01 Maggio 2026
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Palasport di Genova, la rivolta dei negozianti: “Un’altra Fiumara? Pronti alla battaglia legale”

Il progetto di riqualificazione del Palasport di Genova, destinato a trasformarsi in un grande polo commerciale, sta scatenando un acceso dibattito cittadino. Confcommercio Genova ha lanciato un attacco frontale contro l’iniziativa, dichiarandosi pronta a ricorrere alle vie legali pur di fermare quella che definisce una “nuova Fiumara”, evocando il noto centro commerciale genovese come esempio di modello da non replicare. La polemica si infiamma mentre il cantiere avanza e la lista delle insegne che popoleranno la galleria commerciale si fa sempre più lunga, con nomi di rilievo nazionale e internazionale.

Secondo quanto trapelato, la nuova area commerciale all’interno del Palasport coprirà circa quindicimila metri quadrati, ospitando un centinaio tra negozi, bar e ristoranti. Tra i marchi previsti figurano colossi dell’abbigliamento e della ristorazione come Cisalfa, Levis, Marella, North Sails, Seaside, Piazza Italia, Legami, McDonald’s, Burger King, la catena giapponese Teryaki e due pizzerie. Ma il vero nodo della discordia riguarda l’apertura di un nuovo punto vendita Esselunga, che sarebbe il terzo in città dopo quelli di via Piave e San Benigno. Per Confcommercio, la presenza di un supermercato di queste dimensioni rappresenta un colpo durissimo per il tessuto commerciale cittadino, già messo a dura prova dalla concorrenza delle grandi catene e dalla crisi dei negozi di vicinato.

Alessandro Cavo, presidente di Confcommercio Genova, non usa mezzi termini nel definire il progetto come “una nuova Fiumara, ma rotonda”. L’associazione di categoria denuncia che la struttura, così come concepita, non rispetta la tematicità obbligatoria prevista dalle autorizzazioni regionali. Secondo Cavo, il Palasport avrebbe dovuto ospitare esercizi commerciali legati all’identità sportiva o turistica della città, mentre il progetto attuale si configura come un centro generalista che rischia di drenare la clientela locale a discapito delle imprese storiche del centro cittadino.

La preoccupazione principale di Confcommercio riguarda la concorrenza interna e non turistica che il nuovo centro commerciale eserciterà sulle attività già presenti in città. L’associazione sottolinea come la comodità del parcheggio da 730 posti, la mancanza di marchi attrattivi in grado di competere con poli come l’outlet di Serravalle e le nuove limitazioni alla viabilità urbana, recentemente prospettate dalla nuova amministrazione, rischino di mettere in ginocchio i piccoli commercianti. Inoltre, la presenza di cantieri per gli otto parcheggi in centro, deliberati nel 2024, e l’assenza di misure compensative aggravano ulteriormente il quadro.

Confcommercio chiede lo stop immediato al progetto fino alla verifica del rispetto delle condizioni autorizzative. L’associazione invoca l’apertura urgente di un tavolo di confronto tra Comune e categorie economiche, oltre al monitoraggio e alla realizzazione effettiva dei parcheggi deliberati, considerati condizione imprescindibile per garantire l’accessibilità. In assenza di risposte e provvedimenti concreti da parte dell’amministrazione, Confcommercio annuncia che avvierà con i propri legali un approfondimento normativo, valutando ogni strada percorribile per la tutela del commercio cittadino e dei suoi lavoratori.

La polemica non si limita al solo fronte commerciale. Il progetto del nuovo Palasport, ribattezzato Waterfront Mall, prevede una superficie commerciale di circa ventottomila metri quadrati, con 121 negozi di cui 19 tra bar e ristoranti, oltre a studi medici e altre attività. Secondo il Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione urgente in Consiglio comunale, la destinazione commerciale sarebbe in contrasto con il Piano Urbanistico Comunale (PUC), che prevede per l’area del Palasport una funzione principale di residenza, uffici, strutture ricettive alberghiere e servizi privati e di uso pubblico, e solo come funzione complementare quella di ospitare distretti commerciali, ma esclusivamente di natura tematica. L’inserimento di un centro commerciale di tali dimensioni, secondo il PD, trasformerebbe la funzione complementare in principale, violando così il PUC vigente.

