e geopolitico, l’efficacia globale della difesa antimissile statunitense non può essere scissa da considerazioni puramente quantitative. Come precedentemente evidenziato, la “salvo doctrine” prevede l’impiego di una salva coordinata di quattro intercettori per distruggere con assoluta certezza una singola testata in arrivo. Questo rapporto operativo di 4:1 espone il sistema GMD a un rapido rischio di saturazione fisica :   

Saturazione (S)=Rapporto di SalvaTotale GBI Dispiegati​=444​=11 Reentry Vehicles

In base a questo semplice calcolo lineare, una salva composta da soli 11 missili balistici intercontinentali (o testate reali schermate da esche indistinguibili) lanciata simultaneamente dalla Corea del Nord sarebbe teoricamente in grado di esaurire l’intera flotta difensiva di 44 GBI attualmente dislocata tra l’Alaska e la California, lasciando sguarnito il territorio nazionale da eventuali ondate successive.   

Anche qualora il programmato aumento a 64 vettori complessivi venisse interamente completato, la soglia critica di saturazione si innalzerebbe a sole 16 minacce contemporanee. Questo limite strutturale spiega il motivo per cui gli Stati Uniti stiano investendo massicciamente nella tecnologia multi-testata dell’NGI, l’unica in grado di alterare favorevolmente l’economia di scala dello scontro strategico nello spazio profondo.   

Scheda tecnica e dati Strutturali dell’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV)

La tabella tecnica che segue offre una sintesi dettagliata e strutturata di tutti i parametri dimensionali, fisici, propulsivi e prestazionali dell’Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV).

Dossier Tecnico: Exoatmospheric Kill Vehicle (EKV)

Componente di Intercettazione Cinetica Spaziale del Programma GMD statunitense

Specifica Tecnica Dettagli d’Analisi ed Elementi Hardware
Sviluppo e Integrazione Industriale
Costruttore Primario Raytheon Technologies (Tucson, Arizona) [6, 38]
Sottosistemi di Propulsione Aerojet Rocketdyne (L3Harris)
Integrazione di Sistema The Boeing Company (Prime Contractor GMD)
Stato di Produzione Attivo (Fase di supporto logistico e aggiornamento SLEP fino al 2034)
Specifiche Geometriche e Pesi
Massa del Veicolo (Weight) Circa 63 – 64 kg (~140 lb) (Configurazioni storiche alleggerite fino a ~55 kg)
Lunghezza Complessiva 1,40 metri (1.400 mm / 55 pollici)
Diametro Massimo 0,61 metri (610 mm / 24 pollici)
Cinematica e Prestazioni di Volo
Velocità Massima Propria 2.300 m/s (~8.280 km/h / 5.145 mph) [8, 38]
Velocità Relativa d’Impatto Superiore a 10.000 m/s (~36.000 km/h / 22.000 mph / Mach 29) [1, 6]
Quota Operativa Massima Fino a 230 km (Spazio profondo / Orbita bassa) [8]
Meccanismo di Distruzione Collisione cinetica diretta priva di esplosivo (Hit-to-Kill) [3, 8]
Sottosistemi di Guida, Navigazione e Sensori
Sensore di Ricerca (Seeker) Sensore elettro-ottico a infrarossi a due colori (Two-Color Infrared Seeker)
Tecnologia di Rilevamento Matrici CCD raffreddate criogenicamente ad elio liquido per isolamento termico
Computer di Bordo Processore digitale ad alta velocità con algoritmi avanzati di discriminazione del bersaglio
Unità Inerziale (IMU) Cradled IMU Version 10 (Varianti CE-II / CE-II Block 1) per navigazione stabilizzata
Modulo di Controllo Spaziale (DACS)
Tipologia Propulsori Liquid Divert and Attitude Control System (DACS) bipropellente [24, 39]
Ugelli Propulsivi 4 motori di deviazione traslazionale laterale + micro-ugelli di orientamento angolare
Combustibile Chimico Monometilidrazina (MMH) liquida
Ossidante Chimico MON-25 (Miscele di ossidi di azoto con 25% NO) o Tetrossido di Azoto (NTO) [26, 28]
Reazione Propulsiva Accensione ipergolica istantanea senza fonti di innesco esterne
Geopolitica e Schieramento sul Terreno
Basi di Schieramento (Silos) Fort Greely, Alaska (40 unità) e Vandenberg SFB, California (4 unità)
Vulnerabilità Strategica Fattore di saturazione teorico a 11 ICBM in arrivo causa dottrina di fuoco di salva 4:1
Pianificazione Sostituzione Avvio del phase-out a partire dal 2028 in favore del Next Generation Interceptor (NGI)
Nota metodologica per la pubblicazione: I dati tecnici inclusi in questo dossier sono stati estratti e verificati incrociando i report ufficiali della U.S. Missile Defense Agency (MDA), le indagini indipendenti del Government Accountability Office (GAO) e le specifiche fornite dai produttori industriali aerospaziali (Raytheon e Lockheed Martin). La presente scheda tecnica è stata progettata specificamente per mantenere la massima fedeltà e accuratezza dedicati alle pubblicazioni di geopolitica militare.

Giacomo Crosetto
Giacomo Crosettohttps://www.alground.com
Dopo anni impiegati nell'analisi forense e nelle consulenze per tribunali come perito, si dedica alla gestione dell'immagine digitale e alle tematiche di sicurezza per privati ed aziende
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