Punti chiave
Genesi e filosofia dottrinale: il “lanciafiamme pesante” e l’eredità sovietica
Nel panorama mondiale dei sistemi d’arma terrestri, il TOS-1A “Solntsepek” (Sole Bruciante) rappresenta un’anomalia concettuale e dottrinale che non trova equivalenti diretti negli arsenali occidentali. Classificato formalmente dalla Federazione Russa come Tyazhyelaya ognemyetnaya sistema (Sistema Lanciafiamme Pesante) , questo mezzo non è assegnato ai tradizionali reparti di artiglieria, bensì è posto sotto la giurisdizione delle Truppe di Protezione Nucleare, Biologica e Chimica (RHBZ). Questa collocazione apparentemente insolita affonda le sue radici nella dottrina tattica sovietica della fine degli anni ’70. All’epoca, l’Ufficio di Progettazione dell’Ingegneria dei Trasporti di Omsk (KBTM) fu incaricato di sviluppare un sistema d’arma a corto raggio capace di scatenare un volume di fuoco devastante, concepito specificamente per neutralizzare fanti trincerati, fortificazioni interrate, bunker e veicoli leggeri in contesti montuosi o fortemente urbanizzati.
La dottrina d’impiego esigeva che l’arma operasse direttamente all’interno dei ranghi di manovra dei carri armati e della fanteria meccanizzata. Poiché la gittata utile dei primi razzi del sistema capostipite TOS-1 “Buratino” (Oggetto 634) era estremamente ridotta, oscillando tra i $400 \text{ m}$ e i $3.500 \text{ m}$ , il lanciatore doveva necessariamente godere di una protezione corazzata di primo livello per sopravvivere al fuoco di risposta nemico. Da qui la decisione di montare una imponente rampa di lancio per razzi non guidati da $220 \text{ mm}$ sullo scafo modificato del carro armato principale T-72.
La letteratura militare jugoslava e serba, che ha storicamente analizzato con estremo rigore l’evoluzione delle forze corazzate sovietiche, definisce questo mezzo come teški samohodni plamenobacač (lanciafiamme semovente pesante) o teški višecevni lanser raketa (lanser multiplo pesante di razzi). Gli analisti balcanici evidenziano come la dottrina russa persegua un approccio di “pressione totale” (o shock and awe), contrapposto alla filosofia occidentale che privilegia la manovra fluida e gli attacchi di precisione a lungo raggio condotti da sistemi leggeri e mobili come l’M142 HIMARS. Se i sistemi occidentali sono concepiti per colpire nodi logistici e centri di comando situati a decine di chilometri oltre la linea di contatto, il TOS-1A è un brutale strumento d’assalto ravvicinato, progettato per frantumare la resistenza fisica e psicologica del nemico direttamente sulla linea del fronte.
Il battesimo del fuoco del capostipite TOS-1 risale alle fasi finali dell’intervento sovietico in Afghanistan, in particolare durante l’Operazione Typhoon svoltasi nella valle del Panjshir tra il dicembre 1988 e il febbraio 1989. In quel teatro impervio, due prototipi di TOS-1 vennero impiegati per colpire le caverne e le gole fortificate dei mujaheddin. Le tattiche sviluppate in Afghanistan prevedevano attacchi di fuoco improvvisi seguiti da un immediato ripiegamento sotto scorta verso posizioni sicure, riducendo al minimo il tempo di permanenza sulla postazione di tiro. Questo schema d’impiego si è consolidato nel corso della seconda guerra cecena, specialmente durante i drammatici combattimenti urbani per la conquista di Grozny nel 1999, dove la devastazione provocata dalle munizioni termobariche si rivelò tatticamente decisiva per sbloccare l’avanzata russa a fronte di difese fortemente trincerate nei palazzi governativi e nei complessi industriali.
L’anatomia del vuoto: meccanica letale dell’esplosione termobarica
La straordinaria capacità distruttiva del TOS-1A “Solntsepek” non risiede nella forza cinetica o nella frammentazione della munizione, ma nella fisica complessa della sua detonazione termobarica o a “combustione volumetrica”. Ogni razzo non guidato da $220 \text{ mm}$ trasporta una miscela esplosiva composta da combustibile liquido o polverizzato ad alta densità energetica. Diversamente dagli esplosivi convenzionali (come il TNT o il Composition B), che contengono al loro interno l’agente ossidante necessario alla reazione chimica, le miscele termobariche sfruttano l’ossigeno presente nell’atmosfera circostante come comburente, raddoppiando di fatto l’efficacia distruttiva a parità di peso della testata.
