04 Giugno 2026
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Perchรฉ l’Iran negozia con gli Stati Uniti?

Il conflitto mediorientale esploso il 28 febbraio 2026, battezzato dagli analisti militari come la Terza Guerra del Golfo, rappresenta uno dei piรน complessi enigmi strategici del XXI secolo.

Lโ€™offensiva congiunta degli Stati Uniti e di Israele, avviata con la massiccia campagna di attacchi aerei dell’operazione “Epic Fury” (denominata “Roaring Lion” all’interno dello stato maggiore israeliano), si รจ sviluppata a seguito di anni di tensioni insolute relative al programma nucleare di Teheran, allo sviluppo di vettori missilistici balistici e al collasso definitivo dei tentativi di rinegoziazione del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). 

Il raid iniziale, pianificato sfruttando una precisa finestra di opportunitร  dell’intelligence occidentale, ha colpito direttamente i vertici della Repubblica Islamica, eliminando la Guida Suprema Ali Khamenei e l’intera catena di comando militare riunita per il Consiglio di Difesa iraniano.

Nei mesi successivi alla conclusione formale delle operazioni aeree principali, avvenuta il 5 maggio 2026, il dibattito tra gli specialisti di relazioni internazionali si รจ polarizzato attorno a una questione apparentemente paradossale. Sebbene una diffusa narrativa mediatica e politica sostenga che l’Iran sia riuscito a mettere in seria difficoltร  militare gli Stati Uniti e i loro alleati regionali, da settimane Teheran รจ impegnata in serrate e sfibranti trattative diplomatiche per raggiungere un accordo di pace. 

Questa dinamica solleva un interrogativo cruciale per le cancellerie occidentali e mediorientali: per quale motivo la leadership iraniana sta attivamente contrattando la pace se, secondo le tesi del logoramento asimmetrico, stava “vincendo” il confronto con la superpotenza americana? 

La risposta a tale quesito richiede una decostruzione sistematica delle asimmetrie operative del conflitto, delle debolezze strutturali della Repubblica Islamica e delle valutazioni strategiche espresse dai principali osservatori geopolitici mondiali.

Il mito della “vittoria” asimmetrica dell’Iran

La tesi secondo cui l’Iran avrebbe ottenuto una vittoria militare o quantomeno imposto uno stallo strategico agli Stati Uniti si basa sull’efficacia iniziale della sua dottrina di escalation orizzontale, analizzata in dettaglio dallo studioso di sicurezza internazionale Robert Pape. Evitando un confronto simmetrico e frontale contro la schiacciante superioritร  aerea della coalizione guidata dagli Stati Uniti, l’Iran ha risposto all’offensiva iniziale allargando deliberatamente il teatro delle ostilitร  alla sfera politica, economica e geografica dell’intera regione.

Sotto il profilo operativo, l’Iran ha lanciato centinaia di missili balistici e migliaia di droni d’attacco contro basi militari statunitensi dislocate in Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Giordania e Arabia Saudita, colpendo al contempo il territorio israeliano e le rotte commerciali internazionali. 

L’efficacia di questa risposta asimmetrica si รจ manifestata principalmente attraverso tre vettori:

La crisi dello Stretto di Hormuz: Teheran ha imposto una chiusura di fatto dello stretto attraverso il posizionamento di mine navali, attacchi condotti da barchini veloci e il sequestro di navi mercantili, riducendo il traffico commerciale di oltre il 70% nelle prime settimane. Questa azione ha generato il piรน grande shock di offerta sul mercato energetico globale dagli anni ’70.

L’impennata del prezzo del barile: Il greggio Brent ha superato la soglia dei 100 dollari l’8 marzo 2026, toccando un picco intraday di 126 dollari. Gli economisti di Capital Economics hanno evidenziato che la persistenza del conflitto oltre i tre mesi minacciava di spingere l’inflazione sopra il 4% nell’Eurozona e il 3% negli Stati Uniti, mettendo a rischio la crescita del PIL globale.

