Tutte le società nazionali hanno presentato offerte per i nuovi lotti, tranne la Linkem Spa e la Open Fibra Spa che non si sono presentate alla procedura.
Per il bando riservato invece la sola società Iliad Italia S.p.A., in qualità di remedy taker come definito dalla delibera 231/18/CONS dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha presentato la propria documentazione in Banda 700 MHz per un importo pari a 676.472.792,00 euro.
E’ proprio di ieri l’avvenimento che ha visto il Ministro Di Maio accendere la prima antenna in G5, ma cos’è la banda G5?
Il traffico di dati a banda larga mobile terrestre dovrebbe crescere a un tasso annuale del 45% nei prossimi anni, il che rappresenta un aumento decuplicato tra il 2016 e il 2022. Questo aumento è dovuto in gran parte all’adozione di streaming video mobile. Inoltre, Internet of Things (IoT) si sta realizzando sempre di più. Si prevede che i 29 miliardi di dispositivi connessi entro il 2022 includeranno 18 miliardi di dispositivi IoT o machine-to-machine (M2M). Successivamente, le future reti mobili dovranno supportare nuovi metodi di utilizzo che richiederanno frequenza sempre più elevata.
Prima di tutto, una rapida definizione di 5G: è la quinta generazione di tecnologia cellulare che promette di migliorare notevolmente la velocità, la copertura e la reattività delle reti wireless. Quanto velocemente stiamo parlando? Pensa da 10 a 100 volte più veloce della tua tipica connessione cellulare, e anche più veloce di qualsiasi cosa tu possa ottenere con un cavo fisico in fibra ottica che entra in casa tua. Le prime reti 5G sono appunto avviate in questi giorni ma una più ampia disponibilità ci sarà entro il 2019-2020, con l’aggiornamento delle apparecchiature di rete e l’uscita dei telefoni compatibili con 5G.
Il Ministro Di Maio ha acceso la prima antenna 5G del Progetto Bari Matera 5G presso il Politecnico di Bari. Lo sviluppo deriva dall’interesse diretto di TIM, Fastweb e Huawei, che dall’anno scorso hanno sperimentato le nuove bande grazie allo sviluppo del Ministero.
Nel progetto non è solo implementato l’utilizzo dei cellulari di nuova generazione ma molto altro e più importante, come la Sanità 5.0 che porterà avanti lo sviluppo della telemedicina, connettere quindi i pazienti con i medici tra la casa del privato e lo studio medico o dell’ospedale. Con questa metodologia si può tenere monitorato in sicurezza un paziente senza che debba muoversi da casa.
Lo sviluppo dato dalle possibilità del 5G è davvero enorme, dalla Realtà virtuale, alle specifiche applicazioni di sicurezza, fino ovviamente alla gestione dei tantissimi servizi che sono in rete e che ogni giorno diventano sempre più importanti per gli utenti.
Alle ore 11.00 di giovedì 13 settembre 2018 partirà, sempre in seduta pubblica, la fase dei miglioramenti competitivi. Ovvero le offerte che sono state fatte dalle compagnie telefoniche potranno essere rilanciate e migliorate in perfetta concorrenza.
Nella giornata di domani verrà pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo economico il dettaglio delle offerte presentate dagli operatori e ve ne daremo conto.
Huawei Mate 10 Pro è un grande smartphone. L’azienda doveva confermare la sua competitività a livello mondiale e ci è riuscita benissimo, tirando fuori un prodotto di altissimo livello.
Saremo subito chiari, e vi diciamo subito a chi potrà piacere e a chi no. Piacerà moltissimo a chi vuole un telefono tuttofare, intelligente, che vuole divertirsi con millemila applicazioni che svolgono le funzioni più impensate. Sarà veramente un ottimo prodotto per tutti coloro che vogliono delle alte prestazioni e hanno un approccio molto pratico allo smartphone, che deve fare quello che gli serve, senza prestare molta attenzione ai dettagli tecnici.
Non piacerà ad una parte dei puristi della tecnologia: c’è chi scarta un telefono a priori perchè non ha il jack da 3.5 mm per le cuffie e c’è chi è estremamente intransigente sulla possibilità di aggiungere memoria tramite schedine MicroSD. A costoro Huawei Mate 10 Pro non dovrebbe piacere. E potrebbe scontentare anche chi ama alla follia l’ambiente Android, ne è un ammiratore e sostenitore, perche Mate 10 Pro ne modifica profondamente l’aspetto e le funzionalità proponendo una sua versione.
Detto questo, Huawei Mate 10 Pro offre una quantità di cose veramente ampia e possiamo dire che ha posto due nuovi standard nel mercato: il primo prodotto ad integrare una intelligenza artificiale supportata da un processore “neuronale” che vuole imitare il cervello umano, e la durata della batteria, piuttosto strabiliante, unita all’esclusiva della ricarica rapida Quick Charge.
Huawei Mate 10 Pro. Design
Huawei Mate 10 Pro è composto da un vetro Corning Gorilla Glass 5 che racchiude un anima di metallo. Questo lo rende molto bello e luccicante, solido in mano, e con dei simpatici giochi di luce sul retro, anche se sotto questo aspetto non arriva alla magnificenza dei riflessi di Honor 10.
Appena sbucato dalla scatola, Huawei Mate 10 Pro è dotato di una pellicola protettiva sullo schermo e di una cover in silicone, che lo aiutano a sembrare ancora più resistente e soprattutto a non scivolare dalle mani, problema che condividono un po’ tutti i dispositivi realizzati in vetro. Ha anche il fattore di protezione IP67, che significa che ha una buona resistenza alla polvere e anche all’acqua, nel senso che se lo bagniamo con la doccia o lo immergiamo nel lavandino sopravvive, anche se è meglio tirarlo fuori dopo qualche minuto.
Nei video dove si divertono a picchiare gli smartphone per vedere quanto sono resistenti, hanno provato a farlo cadere dalla tasca e non è successo nulla di particolare per un paio di volte. Se casca da 1.5 metri e sfortunatamente viene colpito di angolo, questo si sbreccia un po’ anche se rimane perfettamente funzionante. Stessa cosa a 2 metri di altezza, e il display potrebbe scheggiarsi.
In generale è abbastanza resistente, dunque, anche se nella scala generale di forza è a livello medio, ovvero esistono prodotti molto più forti.
E’ disponibile nei colori Mocha Brown, Midnight Blue, Titanium Gray e Pink Gold.
Sul retro troviamo i due sensori della fotocamera. Huawei non li ha riuniti in un unico blocco come avviene di solito, ma li ha resi indipendenti l’uno dall’altro, ognuno nel suo buchetto, che sporgono leggerissimamente di qualche millimetro. Il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali per lo sblocco del dispositivo è di una velocità supersonica: basta anche accennare di appoggiare il dito perchè compaia il display acceso.
Due speaker, uno in basso e uno in alto, sono posizionati strategicamente nel tentativo di creare una sorta di stereo, che come vedremo nella sezione apposita, è un obiettivo quasi raggiunto.
A destra troviamo i classici tasti di accensione/spegnimento e per la regolazione del volume, mentre a sinistra l’entrata per la Nano SIM. In alto troviamo anche il sensore IR per utilizzare il Huawei Mate 10 Pro come un telecomando.
Tutto sommato, il design generale è molto buono.
Huawei Mate 10 pro ha un ottimo design con dei bei giochi di luce sul retro. Molto solido e piacevole al tatto
Disponibile in quattro colori, accontenta tutti i gusti.
Sul retro troviamo due sensori indipendenti, il riconoscimento dell’impronta digitale e il flash.
Lo schermo di Huawei Mate 10 pro è abbastanza buono: si posiziona a metà nella categoria di riferimento
Sul bordo in alto un secondo speaker (l’altro è sul fondo) e un sensore IR per usarlo come telecomando
Confrontato con il suo più diretto concorrente Samsung Galaxy S8, il Huawei Mate 10 pro lo supera quanto a velocità e batteria. Un poco sotto per display
Huawei Mate 10 pro affida a Leica le lenti della sua fotocamera con diverse funzioni. Integra una sorta di intelligenza artificiale per riconoscere gli scenari di scatto
La fotocamera è buona ma non eccelsa in condizioni di luce normale, performante con poca luce. Ottimi i vari livelli di focus
Huawei Mate 10 pro sceglie di tenere i sensori della Leica separati l’uno dall’altro, anche a livello di design
Incluso nella confezione una cover in silicone, anche per rimediare ai due sensori della fotocamera che sporgono leggerissimamente.
Sulla destra i classici tasti di accensione/spegnimento e regolazione volume. Sono in alluminio
Huawei Mate 10 pro supporta due Nano SIM. La connettività è molto buona
Sul fondo una entrata USB-C per la ricarica veloce, e uno speaker abbastanza potente
Display
Il display da 6 pollici pieni, è molto grande. Molto grande. Ha un rapporto di 18:9, ovvero è un rettangolo perfetto, e l’80,9% del prodotto è coperto dall’area dello schermo. E’ una percentuale piuttosto alta, e infatti Huawei ha dovuto persino scrivere in basso il suo marchio per ricordare chi sia il costruttore del dispositivo, tanto lo schermo è grande.
A livello tecnico ci troviamo di fronte ad un OLED +HDR10 in Wide Full HD. Ovvero siamo di fronte ad una eccellente qualità del display. E’ piuttosto luminoso, perchè con 449 nit di lucentezza è leggermente superiore ai suoi concorrenti. Per cui possiamo considerarlo un ottimo schermo: messo in comparazione con gli altri possiamo definirlo certamente migliore di prodotti come il Google Pixel 2 e LG V30, certamente. Appena leggermente inferiore al Galaxy Note 8 e sotto Xperia XZ Premium.
Per cui il display si colloca pienamente a metà della scala dei valori sul mercato.
All’accensione il display ha la regolazione intelligente della luminosità. Se provate ad andare alla luce e poi più al buio, lo schermo si regola da solo. Ma in generale è impostato con una luminosità troppo bassa e lo abbiamo subito disattivato. La modalità standard è Normal con una piccola accelerazione sui colori, che lo pone di default un pochetto più vivace del Galaxy Note 8. Possiamo però scegliere anche la sola modalità Vivid che esaspera i colori per chi vuole uno schermo “cattivo”.
Hardware
Huawei Mate 10 Pro arriva con il processore Kirin 970 e 6GB di RAM. Per cui la dotazione di partenza è assolutamente ottima. Utilizzato sotto stress, non ha mai mostrato segni di cedimento, nemmeno con tante tante applicazioni aperte, internet che gira di continuo o musica in background. Per darvi una idea, converte un video in 4K in uno in 1080p della durata di un paio di minuti in 58 secondi, superando il più diretto concorrente, il Galaxy Note 8 che ha impiegato 1.2 minuti.
Osservando i benchmark, Huawei non può che essere soddisfatta. Sia nelle comparazioni single core che multi core del processore, Huawei Mate 10 Pro è sopra a Google Pixel 2, e al Galaxy Note 8. Per cui nella velocità pura (come per le auto il rettilineo) la vittoria è assicurata. E’ superiore anche nelle prestazioni relative alla grafica 3D, anche se in questo settore il divario è più basso rispetto alla concorrenza.
Una elemento di cui parlare è certamente la NPU. Si tratta di un processore aggiuntivo, chiamato “Neuronale“, che vuole imitare il ragionamento umano. In realtà è sostanzialmente quella unità di calcolo preposta alle performance che dovrebbero anticipare i nostri desideri e le nostre mosse. Se dobbiamo dire la verità: a livello pratico non vediamo una gigantesca differenza con la concorrenza. Ovvero non troviamo una forma di intelligenza aliena che pensa meglio e prima di noi. Dobbiamo però riconoscere la volontà di Huawei di sdoganare una tecnologia, di esprimere un pensiero nuovo che non possiamo non apprezzare.
Certamente, come abbiamo detto all’inizio della recensione, questa intelligenza neuronale è un nuovo standard del mercato con cui i concorrenti si dovranno misurare.
Sistema operativo
Huawei Mate 10 Pro ha un bell‘Android 8.0 Oreo a cui si aggiunge una interfaccia grafica e operativa propria di Huawei che è EMUI 8.0
Questo allontana di fatto Huawei Mate 10 Pro dall’ambiente Android, e ne propone una versione differente e personalizzata. Cosa ci dà tutto questo? dire un mare di funzioni è poco.
Innanzitutto l’aggiornamento costante e l’installazione rapida di patch di sicurezza. Inoltre, una barra delle notifiche particolarmente intelligente, dove ogni messaggio è ben diviso dagli altri. Addirittura, questo lo abbiamo gradito molto, possiamo cliccare su una linguetta e leggere l’inizio di una mail o di un messaggio whatsapp già dentro la barra delle notifiche. Android Oreo offre la funzione “Picture in Picture“: per spiegarla in pratica, la possibilità di vedere un filmato di YouTube più piccolino e flottante nel frattempo che usiamo altre applicazioni.
La barretta in basso, quella con i tre tasti per andare indietro, vedere le app aperte o ritornare alla Home Page può essere personalizzata. Addirittura anzichè quella possiamo attivare un bottone fluttuante con tutte le funzioni. Certamente è comodo, veloce e funzionale, anche se a volte è un po’ fastidioso avercelo sempre in mezzo durante l’uso delle app. Diciamo che è una funzione avanzata che corre sul filo del fastidio.
Huawei Mate 10 Pro propone anche la funzione”Touch Disable“, cioè per evitare di riattivare lo schermo per caso, dobbiamo accuratamente evitare di coprire la parte superiore con la mano quando digitiamo il PIN. E’ un esempio della volontà Huawei di capire le nostre intenzioni. In questo caso possiamo dirvi, colmi di fierezza, che è fastidiosissima.
Abbiamo anche la funzione multifinestra, abbastanza utile, e registrazione di video dei nostri passaggi sullo schermo, quest’ultima molto gradevole. Una figata pazzesca è la modalità “Private Space“. Esempio pratico: avete provato quel brivido profondo quando vostra madre o la vostra ragazza vi chiedono lo smartphone, a magari su whatsapp vi hanno inoltrato chissà cosa? si, ammettiamolo, lo abbiamo provato tutti.
Ora, se andiamo in “Impostazioni” e selezioniamo l’opzione “Spazio Privato“, possiamo registrare un PIN, che deve essere diverso da quello già impostato, e una seconda impronta digitale, anch’essa differente da quella già in uso.
Ad esempio, l’indice della mano destra e quello della mano sinistra. Se spegniamo lo schermo, e sblocchiamo con il dito destro, tutto regolare. Se spegniamo e sblocchiamo con l’indice sinistro, comprare una versione alternativa dello stesso smartphone, completamente separata. Insomma, due smartphone che coesistono sullo stesso dispositivo. Uno personale e uno per il lavoro, o uno regolare e uno “santo” da mostrare ai conoscenti. Fantastico!
Simile App Pair, che consente di gestire due account diversi di una app, tipo Facebook. Anch’essa ottima anche se un po’ lenta.
Camera principale
Huawei Mate 10 Pro ha due sensori: uno da 12MP RGB, dedicato ai colori, e uno da 20MP monocromatico per il bianco e nero. Abbiamo uno stabilizzatore ottico molto potente e una apertura di f1/6 che è la più ampia che esista nella sua fascia, segno che Huawei ha ancora una volta voluto “tirare” la barra in avanti.
Come si comporta? in condizioni di luce perfettamente normali le foto sono belle. Ma in comparazione con i suoi avversari, fa meno bene di tutti loro. Certo, il focus e i colori sono eccellenti, ma non arriva ad avere quella ricchezza di particolari. Dobbiamo dirlo. Inoltre a volte soffre un pochino di sovraesposizione quando abbiamo molta luce, il che lo colloca sotto alla potenza di Google Pixel 2, ad esempio.
In compenso abbiamo una miriade di opzioni per mettere a fuoco: da Laser, per identificare un punto preciso, a Phase per spazi ampi, passando per Depth, quando abbiamo molta profondità. Ma ce ne sono molti ancora.
In condizioni di poca luce invece Huawei Mate 10 Pro si comporta davvero molto bene: riesce a gestire quella poca luminosità a sua disposizione e a fare degli ottimi scatti. Viene superato di pochissimo da Samsung Note 8.
