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Allarme USA: DeepSeek ruba l’Intelligenza Artificiale americana

Usi il nuovo modello AI DeepSeek? Attenzione al furto di IP USA: il Dipartimento di Stato lancia allarme globale contro aziende cinesi come DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax accusate di “distillazione” di modelli americani. Dettagli, reazioni e rischi per l’AI mondiale nel 2026.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha emesso un cable diplomatico datato 24 aprile 2026, ordinando a tutte le ambasciate e consolati americani nel mondo di sensibilizzare i governi stranieri sulle presunte attività di furto di proprietà intellettuale nel settore dell’intelligenza artificiale da parte di aziende cinesi.

Questo documento riservato, rivelato in esclusiva da Reuters, rappresenta un’escalation nella guerra tecnologica tra Washington e Pechino, con accuse dirette contro startup come DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax, accusate di estrarre illegalmente conoscenze da modelli AI americani leader come quelli di OpenAI e Anthropic. Il cable istruisce i diplomatici a discutere i “rischi derivanti dall’uso di modelli AI derivati da sistemi proprietari USA”, sottolineando come queste pratiche minaccino la sicurezza nazionale e l’innovazione globale.

L’escalation diplomatica di Washington

Il cable, inviato venerdì 24 aprile agli uffici diplomatici globali, non è un semplice avviso ma un vero e proprio “push diplomatico mondiale” per isolare le aziende cinesi coinvolte. Secondo il testo, gli Stati Uniti hanno identificato campagne “su scala industriale” orchestrate da entità principalmente cinesi per “estrarre e distillare” modelli AI frontier, ovvero i più avanzati e proprietari.

OpenAI ha recentemente avvertito i legislatori USA che DeepSeek stava prendendo di mira specificamente ChatGPT e altre aziende leader, utilizzando la tecnica della distillazione, un processo che permette di replicare le capacità di un modello grande e complesso in uno più piccolo ed economico, spesso rimuovendo salvaguardie di sicurezza.

Questa mossa arriva in un momento critico, pochi giorni prima della programmata visita del presidente Donald Trump in Cina, e segue un memorandum della Casa Bianca del 22 aprile che parlava esplicitamente di spionaggio “su scala industriale” da parte di Pechino.

DeepSeek, fondata in Cina e nota per il suo modello V3 low-cost che ha sconvolto il mercato lo scorso anno, è al centro delle accuse: il suo lancio ha promesso performance paragonabili a ChatGPT a costi drasticamente inferiori, solo milioni di dollari contro miliardi spesi dalle controparti americane.

L’azienda ha già subito indagini in vari paesi per questioni di privacy, con governi occidentali e asiatici che hanno bandito i suoi modelli nelle istituzioni pubbliche a causa di server in Cina che trattengono dati sensibili come query utente e documenti caricati. Nonostante ciò, i modelli DeepSeek rimangono tra i più usati su piattaforme open-source internazionali, alimentando i sospetti USA.

La tecnica della distillazione: arma a doppio taglio

Cos’è esattamente la distillazione AI? Si tratta di un metodo legittimo in cui un “modello studente” più piccolo apprende dal “modello insegnante” grande, copiandone essenzialmente la conoscenza per diventare più efficiente e meno costoso. Ma gli USA la dipingono come una forma di furto sofisticato: le aziende cinesi userebbero query massive sui modelli americani per “rubare” protocolli di sicurezza, riducendo costi e creando cloni pericolosi.

Anthropic, creatore di Claude, ha accusato DeepSeek, Moonshot e MiniMax già a febbraio 2026 di attacchi di distillazione mirati. OpenAI ha rinforzato queste claim, notando come DeepSeek mirasse deliberatamente i suoi sistemi. Il cable menziona esplicitamente che queste pratiche permettono ai cinesi di “tagliare costi e rimuovere safeguards”, rendendo i modelli derivati instabili e privi di protezioni etiche.

Fonti cinesi, tuttavia, contestano aspramente. L’Ambasciata cinese a Washington ha definito le accuse “senza fondamento”, affermando che Pechino “da grande importanza alla protezione della proprietà intellettuale” e che si tratta di un attacco deliberato allo sviluppo AI cinese.

DeepSeek in passato ha negato di usare dati sintetici da OpenAI, insistendo che i suoi modelli si basano su dati web-crawled naturali. Media statali come Sina e Guancha.cn parlano di “抹黑” (campagna diffamatoria), ricordando che DeepSeek ha sviluppato modelli come R1 con costi minimi, solo 294.000 dollari, usando tecniche di (distillazione) su modelli open-source come Qwen e Llama. In Cina, la distillazione è vista come innovazione legittima, non furto, e DeepSeek è celebrata per aver sfidato i giganti USA con efficienza.

Contesto della corsa all’AI e precedenti accuse

Questa non è la prima bordata. A inizio aprile, aziende USA come OpenAI, Anthropic e Alphabet hanno annunciato collaborazioni tramite il Frontier Model Forum per condividere intelligence su spionaggi cinesi, trasformando rivali in alleati contro Pechino. La Casa Bianca, sotto il direttore OSTP Michael Kratsios, ha promesso alert alle AI companies, best practices difensive e possibili sanzioni.

DeepSeek ha già affrontato indagini: l’antitrust italiana AGCOM ha chiuso un caso a gennaio 2026 per mancanza di avvisi sui rischi, mentre vari governi hanno imposto ban. In Asia, Taiwan e Hong Kong media come CNA e RTHK riportano l’allarme USA come escalation pre-Trump.

Le implicazioni sono enormi. Gli USA temono che modelli distillati cinesi, privi di safeguards, possano diffondersi globalmente, facilitando usi malevoli come disinformazione o cyberattacchi. Il cable prepara il terreno per “follow-up actions”, forse sanzioni o restrizioni export.

Pechino, d’altro canto, vede questo come tentativo di mantenere il monopolio tech USA, ostacolando la propria ascesa AI nonostante investimenti massicci in chip Huawei-adattati. DeepSeek’s V3 preview, ottimizzato per Huawei, simboleggia l’autonomia cinese emergente.

Questa battaglia sull’intelligenza artificiale ridefinisce la geopolitica tecnologica, con gli Stati Uniti che mobilitano la diplomazia per proteggere il proprio primato, mentre la Cina difende la propria sovranità innovativa. Il cable non è solo un avvertimento, ma un segnale di ritorsioni imminenti, in un 2026 in cui l’AI rappresenta la nuova frontiera della Guerra Fredda. Gli esperti prevedono un’intensificazione del conflitto, con Trump che potrebbe sfruttare la visita in Cina per negoziati duri. Il futuro dei modelli globali dipende da chi vincerà questa partita su IP e sicurezza.

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Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dell’open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni all’estero, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto editoriale fondato dalla madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro è Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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