Le ripercussioni politiche interne negli Stati Uniti: L’opinione pubblica americana, colpita dai rincari dei carburanti e dei beni di consumo, ha manifestato un profondo dissenso verso quello che molti analisti hanno definito un “conflitto di scelta” del Presidente Donald Trump. Questa pressione รจ culminata il 3 giugno 2026, quando la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato, con 215 voti favorevoli e 208 contrari, una storica risoluzione sui poteri di guerra volta a limitare l’autoritร  d’azione militare del Presidente, evidenziando una crescente stanchezza politica per i costi dell’operazione.

Questa combinazione di fattori ha indotto molti osservatori regionali a ritenere che la strategia del logoramento asimmetrico iraniano avesse funzionato, costringendo Washington ad accettare la via diplomatica. Tuttavia, gli analisti geopolitici piรน accreditati avvertono che confondere la capacitร  di generare distruzione economica con una vittoria militare strutturale rappresenta un grave errore prospettico.

Le perdite e l’impatto umano del conflitto

I dati accumulati nel corso dei mesi di scontro evidenziano il divario insostenibile tra i costi materiali sopportati dalle rispettive parti. Sebbene l’Iran sia riuscito a colpire diversi sistemi radar e di difesa aerea avanzati degli Stati Uniti (inclusi componenti dei sistemi THAAD e Patriot), il bilancio complessivo delle perdite umane e infrastrutturali pende drammaticamente a sfavore di Teheran e dei suoi alleati dell’Asse della Resistenza.

infografica sui soldati vittime e danni della guerra usa iran

Oltre alle perdite militari, l’impatto umanitario in Iran รจ stato aggravato da gravissimi incidenti collaterali dovuti ai bombardamenti della coalizione, come la completa distruzione della scuola Shajareh Tayyebeh a Minab (vicina a una base navale dell’IRGC), che ha provocato la morte di un numero compreso tra 148 e 168 civili, in massima parte studentesse, e il tragico attacco al palazzetto dello sport di Lamerd, costato la vita a 21 civili durante una sessione di allenamento di pallavolo.

La realtร  strutturale: perchรฉ l’Iran tratta se “stava vincendo”?

La decisione della leadership iraniana di avviare trattative diplomatiche non deriva da una scelta strategica di benevolenza, bensรฌ da una condizione di asfissia multidimensionale che minaccia la sopravvivenza stessa del regime teocratico. Gli esperti delle principali istituzioni di ricerca internazionali individuano sei fattori strutturali che hanno costretto Teheran a sedersi al tavolo negoziale.

Il collasso della catena di comando e la successione dinastica d’emergenza

L’eliminazione simultanea, nelle prime dodici ore del conflitto, della Guida Suprema Ali Khamenei e delle figure chiave della difesa e della sicurezza nazionale ha inferto un colpo paralizzante all’apparato decisionale iraniano. La rapida transizione del potere nelle mani del figlio del defunto leader, Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, รจ avvenuta in un contesto di emergenza assoluta. Per consolidare la propria posizione interna, contenere il dissenso e riorganizzare i ranghi delle forze armate e dell’IRGC, la nuova Guida Suprema ha avuto assoluto bisogno di congelare le ostilitร  attive, individuando nella mediazione diplomatica l’unico strumento idoneo a garantire una tregua operativa.

Lo strangolamento economico del blocco navale statunitense

Il fattore di pressione piรน devastante dopo il fallimento dei colloqui preliminari รจ stato il blocco navale unilaterale imposto dagli Stati Uniti a partire dal 13 aprile 2026. Sotto la direzione del Comando Centrale (CENTCOM) guidato dall’ammiraglio Brad Cooper, supportato dalle attivitร  di intercettazione del Comando Indo-Pacifico (INDOPACOM) al comando dell’ammiraglio Samuel Paparo, la marina statunitense ha sigillato l’intera costa iraniana.