Huawei Mate 10 Pro ha una buona fotocamera per le immagini in piena luce. Anche se nei benchmark altri prodotti fanno meglio
Da vicino i sensori si comportano bene, dando una ottima nitidezza ai dettagli e sfocando di contrasto lo sfondo. La stessa cosa vale anche per i selfie
In condizioni di poca luce Note 10 pro dà paradossalmente il meglio di sè. Calibra bene i bianchi con dei buoni dettagli
Huawei Mate 10 Pro ha una tonnellata di possibili regolazioni, specie sulla messa a fuoco. I risultati sono buoni, anche grazie all’HDR per i colori
Le foto notturne possono venire davvero molto bene. Bisogna impostare la modalità apposita e fare alcune prove. Lo Zoom è potente, fino a 6X, ma sgrana di molto le immagini.
Huawei Mate 10 Pro ha puntato moltissimo sul focus: possiamo ingrandire un oggetto fino a 6X, per cui sotto questo aspetto non abbiamo nulla da temere, anche perchè il focus è supportato, di nuovo, da quella forma di intelligenza artificiale che costituisce il “quid” del prodotto. In realtà siamo aiutati, certo, ma a volte con lo zoom la foto si sgrana e si pixellizza un po’.
Abbiamo comunque molte altre funzioni interessanti: parliamo della modalità per il ritratto di soggetti multipli che cerca un equilibrio nella messa a fuoco, un angolo di visuale veramente ampio che ci consente di riprendere appieno grandi paesaggi e un refocus ottimo, ovvero possiamo fare una foto focalizzandoci su un punto, e dopo averla scattata sceglierne un altro per avere più versioni di una immagine con punti di focalizzazione differenti.
Il Night Mode è abbastanza bello, e permette di collegare più frammenti per realizzare quelle foto dinamiche, quelle con le scie luminose che rappresentano gli oggetti in movimento, che fanno tanto figo.
Video
Possiamo registrare dai 1080p ai 4K. Buona qualità, bell’audio. La conversione in qualsiasi altro formato è rapida ed efficiente. Abbiamo notato una ottima velocità nel caricamento su YouTube. Nel complesso, soddisfatti.
Audio
Huawei Mate 10 Pro ha due speaker. Uno in basso e uno in alto che vogliono offrire una specie di stereo. Ci riesce? possiamo dire (quasi) di sì. Certamente il suono è molto bello e molto ricco. Sia negli alti che nei bassi si sente molto bene e i toni non gracchiano mai.
Se passiamo l’audio in cuffia, non possiamo farlo attraverso il mini jack da 3.5 perchè non c’è: e questo potrebbe fare inorridire molti. Il problema è che non c’è nemmeno l’adattatore da USB-C a jack 3.5 mm, quindi sostanzialmente le vecchie cuffiette ve le dovete proprio dimenticare. E questo è piuttosto frustrante.
L’unica alternativa sono le cuffie con l’USB-C già pronto o il collegamento tramite Bluetooth. In quest’ultima modalità, l’audio è veramente perfetto.
Camera Selfie
Per scattarci i selfie abbiamo un sensore da 8MP che ha il miglioramento dei volti incluso. Huawei Mate 10 Pro aumenta la luce, scurisce le ombre e crea un leggero effetto sfocato sullo sfondo per far risaltare il nostro volto.
Rete e chiamate
Molto bene. Esiste sia nella versione mono che Dual SIM con Nano SIM. Il passaggio tra un numero e l’altro è istantaneo e soddisfacente. Prende bene sia il WiFi che la connessione dati. Il bluetooth è 4.2, sarebbe stato meglio un 5, però è molto stabile e non ci ha mai dato problemi.
Memoria e dati
Huawei Mate 10 Pro ha due versioni. Quella minore da 64GB e la standard con ben 128GB. Qui va a preferenza: di norma tanta memoria basta per quasi tutti, ma esistono i “puristi” a cui non piace per nulla l’impossibilità di utilizzare le schedine per gestire e aumentare lo spazio a disposizione.
Batteria e durata
E qui un altro punto forte del prodotto. La batteria. E quando diciamo che è un punto forte, non diciamo che nella categoria è posizionato bene, e nemmeno in cima, ma affermiamo che Huawei Mate 10 Pro scrive un nuovo standard a cui gli altri devono arrivare.
Per la cronaca, appena uscì, il Mate 10 aveva una batteria che non durava fino al pomeriggio, per via di un errore nella gestione del processore. Poi la Huawei rilasciò un aggiornamento che cambiò radicalmente la situazione. Per cui si notate poca autonomia, assicuratevi di aver eseguito l’update del prodotto almeno la prima volta.
Detto ciò, siamo di fronte ad una batteria dalla straordinaria efficienza e durata. Una carica al 100% dura un giorno fino a tarda notte con un utilizzo intenso, e quasi due giorni se non state sempre incollati allo smartphone. Ad esempio: un video HD, con la massima brillantezza e il WiFi che riceve, consuma il 9% di batteria in 90 minuti. Galaxy S8 Plus ha consumato l’11%, LG V30 il 12% e iPhone 8 23%. In totale, con uso intenso, Huawei Mate 10 Pro dura 14 ore e 30 minuti. E’ davvero fantastico.
Ma non solo: Huawei ha sdoganato anche la tecnologia del Quick Charge. Una ricarica ultrarapida che si appoggia all’entrata USB-C per cui va da 0 al 50% in 30 minuti. Non possiamo che applaudire. Vogliamo trovare un difetto? Niente ricarica Wireless, sebbene la struttura del dispositivo in linea teorica lo permette.
Trucchi
Huawei Mate 10 Pro ha una quantità di applicazioni gigantesca. Se vogliamo trovare un bel trucco possiamo comunque citare la poco nota possibilità di collegare il dispositivo ad un monitor esterno come fosse un PC. EMUI Desktop è il nome della funzione. Dobbiamo solamente prendere un adattatore che da USB-C esca in HDMI e il gioco è fatto. Proviamo a collegare e il dispositivo fa tutto da solo.
Oddio, l’esperienza non è magnifica. Si vede che ci troviamo di fronte ad una interfaccia per smartphone adattata all’utilizzo desktop, quindi che si pensi di poter lavorare come fosse un terminale professionale. Però apprezziamo lo sforzo della casa madre di pensare anche a questo.
Prezzo e disponibilità
Rilasciato nell’ottobre del 2017, Huawei Mate 10 Pro è pienamente disponibile sul mercato al prezzo medio di €400.
Scheda tecnica
LANCIO
Annuncio
Ottobre 2017
Stato
Disponibile
CORPO
Dimensioni
154.2 x 74.5 x 7.9 mm
Peso
178 g
Materiale
Fronte/retro vetro, corpo alluminio
SIM
Singola SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– IP67 resistente polvere/acqua (fino a 1m per 30 min)
Xiaomi Redmi Note 5 è uno di quei prodotti che lenti lenti, lemme lemme si fa volere bene dal mercato. E questo per una combinazione di fattori che rendono il prodotto davvero bello e che lo portano ai limiti della sua categoria, se non per alcuni dettagli che lo riportano con i piedi per terra.
Xiaomi è un genio sregolato: si è presentato sul mercato con la tecnica delle vendite lampo e delle offertissime. Poi ha aggiunto un costo bassissimo, guadagnando non tanto dalla vendita dell’hardware quanto dagli accessori e dalle app a pagamento. E’ anche una azienda coraggiosa, fra le prime a presentare sul mercato la fotocamera posizionata in alto a sinistra, o a non adottare il notch (la rientranza nera sul bordo alto del display) quando tutti facevano il contrario. Insomma, l’azienda ha molta personalità ed intraprendenza.
Ma è anche una gran confusionaria: gli stessi prodotti vengono venduti con nomi diversi su diversi mercati. Spesso su siti cinesi si trovano Xiaomi che sembrano diversi e poi sono uguali agli e-commerce nostrani. Per non confondere i nostri lettori, in questa recensione ci riferiamo allo Xiaomi Redmi Note 5, Dual SIM 4GB / 64GB Nero Smartphone – EU. Sui principali e-commerce si trova prevalentemente questo: l’unica variante valida è la versione “Italia“, con libretto di istruzioni e lingua preimpostata italiana, ma il dispositivo è lo stesso.
Vuoi capire il prodotto in un minuto? leggi la slide
Design
Carino. Il blu è il più bello
Display
Il più brillante della categoria e con ottimi neri.
Hardware
Potentissimo: veloce, forte e non si stanca mai.
Sistema operativo
Ottimo Android Oreo 8.0 con interfaccia MIUI con tantissime funzioni
Rete e chiamate
Dual Nano SIM, con ottima voce in entrata, medio il microfono
Funzioni
Sblocco con viso e impronta funzionali e molto veloci.
Camera principale
Niente di straordinario. Tende a esagerare sul blu
Video
Solo a 1080 pixel. A volte sovraesposti. Passabili
Audio
Buono per la categoria. Ok anche in cuffia o in uno speaker esterno
Camera Selfie
Abbastanza buona. Se c'è forte luce il selfie viene un po' sovraesposto
Connettività
Ottimo il Bluetooth 5 e il WiFi fortissimo. Niente NFC e LTE non prende sempre
Memoria
Da 32 o 64GB, espandibile a 256. Ma se metti la schedina la memoria non è interna + esterna, ma solo esterna. E un po' lenta. Da non usare se hai tanta roba da conservare.
Batteria
4000 mAh per una durata superiore alla media. Ottimo
Gaming
I giochi più semplici che non richiedono troppa grafica girano bene. Gli altri fanno fatica
Xiaomi Redmi Note 5. Design
Carino, il design è abbastanza carino. Si tratta di un misto tra alluminio e vetro che lo rende un prodotto abbastanza gradevole da vedere: certo nessuno spalancherà la bocca quando lo esibirete, però non è affatto male. In questo senso assomiglia alle ultime offerte di aziende concorrenti come Oppo e OnePlus. E’ disponibile nei colori Lake Blu, a nostro avviso il più bello, nero, dorato e rosa-dorato con la parte frontale bianca. In alcuni e-commerce si trova anche il rosso fiamma, raro. E’ abbastanza resistente, anche se schiacciandolo un po’ si creano delle onde sul display, per cui non è un carrarmato.
Sul retro troviamo la fotocamera e il sensore per lo sblocco tramite riconoscimento delle impronte digitali. In realtà questi elementi sporgono un po’ quindi appoggiando lo Xiaomi Redmi Note 5 su una superficie piana “balla”. Per fortuna nella scatola arriva una cover in silicone che protegge e risolve la faccenda. Sul fondo il jack da 3.5mm per le cuffie, una entrata Micro USB 2,0 e lo speaker.
Sulle destra i classici tasti accensione/spegnimento e volume, mentre sulla sinistra due entrate che possono ospitare o due Nano SIM, o una Nano SIM e una schedina di memoria MicroSD. In alto invece il sensore IR, per dare comandi a distanza ad esempio al televisore.
Display
5.99 pollici, quindi bello grandino per la sua categoria. Rapporto di 18:9, un rettangolo perfetto, e IPS Full HD+ che significa una ottima qualità delle immagini, anche se non straordinaria. C’è da dire che Xiaomi Redmi Note 5 è estremamente luminoso, ed è la cosa probabilmente più bella e notevole del display. Non sappiamo se abbiano nascosto dei fari da qualche parte, ma lo schermo è forse il più brillante della categoria. Addirittura riesce a superare di poco l’Honor 7 quanto a luminosità, e per mettere sotto il Note 5 bisogna chiamare in causa il Motorola G6 Plus, che è una bella bestia.
E tra l’altro è anche una brillantezza omogenea nel rappresentare i colori, un bel 94% della superficie totale, con dei neri eccellenti, che con un valore di 0.23 cd/m² sono migliori di tutti i concorrenti della categoria. Questo significa che anche in una zona luminosa o con un sole splendente, se impostiamo la brillantezza al massimo riusciamo a vedere bene, anche se qualche riflesso può dare comunque fastidio.
Magnifici anche gli angoli di visuale, che tradotto in pratica significa che anche guardando lo schermo da angolazioni differenti riusciamo ad avere una bella immagine nitida.
Se proprio vogliamo trovare un difettuccio, a volte il blu prende un po’ troppo piede, anche se non in maniera disturbante.
Xiaomi Redmi Note 5 ha un buon design, e un display brillantissimo. Xiaomi ha avuto il coraggio di non seguire la moda del notch e di lasciare il display completamente pulito e perfettamente rettangolare
Il prodotto è abbastanza resistente, anche se schiacciandolo si forma delle onde sul display. Per cui, non possiamo considerarlo un carro armato.
Sul retro la doppia fotocamera da 12MP+5MP e il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali, molto veloce.
La fotocamera di Xiaomi Redmi Note 5 sborda un po’ e appoggiandolo su una superficie piana, balla. Nella scatola troviamo però la cover in silicone che risolve il problema
In alto troviamo anche il sensore IR per dare comandi ad altri dispositivi.
Gli angoli sono leggermente arrotondati, e gli angoli di visuale del display piuttosto grandi.
Sul fondo il jack da 3.5mm, l’altoparlante e l’entrata USB
Sul lato sinistro possiamo inserire due Nano SIM, oppure una SIM e una schedina di memoria MicroSD
Nel complesso Xiaomi Redmi Note 5 è sottile e comodo in mano.
Hardware
La dotazione hardware di Xiaomi Redmi Note 5 è favolosa. Un bel processore Qualcomm Snapdragon 636 con 8 core regala al dispositivo una ottima velocità. Se ci abbiniamo anche 4GB di RAM (esiste anche la versione con 6GB di RAM, sì) e una scheda grafica GPU Adreno 509, possiamo dare una valutazione assolutamente positiva del prodotto.
Forte, performante, anche in pieno utilizzo con tante applicazioni aperte non dà minimamente segni di cedimento: l’esperienza utente è più che positiva. Riesce a superare (lo confermano i benchmark della sezione apposita più sotto) il Motorola G6 Plus di un significativo 20%, ed è avanti pure all’Honor 7 e all’Huawei Y7. La concorrenza dovrebbe farci un pensierino.
La GPU è compatibile con DirectX 12.1, OpenGL ES 3.2, OpenCL 2.0 e Direct3D 12. Questo significa che è in grado di andare d’accordo con programmi grafici e videogiochi più comuni, per cui anche sotto l’aspetto del calcolo grafico è stato fatto davvero un ottimo lavoro. In questo caso Xiaomi Redmi Note 5 supera ancora la concorrenza, anche se lo stacco non è impressionante come nel caso del processore.
Sistema operativo
Sullo Xiaomi Redmi Note 5 gira Android 8.1 Oreo, il che è ottimo. Ma di più: al sistema operativo di Google si aggiunge l’interfaccia grafica propria della Xiaomi, la MIUI, che modifica e personalizza in maniera importante l’ambiente originale di Android. Possiamo assicurare che non si fa molta fatica ad abituarsi, e che la quantità di applicazioni a nostra disposizione è molta, (tante sono firmate proprio da Xiaomi) ma per fortuna sono ben organizzate e dunque non si cade nel bloatware, ovvero nel sovraccarico di app inutili.
Un errorino abbastanza imbarazzante è che potrebbe capitarvi di non riuscire a modificare l’ora perchè non c’è il tastino per la conferma. Verrà ovviamente corretto al primo aggiornamento, almeno lo speriamo, ma potrebbe capitarvi questo inconveniente. Inoltre, abbiamo una applicazione per il risparmio della batteria che è decisamente invasiva: per attivare il gioco Runtastic abbiamo dovuto disattivare parecchie parti del risparmio energetico.
Ricezione e chiamate
Xiaomi Redmi Note 5 monta due Nano SIM, per cui possiamo allegramente gestire due numeri in completa autonomia. La qualità della voce in entrata è ottima, forte e chiara, per cui nulla da dire. La nostra voce si sente altrettanto bene, in linea generale, ma dobbiamo tenere un tono medio: se lo alziamo potrebbe gracchiare leggermente e se lo abbassiamo qualche parole potrebbe sfuggire. Infine, si sente un leggerissimo rumore costante di fondo, dato dal microfono che non è di superba qualità.
Funzionalità
Lo sblocco tramite riconoscimento dell’impronta digitale è davvero molto veloce. Esiste anche l’opzione di sblocco tramite riconoscimento del volto che fa il suo dovere molto bene, a meno che non indossiamo occhiali da sole che potrebbero mettere Xiaomi Redmi Note 5 un pochino in difficoltà.
Camera principale
Se finora abbiamo detto “Uao! ma qui siamo oltre agli standard della categoria!” nel comparto fotocamera il Note 5 ci riporta alla realtà e ci fa capire che siamo dopotutto di fronte ad un dispositivo di fascia media.
Xiaomi Redmi Note 5 ha due sensori: uno da 12MP per lo scatto e uno da 5MP per il calcolo della profondità. Le immagini ovviamente vengono realizzate combinando gli impulsi dei due elementi.
