02 Marzo 2026
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Pubblicare screenshot di chat e conversazioni private è reato?

Hanno pubblicato uno screenshot di una conversazione privata sulla bacheca Facebook? Il risultato è stato quello di metterti in imbarazzo, farti prendere in giro o diffamarti?

Spieghiamo in maniera rapida quando e come pubblicare uno screenshot di una conversazione privata costituisce un reato per cui puoi farti valere.

Si tratta, effettivamente, di una pratica odiossissima. Durante una conversazione privata ti senti più al sicuro e ti esprimi liberamente, magari dicendo qualcosa di personale.

Ma poi i rapporti cambiano, la persona con cui si era instaurato un carteggio non è più amica come credevi, ed ecco che quella che era una conversazione privata finisce pubblicata sulla bacheca di Facebook. Cosa puoi fare?

Qualcuno ti sta diffamando pubblicando materiale privato o screenshot di tue conversazioni?

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Innanzitutto è necessario capire che una conversazione su Facebook Messenger, Whatsapp, Telegram o altro equivale in tutto e per tutto ad uno scambio epistolare, quello che faremmo con le lettere e i francobolli.

Per cui in linea teorica nessun tipo di screenshot potrebbe mai essere pubblicato, se non con l’autorizzazione della persona. Poi, ovviamente, esiste la fattispecie. Nessun giudice condannerebbe uno screenshot dove viene rivelato il segreto per fare un buon sugo, no? Vediamo dei casi concreti

Lo screenshot con dati privati

Il primo caso sicuramente punibile è quando lo screenshot contiene dei dati personali. Nomi, numero di telefono, indirizzo di casa, indirizzo mail. In questo caso specifico la legge riconosce senza ombra di dubbio la violazione della privacy e lo screenshot può essere assolutamente contestato. E’ una partita già vinta.

Il fatto che le stesse informazioni siano magari reperibili online con una ricerca non cambia: l’intenzione della persona era di comunicare un suo dato al destinatario, non certo a chiunque. La violazione di questa “segretezza” è un reato.

Lo screenshot con foto e immagini private

Ma non solo: anche il materiale fotografico che ci ritrae in volto è considerato un dato privato. Anche qui ovviamente bisogna giudicare il contenuto: se facciamo una querela per la pubblicazione di una nostra foto dove siamo sorridenti vicino ad un barbecue, possiamo aspettarci che l’autore sia costretto a rimuoverla, ma difficilmente otterremo un cospicuo risarcimento.

Invece, una nostra immagine che ci ritrae in un momento di intimità o che in qualsiasi modo coinvolge un minore ha ovviamente un peso del tutto diverso.

Uno screen dei nostri gusti personali

La pubblicazione dello screenshot costituisce reato anche quando non comunica un nostro dato personale, ma qualcosa che riguarda i nostri gusti.

Anche qui: se per prenderci in giro si pubblica uno screenshot dove ammettiamo che ci piace il formaggio, i carabinieri ci riderebbero in faccia. Ma la conferma di un gusto sessuale ha invece un valore molto importante, perchè tocca fortemente la nostra sfera privata.

Per cui, il reato si verifica non solo per i dati personali ma anche per l’esposizione di ciò che ci riguarda da vicino come persone.

La cattiva condotta

Lo screenshot può essere utilizzato anche per avvallare il cattivo comportamento qualcuno. Ad esempio: qualcuno, sentendosi tradito, pubblica uno screenshot dove abbiamo giurato amore eterno. La conseguenza è una nuvola di amici e amiche che danno sostegno e si accaniscono contro “il mascalzone”.

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Anche in questo caso, il reato c’è. A meno che non vi sia qualcosa passato in giudicato in un tribunale, dare del “traditore” a qualcuno pubblicamente costituisce diffamazione.

E se per supportare tutto ciò si pubblica una conversazione amorosa privata, il danno è ancora peggiore.

Insomma, anche denunciare un (presunto) comportamento errato e supportarlo con immagini private pubblicate a “tradimento”, per la legge, non è accettabile.