Il blocco ha impedito il transito delle esportazioni di greggio, costando all’Iran una cifra stimata in 500 dollari al milione di barili non esportati, pari a una perdita quotidiana di circa 500 milioni di dollari. Al 1ยฐ maggio 2026, il Dipartimento della Difesa USA stimava che Teheran avesse giร  perso oltre 4,8 miliardi di dollari di entrate dirette. Con 15 miliardi di dollari in greggio invenduto bloccati a bordo delle petroliere e l’accesso precluso ai fondi sovrani depositati all’estero, l’economia iraniana ha imboccato una spirale di collasso insostenibile.

La minaccia esistenziale alle infrastrutture vitali

A fine marzo 2026, la presidenza Trump ha drasticamente innalzato il livello dello scontro. Il 21 marzo, Washington ha minacciato di colpire l’intera infrastruttura energetica civile iraniana, estendendo la minaccia il 30 marzo alle centrali di desalinizzazione dell’acqua potabile e all’isola di Kharg, il terminal che gestisce la quasi totalitร  delle esportazioni petrolifere nazionali. L’ultimatum finale, che paventava la distruzione sistematica della base civile del paese, ha rimosso qualsiasi margine di scommessa strategica per Mojtaba Khamenei, spingendolo ad approvare il cessate il fuoco dell’8 aprile.

La fragilitร  e il dissenso interno

Il regime iraniano รจ entrato nel conflitto del 2026 nel momento di massima debolezza interna degli ultimi decenni. Nel gennaio 2026, le forze di sicurezza avevano represso nel sangue le piรน grandi proteste popolari dal 1979, scatenate dal collasso infrastrutturale e dalla crisi economica, provocando il massacro di migliaia di civili. La legittimitร  dello Stato era ampiamente compromessa. Prolungare una guerra devastante, con la popolazione stremata dall’inflazione e dalla carenza di beni di prima necessitร , avrebbe quasi certamente innescato una nuova rivolta interna incontrollabile, minacciando il regime dall’interno molto piรน di quanto potessero fare gli ordigni occidentali.

La vulnerabilitร  strategica del sito di “Pickaxe Mountain”

Nonostante la campagna di bombardamenti statunitensi del giugno 2025 (operazione “Midnight Hammer”) avesse distrutto i siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, l’Iran conserva un’ultima, cruciale risorsa sotterranea nota come Pickaxe Mountain (situata nei pressi del monte Kolang-Gaz La, Natanz). La profonditร  delle sale interne si trovano a una profonditร  compresa tra i 79 e i 100 metri sotto la superficie, risultando teoricamente impenetrabile anche alle piรน potenti bombe a penetrazione d’ordinanza (GBU-57 Massive Ordnance Penetrator) in dotazione ai bombardieri B-2 della US Air Force.

Tuttavia, l’intelligence satellitare occidentale ha rivelato continui sforzi iraniani per fortificare i portali d’accesso esterni del tunnel, parzialmente ostruiti con materiali terrosi per prevenire la distruzione mediante attacchi aerei mirati. Pickaxe Mountain rappresenta l’ultima “fiches” negoziale di Teheran: il regime sa che se il conflitto dovesse riprendere su vasta scala, gli Stati Uniti e Israele concentrerebbero i loro sforzi per sigillare o distruggere definitivamente gli accessi a questa fortezza nucleare, azzerando per sempre le ambizioni atomiche del paese.

L’isolamento geopolitico e il “consiglio” di Pechino

presidente della repubblica popolare cinese xi jinping

La risposta missilistica iraniana contro gli Stati Arabi del Golfo, sebbene intesa come deterrente, ha prodotto l’effetto opposto di isolare diplomaticamente Teheran. L’11 marzo 2026, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una durissima risoluzione, proposta dagli stessi stati del Golfo, che intimava all’Iran di cessare gli attacchi e riaprire lo Stretto di Hormuz. La decisione della Cina e della Russia di astenersi, anzichรฉ porre il veto, ha inviato un segnale inequivocabile a Teheran. La Cina, pur rimanendo il principale acquirente di greggio iraniano, necessitava della stabilitร  delle rotte commerciali globali e ha esercitato una fortissima pressione diplomatica diretta (“last-minute nudge”) su Mojtaba Khamenei affinchรฉ accettasse la tregua mediata dal Pakistan, privando l’Iran di qualsiasi sponda internazionale protettiva.