Non siamo dicendo che la fotocamera sia orribile, però certamente non siamo sorpresi. In condizioni di luce normali il risultato è accettabile e anche con poca luce possiamo ottenere dei buoni scatti. Il problema principale sono degli evidenti limiti ai colori, e soprattutto (si era già visto quando parlavamo del display) il blu è gestito piuttosto maluccio, per cui potremmo avere un alone ciano che non ci piace.
Inoltre, niente stabilizzatore ottico, per cui o stiamo fermi durante lo scatto oppure la probabilità che ci vengano delle foto mosse è abbastanza alta. Insomma, la fotocamera è passabile, ma nulla di più.
In condizioni di luce buona Xiaomi Redmi Note 5 fa un buon lavoro riprendendo i dettagli con buona qualità
Nella modalità Landscape, Note 5 si comporta altrettanto bene usando con saggezza il sensore da 5MP per la profondità
Nelle foto con poca luce di solito fa bene, ma in alcuni casi emergono i limiti di una fotocamera di classe media
Xiaomi Redmi Note 5 ha un tono di blu/ciano eccessivo, e questo può sfalsare alcuni risultati
Video
Passabili anche loro. Con la possibilità di registrare video a 1080 pixel, abbiamo delle prestazioni nella norma, ma niente di esaltante. Il risultato potrebbe scontentarci un pochino quando c’è molta luce, in quanto con ampia luminosità i video tendono ad essere sovraesposti. Xiaomi Redmi Note 5 è riuscito ad inserire la funzione Slow Motion a 720p che è abbastanza buona.
Audio
Buono per il suo segmento. Una canzone qualsiasi si sente bene, senza particolari problemi, forse solo negli alti stride leggermente, ma tutti i dispositivi di questa fascia fanno così. Anche l’audio che passa nelle cuffie o in uno speaker esterno è ok.
Camera Selfie
Xiaomi Redmi Note 5 ha una fotocamera per i selfie da ben 13MP per cui solo con questo strumento potrebbe essere una star dei selfie. Lo è veramente? quasi. Il risultato è certamente soddisfacente: non che ci si metta le mani nei capelli, ma comunque possiamo promuoverlo. Bene le tonalità di nero e i colori vividi. A volte, quando c’è molta luce, un pochino di sovraesposizione.
Connettività
E qui Xiaomi Redmi Note 5 torna a prendere buoni voti. Innanzitutto ha un segnale Wi-FI fortissimo: prende veramente molto molto bene in ogni condizione, anche a considerevole distanza dal router. Per cui promosso a pieni voti. Altro elemento positivissimo: un bel Bluetooth 5.0. Di solito troviamo ancora il 4.2 in questi prodotti, ma Xiaomi è stata furba.
L’altro lato della medaglia sono le 7 connessioni LTE supportate: sulla scatola c’è scritto 20, ma nei test sono 7 e sono pochine. Significa quindi che laddove navighiamo su internet con la connessione dati, anzichè rimanere in LTE passeremo alle frequenze minori più spesso della concorrenza. Niente NFC per lo scambio di dati tra dispositivi vicini.
Memoria
Qui scricchioliamo un po’. Xiaomi Redmi Note 5 ha 32GB di memoria, di cui circa 22 realmente utilizzabili, oppure ha la versione da 64GB, che è quella che recensiamo. La memoria è espandibile tramite le classiche schedine MicroSD fino a 256GB, ma purtroppo la memoria che avremo a disposizione non sarà quella interna + quella esterna, ma solamente quella esterna. Inoltre, la scrittura e la lettura dei dati su MicroSD è un pochetto più lenta rispetto alla concorrenza.
E in più: il Note 5 è un Dual SIM. Se mettiamo due SIM non abbiamo posto per la memoria, e se mettiamo la scheda di memoria dobbiamo sacrificare una SIM. Insomma: Xiaomi Redmi Note 5 non è lo smartphone per chi ha tonnellate di dati da registrare.
Batteria e durata
Xiaomi Redmi Note 5 consuma veramente molto: nei test il dispositivo mangia perlomeno il 20% in più rispetto alla concorrenza. Per riequilibrare questo Xiaomi ha montato innanzitutto una batteria da 4000 mAh, che è almeno 1000 punti superiore alla media del suo segmento. Inoltre, come accennato prima, è attiva una applicazione per il risparmio di energia piuttosto “invadente”.
Per questo Xiaomi Redmi Note 5 ha una durata decisamente interessante. Dura un giorno abbondante in pieno utilizzo, per cui sotto l’aspetto dell’autonomia non ha niente da invidiare a nessuno dei suoi concorrenti. Purtroppo non ha nè la tecnologia Quick Charge (ha un micro USB e non USB-C) nè la ricarica wireless, quindi quando lo mettiamo a nanna per la ricarica, ci vogliono due belle ore per tornare al 100%.
Gaming
Giochi abbastanza semplici si possono fare. Shadow Fight 3, ad esempio, fila liscio, così come Angry Birds 2. Ovviamente se saliamo di livello, come con PUBG, Xiaomi Redmi Note 5 inizia a scaldarsi e la batteria si consuma più velocemente.
Trucchi
Sblocco con posizione
Il primo trucco per lo Xiaomi Redmi Note 5 è quello sulla località. Se cercate di attivare alcune funzioni e vedete che non ci riuscite, provate a cambiare la localizzazione: selezionate Hong Kong e vedrete che riuscirete a risolvere.
Doppia suoneria
Se andate in Impostazioni -> Suoni & vibrazione potete selezionare una suoneria e un tono dei messaggi per le due SIM così potete capire subito su quale numero vi stanno chiamando.
Registra le chiamate
Se nelle impostazioni cercate la funzione Dialer potete registrare le chiamate senza scaricare una applicazione apposita.
Video in 4K
Abbiamo detto che Xiaomi Redmi Note 5 non può registrare video in 4K, però l’hardware che ha a disposizione in teoria lo consente. Se vi appoggiate all’applicazione OpenCamera, potete forzare il sistema a registrare in risoluzione 2160p (4k).
Benchmark
Secondo Geekbench, Xiaomi Redmi Note 5 si posiziona assai bene nella comparazione con i suoi più diretti concorrenti. Nell’analisi delle prestazioni del processore con tutti i core collegati, è saldamente sopra a Moto G6 Plus, a Honor 7 e a Huawei Y7, stessa cosa nelle performance del singolo core.
Anche nel test sulla navigazione web Xiaomi Redmi Note 5 è sopra agli altri colleghi. Tutti i siti vengono caricati velocemente e il prodotto si affatica solo in presenza di portali con grande quantità di grafica e codice. Nel suo settore, comunque svolge un ottimo lavoro
Honor 10 ha come obiettivo essere la scelta di chi vuole fare un sensibile salto di qualità rispetto allo smartphone che ha, ma rimanendo nella fascia media degli smartphone, e dunque senza svenarsi a livello economico.
Per la cronaca, Honor è un sottomarchio di Huawei e questo gli dà il vantaggio di poter godere di risulta di tutte le scoperte tecnologiche del brand più importante. Ma in realtà Huawei e Honor hanno una vita indipendente: le due aziende seguono strategie diverse, fanno una comunicazione commerciale differente e addirittura utilizzano delle reti di distribuzione dei prodotti autonome.
Con Honor 9 era stato fatto oggettivamente un buon lavoro, ma nel frattempo sul mercato sono comparse diverse novità: in primis il Notch, quella zona nera sul bordo in alto dello schermo che ospita la fotocamera e che a destra e a sinistra ha altro schermo, per ottimizzare lo spazio. Ma anche delle nuove proporzioni del display (tipo la 18:9) e l’intelligenza artificiale.
Obiettivo dell’Honor 10 è dunque rimanere al passo con i tempi senza sborsare troppo, come si dovrebbe fare con iPhone X, Samsung Galaxy S9 o Huawei P20. E nel frattempo, soffia sul collo di Honor 10 il suo più diretto e temibile concorrente, il OnePlus 6.
Vuoi capire il prodotto in un minuto? Leggi la slide
Design
Molto bello: il vetro lo rende lucidissimo e crea dei giochi di luce bellissimi.
Display
5.84 pollici. Molto buono per la categoria. Colori assai vividi
Hardware
Processore Kirin a quattro core con 4 o 6GB di RAM. Dotazione soddisfacente. Nessun problema anche ad utilizzo intensivo
Sistema operativo
Android 8.1 Oreo più un mare di applicazioni di Honor. Molto piacevoli, anche se non tutte utili
Camera principale
Un sensore da 24MP per bianco e nero e 16MP per i colori. Risultati molto buoni, anche se non stupefacenti.
Video
Buone le riprese, anche in 4K. Registra benissimo l'audio ambientale.
Audio
Potente e piacevole. Perde un pochino in cuffia o con speaker esterno.
Camera Selfie
Eccellente: 24MP con quattro modalità di ripresa. Più che soddisfatti
Memoria
Da 64 o 128GB. Attenzione che non è espandibile (peccato) con schedine MicroSD
Funzionalità
Tantissime app e sblocco tramite riconoscimento facciale. Abbastanza veloce
Batteria
Buona durata: non eccezionale ma soddisfacente. Ricarica ultrarapida ma niente wireless.
Opinioni
Il prodotto piace. Alcune critiche sul fatto che non si connette bene a Google Android Auto e che a volte si scalda un po'
Gaming
Buone prestazioni anche con videogiochi che richiedono molta grafica. Ovviamente entro i limiti di un dispositivo di classe media
Honor 10 recensione: il design
Davvero bellissimo. Non possiamo che complimentarci con Honor 10 perchè sotto l’aspetto estetico ha veramente fatto un buon lavoro. Honor 10 è realizzato con 22 sottili sfoglie di vetro, con in mezzo un’anima di alluminio per dare più robustezza, e poi altro vetro ancora. Questo permette al dispositivo di creare dei bellissimi riflessi nel momento in cui viene colpito dalla luce, specie sul retro e brillare in modo veramente piacevole.
Honor 10 è arrotondato ai quattro angoli, ma giusto un po’ e nell’eterno dilemma se mettere o meno il notch, Honor 10 ha scelto di inserirlo ma piuttosto piccolo, per dare un buon equilibrio all’immagine generale. I colori disponibili sono 4: non solo il classico nero e il grigio, ma anche un meraviglioso blu e verde, che ci piacciono tantissimo.
Vogliamo trovargli un difetto? tende a scivolare un po’, come tutti i dispositivi che scelgono il vetro come materiale fondamentale per la loro costruzioni. Per cui una bella cover a libro ci sentiamo di consigliarla.
Sul retro, troviamo due sensori per la fotocamera e null’altro, perchè il grosso delle entrate, a parte i classici tasti accensione/spegnimento e volume sul bordo destro, sono in fondo.
E possiamo dire che nel bordo basso di Honor 10 si accumulano un bel po’ di strumenti. In primis il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali per lo sblocco. E’ identificato da un cerchietto di piccoli puntini bianchi, altrimenti sarebbe completamente invisibile. E’ un sensore ultrasonico: è piuttosto veloce nelle operazioni, anche se non come gli Huawei. Inoltre, può essere utilizzato anche come navigatore (trackpad) nell’interfaccia grafica, nel caso non si voglia toccare il display. In questo caso risponde bene, anche se a volte bisogna pigiare due volte con il dito.
Sempre in basso troviamolo lo speaker e l’entrata USB-C, che significa ricarica superveloce.
Honor 10 ha un design veramente bellissimo. E’ leggermente più grande di Honor 9
Il display è luminoso e ampio, con un notch di modeste dimensioni. Per chi non lo gradisce è possibile attivare una banda nera che lo fa scomparire
Il vetro permette a Honor 10 di risplendere se colpito dalla luce. L’effetto è molto bello, anche se a volte può essere leggermente scivoloso
I giochi di luce sul retro si ottengono con i 22 strati di vetro e l’anima di alluminio che danno un eccellente risultato
Honor 10 ha dei colori piuttosto vividi. Buona la dotazione hardware, adeguata alla sua classe
In basso abbiamo speaker, entrata per jack da 3.5 mm, alimentatore USB-C per ricarica veloce e sensore per le impronte digitali
Honor 10 ha una doppia fotocamera: una da 24MP per il bianco e il nero, e l’altra di 16MP per i colori
In alto troviamo il notch. E’ comunque piuttosto contenuto e non dà particolarmente fastidio
Gli angoli sono arrotondati ma non troppo, per cui l’impressione generale è di solidità
Display
Davvero bellissimo: con 5.84 pollici in 19:9 è un IDS LCD con Full HD+. Questa graziosa serie di sigle significa che ci troviamo di fronte ad uno schermo veramente buono. Non assolutamente eccelso, in quanto non si arriva alla definizione di altri prodotti, ma certamente non possiamo lamentarci.
Ha tre diverse modalità di gestione del colore: Default, dove abbiamo una equilibrio piuttosto gradevole tra le varie tonalità, Warm per chi desidera i toni freddi e che dà anche un aiuto alla batteria, e Color che trasforma Honor 10 in un arcobaleno davvero molto bello. Di default la combinazione migliore è quella di Default con una piccola accelerazione sui colori, che infatti è quella preimpostata quando lo tiriamo fuori dalla scatola.
Rispetto all’Honor 9 il display è leggermente più alto e luminoso, segno che Honor ha voluto tirare quanto più possibile sulla grandezza. Per chi non volesse visualizzare il Notch esiste la possibilità di impostare una barra delle notifiche nera in alto, per fare in modo che quest’ultimo si sciolga in una unica zona scura sul bordo superiore.
Hardware
Honor 10 monta un processore proprietario, Hilisilcon Kirin 970 a quattro core. Per il suo segmento possiamo dire che è una buona dotazione. Abbinato a 4GB di RAM (anche se esiste la versione con 6GB di RAM) le prestazioni del dispositivo sono ok. Non abbiamo nulla di cui lamentarci: anche se utilizzato intensamente e messo sotto stress tutto gira bene e non abbiamo notato alcun tipo di rallentamento, se non molto sporadico e con la batteria ormai già bassa.
Secondo il produttore e nei test di laboratorio, Honor 10 ha anche una ottima gestione del calore, per cui non dovrebbe scaldarsi in corrispondenza di azioni intense come il gaming o la riproduzione di filmati in HD.
Sistema operativo
Honor 10 si presenta con un Android 8.1 Oreo assieme alla sua interfaccia grafica personale, EMUI 8.1
Il sistema Oreo ha la particolarità di non stressare troppo l’hardware, gestire bene le notifiche e regalare piccole comodità come la funzione Picture in Picture, per cui possiamo vedere un filmatino di Youtube in uno schermo flottante più piccolo, mentre scriviamo su Wahtsapp, ad esempio. A questo si unisce EMUI che è da sempre un bel carico di funzioni di ogni tipo, più o meno utili.
Innanzitutto EMUI è organizzato in Magazine, per cui possiamo scegliere in una apposita galleria delle immagini di blocco per lo schermo, sfondo, stile delle icone e della barra delle notifiche: alcune di queste sono gratuite, altre costano pochi euro. In questo modo possiamo dare allo smartphone un “mood” particolare.
Inoltre abbiamo a disposizione una lunga serie di applicazioni: si parte con la pulizia dei file obsoleti (abbastanza efficace), la gestione della batteria e dei numeri bloccati. Preinstallato troviamo l’antivirus Avast! oltre che la parte delle impostazioni per la gestione dei dati mobili. Completano la suite applicazioni per la musica, e per la salute ad esempio Google Fit. Completa l’offerta il gesto che consente di dividere lo schermo in due parti regolabili in altezza e l’utilizzo del segnale IR per usare Honor 10 come un telecomando.
Il tutto è piuttosto abbondante, e vi diciamo già che ci sono delle applicazioni che probabilmente non vedranno mai la luce del sole da quanto sono superflue: tuttavia l’offerta di funzioni è generosa e ben organizzata dal punto di vista dell’interazione e della organizzazione logica.
Camera principale
La camera principale è doppia: una da 24MP serve per riprendere il bianco e il nero e l’altra da 16MP per i colori. Ad ogni scatto i bianco/neri vengono interlacciati con i colori per ottenere il risultato finale. 1 solo LED per il flash accompagna questa strumentazione che tutto sommato, possiamo definire buona per la sua categoria. Lo scatto in generale viene piuttosto bene: Honor 10 gode dell’intelligenza artificiale per cui riconosce da solo 22 scenari di fotografia e regola automaticamente le impostazioni.
