Punti chiave
Un T-72B3A avanza lentamente nei pressi di Maiak, nel Donetsk. Sulla torretta spicca una corona di sensori e piccoli lanciatori: è l’Arena-M, il sistema di protezione attiva più pubblicizzato dell’esercito russo, presentato per anni come la risposta definitiva ai missili anticarro occidentali e, più di recente, agli sciami di droni FPV che stanno riscrivendo le regole della guerra corazzata.
Poche settimane fa un video ripreso dalle forze ucraine ha mostrato un drone da attacco colpire il retro di quello stesso carro senza che il sistema reagisse minimamente. Il mezzo è stato distrutto. Quell’episodio, il primo utilizzo documentato di Arena-M in combattimento contro un drone, ha riacceso un dibattito che dura da trent’anni: questo scudo funziona davvero, oppure è più un simbolo che una difesa reale?
Dalle steppe sovietiche al Caucaso: la nascita di un’idea

Per capire Arena-M bisogna tornare indietro fino agli anni Settanta, quando l’Unione Sovietica sviluppò il Drozd, considerato universalmente il primo sistema di protezione attiva operativo al mondo. Ideato tra il 1977 e il 1978 dall’ufficio di progettazione KBP sotto la guida dell’ingegnere Vasilij Bakalov (premiato con il Lenin Prize), il Drozd venne montato su circa 250 carri T-55 modificati in uno stabilimento di Leopoli, in Ucraina, tra il 1981 e il 1982.
Il sistema aveva però un difetto evidente: proteggeva soltanto un arco di 60 gradi nella parte anteriore della torretta e rischiava di ferire la fanteria alleata nelle vicinanze con i propri frammenti esplosivi.
L’esigenza di un sistema più completo divenne urgente dopo la Prima Guerra Cecena del 1994-1995, quando i mezzi corazzati russi subirono perdite pesantissime nelle strade di Groznyj. Fu in quel contesto che l’ufficio di progettazione KB Mashinostroyeniya, con sede nella città di Kolomna, sviluppò l’Arena.
Il sistema venne testato per la prima volta nei primi mesi del 1995 al poligono di Kubinka e mostrato pubblicamente per la prima volta soltanto alla fine del 1997, a Omsk, montato su un carro T-80UM-1. Da allora sono passati quasi trent’anni, e le versioni che oggi vediamo sul fronte ucraino sono l’ultima evoluzione di un progetto nato in un’epoca in cui i droni da combattimento non esistevano nemmeno nell’immaginazione dei progettisti.
Come funziona lo scudo elettronico
Arena appartiene alla categoria dei sistemi “hard kill”, cioè quelli che distruggono fisicamente la minaccia in arrivo invece di limitarsi a confonderla o accecarla, come fanno i sistemi passivi a infrarossi. Il cuore del sistema è un radar Doppler multifunzione che scandisce continuamente lo spazio intorno al veicolo.
Quando individua un oggetto in avvicinamento, un computer di bordo calcola in tempo reale traiettoria e velocità e seleziona quale delle munizioni difensive lanciare per intercettarlo. La reazione avviene in appena 0,05 secondi, e la munizione difensiva esplode a circa 1,5 metri dal bersaglio, generando una nube di frammenti capace di neutralizzare testate in arrivo a velocità comprese tra 70 e 700 metri al secondo, entro un raggio di circa 50 metri dal veicolo.
Il sistema originale, installato su T-80UM e T-72, pesa circa 1.100 chilogrammi e copre un arco fino a 300 gradi, lasciando scoperta soltanto la parte posteriore. Dispone complessivamente di 26 proiettili intercettori, distribuiti lungo il perimetro della torretta, ed è programmato per distinguere le minacce reali da falsi bersagli come uccelli, colpi di piccolo calibro o il fuoco amico proveniente da altri mezzi della propria colonna.
Una caratteristica su cui l’industria russa ha sempre insistito è proprio questa capacità di discriminazione, indispensabile per evitare di sprecare munizioni preziose o, peggio, di colpire per errore soldati alleati nelle vicinanze.