Il tavolo negoziale: i colloqui di Islamabad

I tentativi di stabilizzare la fragile tregua si sono concentrati nei Colloqui di Islamabad dell’11 e 12 aprile 2026, svoltisi in condizioni di massima sicurezza presso l’Hotel Serena e moderati dalle massime autoritร  del Pakistan, tra cui il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Field Marshal Asim Munir. L’incontro ha rappresentato il primo contatto diretto e ufficiale tra rappresentanti di alto livello di Stati Uniti e Iran dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

La delegazione statunitense, composta da circa 300 membri, era guidata dal Vicepresidente JD Vance e comprendeva gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner. La delegazione iraniana, forte di 70 membri, era guidata dal pragmatico Speaker del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal Ministro degli Esteri Abbas Araghchi. I colloqui si sono arenati proprio sulla definizione dei dettagli operativi relativi alla riapertura dello Stretto di Hormuz e al futuro del programma nucleare di Teheran, evidenziando una profonda distanza tra le rispettive agende negoziali.

confronto tra i punti sollevati da usa e iran nell'accordo di pace

Le opinioni e le analisi degli esperti internazionali

Il posizionamento delle grandi potenze e dei principali centri studi delinea uno scenario di estrema cautela e di forti frizioni interne ed esterne.

Gli analisti statunitensi e la scuola del “No Bad Deal”

All’interno dell’establishment di Washington, in particolare negli ambienti vicini al pensatoio conservatore Foundation for Defense of Democracies (FDD), si esorta l’amministrazione Trump a non disperdere la straordinaria leva strategica accumulata attraverso il blocco navale e le operazioni militari. Gli analisti avvertono che accettare un accordo debole (un semplice congelamento delle attivitร  nucleari in cambio di uno sblocco immediato dei 15 miliardi di dollari di greggio bloccato) finirebbe per consegnare alle future amministrazioni un Iran ancora piรน vicino alla bomba atomica e in grado di ricostruire indisturbato il proprio arsenale missilistico. La linea consigliata รจ quella del rigore: rimuovere il blocco navale solo in cambio dello smantellamento fisico verificato di Pickaxe Mountain e delle centrifughe sotterranee.

La diplomazia europea e la stabilitร  energetica

I partner europei della NATO, guidati dal Primo Ministro britannico Sir Keir Starmer, dal Presidente francese Emmanuel Macron e dal Cancelliere tedesco Olaf Scholz, hanno assunto una postura marcatamente difensiva e diplomatica. Pur condannando le risposte missilistiche iraniane, i leader europei hanno ribadito di non credere in ipotesi di cambio di regime guidate esclusivamente da campagne aeree (“regime change from the skies”).

La prioritร  per le capitali europee รจ la stabilizzazione del mercato petrolifero per evitare pesanti ripercussioni inflazionistiche interne. A tal fine, Francia e Regno Unito hanno avviato la pianificazione di una missione navale multinazionale esclusivamente difensiva nello Stretto di Hormuz, volta a garantire la sicurezza della navigazione mercantile indipendentemente dagli esiti della disputa bilaterale tra Washington e Teheran.

Gli studiosi mediorientali e le fazioni interne a Teheran

Gli analisti geopolitici regionali, vicini a testate come Al Jazeera, inquadrano la situazione attuale come un classico “stallo d’azione”. Gli Stati Uniti non possono permettersi una guerra totale d’occupazione a causa dell’enorme costo politico ed economico, mentre l’Iran non puรฒ sopravvivere fisicamente al prolungamento del blocco navale. Questo vicolo cieco sta esasperando le spaccature interne al regime di Teheran, strutturato in tre macro-correnti:

La fazione parlamentare-pragmatica: Rappresentata dallo Speaker Mohammad Bagher Ghalibaf, propenso a stipulare un accordo rapido e concreto per fermare le ostilitร  e far respirare l’economia, evitando la caduta del sistema di potere.