L’utente, eccetto la regolazione dello zoom che può fare pinzando con due dita lo schermo, non può dare nessun altro tipo di comando tramite i gesti, ma deve scarabocchiare nell’interfaccia della camera, e questo le prime volte è un po’ noioso, specie se non si ha dimestichezza con il mondo Honor. La modalità “Colore” ha la possibilità di essere regolata direttamente dall’utente: possiamo così scegliere l’ISO, la velocità di scatto, regolare a nostro piacimento l’esposizione e bilanciare come ci aggrada il bianco. Insomma, possiamo giocare a fare i fotografi e piegare il sensore dei colori (quello da 16MP) come ci piace.
L’altro, quello monocromatico da 24MP, invece non permette la stessa cosa: possiamo gestire solamente delle modalità preimpostate come Normale, Aperto e Ritratto.
In condizioni di luce normali, Honor 10 fa un lavoro ottimo. Se ci troviamo con poca luce l’AI interviene ad aiutarci senza nemmeno chiederlo: sì, un qualche aiuto lo dà, ma nulla di eccezionale. Lo scatto notturno viene realizzato acquisendo l’immagine con bassa esposizione e aggiungendo mano mano la luce. Il risultato è piuttosto buono.
Honor 10 ha due sensori. Uno da 24MP per bianco e nero e uno da 16MP per i coloro. Nell’insieme è una dotazione molto buona
Il focus degli elementi vicini è sufficientemente veloce e il risultato è buono.
Nelle foto con un forte contrasto tra luce e ombra interviene l’intelligenza artificiale a darci una mano. Il risultato è abbastanza buono, tenuto conto della sua categoria
Le immagini hanno un buon livello di dettaglio. Nel caso del colore possiamo regolare diversi elementi manualmente
Honor 10 ha la modalità “verde” per la ripresa di giardini che esegue delle buone foto come in questo caso.
Un esempio di giardino fotografato con la modalità “green” attivata
Lo stesso giardino con la modalità “Green” disattivata e con le classiche regolazioni preimpostate
Honor 10 riconosce da solo 22 scenari fotografici e regola da solo le impostazioni.
Un altro esempio di fotografia con Honor 10 in ambiente esterno e luce normale
Video
La ripresa dei video ci soddisfa. Possiamo registrare in modalità 1080 pixel o in 4K. Nel complesso i dettagli si vedono bene, i colori altrettanto e nell’insieme tutto appare ben equilibrato. Durante la ripresa i suoi vengono registrati particolarmente bene. Più sotto un esempio di ripresa a 2160 pixel
Audio
La registrazione dell’audio è eccellente. E anche la sua riproduzione: lo speaker posizionato sul fondo fa un ottimo lavoro. Certo, non possiamo considerarlo lo smartphone perfetto sotto questo punto di vista, è chiaro che rimaniamo nella fascia media, però possiamo essere davvero soddisfatti. In cuffia o collegato via bluetooth ad uno speaker esterno l’audio rimane buono, anche se perde un po’ di quella brillantezza iniziale.
Camera selfie
Qui andiamo benissimo. Un sensore per i selfie da 24MP svolge evidentemente un lavoro eccellente.
L’unica pecca è che Honor 10 non ha per i selfie una grandissima capacità di focus e adattamento, per cui dobbiamo essere noi a metterci alla giusta distanza per far venire un buon risultato, quando dovrebbe essere il contrario. Nonostante questo, il risultato è molto buono, e la funzione di abbellimento, che leviga la pelle e ci ingrandisce un po’ gli occhi ci fa venire piuttosto carini.
Honor 10 ha quattro modalità per i selfie: Default, Soft Light, Stage Light e Classic Light. In tutti i casi, come possiamo vedere nell’esempio qui sotto, il risultato è ok anche se in condizioni di poca luce vi suggeriamo di scegliere fra le prime due modalità, perchè le altre comprometterebbero il risultato.
Selfie scattato con modalità Default
Uno scatto con modalità Soft Light
Ecco l’opzione Stage Light per i selfie
E qui solo il Classic Light per il bianco e nero
Memoria
Honor 10 ha una memoria da 128GB, che dovrebbe bastare quasi a chiunque. Esiste anche la versione da 64GB. In questo caso, e sinceramente non ne capiamo il motivo e lo consideriamo un difetto, non abbiamo la possibilità di espandere la memoria tramite schedine MicroSD come nella stragrande maggioranza degli altri dispositivi, per cui occhio a questo aspetto.
Funzionalità
La gran parte della funzionalità sono nell’interfaccia EMUI. Da segnalare lo sblocco con il riconoscimento del viso che funziona abbastanza velocemente, per la sua categoria. Se proviamo a mettere gli occhiali da sole non ci riconosce, il che ci ricorda che Honor 10 è comunque un prodotto mid-range.
Batteria
Rispetto ad Honor 9 con 3200 mAh, Honor 10 arriva a quota 3.400: per forza ha lo schermo un po’ più grande. La durata è mediamente soddisfacente: in termini numerici ha circa 74 ore di autonomia, per la precisione 21h di chiamate, e 11 ore rispettivamente per navigazione web e riproduzione video. Guardando un film in HD con piena luminosità per 90 minuti la batteria è scesa dal 100 all’84%, che va abbastanza bene.
Abbiamo la ricarica superveloce grazie all’entrata USB-C per cui in 30 minuti andiamo da zero a 65% di autonomia. Molto bene. Però… niente ricarica di tipo Wireless.
Opinioni
Gli utenti Honor ne sono abbastanza contenti. Piace da parte dell’azienda la volontà di rimanere sempre al passo con i tempi senza tradire la sua filosofia, per cui il prodotto è generalmente approvato bene. Alcune critiche sono arrivate relativamente ai problemi di collegamento fra Honor 10 e il Google Android Auto, per cui spesso il navigatore si inceppa e il bluetooth che non è 5.0 ma si ferma al 4.2. Alcuni utenti segnalano un surriscaldamento durante l’utilizzo della fotocamera.
Gaming
Ottimo. Possiamo far girare i più comuni titoli piuttosto bene. Messo alla prova con Injustice 2, che richiede molta molta grafica, il dispositivo si è comportato bene, anche se si è scaldato un po’.
Benchmark
Nei test di GeekBench, sia nel test del singolo core del processore che di tutti e quattro insieme, Honor 10 si dimostra migliore di altri prodotti come un Motorola G6 Plus, un Huawei P20 Lite e anche un Galaxy A8. Quasi uguali le prestazioni con il predecessore Honor 9 e sotto invece il One Plus, che abbiamo detto all’inizio, essere l’avversario più temibile di Honor 10.
La sfida è la seguente: chi non ha abbastanza soldi per permettersi il top di gamma, ovvero il Samsung Galaxy S9, deve poter ripiegare su due versioni minori molto meno costose ma ugualmente soddisfacenti. E’ questo lo spirito con cui il Samsung Galaxy A8 e l’A6 sono stati creati, e nel togliere funzioni dal prodotto più potente al fine di abbassarne il prezzo, la casa produttrice deve stare attenta a non varcare la linea di confine che porta uno smartphone minore a diventare un dispositivo per sfigati.
Con il Samsung Galaxy A6 crediamo che ci siano a malapena riusciti: ovvero, se fosse stato ancora più economico sarebbe ok, ma messe così le cose, bisogna veramente non voler lasciare Samsung per sceglierlo. I suoi diretti concorrenti sono il Motorola G6 e il Nokia 6 (2018).
Vuoi capire il prodotto in un minuto? leggi la slide
Design
Abbastanza carino. Ma si vede che è un telefono minore
Display
Grande e coloratissimo ma la risoluzione è bassina
Hardware
Appena sufficiente e scheda grafica debole
Sistema operativo
Android Oreo 8.0 più le app Samsung. Molto bene
Gaming
Non siamo soddisfatti
Fotocamera principale
Abbastanza buona. Con luce ottimale fa scatti ottimi, se c'è contrasto le foto sono brutte.
Video
Niente 4K. Assolutamente basico
Audio
Buono ma gli alti stridono un po'
Fotocamera selfie
Molto buona. 16MP fanno bene il loro mestiere
Memoria
32 o 64GB. Espandibile fino a 256GB
Batteria
Buona durata. Si fa tutto arrivando a sera ancora con un po' di autonomia. Però niente ricarica veloce o wireless
Funzionalità
Sblocco con riconoscimento del volto, un po' lento.
Dual Messenger per usare più account di una app insieme, carino.
Audio separato per non sentire le notifiche in cuffia. Bello.
Prezzo e disponibilità
E' sul mercato da maggio 2018 e ora costa circa €250
Opinioni
Piace solo ai fan di Samsung. Altri trovano più conveniente allo stesso prezzo prodotti come il Moto G6 o l'Honor 7
Samsung Galaxy A6: il design
Il design del Samsung Galaxy A6 è abbastanza buono. In realtà, non dà l’impressione di essere un Samsung ultimo modello. Saremmo un po’ troppo severi a dire che sembra un dispositivo di alcuni anni fa, ma ci siamo vicini. Insomma, estraendolo dalla tasca sembra uno smartphone normale, nessuno rimarrà a bocca aperta.
Il corpo è realizzato completamente in alluminio, tranne le zone attorno alla fotocamera che interrompono la struttura del guscio dandogli un buon equilibrio visivo. E’ dotato di una sottile banda di plastica posizionata tra lo schermo e il retro per attutire le cadute verticali. Nel complesso è leggero e sottile, e si tiene in mano con molto piacere.
Se lo osserviamo sul retro, troviamo la fotocamera principale e subito sotto il sensore per lo sblocco tramite riconoscimento delle impronte digitali, che è posizionato bene, forse qualche millimetro troppo in alto, ma è una finezza. Purtroppo è lenticchio: ci impiega un bel secondo pieno per sbloccare il telefono, e questo non ci piace molto. In basso una entrata USB (NON USB-C!), il che significa niente ricarica veloce e nessun connettore reversibile, ahia! Però… fa la sua bella figura il jack da 3.5mm, per cui musica a volontà con le cuffie senza dover cercare alcun adattatore.
Sul lato destro i bottoni di accensione e spegnimento sono in plastica, al risparmio, e lo speaker, sì stranamente sul bordo e non in basso. Sul lato sinistro l’entrata per la SIM, che sporge leggerissimamente, ovvero non è pulita e incastonata come al solito.
Non è uno smartphone resistentissimo: solo una parziale protezione contro la polvere o gli schizzi d’acqua, ma non è impermeabile. Se vi cade nella vasca, dovete buttarlo. I colori disponibili sono il solito nero, il blu molto carino, l’oro per chi vuole strafare e il lavanda per essere stilosi.
Display
Con 5.6 pollici lo schermo è abbastanza grande, e con un ratio 18:5:9 ha anche delle belle proporzioni. Alcune parti del display sono belle forti e salde, altre, specie in basso, sono più leggerine.
Il display del Samsung Galaxy A6 deve mascherare alcune cose. Come lo fa? con i colori. Il contrasto è eccellente e i colori altrettanto. Sono davvero forti forti e brillanti. Attivando l’opzione “Adaptative Display” la saturazione del colore viene esasperata al massimo: praticamente lo smartphone si trasforma in un pappagallo multicolore brasiliano, per capirci. Ma è ok: l’occhio gode e ci si trova molto bene.
Possiamo attivare anche la modalità Cinema, che esalta i colori primari RGB, Photo, che con la tecnologia DCI P3 è eccellente se abbiamo tanti rullini di immagini da vedere e se scegliamo il Basic otteniamo colori un po’ più attenuati.
Ma tanta esplosione di colore serve a farsi perdonare due cose che perdonabili non sono: primo, la nitidezza dei dettagli che è la più bassa della categoria. Qualsiasi altro smartphone dello stesso prezzo ha dettagli più nitidi.
Secondo la risoluzione. Non arriviamo nemmeno al Full HD, e la tecnologia PenTile, che unisce più pixel in piccole colonne indipendenti, fa in modo che il display sia accettabile ma a volte puntinato, ovvero si vede la grana dei pixel, specie nelle scritte più piccole. Se a questo aggiungiamo che non vi è nessuna tecnologia per aiutarci a vedere il display al sole, non possiamo proprio applaudire.
Samsung Galaxy A6 ha un buon design, anche se non sembra subito un ultimo modello
Alcune parti in plastica fanno subito capire che ci troviamo di fronte ad una versione pesantemente minore del Galaxy S9
Sul retro la fotocamera da 16MP e il sensore per le impronte digitali. E’ un po’ sporgente e un po’ lento
Sul fondo la carica USB classica: niente ricarica veloce nè wireless. Però abbiamo il jack da 3.5mm per le cuffie
Lo schermo è molto forte sui colori, ma pecca nella risoluzione che a volte è addirittura pixellata
Comodo e sottile, Samsung Galaxy A6 ha una ottima presa in mano
La modalità Adaptive Display esaspera i colori al massimo per compensare la bassa risoluzione
L’apparato hardware è appena sufficiente. Debole la scheda grafica
Il gaming è pesantemente limitato dalla GPU debole. Solo Asphalt 8 gira benissimo
I colori disponibili sono Bianco, Nero, Blu, Oro e Lavanda
Nel complesso, Samsung Galaxy A6 svolge funzioni che troviamo anche a minor prezzo. E’ decisamente uno smartphone da compromesso
Hardware
Sul Samsung Galaxy A6 troviamo un processore Exynos 7870 a 8 core. E’ una potenza riscontrabile in altri prodotti ben più datati come il Samsung Galaxy A3 e J7, il che parla da sè. I 3GB di RAM sono in linea con il mercato, ma nel complesso non possiamo essere esaltati dal suo hardware: si tratta di soluzioni sul mercato ormai da anni, e possiamo definirlo un prodotto dalle performance mediamente accettabili.
La GPU per la grafica è piuttosto debole. Consideriamo una specie di botta di fortuna che giochi come Asphalt 8 girino bene, ma nella maggior parte dei casi si vede che quanto al comparto grafico siamo piuttosto carenti. Il problema principale è che su prodotti con un prezzo simile troviamo un equipaggiamento hardware migliore, per cui sotto questo aspetto qualcosa non va.
Ovviamente il prodotto funziona bene, e l’utilizzo normale non è compromesso, ma appena chiederemo qualcosa di più, tutti i limiti verranno fuori.
Sistema operativo
Samsung Galaxy A6 arriva con un bel Android 8.0 Oreo, il che ci rende contenti. E’ un ottimo sistema operativo che risponde benissimo alle nostre esigenze. A questo sia aggiunge tutta la gamma di applicazione proprie di Samsung (tra cui Health per la salute e per aiutarci a mangiare bene) che rendono il Samsung Galaxy A6 piuttosto soddisfacente sotto questo aspetto. Preinstallate troviamo le funzioni di Google e di Microsoft, bene.
Le applicazioni sono organizzate non tanto in pagine a scorrimento orizzontale quanto sotto forma di un elencone a scorrimento verticale. Sulla sinistra della Home, troviamo invece l’assistente personale di Samsung, BixBy, che sarebbe una versione personale di Siri o di Google Assistant.
La principale funzione di BixBy è quella di presentare sotto forma di Post-it tutte le novità e gli aggiornamenti dalle proprie applicazioni o dai preferiti di internet. Insomma, un collettore delle novità che ci interessano. La troviamo una soluzione abbastanza interessante, perchè ci fa risparmiare il tempo di andare a spulciare una per una le notifiche delle app.
Buono anche il Secure Folder: una cartella raggiungibile attraverso una password che ci permette di radunare i contenuti più riservati e che non vogliamo siano visti nel caso in cui lo smartphone venga prestato o usato da qualcun’altro. Per quanto riguarda l’aggiornamento del sistema, siamo un po’ incerti. E’ molto probabile che sia possibile arrivare ad Android Pie 9, e le prestazioni non dovrebbero calare di molto. Certo, Samsung Galaxy A6 non starà agli update per anni come farebbe un Motorola One.
Gaming
Il Samsung Galaxy A6, come detto in precedenza, non ha alle spalle un hardware potente e la scheda grafica è decisamente carente. Per cui Asphalt 8 gira molto bene, e sembra quasi che Microsoft ne abbia fatto una versione solo per lui da quanto gira liscio. Ma se proviamo game come Minecraft o PUBG, i colori forti possono anche fare piacere, ma le pecche grafiche si sentono. La bassa risoluzione emerge chiara, per cui non possiamo considerare neppure per un momento il Samsung Galaxy A6 un dispositivo buono per il gaming.
Fotocamera principale
La situazione qui è a macchia di leopardo. Un 16MP è una fotocamera decente per questo prezzo. E’ piuttosto veloce nello scatto e questo ci fa piacere. Abbiamo anche un flash Led che possiamo regolare con tre differenti intensità di luce, e questo è un’altro vantaggio. Purtroppo, manca completamente uno stabilizzatore, per cui la probabilità di fare foto leggermente mosse è abbastanza alta se non prendiamo il giusto tempo per posizionare la mano o il braccio su una superficie dritta.
