11 Giugno 2026
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Apple iPad Pro 2020. 5 difetti che non ci sono piaciuti

Apple ha appena lanciato il nuovo iPad Pro, con tonnellate di nuove funzioni che possiamo dire abbastanza spettacolari, con l’obiettivo di ravvivare il mercato dei tablet e consolidare il suo potere.

In questo articolo però ci concentriamo su 5 funzioni che avremmo voluto vedere nel nuovo iPad Pro, e non abbiamo trovato o su difetti che ci hanno fatto storcere il naso.

Manca il 5G

Il nuovo iPad Pro non è dotato di 5G. Anche se la rete è ancora in costruzione, soprattutto in Italia, l’aggiornamento 2018 dell’iPad aveva portato la connettività al Gigabit LTE.

Il passo successivo, il più logico, sarebbe stato il collegamento a 5G. Apple ha infatti posizionato il nuovo iPad Pro, a livello di prodotto, come uno strumento di viaggio per i professionisti, ma la mancanza di 5G stona sensibilmente con l’obiettivo del prodotto.

A questo punto dovremmo aspettare probabilmente fino al 2022 per vedere un tablet di Apple che supporti la rete di prossima generazione.

Il display è ancora (si!) un LCD

Il nuovo display Liquid retina dell’iPad Pro ha tantissime specifiche che lo pongono certamente in una fascia alta del mercato e lo rendono tra i migliori schermi tablet mai realizzati dall’azienda.

Tuttavia, anche se Apple ha utilizzato la sua ben nota capacità di dare un’aura di lusso a qualsiasi cosa, stiamo ancora parlando di un vecchio display LCD, esattamente quello che Steve Jobs svelò nel 2010.

Sicuramente è uno dei migliori LCD che si siano mai visti sul mercato e la tecnologia del display del iPad Pro di Apple è avanti anni luce rispetto alla maggior parte dei tablet e persino dei portatili.

Ma dopo aver visto le potenzialità di un OLED su Apple Watch e iPhone non possiamo fare a meno di desiderare che anche l’iPad Pro adotti finalmente un cambio di passo.

La fotocamera frontale è inadeguata

La più grande delusione riguardo l’iPad Pro, che sinceramente non capiamo, è la fotocamera True Depth da 7 MP che si trova davanti.

E’ la stessa fotocamera per i selfie che ha debuttato sull’iPad Pro da 10.5 pollici nel giugno del 2017 e impallidisce rispetto alla fotocamera da 12 megapixel montata sull’iPhone 11 Pro.

A parte la bassa risoluzione, che stona moltissimo in un prodotto del genere, non ha la stabilizzazione video cinematografica nè la gamma dinamica estesa che ha invece la fotocamera frontale dell’iPhone 11 Pro.

Scordatevi anche di registrare video in 4K. E’ abbastanza frustrante voler fare delle chiamate con FaceTime e ritrovarsi con una fotocamera frontale terribilmente inadeguata.

Una sola porta USB-C

Quando l’iPad Pro montò per la prima volta la porta USB-C sdoganò un’intera gamma di periferiche al mondo dei tablet. Si potevano collegare display, dischi rigidi e naturalmente le cuffie, in quanto il jack da 3.5 mm è ormai preistoria.

Con le nuove prestazioni del cursore e del trackpad molte più persone vorranno collegare il mouse per provarlo. Ma c’è un problema: una sola una porta USB-C, per cui le scelte sono ridotte all’osso.

Certamente, si può acquistare una hub o una Magic Keyboard, come la chiamano loro, per poco meno di €300 e ottenere una seconda porta, ma sarebbe molto più utile e meno dispendioso se Apple aggiungesse una seconda porta sull’altro lato, come ha fatto tra l’altro sul MacBook Air.

Dal momento che le griglie dell’altoparlante sono posizionate sul bordo superiore inferiore non è nemmeno necessario sconvolgere la simmetria del prodotto e sarebbe molto più comodo per tutti gli utenti.

Il logo è posizionato male

Certo, questa è una finezza di design, che ha comunque la sua importanza, specie per i prodotti Apple.

Il logo Apple sul retro dell’iPad è ancora posizionato per tenerlo in modalità verticale, nonostante 13 foto su 15 sul suo sito web lo mostrino con l’orientamento orizzontale.

Apple sa benissimo che è un dispositivo che si utilizza prevalentemente in orizzontale e anche la tastiera magica ha un logo Apple orizzontale. Tuttavia il vecchio logo sul retro dell’iPad rimane invariato.

Simone De Micheli
Simone De Michelihttps://www.alground.com
Esperto di comunicazioni cifrate e di cyberbullismo, Simone è impegnato da anni come consulente per la gestione del crimine online e per la protezione dei minori sul web.
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