01 Febbraio 2026
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Starwood Marriott International Hotel, rubati 500 milioni di dati privati dei clienti

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Sono state rubate  informazioni personali di più di 500 milioni di ospiti di Starwood Hotels in una violazione informatica che si è protratta dal 2014 fino a settembre scorso. La Starwood Marriott International ha rivelato la violazione oggi con un annuncio che ha fornito alcuni dettagli, ma ha lasciato molte domande senza risposta.

Per circa 327 milioni di ospiti, le informazioni includono una combinazione di nome, indirizzo postale, numero di telefono, indirizzo e-mail, numero di passaporto, informazioni sul conto Starwood Preferred Guest (” SPG “), data di nascita, sesso, arrivo e partenza, data di prenotazione e preferenze di comunicazione “, ha detto l’ufficio stampa Marriott.

La società ha anche detto che per un numero non specificato di clienti, le informazioni accessibili includono i numeri delle carte di credito e le date di scadenza, sebbene tali informazioni fossero protette dalla crittografia AES-128. Questo confortante dettaglio è stato un po’ attenuato dall’ammissione della compagnia che non può escludere la possibilità che entrambe le chiavi necessarie per la decrittazione siano state prese nella violazione.

Tra le informazioni non divulgate o sconosciute è proprio chi c’è dietro la violazione e quanti dei record interessati sono stati venduti o usati dai criminali.

Marriott ha annunciato l’acquisto di Starwood a novembre 2015, con la chiusura dell’operazione a settembre 2016, circa due anni dopo l’inizio della violazione.

Questo è un altro esempio del perché è fondamentale che le aziende eseguano la cyber due diligence prima di un’acquisizione o un investimento“, afferma Jake Olcott, vicepresidente delle comunicazioni e degli affari governativi di BitSight. “Comprendere la sicurezza informatica di un investimento è fondamentale per valutare il valore dell’investimento e considerare i danni di tipo reputazionale, finanziario e legale che potrebbero verificarsi all’azienda“.

La quantità e la natura dei dati presi nella violazione potrebbero avere un impatto ben oltre le informazioni finanziarie vendute sul Dark Web. “I dati personali ottenuti in un furto informatico potrebbero essere incrociati con i dati ottenuti da un’altra violazione e altre violazioni del settore privato ampiamente pubblicizzate, e il furto di Marriott rende il loro compito molto più facile e più probabile che abbia successo“, afferma Michael Magrath, direttore di regolamenti e standard globali presso OneSpan.

 

E questa analisi di dati incrociata potrebbe avere implicazioni al di là del mondo degli affari. Secondo Michael Daly, CTO, cibersicurezza e missioni speciali, a Raytheon Intelligence, Information & Services: “Questo è molto più di una violazione dei dati dei consumatori. Quando si pensa a questo da un punto di vista dell’intelligence si stanno spiando i modelli di vita di leader politici e commerciali, compresi i viaggiatori con cui sono andati e dove e quando, è una riunione di dati incredibilmente efficiente ed eleva questa violazione a un problema di sicurezza nazionale “.

Mentre Marriott afferma di aver segnalato la violazione agli organismi preposti all’applicazione della legge e sta collaborando con le loro indagini, sembra probabile che ci saranno conseguenze legali per l’azienda. Negli Stati Uniti le azioni legali collettive sono quasi certe, e molti nella comunità economica internazionale guarderanno l’UE mentre iniziano le loro indagini su quella che potrebbe essere la prima grande prova delle sanzioni previste dal GDPR.

Le notifiche e-mail sono iniziate per i clienti interessati dal furto, comunica Marriott. Inoltre, la società ha creato un sito Web informativo e offre ai clienti l’iscrizione gratuita a WebWatcher per un anno.

Leggi il commento di David Emm di Kaspersky

Recensione monitor Samsung S24D330H. Tutte le carte in regola

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Il monitor Samsung S24D330H è un buon prodotto offerto da Samsung per la visualizzazione in alta definizione di tutto quello che ci serve, con una strizzata d’occhio al gaming, il tutto in un design abbastanza accattivante. A conti fatti un buon acquisto, anche se a volte spunta fuori qualche limite appartenente ad un prodotto di fascia economica. Vale l’acquisto? vediamo insieme ogni aspetto di questo prodotto.

Recensione monitor Samsung S24D330H: design

Il design del Samsung S24D330H è piuttosto soddisfacente. L’impressione generale è di eleganza e di pulizia delle linee. Il piedistallo, rigorosamente nero e lucido, è piuttosto solido e il monitor traballa molto poco. Con poco meno di tre chili di peso è anche abbastanza leggero e dunque trasportabile senza particolare sforzo.

E’ regolabile? Per quanto riguarda lo schermo sì: l’inclinazione è completamente regolabile, è invece fissa e non regolabile la base, per cui non possiamo movimentarlo in maniera totalmente libera, ma dovremo accontentarci di rimanere all’interno di una certa posizione.

Lo schermo è perfettamente ben integrato, allineato e particolarmente lucido, quasi splendente, e come colpo d’occhio non possiamo che rimanere soddisfatti.

L’angolo di visualizzazione è sufficientemente ampio. Con 170 gradi di visione orizzontale e 160 gradi in verticale possiamo vedere lo schermo da quasi ogni angolazione, con un ottimo risultato e una buona prestazione.

Secondo le recensioni degli utenti, tuttavia, un piccolo difettuccio ce l’ha: gli altoparlanti non sono incorporati, per cui dovrete acquistarli a parte, mentre di solito ci si aspetterebbe che il sistema audio sia integrato.

Connettività

Si tratta di un 24 pollici a LED, e tra le porte disponibili sicuramente la HDMI per la alta definizione. Questo ci consente di collegarlo a un lettore blu-ray, a una qualsiasi piattaforma di gioco in HD con il cavetto integrato. Alcuni utenti segnalano che l’attacco non è immediato del tipo: “Attacco il cavetto, lo riconosce subito e via!”, ma bisogna riprovare un paio di volte. Presente all’appello anche la porta VGA, che invece funziona rapidamente e immediatamente.

Display

Il display fa il suo lavoro. I colori sono molto vivaci, davvero molto nitidi e luccicanti. Addirittura se è l’unica fonte di luce in una stanza buia, potrebbe essere eccessivamente brillante, anche se questa è una valutazione abbastanza personale. Comunque possiamo confermare che il colore è “sparato” piuttosto bene.

La nitidezza dell’immagine si può classificare come “buona” certo non tutte le regolazioni sono efficacissime. Ad esempio se impostiamo una tonalità fredda sui colori, il risultato complessivo sarà tendenzialmente bluastro e sgradevole, e anche il bianco non sarà mai bianchissimo, per cui dobbiamo sostanzialmente accontentarci di quello che vediamo e sapere che non avremo grandissime possibilità di regolazione.

Nel momento in cui siamo interessati al gaming, il Samsung S24D330H ha una modalità di gioco dedicata. Premendo un pulsante apposito, il monitor entra in modalità “gioco” e registra i cambiamenti delle scene, aggiunge saturazione ai colori e ha una risposta che sta di pochissimo sotto i 2 millisecondi, per gestire dei cambiamenti di immagine estremamente rapidi.

Il risultato è tutto sommato buono, e il videogamer può ritenersi soddisfatto, per il prezzo che ha pagato. Quando le scene dei videogiochi si fanno tendenzialmente scure, viene impostata e regolata automaticamente la chiarezza e il contrasto, per mantenere una buona visibilità, il che ci rende piuttosto contenti.