L’HDR, la tecnologia alla base della buona resa dei colori c’è, ma attenzione! Non è automatica. Insomma, l’utente si deve ricordare di attivarlo e impostarlo tutte le volte, e scommettiamo che un non-esperto a questo non ci pensa nemmeno. E questo non ci piace. Di nuovo, i risultati sono molto bipolari: se scattiamo in buone condizioni di luce, e intendiamo dire con una luce omogenea, lo scatto sarà eccellente. Ma se per caso inquadriamo un cielo luminoso con una parte più scura, ovvero la luce è anche solo parzialmente disomogenea, il risultato è pessimo.
Le foto di elementi naturali vengono benissimo, anche se il focus di oggetti particolarmente vicini è un po’ lento. Le immagini in notturna vengono generalmente bene, anche se i dettagli sono un po’ “morbidi”.
16MP di fotocamera per il Samsung Galaxy A6 sono buoni. In condizioni di luce regolare lo scatto è buono.
I paesaggi vengono ripresi sufficientemente bene e i sensori fanno il loro dovere
Belle le foto della natura, hanno una ottima resa. Anche se il focus è abbastanza lento
Se la luce è tanta il Samsung Galaxy A6 fa del suo meglio per bilanciare, ma il risultato è mediamente soddisfacente.
Gli scatti notturni sono ok, anche se i dettagli sono morbidi.
E qui andiamo male: Samsung Galaxy A6 gestisce in maniera insufficiente una luce disomogenea
Una foto notturna con alcuni punti luminosi centrali viene abbastanza bene, ma altri modelli fanno meglio
Video
Solo 1080p e nessuna possibilità di alta definizione in 4K. Il Samsung Galaxy A6 per la ripresa dei video si può definire “basico” senza appelli.
Audio
Lo speaker è posizionato in maniera originale sul bordo in alto a destra, vicino al tasto di accensione. Il risultato è che i suoni si sentono bene, ma i toni più alti stridono leggermente. Nel complesso una performance media. Bene la qualità delle chiamate.
Fotocamera selfie
Per scattarci un selfie abbiamo un’altro bel 16MP e stavolta il risultato è ottimo. Bene il volto, i colori, insomma, si può essere soddisfatti. Se vogliamo essere pignoli, i dettagli negli scatti in interno sono un po’ morbidi. Ma è un problema trascurabile.
Rete e chiamate
Tutto bene. Esiste anche la versione Dual SIM che si distingue per la scritta “Duos” sul retro. La gestione del doppio numero è ok. Supporta la connettività 4G LTE e i pagamenti con Samsung Pay e Google Pay, per cui possiamo stare tranquilli.
Memoria e dati
Partiamo dai 32GB, di cui 22 davvero utilizzabili. Se lo confrontiamo con i concorrenti, ci accorgiamo subito che prodotti come l’Honor 9 o il Moto G6 ne hanno già 64. Per cui la sforbiciata alla memoria è pure troppa. In alternativa, la versione da 64GB. Comunque, le solite schedine MicroSD espandono i GB fino a 256.
Batteria e durata
La batteria è buona. Con 3000 mAh al litio, abbiamo giocato per 90 minuti e con una luminosità alta e consumato solo il 9% di autonomia. Molto bene. Una giornata di pieno utilizzo, con la riproduzione di video YouTube, un paio di ore di musica e tanto Whatsapp ci ha permesso di arrivare a sera con il 15% per cui possiamo essere soddisfatti. Per quanto riguarda la ricarica però, non abbiamo nè la Fast Charge nè il wireless: per cui una volta attaccato il filo, mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo un bel 2 ore per tornare al 100%.
Funzioni
Samsung Galaxy A6 ha lo sblocco tramite riconoscimento facciale: funziona benino, anche se è abbastanza lento. Per accelerarlo un po’ possiamo provare ad abbassare leggermente gli standard di sicurezza, ma il risultato sarà sempre e comunque appena sufficiente. Ci piace molto il Dual Messenger: consente in sostanza di utilizzare un doppio account di qualsiasi cosa. Esempio pratico: un account Facebook personale e uno professionale. La stessa cosa si poteva fare scaricando app che consumavano un botto di batteria, per cui possiamo dire che questa idea è buona.
Bello anche l’Audio Separato, ovvero una modalità che ci permette, quando ascoltiamo musica in cuffia, di mettere in secondo piano i suoni delle notifiche, per evitare quel fastidiosissimo momentaneo abbassamento della canzone.
Nessun comando gestuale. Ma sinceramente ne sentiamo poco la mancanza.
Prezzo e disponibilità
Samsung Galaxy A6 è disponibile a partire da maggio 2018 e nel momento in cui scriviamo costa circa €250
Opinioni
Le opinioni sul Samsung Galaxy A6 non sono negative di per sè. Il prodotto viene giudicato anche abbastanza buono ed equilibrato nelle sue funzioni. Il problema però è che o sei veramente appassionato di Samsung, ti piace il suo mondo e l’ecosistema di questa casa produttrice ti affascina, oppure se non devi comprare per forza un Galaxy allo stesso prezzo puoi avere di meglio. Gli utenti segnalano alternative più valide come il Moto G6, l’Honor 9 e il Nokia 7 Plus.
Benchmark
I benckmark sono piuttosto impietosi: confrontato con diversi prodotti simili di altre marche e della stessa fascia, Samsung Galaxy A6 è sempre sotto. In particolare Honor 10, che spulciando le offerte si trova a €30/40 in più rispetto al Samsung Galaxy A6, lo surclassa sotto ogni aspetto.
Scheda tecnica
LANCIO
Annunciato
Maggio 2018
Stato
Disponibile
CORPO
Dimensioni
149.9 x 70.8 x 7.7 mm
Peso
159 g
Materiali
Vetro, alluminio
SIM
Singola SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
Motorola One è uno smartphone di fascia media che vuole fare una bella furbata: costare come un prodotto medio, ma assomigliare a quelli top. E in due modi: il primo è ricordare da molto molto vicino il design delle grandi star come iPhone X e Samsung Galaxy S9. Il secondo è infilarci delle funzionalità che di solito sono prerogativa dei prodotti più costosi, e in questo caso ci riferiamo allo strepitoso sistema operativo.
Complessivamente Motorola One riesce abbastanza bene nell’intento, e può soddisfare più di un utente. Ovviamente a patto di dargli uno sguardo bonario, perchè se andiamo a scavare, la differenza, pur con tutta la buona volontà, si vede.
Vuoi capire il prodotto in un minuto? leggi la slide
Design
Sembra un iPhone X. Bello il vetro lucido, abbastanza solida. Fa buona figura
Display
5.9 pollici, particolarmente lungo. Un notch esagerato. Qualità accettabile ma non eccellente
Hardware
Dotazione vecchiotta. Non siamo molto contenti
Sistema operativo
Strepitoso. Android Oreo 8.1. Update garantito ad Android Pie 9 e persino Android Q (10)
Rete e chiamate
Dual Nano SIM. Nella norma
Funzionalità
Google Lens aggiunge informazioni in sovraimpressione inquadrando con la fotocamera.
Google Photos e Assistant integrato. Alcuni comandi gestuali per rispondere al telefono o accendere la torcia.
Camera frontale
13MP con sensore di profondità. Abbastanza bene. Un paio di soluzioni per integrare le foto con altri colori o piccoli video, che sono carine.
Video
Niente 4K. Buoni, ma non eccezionali
Audio
Forte e chiaro. Un ottimo Dolby Audio
Camera Selfie
8MP, accettabili. Buona la funzione autoritratto e le modifiche post-scatto
Connettività
Nella norma. USB 2.0, sarebbe stato meglio il 3.0
Dati e memoria
64GB espandibili fino ai 256GB
Prezzo e disponibilità
Circa €250. Probabilmente in Europa per ottobre 2018
Opinioni
Appassionati lamentano poche idee, e il notch troppo grande non piace.
Benchmark
Prestazioni nella norma. Comunque superiori ad un Galaxy Note 4 o ad un LG Q6
Motorola One Recensione. Il Design
Lo abbiamo detto: Motorola One ha l’intento evidente di sembrare un dispositivo top di gamma, e lo fa, in maniera altrettanto evidente, parafrasando l’iPhone X e il Galaxy S9. Ci riesce? abbastanza. La struttura è composta da alluminio, ma soprattutto da una bella quantità di vetro lucido, che lo fa apparire decisamente brillante. Insomma, davvero bello, anche se dovrete pulire le ditate molto spesso.
Gli angoli arrotondati lo rendono scorrevole da infilare/estrarre dalla tasca e gli danno una bella impressione di solidità. Tuttavia, se lo stringiamo in mano, non è durissimo. Dà una vaga sensazione che sia “vuoto” o “leggero” anche se pur con una buona pressione non arriva a piegarsi. Una cosa importante: tanto vetro… scivola! Se non state attenti potete scommettere che vi svicolerà di mano, per cui considerate seriamente di abbinarlo ad una bella e cara cover ruvida.
Sul retro Motorola One copia palesemente iPhone X e posiziona sull’angolo in alto a sinistra la doppia fotocamera. Al centro invece spicca il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali, che però è stato abbellito dalla sfolgorante “M” del marchio. In alto, per la gioia di molti, l’entrata per il jack da 3.5mm mentre in basso la carica (o l’entrata) USB-C e due begli speaker. Sulla destra i pulsanti di accensione/spegnimento e per la regolazione del volume, mentre sul bordo sinistro l’entrata per le SIM.
I colori disponibili sono solamente bianco e nero.
Display
Il display è piuttosto originale. E’ grande, un 5.9 pollici, ma ha un rapporto di 19:9, ovvero è particolarmente rettangolare. Ed è un rettangolo bello alto, cosa che lo rende molto bello se vogliamo vedere un video o giocare, ma le dita potrebbero dover fare un po’ di stretching per arrivare fino al bordo superiore. Impossibile non notare un notch, quella porzione nera sul margine alto del display, che ospita la fotocamera, che è veramente grande. E’ una specie di buco nero impossibile da non notare, certamente fra i più grandi della categoria. In realtà è un po’ esagerato.
Quanto alla qualità, scricchioliamo. Motorola One ha un display IPS con la sola tecnologia HD+. Certamente buono, non possiamo lamentarci, ma con certe soluzioni che si vedono in giro, e non per forza solamente nei top di gamma, si vede che sotto questo aspetto ci dobbiamo un pochetto accontentare.
Motorola One è in vetro lucido, e si ispira in maniera evidente al design di iPhone X e Samsung Galaxy S9. E’ resistente anche se un po’ leggero
Il display è un rettangolo molto lungo con un notch decisamente pronunciato, che non a tutti è piaciuto
Il sistema operativo è bellissimo, e si aggiornerà per i prossimi 3 anni a venire. Davvero uno degli elementi più belli di tutto il Motorola One
Fotocamere abbastanza buone, ma niente video in 4K
Batteria. Dubitiamo possa arrivare agevolmente fino a sera tarda. Per fortuna è abbinata la funzione di ricarica rapida
Hardware
Accontentarsi è la parola chiave. Motorola One monta un Qualcomm Snapdragon 625. Ovvero un processore che ha ben tre anni e ha già sopportato due aggiornamenti. Abbinato ad una RAM da 4GB, nella media, possiamo dire che l’hardware non è il punto forte del prodotto. Questo significa che ci troviamo di fronte ad un dispositivo che può reggere un utilizzo normale, ma non ci troviamo in mano nulla di che.
La grafica è gestita da una GPU che è stata supportata dalla funzione Boost, in caso si lanci un video HD o ci si avventuri in un videogame. Non dubitiamo che qualche miglioramento questo boost lo porti, ma di miracoli non ne vediamo per niente. Non possiamo che rimanere “freddini” di fronte a tutto questo.
Sistema operativo
E qui facciamo festa. Ricordate quando abbiamo detto che Motorola One vuole inserire qualche genialata per sembrare un top di gamma? ecco, lo fa a livello di sistema operativo. Motorola One monta Android Oreo 8.1, che sfrutta poco batteria e processore, organizza al meglio le notifiche e ha funzioni carinissime come “Picture in picture” per cui puoi vedere ad esempio un video di YouTube mentre usi Facebook Messenger.
Ebbene, non solo la versione di Android è ottima, ma è aggiornabile con sicurezza ad Android 9 Pie, versione del sistema operativo basata sulla autoregolazione e su tutta una serie di comportamenti predittivi da parte delle app, che sono veramente una perla. E non basta: Motorola One rientra perfettamente nel programma Android One, ovvero in un sistema che garantisce l’update automatico e la diffusione delle patch e degli aggiornamenti di sicurezza per tre lunghi anni.
Ancora, non è finita: è prevista anche la compatibilità e il download addirittura di Android Q, la versione numero 10 del sistema, che è talmente avveniristica che al momento attuale non se ne conoscono del tutto le caratteristiche. Ovvero, un sistema eccellente che si aggiornerà per parecchio tempo a venire. E questo è uno dei punti più belli e appaganti di tutto Motorola One.
Rete e chiamate
Nulla da eccepire. Motorola One è un Dual Nano SIM e supporta tutte le reti, anche il 4G LTE. Per cui non dovreste avere problemi nè di campo nè di navigazione quando usate internet fuori casa.
Funzionalità
Motorola One cerca di stupire con diverse funzionalità. La più importante è certamente Google Lens preinstallata nella fotocamera: si tratta di una app di BigG che aggiunge informazioni alle foto che inquadriamo. Su un libro visualizziamo le opinioni dei lettori, se puntiamo la fotocamera su una pianta viene visualizzata la specie, nel caso di un dipinto compaiono sullo schermo dati dell’autore.
A questo si aggiunge un bello spazio gratuito su Google Photos per caricare nel cloud le nostre immagini, oltre ad un Google Assistant in perfetta forma.
Motorola One tenta di riprendere una vecchia abitudine della casa madre: dare comandi con i gesti. Se squilla il telefono, possiamo rispondere scrollando il dispositivo, mentre se diamo due colpi secchi in orizzontale si accende la torcia. Sono soluzioni che non hanno avuto uno straordinario successo nel tempo, ma Motorola ci prova di nuovo.
Camera frontale
Sul retro una bella fotocamera a due sensori. Il primo è un 13MP, abbastanza potente, supportato da un sensore da 2MP che si occupa di calcolare e gestire le profondità delle immagini. Con le foto così riprese, Motorola One permette di giocare attraverso due opzioni carine. La prima, Spot Color, permette di selezionare una porzione dell’immagine che verrà colorata, mentre tutto intorno rimane in bianco e nero. L’altra, Cinemagraphs, consente di registrare un piccolo video o GIF animata e posizionarla sulla foto, creando un misto “movimento-immagine ferma” di bell’impatto.
Apprezzabile, ma attenzione: per ottenere buoni risultati con queste due trovate, rimaniamo all’esterno e con buona luce, perchè negli interni il risultato non è molto soddisfacente.
Video
Eh no, niente video in 4K. Ci dispiace
Audio
Buono, molto buono. Motorola One ha il sistema Dolby Audio, per cui bassi e suoni di contorno vengono restituiti forti e chiari.
Camera Selfie
Per i nostri selfie abbiamo una discreta fotocamera da 8MP. Buona la modalità autoritratto, che corregge parecchi difettucci e consente di migliorare un po’ il nostro aspetto. Le funzioni sono piuttosto semplici ed intuitive.
Memoria
La classica memoria da 64GB espandibile tramite schedine MicroSD a 256GB
Batteria
Stiamo strettini. La classica batteria al litio non rimovibile, con 3000 mAh. Con una suite del genere di funzioni è possibile che si fatichi ad arrivare a fine giornata, per cui la batteria non può prendere un voto incoraggiante. Unica attenuante, la presenza della funzione Quick Charge, che promette (attenzione, promette) di caricare in 15 minuti il necessario per 6 ore di autonomia.
Prezzo e disponibilità
Per la disponibilità c’è un buon riserbo, e non possiamo dare molte informazioni. Si sa che uscità in parecchi paesi dell’Unione Europea. Forse ad ottobre 2018. Il prezzo invece, uno dei punti di forza del marketing mix di Motorola One è certamente al di sotto dei €300. Dovrebbe attestarsi sui €250.
Opinioni
Le prime opinioni del mondo americano non sono entusiaste. Due critiche: la prima è che ormai sembra di trovarsi di fronte a prodotti Lenovo con il marchio di Motorola. Frase che significa che hanno esaurito le idee e stanno copiando gli altri. E poi quel notch sul display per alcuni appassionati è un pugno in un occhio. Unito al fatto che in basso troviamo un’altra abbondante porzione nera, la scontentezza si sente.