Il ciclo di funzionamento del razzo si articola attraverso una sequenza temporale millimetrica e distruttiva :
Innesco e dispersione: All’impatto sul bersaglio, registrato da una spoletta d’impatto montata sul muso del razzo, si attiva una piccola carica di rottura primaria, posizionata lungo l’asse di simmetria del corpo della testata. Questa carica distrugge il sottile involucro metallico e atomizza la miscela combustibile nell’aria circostante, generando una nube d’aerosol altamente infiammabile che si espande rapidamente e penetra in ogni spazio aperto.
La detonazione secondaria: Con un ritardo calcolato compreso tra i $90$ e i $500 \text{ millisecondi}$ dall’espansione iniziale, si attivano una o più spolette di accensione secondarie posizionate nella sezione di coda della munizione. Questo innesco causa la deflagrazione supersonica della nube d’aerosol, con una velocità di propagazione dell’onda d’urto compresa tra $1.500 \text{ m/s}$ e $3.000 \text{ m/s}$.
Per comprendere l’efficienza chimica delle miscele volumetriche, la ricerca militare internazionale le paragona spesso a formulazioni commerciali standard, come la miscela statunitense MAPP, impiegata per l’analisi dei gas combustibili gassosi ad alto potenziale energetico :
| Componente chimico della miscela MAPP | Percentuale in Volume (%) |
| Metilacetilene | $37,0\%$ |
| Propadiene | $26,1\%$ |
| Butano normale | $10,0\%$ |
| Propilene | $7,4\%$ |
| Propano | $18,0\%$ |
| Etano, ciclo-propano e butani insaturi | $< 1,0\%$ |
I danni provocati da questa reazione volumetrica sono imputabili a tre macro-effetti fisici interconnessi:
La sovrapressione estrema: L’onda d’urto genera un picco di pressione istantaneo stimato fino a $427 \text{ psi}$ (equivalenti a circa $30 \text{ atm}$ o $300.210 \text{ kgf/m}^2$). Questa imponente variazione barica lacera istantaneamente i materiali soffici e i tessuti biologici, provocando lesioni interne devastanti come la rottura dei timpani, gravi barotraumi polmonari con emorragie diffuse, contusioni degli organi cavi e fratture ossee. Le superfici rigide, come pareti di cemento armato o pareti di trincee, non schermano le vittime; al contrario, riflettono l’onda d’urto amplificandone gli effetti di taglio e compressione.
L’onda di depressione (effetto vuoto): Immediatamente dopo il picco di sovrapressione, la rapidissima combustione dell’ossigeno atmosferico provoca un repentino abbassamento della pressione sotto i livelli standard, creando un vuoto parziale. Questa improvvisa decompressione genera una forza di risucchio d’aria dai polmoni delle vittime presenti nel raggio d’azione, provocando asfissia immediata, collasso polmonare ed emorragie cerebrali fatali.
Il campo termico estremo: La deflagrazione sviluppa temperature d’esercizio stimate tra i $2.500 ^\circ\text{C}$ e i $3.700 ^\circ\text{C}$. Questo calore intenso persiste nell’area d’impatto per diversi secondi dopo l’esplosione iniziale, provocando la vaporizzazione istantanea dei materiali combustibili e infliggendo ustioni termiche letali di terzo e quarto grado anche oltre i confini diretti dell’onda d’urto.
Sotto il profilo meteorologico, l’efficacia dei sistemi termobarici è fortemente condizionata dalle variabili ambientali. In presenza di venti intensi (superiori a $15 \text{ m/s}$) o piogge torrenziali continue, la nube d’aerosol tende a disperdersi troppo rapidamente o a non formarsi affatto, riducendo drasticamente l’efficienza della detonazione volumetrica e relegando il sistema a un ruolo d’impiego puramente incendiario convenzionale.
L’evoluzione tecnica: dal buratino alle corazze anti-drone

Il passaggio dal TOS-1 “Buratino” al TOS-1A “Solntsepek” rappresenta un salto tecnologico finalizzato a migliorare la precisione balistica, la sicurezza della piattaforma e la gittata d’ingaggio. Nel TOS-1A il pacchetto di tubi di lancio in acciaio è stato ridotto da 30 a 24 unità, disposte su tre file da otto. Questa riduzione ha consentito di risparmiare peso sulla torretta girevole, permettendo l’installazione di una corazzatura più spessa sulla rampa di lancio per proteggere le testate cariche dei razzi dal fuoco di armi leggere o schegge di artiglieria fino a una distanza minima di $620 \text{ m}$.