Consumi

Il Samsung S24D330H ha una gestione dell’energia veramente molto buona. Intendiamo dire che i consumi sono decisamente bassi, per cui ci troviamo di fronte a un prodotto che non solo ha un ottimo rapporto qualità-prezzo, ma anche un consumo e quindi un costo nel corso del tempo, relativamente basso. Possiamo dire assolutamente soddisfacente.

Stampante HP OfficeJet 3833 recensione. Costa poco, lavora benino

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HP OfficeJet 3833 All-in-One mira ad essere una stampante equilibrata per il tuo piccolo ufficio. Questi dispositivi piccoli e maneggevoli passano dalla stampa, allo scanner, alle fotocopie: il problema, durante la scelta di prodotti del genere, è semmai il prezzo.

Se cerchi su internet potresti correre il rischio di spendere centinaia di euro per delle unità che svolgono lavori abbastanza basilari. In alternativa puoi andare sulle soluzioni più economiche, ma poi ritrovarti con un’esperienza insoddisfacente o spendere di manutenzione più del previsto. Per questo motivo, la HP ha cercato di realizzare un buon compromesso offrendo tutto quello che è proprio dei dispositivi più costosi ad un prezzo abbordabile.

Sulla carta la nuova HP OfficeJet 3833 sembra la scelta perfetta per un acquisto ponderato, con un mix molto intelligente di funzioni. Andiamo a vedere cosa succede se passiamo dalla teoria alla pratica.

Recensione stampante HP OfficeJet 3833: design

Disegnata inizialmente per gli studenti, HP non ha profuso molti sforzi per rendere il suo prodotto appariscente. Detto questo, è dotata di linee piuttosto semplici e funzionali. Il display LCD assomiglia a quello del Kindle Paper White, un ottimo contrasto dalla piena visibilità, con una retroilluminazione assolutamente efficace.

Questo permette di vedere i comandi sempre, anche in condizioni di alta luminosità. Il resto dei comandi è completato da dei bottoni funzionali che permettono di raggiungere tutte le impostazioni più importanti.

La stampante ha una misura ragionevole per il prezzo a cui viene venduta, forse leggermente più grande di dispositivi più costosi. Le curve sono piuttosto accentuate, il che è abbastanza inusuale comparata ai suoi diretti concorrenti. Ma nel momento in cui compriamo una stampante budget, quello che ci interessa di più non è ovviamente il design ma le sue funzionalità.

Connettività

Sul retro della stampante abbiamo una singola porta USB e il cavo per l’alimentazione. La OfficeJet 3833 si può connettere molto facilmente attraverso un cavo USB di tipo B anche se suggeriamo di sfruttare la connettività wireless integrata nel dispositivo.

Attraverso lo smartphone o il tablet si può installare l’applicazione HP ePrint e stampare i documenti dal locale o dal web. OfficeJet 3833 è perfettamente compatibile sia con iOS che con Android. Ma non sei obbligato ad utilizzare l’applicazione di HP, in quanto è compatibile anche con strumenti come Apple AirPrint o il Wireless Direct Printing integrato in qualsiasi PC.

Costi di stampa

Per quanto riguarda i costi di stampa, ovviamente, non dobbiamo soffermarci solo su quello di acquisto del prodotto (che va dai €40 ai €70). Quanto spendiamo ogni volta che stampiamo? Generalmente, meno si paga per la stampante e più si paga per l’inchiostro. Per fortuna questo non è avvenuto con la OfficeJet 3833.

Costo di acquisto a parte, spendi circa €0,06 a pagina in bianco e nero e €0,13 per una pagina colorata. Sono dei prezzi abbastanza ragionevoli e sono assolutamente in linea con quanto ci aspetteremo da una stampante di questo prezzo.

Ma HP ha un’opzione esclusiva che ti permette di abbassare i costi: si chiama “Instant Ink“. Registrandoti sul sito di HP, la stampante ti terrà sempre informato sui livelli di inchiostro e quando questi iniziano ad essere bassi puoi ordinare online un nuovo set di cartucce e farlo arrivare direttamente a casa tua. In cambio di questo servizio, che garantisce una continuità nelle ricariche da parte del cliente, il costo dell’inchiostro viene sensibilmente abbassato.

Lo sconto si aggira attorno al 3% per pagina, il che rende la spesa per mantenere questa stampante piuttosto interessante.

Qualità di stampa

Per quanto riguarda la qualità, abbassando lo sportellino davanti troviamo due cartucce. Si estraggono da una piccola barra motorizzata che gli permette di accedere a ogni parte della pagina e abbiamo una cartuccia per il bianco e il nero e l’altra a 3 colori.

Questa configurazione permette una sostituzione piuttosto semplice, rispetto ad altre stampanti dove devi cambiare 5 o 6 cartucce. La HP riesce a stampare e raggiungere una eccellente qualità quando si tratta di foto. I colori sono brillanti e nitidi. Per questo motivo è una stampante perfetta per la realizzazione di piccole presentazioni su carta da mostrare ai clienti o se si deve rendere al meglio una fotografia.

Se stai stampando qualcosa che hai ripreso con lo smartphone o la camera digitale il risultato sarà più che soddisfacente. Addirittura, se utilizzi una camera con più di 15 megapixel potresti anche avere dei risultati decisamente strabilianti.

Ma la stragrande maggioranza degli utenti stampa pagine di testo, e questo è un altro elemento dove OfficeJet 3833 eccelle. Il nero è assolutamente brillante, e il risultato pienamente soddisfacente.

Anche lo scanner integrato è molto nitido, ed è in grado di scannerizzare immagini fino a 1200 DPI e questo è piuttosto impressionante, dato che per questo segmento di mercato la media è sui 600 DPI. Questo significa che potremmo scannerizzare sia immagini che documenti e non dobbiamo fare alcun post-editing con Photoshop per migliorare il risultato.

Anche per quanto riguarda la fotocopia si perde veramente pochissima qualità. In linea teorica il dispositivo esegue anche dei fax, che però ormai non usa praticamente più nessuno, e anche se ci provate la qualità sarà scarsa. Per via di limitazioni tecniche i fax non vanno oltre i 300 DPI in bianco e nero. Ma crediamo che non ne sentirete assolutamente la mancanza.

Velocità

Circa la velocità, non ci troviamo di fronte al dispositivo più veloce del mercato: abbiamo una media di 6 pagine colorate al minuto e 8,5 pagine al minuto in bianco e nero. Per cui andrà utilizzata per bassi volumi di stampa. Se dovete stampare centinaia di pagine a settimana, optate immediatamente per un altro prodotto.

Non supporta la stampa fronte retro per cui dovrete stampare tutti i fogli, poi girarli e ristamparli un’altra volta, e questa è una carenza importante. Inoltre la cartuccia a tre colori non fa un utilizzo dell’inchiostro che è il più efficiente del mercato, in quanto se uno dei tre colori finisce devi sostituire tutto.

Verdetto finale

Se stai cercando una stampante, scanner, fotocopiatrice attendibile HP Office Jet 3833 all-in-one è una delle opzioni più equilibrate ed economiche che possiamo raccomandare. Nella peggiore delle ipotesi le performance possono essere definite “buone”. Siamo ottimamente impressionati dai 1200 DPI dello scanner, che è assolutamente qualcosa al di fuori dal comune, mentre il resto delle funzioni fa il suo lavoro.