Benchmark
Abbiamo il benchmark di Geekbench che ci dà una idea della potenza del Motorola One rispetto ai concorrenti. Nella analisi delle performance sul processore, e in particolare il singolo core, il punteggio è 876 mentre nel multicore (in totale ne ha 8) i punti sono 4299. Questo pone Motorola One come più potente del caro Galaxy Note 4 e dell’LG Q6, ma meno performante rispetto ad un Huawei Honor 7 e un (sic!) iPhone 5S.
Scheda tecnica
RETE
Technologia
GSM / HSPA / LTE
LANCIO
Announciato
Agosto 2018
Status
Ottobre 2018
CORPO
Dimensioni
– 149,9 x 72,2 x 7,9 mm
Peso
– 162 g
SIM
Single SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– Resistente agli schizzi d’acqua
DISPLAY
Tipo
IPS LCD capacitivo touchscreen, 16M colori
Misura
5.9 pollici, 89.8 cm2
Risoluzione
1080 x 2160 pixel, 18:9 ratio (~409 ppi)
Multitouch
Si
PIATTAFORMA
OS
Android 8.1 (Oreo), aggiornamento a Android 9.0 (Pie); Android One
Che internet fosse una rivoluzione era evidente fin dai suoi primi timidi vagiti, dal mondo dei forum ai primi videogiochi online, la rete è sempre stata foriera di innovazione e di cambiamento, fino a scatenare fenomeni inaspettati, come quello dei social che sono riusciti in breve tempo a ribaltare il concetto di intrattenimento, prima passando dalla nobilitazione televisiva e, successivamente, scavalcando il media morente e diventando loro stessi la principale fonte di intrattenimento.
Piattaforme come Youtube, Vimeo e tante altre, già da anni ci offrono contenuti audiovisivi prodotti sia da aziende che da amatori, fino ad arrivare ad assottigliare le differenze tra le produzioni con alle spalle compagnie e agenzie, e le autoproduzioni che riescono in certi casi a ottenere successi planetari. Ecco che con l’avvento dei social e di piattaforme come Facebook e Instagram, il successo e le tendenze hanno iniziato a provenire direttamente dai nuovi media, il colpo di grazie, o la spinta finale a seconda di come la vediamo, è invece giunta con l’invasione dei contenuti video, che hanno trasformato la rete con i suoi social e le sue piattaforme di sharing nella principale fonte di intrattenimento nella quotidianità delle persone, capaci di usufruire dei contenuti in qualsiasi luogo e attraverso ogni dispositivo dotato di una connessione.
È proprio in questo ambito che i contenuti video sono cresciuti a dismisura, forti anche del notevole miglioramento tecnologico dei dispositivi a nostra disposizione, dalle fotocamere, ai supporti sui quali visualizziamo i filmati, così come dell’avanzamento delle connessioni mobile che tra 4G e 5G si apprestano a coprire il gap con la fibra ottica e la classica e quasi passata ADSL.
Social network e mondo connesso
Nuove star
Come ci insegna il mondo di Youtube, le nuove star nascono e si sviluppano direttamente in rete, basti pensare a personaggi come XXXTentacion, genio trap morto recentemente che si è fatto strada tra soundcloud e Youtube, senza il bisogno di case discografiche e altri mezzi di espressione al di fuori del web e dei suoi video, così come il nostrano Young Signorino, fenomeno musicale che deve il suo successo alla possibilità di caricare video e canzoni liberamente, alla portata di tutti e consultabili dai milioni di utenti che ogni giorno prendono in mano il proprio smartphone centinaia di volte in cerca di nuovi contenuti, di intrattenimento e di modi per staccare il cervello o attendere magari un mezzo pubblico.
Viene a crearsi così un sistema diverso, inaspettato e in grado di sorprendere la stessa industria della pubblicità che si ritrova spesso a sprecare risorse e denaro per media poco seguiti, scommettendo su testimonial estremamente costosi e ignorando il fatto di poterne creare di propri o, semplicemente, della possibilità di colpire target ben precisi, semplicemente lavorando assieme a influencer di nicchia, magari meno noti, ma seguitissimi da una categoria precisa più utili e remunerativa di una platea televisiva. Il cuore di tutto rimangono però i video, magari scritti egregiamente, diretti con capacità, corredati da testi e foto, ma comunque video.
Prodotti audio-visivi diretti e in grado di coinvolgere immediatamente l’utente che se li trova davanti, forti magari di un avvio automatico sui social network e della brevità, arma senza precedenti da utilizzare al meglio specialmente quando si lavora su Instagram e Facebook, che permette inoltre di presentare il proprio messaggio senza fare perdere troppo tempo a chi abbiamo davanti, tenendo quindi la sua concentrazione al massimo con un filmato di impatto.
Nascono così nuovi successi, personaggi che guadagnano una fama un tempo impensabile semplicemente facendo ciò che gli piace condividendolo, brand che si sviluppano dal nulla, che trasformano un’idea in realtà con una campagna video e un crowdfunding. Tutto questo va a delineare una nuova realtà, una concezione differente del media e un modo nuovo di crescere attraverso il web.
Il video come mezzo di espressione della contemporaneità
Come abbiamo visto, tutto ruota intorno al video, ai filmati della rete che ritroviamo poi su Whatsapp, sulle piattaforme di sharing, sui social e così via. La novità anche in questo campo è l’assoluta semplicità nella creazione di un video.
Movavi, app dedicata all’editing video utilizzata da esperti e principianti
Mentre un tempo creare un contenuto di questo genere avrebbe necessitato strumenti estremamente costosi, un montaggio fatto da un professionista e altre spese accessorie (oltre alla capacità tecniche del regista), al giorno d’oggi i video si realizzano con lo smartphone, video rapidi e amatoriali, così come clip e produzioni di alto livello. Tutto diventa alla portata di tutti, rendendo quasi inutile la figura stessa del regista, dal momento che, alcune delle menti più brillanti della realtà web, hanno fatto tutto in modo assolutamente privato, trovando soluzioni innovative, spesso proprio grazie alla loro scarsa conoscenza delle regole della regia.
Ed ecco che si passa all’editing, vero cuore della realizzazione di un contenuto appetibile al pubblico. L’editing video oggi si fa con i software, non c’è più bisogno di uno studio o di un esperto ma semplicemente di una app e di qualche tutorial, leggete quiper esempio, per capire quanto sia ormai semplice sfruttare uno di questi strumenti per improvvisarci registi e creare contenuti che possono facilmente raggiungere milioni di persone. Non servono più super pc, o studi video per ottenere risultati ottimali, basta un piccolo interesse verso i software a nostra disposizione, pochi click e il video è servito.
Ci ritroviamo così di fronte a un sistema dove la possibilità di avere successo, di mettere in mostra il nostro lavoro o di affermarci in questo o in quell’altro campo, dipendono semplicemente da noi, dalla nostra voglia di metterci alla prova e da quello che abbiamo da comunicare; che si tratti di geniali tecniche di marketing, di arte visiva, di musica, di moda o letteratura, tutto sta nella capacità di sfruttare al meglio il mondo dei social, il web e i contenuti video, colonna portante dell’internet moderno. Le stelle del web sono tutte nate così, e la loro capacità di influenzare e creare tendenze è ben superiore dei personaggi che arrivano da realtà del passato. Il futuro è sulla rete, che lo vogliamo o no, chi ha aspirazioni aziendali o artistiche di qualche genere, dovrebbe quindi far bene i conti e iniziare a prepararsi a debuttare in questa realtà poliedrica e dalle infinite possibilità
Un grande passo in avanti. Con i suoi pregi e i suoi difetti, ma un gran bel passo in avanti. Questo è lo spirito del nuovo Sony Xperia XZ3, chiamato a scrollarsi di dosso un po’ di vecchiume e farsi nuovo. Riuscendoci abbastanza bene, in alcuni casi, dimostrando di dover mangiare ancora un po’ di “pane”, in altri. Ma comunque, l’intento è quello di guardare negli occhi Samsung, Apple e Huawei senza più timori.
Vuoi capire il prodotto in un minuto? leggi la slide
Design
Molto bello. Misto alluminio e vetro, effetto "bombato". I bordi incurvati lo fanno assomigliare al Samsung
Display
Bellissimo. Grande, aggiornato a tecnologia OLED, bordi arrotondati. Eccellente
Hardware
Nulla di nuovo rispetto al predecessore. Velocità sufficiente per le sue funzioni
Sistema Operativo
Android 9 Pie. Molte personalizzazioni e previsioni intelligenti. Tante app Sony (alcune inutili) e Netflix preinstallato
Rete e chiamate
Dual Nano SIM. Supporto reti ok
Funzionalità
SideSense: ovvero tocchi due volte su un lato e appare un menù con le app più usate
Smart Launch: lo metti in orizzontale e apre da solo la fotocamera
Ambient Display: 5 combinazioni di grafica, notifiche e stile delle icone
Fotocamera frontale
Classica 19MP. Ottime foto, a volte un po' sovraesposte
Video
Bellissimi video 4K HDR. Slow Motion migliore del mercato
Audio
Molto forte con bassi potenti
Fotocamera Selfie
Aumentata a 13.2MP. Strumenti di miglioramento viso abbastanza buoni
Memoria
Solo una versione da 64GB, espandibile fino a 512GB
Batteria
Buona durata. Cavo USB, ricarica rapida e Wireless
Prezzo/Disponibilità
Circa €800. Arriva per inizio ottobre 2018
Opinioni
Ad alcuni piace l'aggiornamento, altri dicono che ormai assomiglia ad un Samsung
Problemi
Niente jack da 3.5mm e niente sblocco tramite riconoscimento facciale
Sony Xperia XZ3 recensione: la storia
Sony ha fatto la storia della tecnologia, proponendo, non solo nel ramo degli smartphone, delle innovazioni epiche. Eppure proprio nel settore mobile era rimasto abbastanza vecchietto, almeno fino al Sony Xperia XZ2, dove l’entrata in gioco del nuovo design “Ambient Flow” lo rese finalmente un prodotto che non sembrava teletrasportato da un’altra epoca. Insomma, la Sony si era svegliata.
Ma per compiere un nuovo balzo in avanti, serviva perlomeno mettersi al pari con i leader, e Sony Xperia XZ3 lo fa, soprattutto a partire dallo schermo. I contatti con aziende come LG e Sharp hanno dato buoni frutti e quando apri la scatola il “Wow!!” che ti esce spontaneo, non è più molto dissimile da quello che fai con Samsung o Apple. Ovviamente, crescere significa a rinunciare a qualcosa di vecchio, che non a tutti è piaciuto: insomma, nessuna crescita è indolore.
Design
Molto bello. Sony Xperia XZ3 è sensibilmente differente rispetto ai suoi predecessori e tirato fuori dalla tasca fa la sua bella bella figura. E’ interamente costruito in metallo, con una scocca che ricorda quella degli aerei (almeno così dice con un po’ di enfasi il produttore). Ma il bello è l’unione del vetro che gli dà un bellissimo effetto “bombato”, conferendogli allo stesso tempo molta forza e tanta tanta resistenza. E’ leggermente più duro e spesso dei suoi competitor, ma ci piace.
E’ disponibile in quattro colori. Il Black è piuttosto elegante anche se, attenzione, si trasforma facilmente in un raduno di ditate che rovinano un po’ l’effetto, a meno che non lo puliate ogni mattina come fareste con degli occhiali di vista. Il White Silver, abbastanza caruccio, ma soprattutto il Forest Green e il Bordeaux Red, due colori decisamente originali rispetto alla media che lo fanno risaltare molto bene, e dove le ditate si vedono decisamente di meno.
Visto frontalmente abbiamo in alto gli speaker e in basso la fotocamera frontale. Sul fondo troviamo l’entrata per una ricarica USB-C, ma niente (oddio!) jack da 3.5mm! Sul retro ecco spiccare al centro la fotocamera e il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali. Accipicchia, quest’ultimo è posizionato piuttosto maluccio, e i primi test lo definiscono abbastanza scomodo.
Sul bordo sinistro assolutamente niente, mentre sul destro i cari e vecchi controlli per il volume, l’accensione e l’entrata delle schedine.
Il tutto è davvero resistente. Non solo la combinazione di alluminio e vetro contribuisce ad una solidità generale che si sente parecchio, ma è protetto dalla polvere, dall’acqua, dove può essere immerso oltre un metro fino a 30 minuti, e dai graffi, grazie alla tecnologia 3D Gorilla Glass 5, che mira a rendere il Sony Xperia XZ3 un dispositivo veramente molto molto difficile da rovinare.
L’impressione generale del design è veramente buona, anzi… diciamola tutta. Sembra un bel Samsung!
Display
Eccoci al cuore della rivoluzione apportata nel Sony Xperia XZ3. Innanzitutto le dimensioni: un bel 6 pollici con una ratio di 18:9, dà veramente tanto bello schermo da guardare. Sony Xperia XZ3 è immune alla moda del Notch, quella rientranza nera che ospita di solito la fotocamera, con lo schermo che si estende alla sua destra e alla sua sinistra. No, qui abbiamo un bel rettangolo.
Quanto a qualità, Sony Xperia XZ3 può essere annoverato nei cataloghi: la casa madre ha abbandonato definitivamente il vecchio display IPS LCD, utilizzato strenuamente negli ultimi anni, è si è convertita al P-OLED. La nuova tecnologia, che nasce grazie alla collaborazione con la Bravia, offre uno schermo veramente stupendo. E’ brillantissimo nei colori, che sembrano saltare fuori dallo schermo, non meno che la resa del nero dei caratteri, che sembrano stampati. Bello e vivido, il display di Sony Xperia XZ3 è dotato di tecnologia QHD+ per la riproduzione dei video.
Questo tipo di qualità, in particolar modo l’HDR10, si adegua perfettamente agli standard con cui Amazon, YouTube e Netflix riproducono i film e le serie. Anzi, Sony e YouTube hanno anche stipulato un accordo per cui Sony, con questo tipo di codifica, invia più facilmente i video su YouTube, che li digerisce meglio e li riproduce con grandi prestazioni su tutti i dispositivi simili.
DisplayMate, un leader nel giudicare la bellezza dei display ha contrassegno lo schermo di Sony Xperia XZ3 con una bella A+, e possiamo dire che questo tipo di display non ha più da temere il Galaxy Note 9.
Ma non è finita: il display del Sony Xperia XZ3 ha i bordi incurvati. E pure molto. Copiando…ehm.. riprendendo la moda Samsung, il Sony Xperia XZ3 ha una eccellente curvatura dello schermo ai quattro angoli, dando una sensazione di spazio davvero gradevole. Per cui, tanti complimenti al display!
Hardware
Sotto questo aspetto nulla di nuovissimo. Il processore Qualcomm Snapdragon 845, abbinato ai 4GB di RAM è lo stesso del predecessore, il Sony Xperia XZ2. Per cui a livello di “motore” poco o nulla è stato fatto. In realtà c’è qualche piccola variazione: stando ai benchmark possiamo dire che è leggerissimamente più veloce, ma certamente non è facile notarlo e comunque in un prodotto successore di un altro, ci aspettiamo qualcosa di più.
Certo, il dispositivo è veloce e si utilizza benissimo, per carità, ma certamente possiamo affermare che il potenziamento dell’hardware non era tra le priorità dei progettisti.
Sistema Operativo
Sony Xperia XZ3 ci arriva con un bel Android 9 Pie nuovo di zecca. E questo è bello: la versione Pie è incentrata sulla capacità di adattamento. Ad esempio, a seconda delle applicazioni che usiamo, Android Pie gestisce al meglio la batteria. Oppure la luminosità dello schermo si adatta a seconda del luogo e dell’ora del giorno. E ancora, le applicazioni si adattano al tempo: ad esempio, Google Maps, al mattino, ti mostra come suggerimento il percorso per andare in ufficio, immaginando che tu stia andando a lavorare.
E addirittura, Android 9 Pie cerca di farti usare lo smartphone meno e in maniera più intelligente, mostrandoti un riassunto del tempo impiegato in ciascuna applicazione, con il sottile intento di farti sentire in colpa, “annebbiando”, pur potendole usare, le icone delle app di cui stai abusando.
Tutto questo sul Sony Xperia XZ3 funziona alla grande. A questo si aggiunge la solita gamma di applicazioni native di Sony, carine anche se alcune non si utilizzano praticamente mai, mentre troviamo preinstallato Netflix, per tutti gli appassionati. Avere Android 9 Pie, inoltre, è garanzia di ricevere per un bel pezzo anche gli aggiornamenti direttamente da mamma Google, il che è davvero una ottima notizia.