Nel corso dei decenni il progetto originale si è ramificato in diverse varianti. L’Arena-E è la versione da esportazione, più leggera (circa 900 chilogrammi) e commercializzata a un prezzo indicativo di 300.000 dollari per unità: la Corea del Sud la scelse nel 2007 per equipaggiare il proprio carro K2 Black Panther, segno che anche al di fuori dei confini russi il concetto veniva considerato credibile. Alla fiera della difesa IDEX del 2025, i rappresentanti di KB Mashinostroyeniya hanno confermato pubblicamente che il sistema è operativo sulle forze armate russe e hanno ribadito l’intenzione di rilanciarne l’esportazione verso altri mercati, presentandolo come un prodotto maturo e collaudato sul campo.
Arena-M, la risposta ai droni
La vera svolta recente riguarda l’Arena-M, aggiornata a partire dal 2025 con un software specificamente pensato per contrastare i piccoli droni. La novità tecnica principale consiste nell’uso della cosiddetta firma micro-Doppler, cioè il segnale radar particolare generato dalla rotazione delle eliche di un quadricottero, che permette in teoria di distinguere un piccolo drone da un uccello o da un pezzo di detrito volante.

A differenza delle versioni precedenti, che concentravano i sensori in un unico blocco sulla torretta, Arena-M utilizza antenne multiple distribuite lungo il perimetro del veicolo, per garantire una copertura più uniforme a 360 gradi, incluse le traiettorie dall’alto tipiche degli attacchi “top attack” con droni o missili come il Javelin.
Il sistema è stato avvistato nel 2026 montato su carri T-72B3A e T-90M impiegati nell’operazione militare in Ucraina, e un funzionario del ministero della Difesa russo ne ha confermato pubblicamente l’implementazione durante una trasmissione televisiva su Russia-24. La stampa di Stato russa, in particolare la Rossijskaja Gazeta, ha sostenuto a inizio agosto 2026 che Arena-M si comporterebbe meglio del sistema israeliano Trophy, citando un analista del Centro di analisi strategica russo secondo cui il sistema israeliano “intercetta i missili anticarro guidati, ma non reagisce affatto ai droni FPV in avvicinamento”.
Si tratta però di un’affermazione che va letta con cautela, provenendo da una fonte con evidente interesse a promuovere il prodotto nazionale.
Il test del campo di battaglia
I fatti raccontati dal fronte offrono un quadro più sfumato. L’analista militare russo Viktor Murakhovsky ha ammesso pubblicamente che il radar del sistema fatica a rilevare i micro-droni costruiti con materiali plastici, poco riflettenti per le onde radar, definendo il problema tecnicamente irrisolto allo stato attuale della tecnologia russa.
Nello stesso periodo, come detto, un T-72B3A dotato di Arena-M è stato distrutto vicino a Maiak da un drone che ha colpito la parte posteriore del veicolo senza alcuna reazione del sistema di difesa.
C’è però anche una lettura meno drastica dell’accaduto. L’esperto in guerra dei droni Dmytro Putiata ha osservato che, prima di essere distrutto, quello stesso carro aveva effettivamente intercettato sette droni FPV, e che secondo le sue stime servono mediamente tra i 15 e i 20 droni per abbattere un singolo mezzo corazzato russo.
L’analista Andrii Tarasenko ha aggiunto che il vero limite non sarebbe tecnico ma quantitativo: le munizioni difensive si erano semplicemente esaurite al momento del colpo fatale, un problema strutturale legato al numero fisso di intercettori disponibili (appena 26, di cui due consumati per ogni ingaggio) che non può essere ampliato facilmente senza bloccare le prese d’aria del motore.
Gli equipaggi ucraini raccontano di attacchi condotti con gruppi di 15, 20 e in alcuni casi fino a 30 droni contemporaneamente, un volume di fuoco che nessun sistema con scorte limitate può assorbire indefinitamente.