Per chi non è adatta? per chi deve stampare moltissimo, e per chi deve stampare grande. OfficeJet 3833 arriva sostanzialmente alla grandezza di un foglio A3, ma se hai bisogno di misure personalizzate devi assolutamente cambiare obiettivo. I suoi principali concorrenti sono la Officejet Pro 7740, che è molto temibile perché fa quasi le stesse cose, e la Canon imageCLASS LBP253DW,  una stampante laser veramente eccezionale, con costi di stampa assai bassi.

HP 255 G6 recensione portatile. Un buon muletto per poche pretese

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HP 255 G6 è il notebook più venduto su Amazon. Rappresenta il tentativo di HP di proporre un notebook con quante più funzioni possibili a fronte di un prezzo assolutamente abbordabile e sembra che abbia funzionato, stando ai termini di vendita. Nella nostra recensione, cercheremo di capire se HP 255 G6 si colloca al di sopra di quella sottile linea per cui vale o meno la pena di procedere all’acquisto.

Portatile HP 255 G6: Design

HP ha scelto la plastica come materiale, e null’altro avrebbe potuto fare per creare un prodotto economico. Nonostante questo, l’impressione generale è di una struttura abbastanza solida, ben modellata. La parte superiore sopporta una pressione anche abbastanza forte e il display è ben posizionato e piuttosto saldo: andando a sfottere gli angoli del display con le dita, nulla si muove. Si tratta di una struttura forte, anche se il lettore DVD potrebbe scricchiolare in qualche occasione.

L’intera struttura non può essere aperta facilmente eccetto la batteria, che la casa madre ci concede di poter rimuovere durante le operazioni di pulizia o per la sostituzione, senza particolari problemi. Una batteria nuova costa circa €70.

Connettori

La HP ha fatto un buon lavoro distribuendo i connettori sui lati del dispositivo. Il drive ottico è posizionato sul lato destro in fondo: per le persone destre non ci sono particolari problemi, mentre i mancini potrebbero trovare un po’ di scomodità.

Comunque sul lato sinistro troviamo l’entrata per la batteria, la VGA, una gigabit LAN, l’attacco HDMI, due entrate USB 3.0 e la connessione audio mentre sul lato destro il lettore di card SD, una entrata USB 2.0, un drive per leggere e scrivere i DVD, e una chiusura kensington.

Il lettore di schede SD registra e trasferisce i dati con una velocità inferiore alla media. Nei test si è comportato parecchio male, posizionandosi al di sotto del Toshiba Exceria Pro, per esempio. La scheda wireless Intel AC 31 68 supporta una classica rete wlan ma non è potentissima.

Tastiera

La tastiera si può definire comoda: anche se i tasti sono abbastanza piccoli, non ci sono particolari problemi durante la digitazione e gli errori sono pochi. Inoltre i tasti sono piuttosto morbidi, il che restituisce una buona esperienza tattile. Purtroppo dobbiamo segnalare un pochino di rumore: non stressante se abbiamo dei suoni di sottofondo, ma se ci troviamo in una biblioteca il ticchettìo dei tasti si sente.

Se non si vuole utilizzare un mouse esterno, abbiamo il classico touchpad che reagisce in maniera rapida e abbastanza precisa e supporta i tocchi multipli. I bottoni del mouse inizialmente sono anch’essi rumorosi ma con il tempo tendono a diventare meno rigidi: il tasto di destra è più rumoroso di quello di sinistra.

Display

Per quanto riguarda il display la configurazione più classica è 1920 x 1080 pixel, ma c’è un’alternativa di 1366 x 768. Nella sua categoria è uno degli screen migliori per quanto riguarda la lucentezza e la luminosità. Il contrasto è abbastanza buono, considerato che da questo segmento non possiamo aspettarci miracoli. Il display si posiziona bene fra i concorrenti e si dimostra all’altezza di chi lavora e naviga su internet, mentre è assolutamente inadatto, diremmo impensabile, per i videogiocatori: per loro la risposta dei colori è troppo lenta e la resa assolutamente inadeguata.

In linea generale sono stati resi molto bene i neri, mentre la gamma dei colori a volte lascia un po’ a desiderare. La stabilità dell’immagine e l’angolo di visuale sono abbastanza mediocri. Per questo motivo possiamo utilizzarlo all’esterno solo in condizioni di media luminosità, ma in pieno sole difficilmente riusciremo a vedere qualcosa.

Prestazioni

Per quanto riguarda le performance, abbiamo testato il dispositivo nella configurazione più potente disponibile. Il processore, un AMD A6 9220, svolge perfettamente task semplici. Si tratta di un processore a 2 core, che regge bene piccoli carichi di lavoro. Le performance però cadono nei test: le prestazioni del singolo core si posizionano dietro ad Acer Aspire 3, al Lenovo IdeaPad V110 ed è lontano anni luce dall’Asus X5. E la situazione non cambia prendendo in considerazione il processore in modalità multicore.

All’atto pratico possiamo dire che i programmi di base e la navigazione su internet non hanno problemi, ma se usiamo qualcosa di leggermente più impegnativo come Photoshop, potremmo avere dei piccoli momenti di rallentamento. Un metodo per aumentare drasticamente la potenza è appoggiarsi ad una unità SSD esterna, perchè in quel caso il prodotto si riprende un po’ di terreno.

Memoria

Una memoria da 1 terabyte di spazio è a nostra completa disposizione, anche se la velocità di lettura e di scrittura è al di sotto della media. Sulla grafica ci si affida al processore Radeon R4, che riesce a gestire bene applicazioni grafiche di livello medio-basso, non ha problemi con i videogiochi più vecchi se impostati con una grafica di media nitidezza. Ovviamente i videogiochi più recenti scricchiolano parecchio e diventano assolutamente insoddisfacenti.

Videogiochi

Come abbiamo appena visto, non possiamo far girare videogiochi che richiedono una buona grafica. L’unico modo per poterci divertire è utilizzare dei videogiochi per PC vecchiotti di 5 o 6 anni, tra l’altro abbassandone la qualità grafica nelle impostazioni. Sotto il profilo del gaming non possiamo chiedere di più a questo strumento.

Rumore e temperatura

Per fortuna la temperatura rimane bassa nella stragrande maggioranza dei casi. Anche sottoposto a stress, non sentiremo mai scottare nessuna parte del dispositivo. Il prodotto è abbastanza rumoroso, anche se non facciamo niente e lo teniamo lì acceso, un sottofondo lo sentiremo sempre. Il lavorìo della scheda madre e delle ventole sarà sempre udibile. Non si tratta di suoni invasivi, ma stando attenti si percepiscono. D’altro canto, la differenza tra il suono che sentiamo a prodotto fermo rispetto a quello che possiamo udire quando carichiamo dei programmi è abbastanza bassa.

Audio

Gli altoparlanti sono invece eccellenti. Che si tratti di riprodurre musica, un discorso o anche una serie TV, possiamo dire che i suoni sono piacevolmente bilanciati. Il volume massimo non è particolarmente alto, ma i toni mantengono naturalezza e gradevolezza, e anche sui bassi il dispositivo se la cava abbastanza bene. Altri dispositivi della stessa categoria sono in grado di fornire prestazioni nettamente inferiori, per cui sotto questo profilo non possiamo assolutamente lamentarci.

Batteria

Il consumo di batteria rientra perfettamente nella media. Anche gli altri processori, di dispositivi concorrenti, come il Pentium o il Celeron consumano la stessa quantità di energia. Tuttavia è proprio la batteria in sè ad avere poca autonomia e dunque la durata è al di sotto della media. Dopo due ore e mezza, ci trovavamo senza benzina e abbiamo dovuto ricaricare il notebook. Molti dispositivi, anch’essi economici, durano perlomeno un’ora in più.