Sony Xperia XZ3 è un balzo in avanti per la casa produttrice che abbandona alcuni retaggi del passato
Di tutti i colori, uno dei più belli e femminili è il Bordeaux Red
Bellissimo anche il colore Forest Green, dove si vedono poco le ditate
La versione nera è la più elegante, anche se bisogna tenerlo ben pulito per far risaltare il vetro bombato
Il display approda finalmente alla tecnologia OLED e lo rende allo stesso livello, o quasi, di Samsung ed Apple
Niente Notch per il Sony Xperia XZ3. Un normale rettangolo, molto luminoso
In basso l’entrata per la ricarica tramite USB e niente jack da 3.5mm, scelta molto criticata dagli appassionati
Il retro è resistente e abbastanza bello. Scomoda la posizione del sensore per il riconoscimento delle impronte digitali
Il Sony Xperia XZ3 in tutta la sua bellezza. Sì, tirato fuori dalla tasca fa un bel figurone
Sony Xperia XZ3 è piuttosto compatto e resistente, appena più spesso dei suoi diretti competitor
Estraendolo dalla tasca e posizionandolo in orizzontale, attiva da solo la fotocamera. Foto buone, ripresa video davvero bella con il 4K HDR
Sony Xperia XZ3 è abbastanza sottile. La combinazione alluminio più vetro potrebbe essere sensibile al calore se usato per molte ore
Visto di profilo il Sony Xperia XZ3 ha notevolmente migliorato la sua estetica. Lato destro con i cari e vecchi comandi, lato sinistro completamente libero
Rete e chiamate
Supportata appieno la connettività, il che ci rende contenti, anche se è normale per un dispositivo top di gamma. Sony Xperia XZ3 è pienamente Dual SIM e in particolare due Nano SIM, trovano felicemente posto nel corpo del dispositivo. Una sbavatura: una volta inserite bisogna riavviare per ottenerne il riconoscimento. Questo si potrebbe anche correggere, suvvia!
Funzionalità
SideSense
Tante belle funzionalità. La prima da citare è certamente Side Sense. Avete presente che il display, oltre ad essere bello e grande ha anche gli angoli smussati? ecco, se toccate due volte un lato dello schermo, ecco uscire allo scoperto un bel menù e una lista di app. Insomma, Sony Xperia XZ3 prova a reinventare l’interfaccia utente attraverso questo giochino. Il risultato è abbastanza carino: il menù si capisce bene, e le app più utilizzate vengono posizionate mano mano in alto, per maggiore comodità.
Ovviamente possiamo aggiungerle o modificarle manualmente. In realtà la funzione non è di immediata comprensione, anche per un fatto di abitudine o di cultura. In altre parole, sebbene sia una buona idea, rischia di diventare uno di quegli accorgimenti di cui ti dimentichi completamente, se non quando per caso lo attivi.
Smart Launch
Smart Launch invece è pensato per venire incontro agli scatti fotografici fatti in velocità. Se tiri fuori il Sony Xperia XZ3, e lo posizioni in orizzontale, si attiva automaticamente la fotocamera, e con un tocco sullo schermo puoi scattare la tua bella foto. E’ uno degli sforzi che Sony sta facendo nel settore dell’intelligenza artificiale o quantomeno nella previsione del comportamento dell’utente. Funziona nella stragrande maggioranza dei casi, solo in alcuni episodi c’è voluto qualche secondo prima di Smart Launch andasse in funzione.
Ambient Display
Ambient Display è pensato invece per creare una determinata “atmosfera” sul tuo Sony Xperia XZ3. Si tratta di un set grafico preimpostato con 5 stili differenti di orologio, notifiche, controller e grafica delle icone, facilmente modificabili dal pannello di controllo. Niente di rivoluzionario ma abbastanza carino.
Photo Playback
A questo si aggiungono altri piccoli “fiocchetti” come Photo Playback, dove le ultime foto scattate o quelle che selezioni appositamente, vengono mostrate a scorrimento nello stesso stile delle Tiles di Windows 10. E ancora, la possibilità di creare delle impostazioni già pronte per la navigazione su internet o la fotocamera, che si possono attivare all’istante grazie ad una icona-scorciatoia posizionata nella tua Home.
Fotocamera frontale
La fotocamera frontale del Sony Xperia XZ3 non ha subìto modifiche importanti rispetto al predecessore. Abbiamo i nostri bei 19MP. Perchè? sostanzialmente perchè il Dual Sensor che era stato montato sul Sony Xperia XZ2 era troppo spesso e non ci stava in una scocca così sottile, per cui si è tornati alla soluzione Single Sensor. Nonostante questo possiamo scattare delle foto eccellenti, nei dettagli e nei colori, anche in movimento.
Sony ha pensato ad una cosa: quando si fanno le foto con il cielo luminoso, spesso si sbaglia, per cui ha creato una funzione che si occupa di gestire un cielo soleggiato, lavorando sulla esposizione e su una bella serie di regolazioni. La cosa ci piacerebbe, ma in compenso in altre condizioni si rischia una sovra esposizione, per cui si è aggiustato da un lato per sbagliare dall’altro.
Sony Xperia XZ3 offre così una buona soluzione per scattare le foto. Ma rispetto al Galaxy Note 9 e all’iPhone X? no, non ci arriva ancora. In parte per le lenti, in parte per le soluzioni software, eccellenti, ma che ancora non reggono pienamente il confronto.
Video
La ripresa dei video è piacevolissima. Per due motivi: il primo è il poderoso e visibile sforzo della casa madre, che riesce ad offrire con orgoglio una splendida ripresa in 4K HDR. Il 4K per le immagini e la loro nitidezza, e l’HDR per i colori. Davvero un risultato eccellente. Secondo, davvero una figata lo Slow Motion: realizzato tramite tecnologia Spectra 280, è in assoluto il top che esista sul mercato. Niente come un Sony Xperia XZ3, al momento attuale, ti fa degli slow motion più belli.
Inoltre, come accennato, i video vengono codificati già per l’upload di YouTube, con il massimo della qualità possibile. Sotto questo aspetto, ottimo lavoro.
Audio
Molto bene anche il comparto audio. Innanzitutto per mere questioni di grandezza: gli speaker sono il 20% più grandi rispetto al Sony Xperia XZ2, per cui il volume è più forte. Ma il merito principale va al Dynamic Vibration System, che si basa su un motore per far vibrare lo smartphone più grosso e potente e un software che, analizzando le vibrazione stesse, è in grado di sincronizzarle con la musica. Il risultato è un audio di notevole livello, con dei bassi strepitosi.
Fotocamera Selfie
Se per la fotocamera frontale non segnaliamo nessun passo in avanti, quella dedicata ai selfie invece è migliorata. 13.2 MP per degli autoscatti davvero belli. A questo si aggiunge la funzione per migliorare il nostro viso: si può rendere più sottile, ingrandire leggermente gli occhi e aumentare la luminosità della pelle. L’operazione viene fatta in automatico grazie al riconoscimento dei volti, ma possiamo intervenire manualmente. Ovviamente, non arriviamo ai filtri di Instagram, ma diciamo che dei buoni risultati si possono ottenere con poco sforzo.
Memoria
Sony Xperia XZ3 ha solo una versione da 64GB. Ma con le solite schedine MicroSD possiamo tirare fino ai 512GB
Batteria e durata
Sony Xperia XZ3 è equipaggiato con una batteria non rimovibile da 3.330 mAh. Dovrebbe bastare per un uso quotidiano non eccessivamente intensivo: probabile che si arrivi a sera con il classico 15/20%. Per la ricarica ci dobbiamo appoggiare al cavetto USB per una velocità ottimale. Abbiamo anche la tecnologia Fast Charge, quella che in 30 min te lo riempie fino al 100%, e in più c’è la ricarica Wireless che è comunque abbastanza veloce.
Prezzo e disponibilità
Sì, il dispositivo è un top di gamma e il prezzo lo accompagnerà. Sony Xperia XZ3 dovrebbe costare dai €700 agli €800. La disponibilità è annunciata per l’inizio di ottobre di quest’anno.
Opinioni
I primi a provarlo sono stati gli utenti asiatici. Che dicono? alcuni sono entusiasti, e sono davvero felici che Sony Xperia XZ3 si sia finalmente svecchiato e offra soluzioni che sembravano mancare. Altri lo criticano perchè… sta diventando un Samsung! Sony ha sempre scritto la storia della tecnologia con le sue innovazioni, e il suo andare dietro ai leader finendo per assomigliargli sta deludendo alcuni fan. Insomma, sembra che abbia poche idee.
Una critica che si muove nei quattro angoli del globo: dannazione, non c’è il mini jack da 3.5mm!
Problemi
Per ora Sony Xperia XZ3 non presenta problemi importanti. L’unico veramente degno di nota è la scomodità del sensore di riconoscimento delle impronte. Le ragazze, con la mano più piccola ci arrivano, ma con le mani più grandi il cerchietto è posizionato troppo in basso e diventa scomodo. Infine, non è un vero e proprio problema, ma Sony Xperia XZ3 non ha la funzionalità di sblocco del dispositivo tramite riconoscimento facciale.
Scheda tecnica
RETE
Technologia
GSM / HSPA / LTE
LANCIO
Annuncio
Agosto 2018
Rilascio
Primi di ottobre
CORPO
Dimensioni
158 x 73 x 9.9 mm
Peso
193 g
Chassis
Alluminio e vetro con Gorilla Glass 5
SIM
Singola SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– IP65/IP68 resistente a polvere e acqua (fino a 1.5m per 30 min)
DISPLAY
Tipo
P-OLED capacitivo touchscreen, 16M colori
Misure
6.0 pollici, 92.9 cm2 (~80.5% ratio)
Risolutione
1440 x 2880 pixel, 18:9 ratio (~537 densità ppi)
Multitouch
Sì, fino a 10 dita
Protezione
Corning Gorilla Glass 5
– HDR BT.2020
– Display Triluminos
– Motore X-Reality
– Ricarica Super veloce (Quick Charge 3.0)
– Ricarica Qi wireless
– Xvid/MP4/H.265 player
– MP3/eAAC+/WAV/Flac player
– Visualizzazione documenti
– Editor di foto e video
L’LG G7 Fit è il fratellino minore tra i prodotti della casa coreana del 2018. Può andare bene per quelli che vogliono un prodotto grande e che sembri in linea con dispositivi più blasonati, ma alla fine lo utilizzano sostanzialmente per telefonare.
Oppure se volete fare un dispetto ad un appassionato di tecnologia, che quando vorrà qualcosa di più dovrà cercare qualcos’altro. E’ una battuta, certo, ma fa ben capire il senso di questo prodotto. Uno smartphone di fascia media, che non rimarrà certo negli annali della tecnologia, ma che qua e là, ha qualche “guizzo” interessante.
Vuoi capire il prodotto in 1 minuto? Leggi lo slider
Design
Buono, abbastanza elegante. Estremamente resistente a polvere e acqua.
Display
Grande e luminosissimo. Si vede anche in pieno sole
Hardware
Processore di ripiego. Adatto solo per funzionalità medie. Poca RAM
Sistema Operativo
Android Oreo 8.1. Bel sistema, non stressa troppo l'hardware, alcune funzioni carine.
Rete e chiamate
Dual Nano SIM, molto bene. Supporta la rete 4G LTE.
Funzionalità
Nulla di particolare. Solo il riconoscimento impronte digitali
Camera frontale
16MP. Abbastanza buona. Carina la funzione che capisce da sola il contesto della foto.
Video
Accettabili. Riesce a fare video in 4K se c'è buona luce.
Camera Selfie
Poco più di un sensore. Niente di che
Connettività
Nella norma, ma Bluetooth vecchio.
Memoria dati
Da 32 o 64GB. Molto espandibile fino a 256GB
Batteria
Una giornata scarsa. Però si ricarica molto velocemente
Benchmark
Per ora si posiziona a metà fra i suoi competitor.
Recensione LG G7 Fit. La storia del prodotto
LG ha lanciato sul mercato il suo prodotto di punta: LG G7 ThinQ, una vera nave ammiraglia che può competere con i top del settore. Tuttavia, dal momento che vi sono presentazioni di nuovi prodotti a ritmo regolare, la LG è solita creare delle versioni minori dei suoi prodotti top, in modo da essere presente sul mercato e non far vedere che non sta producendo nulla.
Per questo sono nati LG G7 One, un buon prodottino, e LG G7 Fit, che sono sostanzialmente dei “gregari”. Presentati entrambi all’IFA 2018 di Berlino questi sono, per stessa ammissione dei loro dirigenti, pensati come “ponte” per i dispositivi più importanti.
E’ in quest’ottica che deve essere visto LG G7 Fit, un prodotto di passaggio, come un centrocampista con un buon palleggio. LG G7 Fit si candida ad essere il successore dell’ormai vetusto LG G6.
Design
Il design di LG G7 Fit è buono, ben diverso dai fratelli maggiori, ma abbastanza carino. Possiamo dire che tirandolo fuori dalla tasca non farete un figurone eccezionale, ma non sembrerà nemmeno un telefono vecchio da preistoria. L’impressione generale è di un “buon, grande telefono”, diciamo. E’ fatto prevalentemente da alluminio con qualche parte in vetro, e in mano è ben saldo. Uno dei “guizzi” di cui vi parlavamo, è la sua resistenza.
LG G7 Fit è grande e piacevole da vedere. E’ un piccolo carrarmato, resistente alla polvere e all’acqua. Lo schermo è brillantissimo e fa una ottima impressione.
Il problema è l’hardware decisamente povero. Costruito con un processore di ripiego è condannato ad essere un prodotto di fascia media senza troppe pretese
Alcune soluzioni sono interessanti, come la ottima connettività e i suoni molto potenti. Purtroppo è fuori dal programma di update di Android, ma dovrebbe riuscire a passare da Oreo 8.1 a 9 Pie.
E’ certificato IP 68. Ovvero, ha una straordinaria resistenza alla polvere, per cui non si formerà praticamente mai quella fastidiosa patina di polvericcio che sa tanto di “vissuto”, ed è completamente impermeabile. Potete immergervi per oltre un metro di profondità fino a 30 minuti, e LG G7 Fit non farà una piega. In teoria, questo tipo di certificazione supera anche 14 test militari. Traducendo in realtà, non potete andare in missione di guerra, ma se vi cade accidentalmente più volte, o se lo mettete nella tasca posteriore e vi sedete, non ve lo ritroverete in pezzi. Insomma, è un fratellino piuttosto “tosto”.
Dietro, troverete in una sola linea verticale, la fotocamera, il LED che funge da flash, e il bollino per il riconoscimento dell’impronta digitale. Per il resto, è dotato di tutte le classiche entrate per la ricarica, le cuffie e la schedina di memoria. LG G7 Fit è disponibile in due colori: Aurora Black e Platinum Grey.
Display
Il Display è bello. Grande, piuttosto grande, fa la sua buona figura. E LG ha avuto la furbata di dotarlo della sua tecnologia Bright Display, dove è leader nel mercato, per cui è luminosissimo, quasi accecante. I colori sono davvero sparati con grande forza e i vostri occhi non potranno non apprezzare. Mettendolo a piena luminosità potete vedere tutto anche in una giornata di sole.
E questo è un punto di forza. E’ dotato anche lui del Notch, una rientranza in alto e al centro, dove troviamo il sensore per i selfie, con lo schermo che si posiziona alla sua destra e alla sua sinistra: è una moda recente per sfruttare tutto lo spazio disponibile.
Certamente, il display, uno dei punti di forza del prodotto.
Hardware
E qui casca l’asino. Quello che definisce il prodotto di fascia media e che non lo porterà mai alle luci della ribalta è esattamente il suo hardware. Diciamolo chiaramente: ha delle soluzioni di ripiego. Nonostante sia dotato di un processore Octa-Core e una GPU dedicata per la grafica, il vero problema è che la CPU è una Snapdragon 821, ovvero una soluzione rilasciata nel 2016 dal produttore Qualcomm, per sostituire il problematico Snapdragon 820. Capito perchè diciamo “di ripiego?”.
Inoltre abbiamo 4GB di RAM, che non è una enormità. Tradotto in termini pratici, significa che il dispositivo può reggere un normale utilizzo, la navigazione sul web e un discreto numero di applicazioni in background, ma scordatevi di utilizzarlo per i videogiochi più impegnativi, altrimenti vi fumerà in mano, e non potrete tenere allegramente millemila app aperte, pena un sensibile rallentamento delle prestazioni.