L’ala dura dell’IRGC e della sicurezza: Guidata dal comandante dell’IRGC Ahmad Vahidi, dal capo della difesa aerea Majid Mousavi e dal Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Mohammad Bagher Zolghadr. Questa fazione ritiene che cedere alle richieste di Trump equivalga a una capitolazione inaccettabile e preme per riprendere le azioni di disturbo asimmetrico nel Golfo, minacciando “risposte infernali” se gli USA non dovessero cedere.

L’ufficio della Guida Suprema: Mojtaba Khamenei tenta di preservare la stabilitร  del regime autorizzando formalmente la via diplomatica ma, al contempo, assecondando le richieste dei falchi del Parlamento (85 deputati hanno recentemente chiesto lo sviluppo di capacitร  balistiche intercontinentali ICBM) per evitare di apparire debole agli occhi della propria base di consenso piรน radicale.

I calcoli di Mosca e Pechino

guida suprema mojtaba khamenei

La Russia si รจ configurata come uno dei beneficiari indiretti del conflitto. Il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha espresso un forte sostegno politico a Teheran, sfruttando la crisi per promuovere l’idea di un’architettura di sicurezza collettiva alternativa nel Golfo e distogliere l’attenzione e le risorse finanziarie degli Stati Uniti dal teatro bellico ucraino. Sotto il profilo economico, Mosca ha beneficiato dell’impennata dei prezzi energetici e della temporanea rimozione delle sanzioni occidentali su una quota di petrolio russo per compensare la chiusura di Hormuz.

La Cina ha invece adottato un approccio piรน cauto. Pur traendo vantaggio dalla retorica che descrive gli Stati Uniti come una forza destabilizzante nel sistema internazionale, Pechino non puรฒ permettersi un’interruzione prolungata delle importazioni petrolifere e ha continuato a esercitare una decisa azione moderatrice su Teheran affinchรฉ mantenga in vigore il cessate il fuoco.

Al giugno 2026, la Terza Guerra del Golfo รจ entrata in una fase di complessa transizione diplomatica. Sebbene la via militare diretta della coalizione occidentale sia temporaneamente congelata grazie all’estensione indefinita del cessate il fuoco annunciata dal Presidente Trump, il blocco navale statunitense rimane pienamente operativo, continuando a prosciugare le riserve finanziarie di Teheran.

Il recente annuncio di Trump di un possibile “buon feeling” personale con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei e l’ipotesi di un memorandum d’intesa provvisorio per estendere la tregua di 60 giorni indicano che lo spazio per un compromesso pragmatico esiste. Tuttavia, l’intransigenza dei generali dell’IRGC a Teheran e lo scetticismo degli analisti di sicurezza a Washington rendono il percorso verso una pace strutturale estremamente fragile. Se i negoziati dovessero fallire, la ripresa delle ostilitร  navali ed economiche risulterebbe inevitabile, ponendo nuovamente l’intera regione di fronte alla prospettiva di un’escalation devastante.

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Alex Trizio
Alex Triziohttps://www.alground.com
Da sempre appassionato di informatica e nuove tecnologie. Si avvicina al mondo dellโ€™open source e partecipa attivamente allo sviluppo del sistema operativo Linux, approfondendo sempre di piรน il settore di sviluppo e ingegneria software, collaborando con aziende statunitensi. Contemporaneamente, avvia e amplia studi sulla comunicazione e sul comportamento sociale e della comunicazione non verbale. Questi progetti lo portano a lunghe collaborazioni allโ€™estero, tra USA e Israele, dove approfondisce le interazioni fra software ed essere umano, che sfociano nella specializzazione in intelligenza artificiale. I molti viaggi in Medio Oriente aumentano la passione per la politica e la geopolitica internazionale. Nel 2004, osserva lo sviluppo dei social network e di una nuova fase del citizen journalism, e si rende conto che le aziende necessitano di nuovi metodi per veicolare i contenuti. Questo mix di elevate competenze si sposa perfettamente con il progetto di Web Reputation della madre, Brunilde Trizio. Ora Alessandro รจ Amministratore e Direttore strategico del Gruppo Trizio.
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