Il sindaco di Genova, Marco Bucci, respinge le accuse e invita a non confondere la superficie totale con quella commerciale. Bucci sostiene che il Palasport non sarà un centro commerciale, ma una struttura polifunzionale sportiva con negozi specifici per chi pratica attività sportiva. “Il Palasport farà sport e i negozi serviranno per poter acquistare articoli sportivi”, ha dichiarato, bollando le polemiche come gratuite e infondate. Tuttavia, la realtà dei fatti sembra smentire questa versione, dato che la lista delle insegne annunciate va ben oltre il settore sportivo, includendo grandi catene di abbigliamento, ristorazione e supermercati.

Il clima di tensione tra amministrazione comunale e associazioni di categoria si fa sempre più acceso, con scambi di accuse anche personali. Il sindaco Bucci ha puntato il dito contro il presidente di Confcommercio, ricordando che quest’ultimo avrebbe preso in gestione tredici ristoranti all’interno del Waterfront di Levante, lasciando intendere che la posizione di Confcommercio non sarebbe del tutto disinteressata. Ma per l’associazione, la questione è di principio: difendere il commercio di prossimità e la vitalità dei quartieri storici contro la proliferazione di grandi strutture di vendita che rischiano di svuotare il centro e impoverire il tessuto sociale genovese.

Il Comune di Genova, dal canto suo, ha recentemente varato un nuovo piano del commercio, che introduce vincoli più stringenti per l’apertura di nuovi negozi di grandi dimensioni e incentivi per chi riapre attività nelle zone collinari o nei centri storici. L’obiettivo dichiarato è tutelare e promuovere il piccolo commercio, ma Confcommercio teme che queste misure non siano sufficienti a contrastare l’impatto di un centro commerciale come quello previsto al Palasport.

Nel frattempo, la battaglia legale si prepara a entrare nel vivo. Confcommercio ha già presentato istanze di sospensione e ricorsi al TAR Liguria contro analoghi progetti di insediamento della grande distribuzione, come quello di Esselunga a Sestri Ponente. L’associazione contesta la compatibilità di questi interventi con la pianificazione urbana e l’impatto economico sul contesto locale. I procedimenti giurisdizionali sono tuttora aperti e potrebbero incidere in modo determinante sulla legittimità degli interventi in corso.

Il caso del Palasport di Genova si inserisce in un contesto nazionale di crescente tensione tra grande distribuzione e commercio di vicinato, con le città italiane sempre più alle prese con la desertificazione dei centri storici e la perdita di identità commerciale. La battaglia di Confcommercio non riguarda solo la difesa degli interessi degli associati, ma anche la salvaguardia di un modello di città fatto di relazioni sociali, sicurezza diffusa e vitalità urbana. L’associazione denuncia che la grande distribuzione rischia di generare squilibri irreversibili, impoverendo il tessuto commerciale e sociale dei quartieri storici.

Il dibattito sul futuro del Palasport di Genova resta quindi aperto, con la città divisa tra chi vede nel nuovo centro commerciale un’opportunità di sviluppo e chi teme l’ennesimo colpo mortale al piccolo commercio. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il progetto andrà avanti così com’è stato concepito o se le pressioni di Confcommercio e delle altre categorie porteranno a una revisione delle autorizzazioni e delle modalità di insediamento delle nuove attività.

La posta in gioco è alta: non solo il destino di un’area strategica come il Palasport, ma anche il modello di sviluppo urbano che Genova intende perseguire nei prossimi anni. L’esito di questa vicenda potrebbe fare scuola anche per altre città italiane alle prese con le stesse dinamiche di trasformazione e conflitto tra grande distribuzione e commercio di prossimità.

Laura Antonelli
Laura Antonellihttps://www.alground.com
Esperta di diritto sul web e del mondo Microsoft, Antonella fa parte di importanti associazioni internazionali per la sicurezza delle reti e l'hardening dei sistemi.
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