Per fortuna la batteria può essere rimossa senza particolari problemi e sostituita con una seconda, circa €70, quando vediamo che le prestazioni si stanno abbassando troppo.

Verdetto finale

Il test dimostra che il prodotto ha punti di forza e di debolezza. I suoni molto buoni e le performance abbastanza equilibrate rispetto al prezzo che paghiamo, lo rendono un dispositivo del rapporto qualità-prezzo piuttosto accettabile. Se però lo comprate, scegliete assolutamente la configurazione più potente, perché in altri casi vi ritroverete a maledire il vostro acquisto.

Si tratta sostanzialmente di un dispositivo semplice e solido, un ottimo muletto. La durata della batteria però lo condannerà, inevitabilmente, ad essere un compagno di viaggio da sostituire non appena avremo più budget a disposizione.

Google Pixel 3: tra intelligenza artificiale e fotocamera

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Google Pixel 3, si può definire uno smartphone con una straordinaria fotocamera che scatta foto brillanti con il suo obiettivo posteriore singolo ed è in grado di catturare selfie di dimensioni più ampie.

A differenza delle fotocamere montate su svariati modelli di telefoni cellulari, quelle di Pixel 3 sono davvero eccezionali e lo screening delle chiamate è basato sull’intelligenza artificiale.

Ciò che ci ha colpito di più di questa nuova singola fotocamera posteriore, sono le foto vivide e nitide che scatta anche in condizioni di scarsa luminosità, a differenza di grandi cellulari come l’iphone XS ed il Galaxy Note che per ottenere lo stesso risultato necessitano almeno di due fotocamere.

Ma ancora più interessante si rivela l’altra parte di Pixel 3, ossia, il software di Google, che vuole tu usi l’Assistente integrandolo con gli altri servizi che offre (calendario, gmail, etc.).

Molto utile si rivela anche la possibilità di poter rispondere alle chiamate per conto tuo tramite l’assistente di Google. Pur se i continui suggerimenti e le notifiche possono diventare noiosi,  vi è pure la possibilità di disattivare tali funzioni.

Google Pixel 3: novità e confronto

Parliamo di un prodotto, dunque, che scatta foto straordinarie ed offre un’esperienza utente veramente interessante, spendendo 799 dollari, prezzo di partenza per Google Pixel 3 da 64 GB. Apparentemente questo telefono sembra costare quanto il Galaxy S9 ed essere più economico rispetto al modello base dell’iPhone XS.

Ma se consideriamo che l’S9 può contenere fino a 400 GB di memoria extra e che l’ultimo modello della Apple con i suoi 256 GB è in realtà più economico per ciò che offre, l’acquisto del Pixel 3 è da valutare con la dovuta attenzione.

A ciò bisogna aggiungere che Pixel 3 è disponibile anche in una versione più grande, XL, il cui prezzo parte da 899 dollari ed offre uno schermo più ampio da 6,3 pollici, maggiore autonomia ed una tacca “nascosta” sul display. Le altre funzionalità, incluse le fotocamere, sono identiche al modello base.

Se in questo momento non hai assoluto bisogno di un cellulare, dovresti attendere di vedere cosa hanno in serbo l’iPhone XR o anche OnePlus 6T. Sicuramente ci si aspetta che abbiano fotocamere eccellenti e prezzi più convenienti!

Dovresti scartare il Pixel 3 se non prevede neppure un jack per cuffie da 3,5 mm incorporato, ma tieni presente che Google include cuffie USB-C ed un adattatore da 3,5 mm nella confezione.

Se invece desideri comprare un telefono proprio adesso, allora Google Pixel 3 e Pixel 3 XL sono tra i migliori dispositivi disponibili in commercio. Uno dei vantaggi principali derivano dal fatto di essere telefoni Google, che includono spazio di archiviazione cloud illimitato ed aggiornamenti del software tempestivi.

A tutto ciò si aggiungono fotocamere di prima classe e di facile utilizzo, che li rendono prodotti di fascia alta.

Google Pixel 3: alte prestazioni della fotocamera posteriore

Se la fotocamera del Pixel 2 era eccellente, quella del nuovo modello è veramente strabiliante! Essa è in grado di scattare foto pure con poca luce, registra video in fermo-immagine e scatta foto nitide con un solo obiettivo posteriore.

Inoltre, è in grado di gestire egregiamente l’illuminazione e le esposizioni variabili, producendo immagini che a volte sembrano migliori della realtà.

Il nuovo software della telecamera ha anche lo scopo di migliorare la qualità delle foto. La funzione Top Shot, ad esempio, funziona quando vengono scattate foto in movimento e permette di ricercare i momenti migliori di esse.

Inoltre, al fine di migliorare il suo zoom digitale, Pixel combina diverse foto insieme ed elabora scatti super dettagliati ed ingranditi. Google ha pure migliorato le funzionalità di scarsa illuminazione della videocamera, nota come Night Sight, anche se tale funzione non sarà disponibile fino alla fine dell’anno.

La fotocamera è in grado di scattare pure foto di ritratti ed offre la possibilità di modificare la sfocatura e la messa a fuoco dei vari ritratti fotografati mediante l’attivazione dell’otturatore, in modo simile all’iPhone XS e ad altri telefoni Android.

Il processo di editing è preciso e facile da usare.

Google Pixel 3: la fotocamera anteriore

Con la seconda fotocamera per selfie, grazie al nuovo Google Pixel3 puoi includere più contenuti nei tuoi selfie, così eviti di doverti allungare tanto per far entrate tutti i tuoi amici nella foto, pur se vi è il rischio che si deformino gli angoli sul lato. Si spera che Google possa presto ovviare a tale pecca, come è successo per i cellulari precedenti di casa LG.

Nei prossimi giorni continueranno i test comparativi con Pixel 3, quindi resta sintonizzato e non perderti altre interessanti novità sul nuovo dispositivo di Google!

Funzioni aggiuntive della fotocamera

Diamo un’occhiata alle funzioni aggiuntive della fotocamera, come l’autofocus del movimento che mantiene a fuoco gli oggetti in movimento, pur se funziona solo in parte. Provandolo in un parco pieno di cani, la funzione si è fermata quando il movimento degli amici a quattro zampe era troppo veloce o troppo lento.

Inoltre, non è molto semplice trovare gli strumenti che regolano sfocatura e profondità focale delle immagini ritratto. Bisogna prima trovare il ritratto in Foto, poi toccare le tre barre di commutazione poste in basso, regolare il cursore Depht o toccarlo di nuovo affinchè appaiano i cursori necessari per cambiare la sfocatura.

Google Lens utilizza la fotocamera del telefono per identificare gli oggetti e fornisce informazioni su di essi.

Ti piacerà sapere che con Pixel 3 puoi scattare foto con adesivi AR e personaggi animati in 3D, poiché vengono posizionati nel mondo reale attraverso la fotocamera.

Google Pixel 3: il design non aggiornato ma raffinato

Pur se i modelli Pixel di quest’anno sembrano simili a quelli dell’anno scorso, il design più sottile aggiunge una maggiore lucentezza. Sono presenti cornici più sottili, specie sul Pixel 3 base, ed una texture opaca/liscia su tutte le varianti di colore, inclusa quella nera.

Inoltre, intorno al telefono vi è una fodera lucida e l’ombreggiatura in vetro sul retro che arriva sino agli angoli inferiori, ne eleva senza dubbio l’estetica.