E se si cancella il nome/immagine?

A volte chi pubblica uno screenshot con l’obiettivo di prenderci in giro, cancella il nome o la foto del profilo per rendere “anonima” la conversazione.

In realtà si tratta solamente di un palliativo che non mette affatto al sicuro chi pubblica l’immagine. Per la legge, infatti, nel momento in cui sia relativamente facile risalire comunque all’identità della persona, la diffamazione esiste.

Per cui, anche se nello screenshot si cancellano le informazioni di base, il fatto di poter capire di chi si tratta dando una breve lettura al profilo della persona o leggendo i messaggi e i commenti di un account porta lo stesso al reato.

Caso pratico. Flirto con una persona e questa pubblica lo screenshot

Un caso pratico. Siamo su Facebook, adocchiamo una bella ragazza/o e le/gli facciamo la corte via chat privata. Questa/o , infastidita/o pubblica lo screenshot, ci prende palesemente in giro e ride di noi con i suoi amici e amiche.

Sì, compie reato. Soprattutto perchè i giudici valuterebbero l’intenzione, il cosiddetto “animus” con cui viene compiuta l’azione, che in questo caso è palesemente di offendere e farci del male. La cancellazione del nome e del volto, non basta ad annullare la sua azione, specie se non è così impossibile risalire alla persona.

E se siamo vittime?

A volte lo screenshot viene pubblicato perchè si è vittime di stalking, di messaggi indesiderati o atteggiamenti simili. Ma bisogna fare attenzione: il fatto di essere a tutti gli effetti delle “vittime” non autorizza a violare la legge.

Un altro caso pratico: tempo fa una ragazza, molestata su un autobus, fece una foto con il cellulare all’aggressore e lo pubblicò su Facebook, raccogliendo in pochi minuti migliaia di commenti di solidarietà.

Anche credendo sinceramente alla sua buona fede, la pubblicazione della foto, per la legge, è stato un atto di diffamazione, tenuto conto che non vi era nemmeno stata nè una denuncia nè tanto meno una sentenza.

Per cui, anche se si è dalla parte di chi subisce qualcosa, bisogna assolutamente trattenersi dal farsi “giustizia” mediatica, in quanto passare dalla parte del torto, magari in preda ad una legittima emozione, è davvero molto facile.

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E se lo screenshot viene cancellato?

Non cambia. Certamente la cancellazione costituisce una sorta di attenuante, e in molti casi può portare la situazione ad una soluzione bonaria. Ma per la legge è importante l’effetto.

Il danno provocato, anche se lo screenshot è stato rimosso, rimane. Per cui è possibile intervenire e avere ragione anche di uno screenshot rimosso.

Cosa fare in caso di screenshot diffamatorio?

Se è stato pubblicato uno screenshot che ci mette in cattiva luce o danneggia la nostra reputazione, si può certamente agire a livello legale.

Ma bisogna agire in maniera lungimirante. La prima cosa che qualsiasi utente fa è eseguire uno screenshot dello screenshot, ovvero registrare una prova della diffamazione. Ma, amara sorpresa per molti, in tribunale una prova prodotta direttamente dalla vittima, non ha molto valore.

Può essere contestata facilmente e spesso ci si può sentire dire che abbiamo “fabbricato” una prova falsa.

La testimonianza dell’accaduto deve essere raccolta da un notaio con una precisa procedura, per certificare in maniera corretta l’accaduto e raccogliere una prova con pieno valore legale.

Per questo è importante rivolgersi a dei professionisti, che sappiano come difendere la reputazione, anche in vista dell’ottenimento di un risarcimento del danno.

Luigi Alberto Pinzi
Luigi Alberto Pinzihttps://www.alground.com
Esperto nei più avanzati sistemi di crittografia e da anni impegnato nell'arte del Reverse Engineering, Luigi è redattore freelance con una predilizione particolare per gli argomenti in materie legali.
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