Il sistema si avvale di un avanzato complesso elettronico digitale per il controllo del fuoco (FCS). Il cannoniere impiega un telemetro laser periscopico 1D14 per rilevare la distanza esatta dal bersaglio, mentre un sensore elettro-meccanico a pendolo PB2.329.04 calcola automaticamente gli angoli di rollio e beccheggio della piattaforma corazzata. Questi dati vengono elaborati in tempo reale dal computer balistico specializzato MO.1.01.01.03M2, che imposta l’elevazione idraulica della rampa di lancio eliminando gli errori di puntamento manuale. Per stabilizzare lo scafo durante la sequenza di fuoco rapido, il TOS-1A è dotato di due vomeri d’ancoraggio idraulici posteriori e di arresti idro-frizionali (HFS) integrati nella sospensione, che assorbono l’energia del rinculo generata dalle partenze repentine dei razzi.
La logistica d’appoggio ha registrato un’evoluzione altrettanto profonda. Il veicolo di rifornimento e ricarica TZM-T (Oggetto 563) sostituisce i vecchi autocarri KrAZ-255B a trazione gommata, la cui produzione era cessata nel 1994. Costruito sullo stesso scafo del T-72A, il TZM-T garantisce la medesima mobilità tattica fuoristrada del lanciatore BM-1, trasportando due rack corazzati contenenti 24 razzi di riserva ciascuno e $400 \text{ l}$ di carburante per il rabbocco del semovente principale.
Nel recente biennio operativo 2024-2026, l’industria della difesa russa ha introdotto significativi aggiornamenti sul campo per contrastare la crescente minaccia posta dai droni FPV (First Person View) e dalle munizioni a circuito integrato. Vladimir Pimenov, direttore dell’Istituto di Ricerca Scientifica Signal, ha confermato l’adozione di un nuovo sistema di posizionamento e navigazione inerziale assistito da antenna protetta, che riduce i tempi di stazionamento in postazione di tiro a meno di 90 secondi, consentendo all’equipaggio di calcolare la soluzione di fuoco e lanciare la salva senza dover scendere dal veicolo per l’allineamento manuale. Inoltre, le unità operanti in prima linea sono state equipaggiate con moduli di disturbo elettronico (EW) per inibire le frequenze radio dei droni ostili e pesanti grigliati metallici di protezione montati sulla sommità della rampa di lancio (cope-cages o strutture a ombrello) per mitigare gli impatti dall’alto.
Nello stesso periodo, i media militari russi e serbi hanno dato risalto allo sviluppo del “Mini-Solntsepek”, un piccolo drone cingolato a controllo remoto equipaggiato con una rampa in miniatura per razzi termobarici da $80 \text{ mm}$ o $105 \text{ mm}$. Questo mini-semovente robotizzato è concepito per penetrare all’interno di trincee o palazzi parzialmente crollati, offrendo alle squadre d’assalto una capacità di purificazione termobarica a cortissimo raggio senza esporre l’equipaggio umano alle micidiali contromisure del campo di battaglia.
Scenari d’impiego globale e flussi di export
La diffusione internazionale del TOS-1A Solntsepek ricalca fedelmente le direttrici dell’export militare e dell’influenza geopolitica della Federazione Russa negli ultimi vent’anni. Il sistema si è affermato come una risorsa d’elezione per nazioni impegnate in guerre di logoramento o contro-insorgenza, dove la necessità di espugnare postazioni trincerate o aree urbane fortificate surclassa i requisiti di mobilità leggera e proiezione strategica.
Il battesimo mediorientale e il contrasto all’ISIL
In Iraq, il TOS-1A è stato consegnato d’urgenza a Baghdad tra il 2014 e il 2015 per contrastare l’avanzata delle milizie dello Stato Islamico. Le forze di sicurezza irachene hanno impiegato intensamente il sistema durante le operazioni per la riconquista di Jurf Al Sakhar nell’ottobre 2014, e successivamente nelle sanguinose battaglie urbane per la liberazione di Fallujah e Mosul. In questi contesti, la capacità delle munizioni termobariche di infilarsi nei condotti fognari, nei tunnel di collegamento sotterranei e nei complessi di cantine utilizzati dai miliziani si è rivelata tatticamente insostituibile.
In Siria, a partire dal 2015, le forze governative di Damasco sostenute dal contingente di volo russo hanno dispiegato i TOS-1A nelle province di Hama, Idlib e Aleppo. Nei combattimenti per il controllo delle aree residenziali di Aleppo est, la demolizione controllata e sistematica di palazzi d’angolo e postazioni di cecchini ribelli tramite salve termobariche ha permesso alle unità meccanizzate siriane di avanzare riducendo al minimo le perdite di fanteria, sebbene a prezzo di una devastazione infrastrutturale quasi totale.