Un equilibrio ancora instabile
La storia di Arena, dal Drozd sovietico degli anni Settanta fino alla versione anti-drone del 2026, racconta bene la corsa continua tra corazza e proiettile che accompagna da sempre la guerra terrestre.
Il sistema nacque per rispondere a razzi anticarro con traiettorie prevedibili, e su quel tipo di minaccia resta oggi uno strumento credibile, capace di aumentare in modo significativo le probabilità di sopravvivenza di un equipaggio. Il conflitto in Ucraina ha però introdotto un avversario diverso, economico, disponibile in quantità enormi e capace di attaccare da angolazioni impreviste, che mette sotto pressione proprio i limiti strutturali di un progetto pensato in un’altra epoca: la quantità limitata di intercettori, la difficoltà di calibrare la soglia di rilevamento tra un uccello e un piccolo drone, il rischio di saturazione quando gli attacchi arrivano in sciami coordinati.
Per gli eserciti occidentali che osservano l’evoluzione di Arena-M, così come per la Corea del Sud che già utilizza la versione da esportazione sui propri K2, la domanda non riguarda più soltanto l’efficacia di un singolo sistema russo, ma il futuro stesso del carro armato come mezzo capace di sopravvivere in un campo di battaglia sempre più dominato da minacce piccole, numerose ed economiche.
Arena-M — Sistema di protezione attiva
Ultima generazione del sistema hard-kill russo, con modulo anti-drone, montata sui carri T-72B3A e T-90M avvistati sul fronte ucraino.
Identificazione
| Denominazione | Arena-M (2ª generazione) |
| Tipologia | APS hard-kill |
| Predecessori | Drozd (1978), Arena (1997) |
| Prima comparsa Arena-M | 2021 (proto), 2025 (mod. anti-drone) |
| Avvistamento più recente | Luglio 2026, fronte Donetsk |
Rilevamento
| Sensore | Radar Doppler multifunzione |
| Configurazione antenne | Distribuite sul perimetro |
| Modalità anti-drone | Firma micro-Doppler pale rotanti |
| Tempo di reazione | 0,05 secondi |
| Raggio di rilevamento | ~50 metri |
Capacità d’ingaggio
| Finestra di velocità target | 70–700 m/s |
| Distanza di intercettazione | ~1,5 m dal bersaglio |
| Intercettori totali | 26 |
| Intercettori per ingaggio | 2 (lancio simultaneo) |
| Copertura angolare | Fino a 360°, incl. top-attack |
Peso e alimentazione
| Peso sistema (versione base) | ~1.100 kg |
| Peso versione export (Arena-E) | ~900 kg |
| Alimentazione | ~1 kW a 27 V |
| Elevazione copertura | da −85° a +65° |
| Costo unitario (Arena-E) | ~300.000 $ |
Piattaforme e varianti
Cronologia essenziale
Limiti noti (dati luglio 2026)
- Rilevamento micro-droni: difficoltà a individuare droni costruiti in materiali plastici, poco riflettenti al radar.
- Saturazione munizioni: con soli 26 intercettori (2 per ingaggio), il sistema si esaurisce contro attacchi coordinati di 15–30 droni FPV.
- Soglia di velocità: tarare il sistema tra falsi positivi (uccelli, detriti) e droni lenti resta un compromesso irrisolto.
- Primo esito in combattimento: un T-72B3A dotato di Arena-M è stato distrutto da un drone che ha colpito la parte posteriore senza attivare il sistema, dopo aver comunque intercettato altri 7 droni in precedenza.
Dati compilati da fonti aperte in lingua italiana, inglese e russa (KB Mashinostroyeniya/IDEX 2025, Rossijskaja Gazeta, Militarnyi, Military Watch Magazine, Forbes, Wikipedia). Le cifre relative a prestazioni ed efficacia in combattimento sono in parte dichiarazioni del produttore e vanno considerate con cautela.