Il dispositivo di Google, in entrambe le versioni, è più leggero rispetto ai modelli iPhone e Galaxy, ma restano robusti e maneggevoli. Nel complesso possiamo dire che essi sono meno stravaganti dei rivali, ma sono certo a buon mercato, pur se la loro semplice sobrietà conquista.

Altri aspetti del design

Sugli ultimi modelli Pixel, Google ha riportato la ricarica wireless, già presente sul Nexus 5, così il telefono si può ricaricare utilizzando un qualsiasi tappetino di ricarica compatibile Qi. Tra gli accessori disponibili da acquistare, vi è anche il caricabatterie wireless Pixel Stand.

Caricando il dispositivo su questa base, la schermata di blocco di Pixel3 passa all’interfaccia semplificata, che enfatizza i comandi vocali. In questo modo puoi accedere rapidamente all’Assistente, ai lettori musicali ed alle notifiche, impostando anche uno screensaver con le foto.

Google Pixel 3 viene fornito con auricolari USB Type-C, più grossi rispetto a quelli di casa Apple, ma abbastanza comodi e che si adattano perfettamente alle orecchie. Inoltre è incluso un adattatore per cuffie standard da 3,5 mm nella confezione.

Interessante sapere che esso è resistente all’acqua, infatti, riesce a stare sotto circa 1 metro di acqua per almeno 30 minuti.

L’Active Edge offre qualcosa in più. Premendo sui lati del Pixel 3, infatti, viene lanciata un’azione specifica: si apre l’Assistente Google e si può disattivare una chiamata in entrata, ma questo è tutto!

Il sensore delle impronte digitali è posizionato sul retro del telefono ed è in una posizione migliore rispetto a quello del Samsung, ma Google non ha aggiunto un metodo Face ID simile a quello presente nell’iPhone.

Il Software di Google Pixel 3

L’Assistente Google è incorporato in tutta l’esperienza utente di Pixel. Sono davvero tanti i modi per accedervi:

  • Active Edge che dice “OK Google”
  • Una pressione più lunga sulla schermata iniziale.

Addirittura, anche se non lo attivi consapevolmente, inevitabilmente interagirai con esso in qualche modo. Abbiamo riscontrato che il telefono ci ha fornito ulteriori suggerimenti mentre stavamo camminando in un determinato luogo. Utilizzando Maps ci ha indicato i dettagli di un hotel a cui ci eravamo avvicinati.

Ciò vuol dire che Pixel 3 è correttamente sintonizzato sulla posizione del suo utilizzatore.

Il sistema di cui è fornito questo dispositivo è Android 9.0 Pie e per spostarsi esso utilizza la navigazione. Per visualizzare le app recenti è necessario sfogliare verso l’alto, partendo dalla parte inferiore dello schermo, mentre per uscire bisogna far scorrere le app verso l’alto.

Purtroppo, questo è ciò che ti devi aspettare da un cellulare così profondamente integrato con Google. Per fortuna è possibile disattivare le notifiche o lo stesso Assistente, se lo si ritiene opportuno.

Ma dobbiamo ammettere che la nuova funzione dell’Assistente Google, la schermata di chiamata, è davvero formidabile. Essa risponde alle chiamate per conto dell’utente, utilizzando la tecnologia Duplex.

Nel frattempo che si svolge la conversazione tra l’Assistente e l’altro interlocutore, puoi leggere una trascrizione della conversazione in tempo reale. Successivamente puoi decidere se rispondere o bloccare la chiamata.

Ulteriori informazioni sul software di Pixel 3

Google ha a cuore il tuo benessere e per questo ha realizzato un telefono come Pixel 3 che ti fornisce informazioni su come trascorri il tuo tempo al telefono. Ma non solo, infatti, esso consente di limitare l’utilizzo delle app e di trasformare lo schermo in scala di grigio prima di andare a dormire, in modo che la vista si affatichi di meno.

Sia il modello base che quello XL sono dotati di un abbonamento gratuito a You Tube Music per 6 mesi. Hai a disposizione spazio di archiviazione cloud illimitato per le foto salvate con risoluzione piena.

Questo telefono targato Google è disponibile sulla rete Wi-fi di Google, Project Fi. Infine, per un tempo limitato, se acquisti due telefoni Pixel 3/3XL puoi ricevere un credito di servizio.

Velocità di elaborazione e durata della batteria

Dobbiamo dire che il chipset Snapdragon 845 di cui Google Pixel 3 è dotato, lo mantiene attivo e reattivo come non ci saremmo mai aspettati.

Pur se il telefono mostra qualche lieve pecca su alcuni strumenti della fotocamera, nel complesso funziona regolarmente e non sono stati riscontrati problemi con le attività quotidiane, come l’avvio della fotocamera, lo scorrimento delle pagine web ed altro.

Come attestano i punteggi del benchmark, Pixel 3 è alla pari con i migliori smartphone Android dotati del chipset 845, inclusi il Galaxy 9 ed LG G7 ThinQ. Ma bisogna dire che la CPU Bionic A12 di iPhone XS, ha ottenuto il risultato migliore su tutti i telefoni che abbiamo testato.

Il test sulla batteria per la riproduzione continua di video in modalità aerea ha mostrato una durata media di 15 ore. La durata della batteria è soddisfacente pure nell’uso quotidiano.

Ampliare il proprio mercato con un sito web

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I vantaggi di essere presenti su internet sono innumerevoli. Il primo fra tutti è quello di ampliare il proprio
mercato.

Con un sito web infatti si ha la possibilità di essere “aperti” 24 su 24, in qualsiasi momento della giornata, in
qualsiasi giorno dell’anno. Anche se non si risponde al telefono o alle email in un determinato momento, il
sito internet offre la possibilità di rispondere sempre alle domande o alle curiosità degli utenti.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita del +700% di persone che utilizzano internet abitualmente
nell’arco della giornata, per un totale di più di 30 ore al mese per persona di presenza su internet. Ma cosa
fanno gli utenti sul web?

Fanno shopping, guardano video, stanno sui social, chattano o ricercano informazioni. E proprio la presenza
nella rete di ricerca è uno dei principali vantaggi di avere un sito. Su un sito è possibile elencare i propri
prodotti o servizi, indicare come farsi raggiungere o gli orari di apertura, riportare le testimonianze dei
clienti e le immagini o i video che garantiscono la qualità della nostra attività. Se qualcuno cerca quello che
noi offriamo, dobbiamo comparire in prima pagina con il nostro sito!

Grazie poi all’analisi dei dati, possiamo essere in grado di pianificare strategie ad hoc per raggiungere il
target desiderato, mostrando direttamente quello che i nostri clienti cercano maggiormente. Per di più,
un’azienda senza sito può dare l’impressione di essere retrograda e non aggiornata.

Infine, ma non da ultimo, un sito web, se realizzato con funzionalità e-commerce, può aprire le porte alla
nuova frontiera del commercio. Secondo lo studio “Sull’esperienza del cliente online” condotto da Ups e
ComScore, su un campione di più di 14.000 clienti online abituali in Usa, Europa, Asia, Messico e Canada,
alla domanda di quanti acquisti on line avessero fatto negli ultimi 3 mesi, il 25% ha risposto da 2 a 3, il 38%
tra 4 e 6, il 37% più di 7.

I vantaggi di avere un sito sono davvero infiniti, ma le cose da tenere in considerazione quando si decide di
aprirne uno sono molteplici, per questo è importante affidarsi nella realizzazione siti web a
professionisti del settore, che vi accompagnino in ogni fase.