Il caucaso meridionale: la guerra del Nagorno-Karabakh
Nel Nagorno-Karabakh, il TOS-1A è stato acquisito e schierato da entrambe le parti in causa. L’Azerbaigian ha acquistato da Mosca un cospicuo lotto di 36 lanciatori tra il 2013 e il 2017. Durante la Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh nell’autunno del 2020, l’esercito azero ha utilizzato intensamente i Solntsepek per spianare le elaborate linee difensive e i sistemi di trincee scavati dagli armeni lungo le colline boscose del fronte meridionale. Specularmente, l’Armenia ha subito la distruzione di almeno uno dei propri rari TOS-1A ad opera dei droni tattici azeri Bayraktar TB2 di fabbricazione turca, un evento che ha anticipato su scala ridotta le vulnerabilità operative emerse successivamente nel teatro dell’Europa orientale.
L’export strategico in africa e nel Golfo Persico
La vendita del sistema all’Algeria, stimata in circa 18 unità operative consegnate a partire dal 2016, si inquadra nella storica partnership strategica tra Algeri e Mosca per il mantenimento della superiorità tecnologica terrestre nel Nord Africa, specialmente in relazione al confine marocchino.
Di eccezionale rilevanza geopolitica è stato il contratto siglato nel 2017 con l’Arabia Saudita. Nonostante la solida alleanza di Riad con gli Stati Uniti, il regno saudita ha sottoscritto un memorandum d’intesa per l’acquisto di 10 sistemi TOS-1A, consegnati nel 2019, comprensivo di clausole per il trasferimento parziale di tecnologia e la produzione locale di componenti strutturali e munizionamento nel territorio della penisola arabica. Questo accordo evidenzia la volontà di Riad di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento della difesa, acquisendo un moltiplicatore di forza termobarico non disponibile sul mercato occidentale per le sue potenziali applicazioni operative lungo i confini desertici e montuosi meridionali.
La tabella seguente riassume la distribuzione e lo stato dei sistemi della famiglia TOS a livello globale:
| Stato operatore | Versione acquisita | Consistenza flotta attiva (Stima 2024-2026) | Contesto operativo e dettagli tattici |
| Federazione Russa | TOS-1 / TOS-1A / TOS-2 | $\sim 39$ unità TOS-1A | Gestito dalle truppe chimiche RHBZ. Flotta integrata da nuovi lotti dotati di schermi protettivi aggiuntivi e sistemi di puntamento rapido. |
| Algeria | TOS-1A | $\sim 18$ unità | Destinato a compiti di interdizione pesante e assalto corazzato nel deserto. |
| Azerbaigian | TOS-1A | $\sim 17$ unità | Utilizzato intensamente per la soppressione delle linee di difesa armene nel Nagorno-Karabakh. |
| Iraq | TOS-1A | $6+$ unità | Impiegato per la bonifica urbana e sotterranea di roccaforti ISIL. |
| Arabia Saudita | TOS-1A | $\sim 10$ unità | Acquisito con accordo di trasferimento tecnologico per la produzione locale dei razzi da $220 \text{ mm}$. |
| Kazakistan | TOS-1A | $\sim 3$ unità | Integrato nelle unità d’assalto corazzate della CSTO. |
| Tagikistan | TOS-1A | $4$ unità | Schierato per rafforzare la sicurezza dei confini contro minacce asimmetriche e infiltrazioni. |
| Armenia | TOS-1A | Stato incerto / Rimanenti | Almeno un sistema risulta distrutto da droni azeri nel conflitto del 2020. |
| Ucraina | TOS-1A (Catturati) | Unità operative catturate | Sistemi russi catturati intatti e attivamente reimpiegati contro le linee difensive nemiche. |
La prova del fuoco in Ucraina: vulnerabilità tattiche e l’impiego in Zaporizhzhia

L’invasione su vasta scala dell’Ucraina, avviata nel febbraio 2022, ha rappresentato il più severo banco di prova operativo per il TOS-1A, ridisegnando radicalmente la percezione della sua reale efficacia ed evidenziando i limiti strutturali intrinseci del suo design.
Il paradosso della corazza e il logorio operativo
Nonostante l’adozione dello scafo cingolato del T-72, concepito per garantire la sopravvivenza in prima linea, il TOS-1A si è rivelato estremamente vulnerabile alle moderne contromisure anticarro e, soprattutto, alla pervasività dei sistemi a pilotaggio remoto.