Sistema Operativo
A compensare l’hardware decisamente limitato, il sistema operativo Android Oreo 8.1. LG ha scelto questa versione di Android proprio perchè ha delle limitazioni nell’utilizzo delle applicazioni e nella gestione dei dati, che consente di stressare di meno il processore e la batteria. Insomma, non avendo chissà cosa nel motore, perlomeno il sistema operativo è clemente. Android Oreo 8.1 offre una gestione delle notifiche veramente intelligente, dividendole per categorie e permettendo di silenziarle per un lasso di tempo a scelta.
Troverete la funzione “Picture in picture” per cui potrete visualizzare una applicazione più in piccolo mentre ne eseguite un’altra: esempio pratico, un video di Youtube mentre usate Whatsapp.
In teoria Oreo 8.1 sarebbe collegato al programma Android One, ovvero ad una funzionalità che garantisce l’aggiornamento del sistema operativo per almeno 18 mesi. Ce l’hanno LG G7 ThinQ e LG G7 One, ma non il Fit. Tuttavia, osservando le specifiche tecniche, dovrebbe essere possibile aggiornare lo stesso alla prossima versione di Android 9, detta Pie.
Non troveremo nemmeno il Google Assistant, che è troppo per le forze a disposizione di LG G7 Fit.
Rete e chiamate
Qui andiamo meglio. LG G7 Fit è Dual SIM, per cui supporta pienamente due belle Nano SIM per la gestione di un doppio numero. Inoltre, prende tutte le reti compreso il 4G LTE, per cui è molto probabile che abbiate campo nella stragrande maggioranza delle situazioni, e anche con la connessione dati, dovreste navigare in internet con grande stabilità.
L’audio delle telefonate è ottimo: non che abbia nulla di straordinario, se non la solita funzione di riduzione del rumore, però la voce è forte e chiara. Su questo aspetto, nulla da eccepire.
Funzionalità
Le solite: bussola, giroscopio, cronometro, niente di particolare. Comunque LG G7 Fit riesce ad integrare il riconoscimento e lo sblocco tramite impronta digitale. La procedura è sempre quella: si spinge con il polpastrello per quattro o cinque volte. Supporta fino a 5 impronte e lo sblocco è immediato. Ovviamente, da un “fratellino” non possiamo aspettarci molto altro.
Camera Frontale
Sotto questo aspetto LG G7 Fit si difende bene. Oddio, siamo sempre nella fascia media, per cui non aspettatevi di trovare chissà cosa. La fotocamera frontale infatti è di 16MP, che ormai è d’abitudine. Comunque LG ha provato a metterci qualcosa in più aggiungendo la funzione AI Cam, che starebbe per Intelligenza Artificiale Cam. Si tratta di una funzione per cui il software della fotocamera è in grado di capire da solo il contesto in cui ci troviamo, e adatta automaticamente le impostazioni per aiutarci a compiere un buono scatto.
Il cervellino di LG G7 Fit riconosce da solo fra “Persone, Cibo, Animali, Paesaggi, Città, Fiori, Alba e Tramonto” e si autoregola. Ovviamente il LED funge da flash per le condizioni di scarsa luminosità. Dati gli strumenti a disposizione possiamo aspettarci un lavoro abbastanza buono.
Audio e video
Per quanto riguarda il video, ci troviamo di fronte ad una qualità media, anche se possiamo registrare video in ultra definizione 4K. Ovviamente dobbiamo fare i conti fra quello che viene promesso e gli oggettivi limiti strutturali del prodotto. Diciamo che in condizioni di buona luce, si possono ottenere dei video abbastanza belli e molto nitidi. Ma non aspettatevi miracoli al crepuscolo o con oggetti in rapido movimento.
L’audio invece è veramente ottimo. Non solo quello delle chiamate, come dicevamo prima, ma anche quello della musica. Perchè LG in questo caso è stata molto intelligente, e ha inserito la funzionalità Boombox Speaker. Ovvero, la struttura dello smartphone è pensata per funzionare da cassa di risonanza per la musica, e questo significa che se facciamo partire un brano dalla nostra playlist, il suono “rimbomberà” nel telefono con un sensibile aumento dei bassi. Questo è molto carino.
Camera selfie
Per i selfie abbiamo un sensore, che fatichiamo a definire camera, di 8MP. Certo, possiamo farci i selfie, ma se volete fare i fighi su Instagram vi ci vorrà molto molto editing successivo.
Connettività
Classica, nulla di particolare. A tratti vecchietta, come il Bluetooth che è rimasto a 4.2 mentre siamo al 5.
Memoria
LG G7 Fit ha due versioni da 32 e 64GB. Per chi non ha una grande mole di dati può andare bene, diciamo che siamo nella media. Per fortuna la memoria è molto molto allungabile. Tramite le solite schedine SD possiamo arrivare a 256GB, che dovrebbero bastare anche per un fotografo.
Batteria e durata
La batteria ha una buona durata. Con 3000 mAh lo smartphone regge fino a sera, a fronte di un utilizzo normale. Non è che vi siano prestazioni degne di nota. L’unica cosa positiva è che è dotata di tecnologia Fast Charge, per cui se siamo al 2% in una cinquantina di minuti siamo al 100%. Per la ricarica della batteria wireless però niente da fare. Ancora il caro e vecchio filo.
Trucchi
LG G7 Fit ha la tecnologia Boombox Speaker per ampliare i suoni. Provate comunque ad avviare una canzone con un bel giro di basso (come Billie Jean di Michael Jackson o Human di Rag’n’Bone Man) e appoggiatelo su una scatola: è progettato per far vibrare il cartone in modo da amplificare ancora di più i bassi.
Prezzo e disponibilità
Nulla sappiamo sul prezzo, su cui LG tiene uno stretto riserbo, ma dal momento che non è un prodotto di punta su cui si vuole guadagnare chissà cosa, non dovrebbe essere esoso. Anzi, il rapporto qualità/prezzo dovrebbe essere piacevole. Per la disponibilità, sappiamo che arriverà in Italia per la fine del 2018.
Opinioni
Pochissime, per ora. Le uniche che si trovano in rete puntano il dito contro il processore scarso. Certamente, non sarà il prodotto preferito di chi se ne intende un po’.
Benchmark
Messo a confronto con gli altri prodotti della sua gamma, per ora possiamo fare affidamento sul benchmark di Antutu, una compagnia cinese che esegue 5 test fondamentali. CPU, RAM, Grafica 2D e 3D e velocità di scrittura/lettura. Stando a questa prova LG G7 Fit si posiziona a metà rispetto ai suoi concorrenti. Riesce a superare il Nokia X5 e l’Oppo A3, è alla pari con il suo antenato LG G6+ mentre è un pochino sotto all’iPhone SE (roba del 2016), e a Huawei Nova 2s.
Scheda tecnica
CORPO
Dimensioni
153.2 x 71.9 x 7.9 mm
Peso
156 g
SIM
Single SIM (Nano-SIM) o Dual SIM (Nano-SIM, dual stand-by)
– IP68 resistente a polvere/acqua (fino a 1,5 metri per 30min)
– MIL-STD-810G approvato
DISPLAY
Tipo
Capacitivo touchscreen IPS LCD , 16M colori
Dimensioni
6.1 pollici, 91.3 cm2 (~82.9% body ratio)
Risoluzione
1440 x 3120 pixel, 19.5:9 ratio (~563 ppi)
Multitouch
Si
Protezione
Da confermare
– Dolby Vision/HDR10 approvato
– Display sempre attivo
PIATTAFORMA
OS
Android 8.1 (Oreo)
Chipset
Qualcomm Snapdragon 821
MEMORIA
Card slot
microSD, fino a 512 GB
Interna
32/64 GB, 4 GB RAM
FOTOCAMERA
FRONTALE
Singola
16 MP, f/2.2, 28mm, PDAF & laser AF
Funzioni
LED flash, HDR, panorama
Video
2160p@30fps
SELFIE CAMERA
Singola
8 MP, f/1.9, 26mm
Video
1080p@30fps
SUONO
Tipi
Vibratione; MP3, suonerie WAV
Altoparlante
Si
3.5mm jack
Si
– 32-bit/192kHz audio
– DTS: X Surround Sound
– Eliminazione del rumore con microfono dedicato
E’ da tanto che lavori sul tuo sito, avevi ottenuto dei buoni risultati di posizionamento e avevi anche raggiunto qualche posizione decisamente interessante. Ma ora il tuo sito perde posizioni su Google, e non sai perchè. Apparentemente sembra non sia cambiato nulla, ma i tuoi link scendono.
Può accadere per tantissimi motivi, ma nella nostra esperienza, il calo improvviso di risultati sui motori di ricerca può derivare da problemi di sicurezza nel sito web, di cui non avevi minimamente sospettato l’esistenza. Ecco una carrellata di possibili criticità relative alla sicurezza e alla privacy del sito, che potrebbero essere la causa dei tuoi problemi.
Perdi posizioni su Google perchè… il server non è attendibile
I motori di ricerca analizzano il tuo server per capire se è attendibile. Se il tuo sito è su un server particolarmente economico, che per risparmiare inserisce i dati del tuo portale assieme ad altri domini, fra cui gioco d’azzardo, porno o scommesse, hai un problema. Questo incide sulla reputazione del tuo sito, abbassandone il posizionamento. E non solo: anche la posizione geografica del server ha il suo ruolo. Se il sito ha un dominio italiano e il server si trova in Bangladesh, si verifica una incoerenza sospetta che incide sulla fiducia nei confronti della tua piattaforma.
Per risolvere questo problema bisogna migrare il sito verso un server altamente attendibile e dedicato, o che perlomeno non faccia convivere sulla stessa macchina i siti seri con quelli meno attendibili. E che sia situato nel nostro paese.
Hai dello spam nascosto
Gli hacker sono molto furbi. Non attaccano più i siti defacciandoli per divertimento. Lo fanno solo per portare avanti le loro ideologie, ma nella stragrande maggioranza dei casi, un attacco hacker rimane silente. Il tuo sito continua a funzionare normalmente ma in realtà contiene dei link di spam, che fanno il gioco dei pirati informatici e nel frattempo sono catastrofici per il tuo posizionamento. Te ne potresti accorgere per caso, ma di solito lo spam si diffonde come una malattia non vista, minando la sicurezza e le performance del sito.
Nel caso in cui il tuo sito sia stranamente lento e/o stai perdendo posizioni molto velocemente senza che la concorrenza abbia fatto granchè, probabilmente c’è qualcosa di insolito nel tuo codice. E’ il caso di verificare le pagine del tuo portale e di rimuovere immediatamente lo spam. Ma non basta: una volta che si viene contrassegnati come spammer, è necessario attivare una serie di operazioni per riconquistare la fiducia verso i motori. E’ un lavoro delicato e abbastanza complesso, che fa fatto da personale specializzato.
Hai un virus nelle pagine
Caso ancora peggiore dello spam. Un hacker ha inserito un virus nel tuo sito, e tutti gli utenti che lo visitano vengono infettati. E’ una delle situazioni peggiori e di norma te ne puoi accorgere perchè cercando il tuo sito da Google, vieni segnalato come non sicuro, con la dicitura che se si procede lo si fa a proprio rischio e pericolo. In questo caso la caduta del posizionamento è sicura: è come se il sito avesse un infarto, bisogna fare il prima possibile.
Bisogna rimuovere il virus a livello di server, toglierlo dal codice e verificare che non ne siano state inserite varianti. Se il tutto viene eseguito entro poche ore, è possibile che i danni siano contenuti e che il tuo portale venga risparmiato. Se passassero giorni o settimane, invece, bisogna aggiungere ad una profonda pulizia, la realizzazione di nuovi contenuti professionali per dimostrare la ritrovata affidabilità del portale.
Non hai ancora l’HTTPS
Il protocollo di sicurezza HTTPS è una tecnologia che cifra le comunicazioni fra il tuo server e il browser dell’utente, per evitare che queste possano essere intercettate. Lo riconosci dal lucchetto verde che compare in alto a sinistra quando visiti il sito. Prima era appannaggio dei grandi portali, ma ora Google ha dato una profonda spinta per l’adeguamento di tutti i siti, e non solo segnala quelli sprovvisti di HTTPS ma li abbassa leggermente nei risultati.
Il passaggio all’HTTPS può risolvere parecchi problemi di posizionamento, e per farlo è necessario installare un certificato di sicurezza valido e di un ente certificato, e controllare manualmente che ogni pagina sia aggiornata. Se fatto male il risultato è ancora peggio: un misto di HTTPS e HTTPS, o pagine doppie, confondono i motori e fanno più male che bene. Per questo l’operazione deve essere veloce e completa.
Non si capisce chi c’è dietro il sito
Questa è specializzata per i siti di news. Il posizionamento organico ma soprattutto su Google News ha bisogno di alcune caratteristiche fondamentali. Una di queste è la attendibilità del sito: per avere un portale di news affidabile è necessario che siano chiari i riferimenti ai gestori del sito, e che i giornalisti o almeno la redazione siano facilmente contattabili ed identificabili. Inoltre, devono essere escluse alcune cattive pratiche come la scrittura di più news per lo stesso identico fatto, che di norma si fa nell’illusione di posizionarsi per più keyword, o l’utilizzo massiccio di foto prese da altri giornali.
In questo caso c’è un problema non strettamente di sicurezza, quanto di credibilità, ed è necessaria una consulenza completa per l’aggiornamento del portale di news, al fine di rispondere agli standard richiesti dagli aggregatori di notizie.
"Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi.
Cliccando su “Accetta tutti”, acconsenti all'uso di tutti i cookie. Cliccando su “Rifiuta”, continui la navigazione senza i cookie ad eccezione di quelli tecnici. Per maggiori informazioni o per personalizzare le tue preferenze, clicca su “Gestisci preferenze”."
Questo sito web utilizza i cookie.
I siti web utilizzano i cookie per migliorare le funzionalità e personalizzare la tua esperienza. Puoi gestire le tue preferenze, ma tieni presente che bloccare alcuni tipi di cookie potrebbe avere un impatto sulle prestazioni del sito e sui servizi offerti.
Essential cookies enable basic functions and are necessary for the proper function of the website.
Name
Description
Duration
Cookie Preferences
This cookie is used to store the user's cookie consent preferences.
30 days
These cookies are used for managing login functionality on this website.
Name
Description
Duration
wordpress_test_cookie
Used to determine if cookies are enabled.
Session
wordpress_sec
Used to track the user across multiple sessions.
15 days
wordpress_logged_in
Used to store logged-in users.
Persistent
Statistics cookies collect information anonymously. This information helps us understand how visitors use our website.
Google Analytics is a powerful tool that tracks and analyzes website traffic for informed marketing decisions.
Used to monitor number of Google Analytics server requests when using Google Tag Manager
1 minute
_ga_
ID used to identify users
2 years
_gid
ID used to identify users for 24 hours after last activity
24 hours
_gali
Used by Google Analytics to determine which links on a page are being clicked
30 seconds
_ga
ID used to identify users
2 years
__utmx
Used to determine whether a user is included in an A / B or Multivariate test.
18 months
__utmv
Contains custom information set by the web developer via the _setCustomVar method in Google Analytics. This cookie is updated every time new data is sent to the Google Analytics server.
2 years after last activity
__utmz
Contains information about the traffic source or campaign that directed user to the website. The cookie is set when the GA.js javascript is loaded and updated when data is sent to the Google Anaytics server
6 months after last activity
__utmc
Used only with old Urchin versions of Google Analytics and not with GA.js. Was used to distinguish between new sessions and visits at the end of a session.
End of session (browser)
__utmb
Used to distinguish new sessions and visits. This cookie is set when the GA.js javascript library is loaded and there is no existing __utmb cookie. The cookie is updated every time data is sent to the Google Analytics server.
30 minutes after last activity
__utmt
Used to monitor number of Google Analytics server requests
10 minutes
__utma
ID used to identify users and sessions
2 years after last activity
_gac_
Contains information related to marketing campaigns of the user. These are shared with Google AdWords / Google Ads when the Google Ads and Google Analytics accounts are linked together.
90 days
Marketing cookies are used to follow visitors to websites. The intention is to show ads that are relevant and engaging to the individual user.
X Pixel enables businesses to track user interactions and optimize ad performance on the X platform effectively.
Our Website uses X buttons to allow our visitors to follow our promotional X feeds, and sometimes embed feeds on our Website.
2 years
personalization_id
Unique value with which users can be identified by X. Collected information is used to be personalize X services, including X trends, stories, ads and suggestions.
2 years
guest_id
This cookie is set by X to identify and track the website visitor. Registers if a users is signed in the X platform and collects information about ad preferences.
2 years
Per maggiori informazioni, consulta la nostra https://www.alground.com/origin/privacy-e-cookie/