La SEO del 2018: l’esperienza utente è al centro di tutto

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Ormai si sente parlare di Seo in ogni dove. Sappiamo tutti più o meno cos’è e a cosa serve. Se vogliamo che il nostro sito web esca tra i primi risultati di Google, dobbiamo usare buone tecniche Seo. Ma esattamente come funziona? Cosa veramente è importante per Google, e in base a cosa ci premia o ci penalizza?

È stata svolta una ricerca condotta da Digital-Coach con 161 professionisti del settore, dal titolo “SEO Trend 2018 – fattori di ranking”, che ha lo scopo proprio di evidenziare quali fattori sembra siano stati quelli più tenuti in considerazione da Google nel 2018 in ambito Seo.

Il podio sembra effettivamente confermare le tendenze degli ultimi anni.

Al primo posto troviamo infatti la mobile experience, cioè l’usabilità di un sito web sui dispositivi mobili. Il crescente utilizzo degli smartphone degli ultimi anni ha fatto sì che i siti debbano essere completamente ottimizzati per i telefoni, altrimenti la navigazione dell’utente sarà difficoltosa, e questo porterà alla chiusura della pagina, per andare magari su un altro sito.

Al secondo posto, a pari merito, la user experience e la site speed. L’user experience, cioè l’esperienza di navigazione dell’utente, è appunto strettamente legata anche all’ottimizzazione per il mobile. Anche la velocità del sito influisce sull’UX, perché tempi di attesa troppo lunghi nell’apertura di una pagina possono infastidire l’utente o spingerlo su un sito alternativo.

Al terzo posto troviamo la search intent. Con search intetnt si intende quello che gli utenti vogliono sapere quando cercano qualcosa sul web. Sono le intenzioni di ricerca dell’utente. Dare al nostro utente le risposte a quello che cerca è fondamentale affinché rimanga sul nostro sito, altrimenti chiuderà la pagina e passerà al risultato di ricerca successivo.

Considerando che questi sono solo tre dei fattori che influenzano il posizionamento Seo, le cose da tenere in considerazione sono davvero tante. È possibile ricorrere a strumenti che aiutano nell’individuazione delle migliorie da svolgere sul proprio sito, come Semrush o Seozoom, ma sicuramente la scelta migliore e meno faticosa è quella di affidarsi ad un’agenzia Seo che seguirà l’intero progetto dallo studio, alla creazione fino ad arrivare alla reportistica.

Cuffie Beats Studio 3 Wireless recensione. Un bel miglioramento

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Le nuove Beats Studio 3 Wireless offrono una qualità del suono migliorata, con la cancellazione dei rumori ed una durata della batteria uguale al modello precedente, così come il robusto design.

Il chip W1 di Apple, inoltre, semplifica l’abbinamento con i dispositivi Apple. A ciò si aggiunge un corretto funzionamento anche come semplice auricolare per fare telefonate e non hanno nulla da invidiare ai modelli dei concorrenti dal punto di vista del suono.

Il design delle cuffie è uguale al loro predecessore, mentre la custodia per il trasporto è piuttosto voluminosa.

Cosa dire di questo prodotto? Che è stato migliorato eliminando ancora di più i rumori ed aumentando in modo significativo le prestazioni…vuoi scoprirle?

Beates Studio 3 Wireless: Aggiornamento del 1° giugno 2018

Le cuffie Beats Studio 3 Wireless, che recensiamo in questo articolo, sono state rilasciate a settembre 2017 e rimangono tra le nostre preferite tra le cuffie con cancellazione del rumore wireless.

E vi è da dire anche che negli ultimi mesi il loro prezzo è diminuito, infatti, le si possono acquistare a meno di 225 $ rendendole un prodotto tecnologico di tale categoria ancora più interessante.

Iniziamo col dire che questo modello di punta di Beats, a parte alcune nuove opzioni di colore, sembra praticamente identico al suo predecessore che è uscito 4 anni fa.

Ciò che notiamo di diverso sono alcuni ritocchi nelle cuciture ed i padiglioni leggermente più morbidi, che rendono queste cuffie più confortevoli, ma nulla di più!

Però se andiamo più in profondità, scopriamo tantissimi cambiamenti. Le nuove Beats sono cuffie dalle prestazioni migliori su diversi fronti, tra cui, il suono, la durata della batteria e la cancellazione del rumore.

Cosa cambia nelle nuove Beats Studio 3 Wireless

Praticamente, il “DNA” delle nuove cuffie Beats è stato ridisegnato, non solo inserendo nuovi driver, ma pure nuovi circuiti che includono il chip W1 di Apple, già presente in altri modelli wireless di Beats.

Tale chip semplifica la connessione delle cuffie con i dispositivi Apple e contribuisce a migliorare la durata della batteria.

Pensa che esse sono rimaste in funzione per ben 22 ore in modalità wireless e cancellazione del rumore, una durata doppia rispetto al modello precedente.

Tieni presente, però, che tale risultato può variare a seconda dei livelli del volume, quindi potresti non arrivare ad una durata così lunga. Ma possiamo garantire almeno 20 ore di riproduzione costanti prima di dover ricaricare le cuffie.

Inoltre, se disattivi la cancellazione del rumore, le ore di durata possono arrivare addirittura a 40. Nel frattempo, la funzione Beats Fast Fuel ti offre 3 ore di riproduzione con soli 10 minuti di ricarica.

Beats Studio 3 Wireless funziona con dispositivi audio Bluetooth. Ad esempio, le abbiamo accoppiate ad un Samsung Galaxy S8 Plus, ma la loro speciale funzione di abbinamento è limitata ai dispositivi Apple con iOS 10 o versioni successive, WatchOS 3 o versioni successive e MacOS Sierra o successivo.

Beats Studio 3 Wireless: qualità del suono potenziata e maggiore cancellazione del rumore

A parte la durata della batteria, i due grandi aggiornamenti delle nuove cuffie Beats riguardano la qualità del suono e la cancellazione del rumore.

Le abbiamo confrontate con il modello precedente, riscontrando un suono leggermente più pulito, con una migliore definizione dei bassi e più naturale. Pur trattandosi di una lieve differenza, è certamente evidente.

Inoltre, esse sono relativamente ben bilanciate; ci sono molti bassi, ma non sono opprimenti o rimbombanti.

Pur se le cuffie Sony possono essere considerate le migliori per ascoltare sessioni musicali più lunghe, senza dubbio le Beats Studio 3 Wireless sono perfette per chi ascolta molto EDM ed Hip Hop, oltre che musica pop.

Ponendo queste cuffie a paragone con le Bose, abbiamo notato che con queste ultime il suono degli strumenti si sente più distintamente, mentre con le Beats sembra più dolce. In definitiva, è piacevole ascoltare musica con entrambe, pur se propendiamo leggermente per le Bose, in quanto sono più comode e si piegano in modo tale da adattarsi perfettamente alla propria custodia da trasporto.

Proprio questo è un lato negativo delle nuove cuffie Beats, ossia, l’incapacità di piegarsi in piano per essere trasportate. La custodia in dotazione appare troppo voluminosa e, sicuramente, nel design proprio questo aspetto dovrebbe essere migliorato.

Migliore funzione di cancellazione del rumore

Ma continuiamo la nostra recensione, soffermandoci sull’aggiornamento nella cancellazione del rumore, che appare notevolmente migliorato.

La nuova tecnologia proprietaria di cancellazione del rumore di Beats, denominata Pure Adaptive Noise Cancel o Pure ANC, monitora costantemente l’ambiente in cui ti trovi e calibra il rumore che annulla il suono intorno a te.