La gittata ridotta del munizionamento standard ($3.500 \text{ m}$ – $6.000 \text{ m}$) costringe il BM-1 a operare a ridosso della linea di contatto, esponendolo costantemente ai sensori di ricognizione optoelettronici ucraini. Poiché la rampa di lancio contiene tonnellate di propellente solido e miscela termobarica ad alta volatilità, qualsiasi colpo a segno sul lanciatore—anche da parte di piccoli droni FPV muniti di cariche cave RPG-7 o di artiglieria di precisione Excalibur—provoca un’immediata catena di detonazioni simpatiche. L’esplosione risultante non solo annichilisce all’istante il veicolo e il suo equipaggio, ma genera una devastante onda d’urto concentrica che spazza via le posizioni di fanteria amiche posizionate nelle immediate vicinanze.
Fino al termine del 2025, il database indipendente Oryx ha documentato visivamente la perdita (distruzione, danneggiamento grave o cattura) di almeno 34 sistemi TOS-1A e 9 veicoli logistici TZM-T russi. Le stime dell’intelligence occidentale e ucraina indicano che le perdite complessive reali sul campo hanno superato le 100 unità dall’inizio delle ostilità, intaccando pesantemente la flotta pre-bellica originaria stimata in sole 48 unità attive. Diverse unità sono state catturate intatte dalle forze di Kiev a causa dell’abbandono del mezzo da parte degli equipaggi rimasti isolati o senza carburante; l’esercito ucraino ha attivamente reimpiegato questi sistemi catturati contro le posizioni fortificate russe, come avvenuto durante la controffensiva nei pressi di Kreminna nel giugno 2023.
Il teatro recente di Zaporizhzhia (aprile 2026)
Nonostante le pesanti perdite subite, l’alto comando russo continua a considerare il TOS-1A una risorsa fondamentale per supportare le operazioni offensive. Nel recente contesto operativo di metà aprile 2026, le truppe di protezione chimica della 35ª Armata Combinata delle Guardie russa hanno schierato batterie di TOS-1A nel settore meridionale di Zaporizhzhia, in particolare nei pressi dell’insediamento di Komsomolske, per supportare i tentativi di penetrazione corazzata attraverso le linee di trincea ucraine. I filmati di sorveglianza aerea hanno mostrato gli enormi volumi di fuoco e le tipiche esplosioni volumetriche generate dai razzi da $220 \text{ mm}$ nel tentativo di neutralizzare la fanteria ucraina pesantemente trincerata nelle cinture difensive urbane.
Tuttavia, il Solntsepek si conferma un bersaglio prioritario per le difese ucraine, che hanno sviluppato tattiche di caccia specifiche. Il 18 aprile 2026, un’operazione congiunta condotta dai piloti di droni della 414ª Brigata Autonoma Forze Sistemi d’Arma Non Pilotati “Magyar’s Birds” e della 412ª Brigata “Nemesis” ha individuato e colpito con precisione chirurgica un sistema TOS-1A rintanato in una postazione di tiro coperta nella regione occupata di Zaporizhzhia. L’impatto coordinato di più droni d’attacco ha provocato la detonazione completa del munizionamento termobarico a bordo, determinando la distruzione immediata e catastrofica del mezzo.
L’Impatto dottrinale della letalità termobarica
Il TOS-1A “Solntsepek” incarna in modo eccellente la filosofia militare russa incentrata sulla forza d’urto e sul bombardamento d’area devastante per superare l’attrito tattico del campo di battaglia. Sebbene l’introduzione di moderni droni da ricognizione e munizioni a guida autonoma abbia messo a nudo le severe vulnerabilità della piattaforma legate alla sua ridotta gittata utile, il sistema rimane uno degli strumenti di distruzione ravvicinata più temuti al mondo.
L’evoluzione verso sistemi come il TOS-2 “Tosochka” montato su ruote o il futuro TOS-3 “Dragon” da 15 canne con gittata estesa oltre i $20 \text{ km}$ dimostra la volontà russa di non abbandonare il concetto del “lanciafiamme pesante”, bensì di aggiornarlo per proteggere la preziosa tecnologia termobarica dalle insidie del moderno campo di battaglia trasparente. Per gli analisti geopolitici e militari, il Solntsepek non è semplicemente un lanciarazzi modificato, ma un monito fisico e tecnologico di come la dottrina della saturazione d’area continui a sfidare i paradigmi occidentali della precisione a lungo raggio.