Ma non è tutto, perché queste cuffie hanno pure un microfono all’interno di ciascun padiglione, per calibrare l’eliminazione del rumore sull’adattabilità delle stesse, regolando la perdita del suono dovuta alla presenza dei capelli, occhiali, diversa forma delle orecchie e movimenti della testa.

Possiamo senz’altro affermare che la funzione di cancellazione del rumore è significativamente più efficace rispetto al modello precedente. Vale la pena ricordare anche che esse funzionano bene come auricolare per effettuare telefonate.

Specifiche chiave delle Beats Studio 3 Wireless

Riepiloghiamo brevemente le specifiche chiave delle nuove cuffie Beats:

  • Componenti acustici riprogettati ed un processo di produzione aggiornato
  • Chip Apple W1 integrato, che consente la connessione Bluetooth one-step con iPhone tramite l’accoppiamento. Inoltre, i possessori di iPhone possono passare da un dispositivo all’altro essendo registrati con lo stesso account iCloud, per migrare facilmente da una conversazione telefonica alla visione di un film su MacBook
  • La durata della batteria è quasi il doppio rispetto al modello precedente, per un totale di 22 ore di riproduzione wireless con Pure ANC attivo
  • Disattivando Pure ANC si ottengono fino a 40 ore di riproduzione no-stop in modalità basso consumo, senza sacrificare la qualità dell’audio
  • La funzione Fast Fuel offre fino a 3 ore di riproduzione dopo soli 10 minuti di ricarica tramite il cavo Micro-USB in dotazione
  • Il Bluetooth di classe 1 fornisce una connettività ottimale per meno drop-out ed è performante per i dispositivi iOS e Android
  • I controlli ed il microfono integrati consentono di effettuare chiamate, saltare brani, controllare il volume ed attivare Siri
  • Pure ANC utilizza algoritmi avanzati per monitorare continuamente il tuo ambiente di ascolto, in modo che possa bloccare al meglio i rumori esterni
  • Pure Anc regola anche la perdita del suono causata dai capelli, occhiali, forme delle orecchie e movimenti della testa
  • Inoltre, Pure Anc controlla simultaneamente ciò che ascolti, mentre l’eliminazione del rumore viene applicata al contenuto musicale originale per regolare e garantire una fedeltà audio ottimale
  • Le cuffie sono disponibili in quattro colori base: bianco, rosso, blue e nero opaco, oltre che due colori speciali, grigio ombra e rosa porcellana.

Conclusioni

Un pò di delusione per il mancato aggiornamento del design esterno c’è, ma rimaniamo comunque soddisfatti dell’acustica e dell’ergonomia delle cuffie Beats Studio 3 Wireless, che sono state potenziate con nuovi componenti.

A parte l’impossibilità di piegarle, esse sono confortevoli e durature, piacevoli per l’ascolto e molto funzionali, grazie alle straordinarie prestazioni Bluetooth.

Potrebbero anche non risultare migliori delle concorrenti Bose e Sony, ma a noi sono piaciute molto e sarebbe un prodotto ancora più piacevole se costassero di meno.

La comunicazione nel 2018 è videotelling: farsi vedere per raccontare

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Quanto sta cambiando la comunicazione anno dopo anno? E cosa stanno facendo le aziende e i brand per
adeguarsi, in modo tale da attirare sempre più clienti?

Il continuo fermento di internet, web e social mette a dura prova le aziende e l’agenzia di comunicazione
che sta dietro ciascuna di loro.

L’attenzione degli utenti cala sempre di più, e per catturarla è necessario trovare i mezzi adeguati e
contenuti accattivanti.

Prima di essere potenziali clienti infatti, gli utenti sono persone, che devono essere coinvolte per fare in
modo che il messaggio rimanga loro più impresso. Gli studi dimostrano che elaboriamo le immagini 60.000
volte più velocemente rispetto ai testi, e ricordiamo solo il 20% di ciò che leggiamo rispetto all’80% di ciò
che vediamo.

Per questo la comunicazione sta virando sempre di più non solo su immagini, ma soprattutto sui video. È il
cosiddetto videotelling.

Raccontare la propria mission e i propri punti di forza tramite un video rende la comunicazione molto più efficace, tanto che questo strumento viene usato sempre di più non solo come
mezzo di content marketing ma anche come mezzo pubblicitario, ad esempio sui social o su Youtube.

Oltre a virare la comunicazione verso il video, anche il formato stesso del video sta cambiando. Dato che gli
utenti navigano sempre più tempo da smatphone, il formato più richiesto e più coinvolgente sta
diventando quello verticale, anziché il classico orizzontale.

La comunicazione è cambiata moltissimo in questo anno, e le aziende si sono impegnate al massimo per
stare al passo con i tempi e trovare modi sempre nuovi e alternativi per stupire e coinvolgere gli utenti. Il
pubblico infatti spesso cerca in un acquisto l’esperienza che solo quel determinato brand può farci vivere,
personalizzando il messaggio o trovando un modo unico di trasmetterci i propri valori.

E chissà cosa ci riserverà il 2019…

Lenovo Yoga BooK recensione. Molto bello, ma cade sulle performance

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La caratteristica che colpisce subito del Lenovo Yoga Book C930 è senza dubbio il display E-ink, che sostituisce la classica tastiera, seguita da un corpo straordinariamente sottile.

Ma nonostante ciò, questo tablet/pc appare zoppicante per le sue prestazioni di elaborazione, alquanto lente, cosa che dispiace molto visto che questo modello è notevolmente migliorato ed anche più costoso rispetto allo Yoga Book originale.

Ciò non vuol dire che non valga la pena scoprire altre interessanti prestazioni che, magari, a te potrebbero piacere.

Lenovo Yoga Book C930: il processore

Iniziamo col dire che il nuovo modello di casa Lenovo offre una CPU Intel Core i5 serie Y. Si tratta di uno dei chip con minor potenza Intel, ma molto più potente di Atom, che invece montava lo Yoga Book precedente.

Ciò dovrebbe garantire un’esperienza Windows molto più accattivante, soprattutto per quanto riguarda i passaggi da un’applicazione all’altra e la navigazione sul web. Ma in pratica, lo Yoga Book è ancora carente in tal senso, rispetto ai suoi concorrenti con un costo simile.

Inoltre, pur prevedendo l’opzione per essere configurato con Android, lo Yoga Book C930 funziona solo con Windows, il che è non è affatto un male, considerando che ormai l’utilizzo di Android come sistema operativo per tablet sembra essere superato.

Tuttavia, questo nuovo prodotto di Lenovo trova il suo punto di forza nella sua forma ridotta, non a caso si tratta dell’unico laptop ibrido convertibile da noi utilizzato, in grado di adattarsi comodamente in una mano.

Nulla da eccepire anche per il suo display e-ink che funziona come tastiera, come block notes, per fare schizzi e tanto altro ancora.

Sarai contento di sapere che il Lenovo Yoga C930 misura 0,39 x 10,25 x 7,1 pollici (HWD) e pesa soltanto 1,71 Kg. È incredibilmente sottile e leggero per essere un laptop Windows, pur se resta leggermente più pesante rispetto allo Yoga Book precedente, che ha un peso di 1,52 Kg.

Display

Pur montando un display quad HD 2560 x 1600 pixel molto vivido, esso non si distingue per questa caratteristica, bensì, per il suo secondo display posto nell’altra metà del portatile, dove ci aspetteremmo di trovare la tastiera di un laptop tradizionale.

Quest’ultimo ha le stesse dimensioni della schermata originale, ma utilizza e-ink invece dei convenzionali LCD o LED. Il risultato è un display monocromatico con una frequenza di aggiornamento piuttosto lenta, ma che consuma pochissima energia e non viene influenzato dalla luce dell’ambiente.

Bisogna pure aggiungere che il display e-ink di Yoga Book C930 offre tre modalità. Di default è una tastiera, ma hai la possibilità di toccare una fila di icone poste nell’angolo in alto a destra per trasformarla in una lavagna digitale simile al Wacom Bamboo Folio oppure un ereader somigliante all’Amazon Kindle.

Inoltre, il tempo di risposta del display e-link sembra essere notevolmente migliorato rispetto al modello precedente, infatti, non vi sono problemi di lentezza che prima erano evidenti.

Touchpad

Sul nuovo laptop Lenovo puoi anche attivare il feedback vibratorio ed attivare o disattivare i suoni di risposta, semplicemente toccando il menù delle impostazioni nell’angolo in alto a destra. Proprio qui troverai anche le opzioni per personalizzare l’esclusiva soluzione touchpad.

Per impostazione predefinita, esso è nascosto ed appare solo quando si tocca l’area posta sotto la barra spaziatrice, che offre più spazio alla tastiera. Ma non è tutto, perché puoi scegliere pure di ridurre la tastiera per lasciare spazio ad un touchpad permanente.

Sconsigliamo, comunque, questo tipo di operazione, in quanto l’attivazione del touchpad risulta molto più semplice ogni qualvolta ne hai bisogno, rispetto alla digitazione su chiavi complicate.

Penna Wacom

Il Lenovo Yoga Book 930C include anche una penna Wacom, che offre 4096 livelli di sensibilità alla pressione, si collega tramite bluetooth ed utilizza batterie AAA monouso. Si attacca al retro del coperchio del display per mezzo di un potente magnete quando non viene utilizzata ed è molto più precisa di uno stilo capacitativo economico.

Puoi usare la penna sia per disegnare che navigare su Windows 10 sul display principale oppure utilizzarla sul display e-ink in modalità Note.

Altro punto di forza di questo laptop risiede nella possibilità di capovolgere la cerniera di 360 gradi, spegnere il display principale e prendere appunti o disegnare consumando pochissima energia.

Una volta terminato, puoi addirittura disegnare un cerchio intorno alle tue parole o alle immagini e copiarle negli Appunti. Da qui, poi, puoi incollarle in un’applicazione Windows di tua scelta, compresa un’app di riconoscimento ottico dei caratteri (OCR).

Si tratta sicuramente di un’esperienza geniale ed originale, pur se abbiamo notato nei nostri test che il disegno e la scrittura sul display e-ink non sono stati più semplici dell’uso della penna sul display principale, soprattutto a causa della lentezza della frequenza di aggiornamento.

Funzionalità

Altrettanto nuova è la possibilità di utilizzare il display e-ink come ereader. In effetti, il Lenovo Yoga Book C930 ha tutte le carte in regola per sostituire il tuo laptop, il tuo tablet ed il tuo Kindle.

Tuttavia, non esiste attualmente alcun supporto per i formati di file di ebook, il che limita la visualizzazione di file PDF e di immagini. Però, il processo per trasferire questi file sul display e-ink è semplice.

Per il prossimo anno Lenovo prevede di aggiungere il supporto peri formati di ebook, ePub e Mobi, ma finchè ciò non avviene, la parte del lettore di questo laptop è principalmente un espediente.

Un’altra sua caratteristica che non può passare inosservata riguarda la soluzione escogitata dalla casa madre per aprire il coperchio dello schermo. Noterai come le due metà del portatile si allineano perfettamente, rendendo quasi impossibile tenerle aperte con la punta delle dita.

Pensa che grazie ad un ingegnoso uso di magneti e rilevazione del movimento, puoi battere due volte sulla parte esterna del coperchio per aprirlo. Se non riesci a farlo aprire in questo modo, puoi anche premere due volte il pulsante di accensione laterale.

Le due metà del Lenovo Yoga Book C930 si collegano utilizzando l’iconico cardine Lenovo in stile cinturino. È interessante notare che questo stile di cerniera sta scomparendo dal laptop convertibile di punta di Lenovo, a favore di un altro design a cerniera unico e con altoparlante incorporato.

Quando si parla dello Yoga C930, sarà molto facile per la nomenclatura confondere gli acquirenti. Si tratta di un portatile convertibile da 14 pollici più grande, con un processore Intel Core i5 o Core i7 più potente della serie U e una tastiera convenzionale.

Ma la versione Book che stiamo recensendo qui, è un modello completamente diverso con lo schermo da 10 pollici e la metà inferiore e-ink.

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Connettività e memoria

Per concludere, aggiungiamo che questo portatile oggetto della nostra recensione, ha 4 GB di memoria e un SSD da 128 GB, che impediscono di utilizzarlo per le sessioni di navigazioni marathon con numerose schede aperte o come archivio per la raccolta di filmati 4K.

Sono presenti due porte USB Type-C attraverso le quali caricare il Lenovo Yoga Book C930, sostituendo le porte USB e micro HDMI sulla versione originale, il che significa che il collegamento a display esterni necessita di un dongle.

A destra è presente uno slot sul lato sinistro che accetta sia le schede micro SD per aumentare lo spazio di archiviazione, sia una scheda Sim per fornire connettività. Altre opzioni presenti sono il Bluetooth 4.2 e 802.11 ac e Wi-fi.

Dobbiamo evidenziare che il processore presente al suo interno rivela prestazioni deludenti rispetto ad altri portatili appartenenti alla stessa fascia di prezzo.

La Y presente nel nome del processore indica che questa CPU è sufficientemente efficiente da non richiedere ventole di raffreddamento. Ciò significa che ci troviamo di fronte ad un portatile quasi silenzioso sotto qualsiasi carico di lavoro, anche se diventa piuttosto caldo al tatto.

Yoga Book test

Ma ciò vuol dire pure che esso è un esecutore decisamente peggiore in attività specializzate come l’editing multimediale. Da un test di codifica video Handbrake ed in quello di rendering 3D Cinebench effettuato su un gruppo di cinque portatili convertibili, il nuovo modello Lenovo è risultato il piu lento.

Pure sul Benchmark PCMark 8, che simula attività di elaborazione comuni (elaborazione testi, navigazione sul web, etc.). Il punteggio ottenuto dal Lenovo Yoga Book C930 è risultato di gran lunga inferiore al minimo previsto (3000).

In più di un caso questo laptop ha mostrato segni di lentezza, dal ridimensionamento delle finestre delle applicazioni alla navigazione veloce avanti e indietro tra le pagine del web e le schede Microsoft Edge.

Per gli amanti dei giochi impegnativi, inoltre, esso non è l’ideale pur trattandosi di una carenza che condivide con il resto dei suoi concorrenti.

L’unico punto positivo, quando si tratta di prestazioni, è la durata della batteria. Parliamo di circa 10 ore, che dovrebbero permetterti di affrontare un’intera giornata di utilizzo in plug-in.

Un ultimo lato negativo del Lenovo Yoga Book C930 riguarda il suo prezzo, un po’ troppo caro per ciò che in definitiva offre. Costa 949 dollari, circa 400 dollari in più rispetto al modello precedente.

Il fatto di avere un display e-ink ed altre nuove funzionalità, certamente non giustifica questo prezzo così alto.